Darsi una nuova organizzazione interna, una occasione per il movimento 5 stelle.

Recentemente, nella mia veste di attivista del movimento 5 stelle, sto riflettendo sulla tematica che è emersa dopo il forte calo elettorale del 26 maggio.

Sia dai vertici che dai gruppi comunali come anche alle riunioni provinciali, a cui ho recentemente partecipato, emerge la necessità forte di darsi una nuova struttura organizzativa interna.

Il movimento 5 stelle vuole e deve darsi una struttura che coniughi efficienza organizzativa e tempi di reazione rapidi per fronteggiare situazioni sempre nuove, con la necessità di un reale processo di intelligenza collettiva.

Tutti, alle riunioni di qualunque livello, vogliono che sia migliorata la comunicazione e l’interscambio sia dai vertici fino alla base, come dalla base verso tutti i livelli superiori.

Tuttavia, nonostante una marea di interventi a cui ho assistito, sembra che nessuno abbia davvero e fino in fondo chiaro come questo si possa ottenere.

A questo punto vorrei lanciare una idea innovativa e che credo potrebbe essere risolutiva.

Perché, partendo dai parlamentari o dal capo politico del movimento, non indiciamo un pubblico bando, aperto sia alle università che a qualunque altra risorsa della società civile fino al singolo cittadino, per un progetto operativo di struttura organizzativa che supporti al meglio possibile l’intelligenza collettiva, da adottare nel movimento stesso?

Sarebbe un grande esperimento sociale e scientifico, che potrebbe sorprenderci positivamente nei risultati, oltre le nostre più rosee aspettative. Potremmo trasformare addirittura quello che oggi è un problema in un punto di forza.

Si potrebbe pubblicare un bando che, con scadenza di 30 giorni, raccolga tutte le proposte possibili.

Alla fine del mese concesso, una commissione interna al movimento 5 stelle, sceglierà le 10 migliori proposte emerse che saranno poi ovviamente messe al voto sulla piattaforma Rousseau, magari coll’innovativo sistema di voto duale che permette risultati molto superiori ai metodi di voto convenzionali.

La piattaforma Rousseau potrebbe, anzi, avere un ruolo determinante anche nel raccogliere e via via filtrare le varie proposte, prevedendo anche una fase intermedia di discussione e confronto, per permettere a tutta la base di riflettere e anche imparare da un civile confronto reciproco.

Simili mezzi sono noti all’estero come Open innovation e sono già utilizzati da anni anche in alcune grandi organizzazioni, che vanno dal mondo aziendale fino a quello della ricerca scientifica.

Un esempio di questo è la celebre piattaforma on line Innocentine che, grazie alla varietà di punti di vista presenti, ha risolto problemi che i più quotati staff specialistici non erano riusciti a districare.

La visione dei problemi “a molti occhi” in diversi casi è la chiave della soluzione dove i sistemi convenzionali hanno fallito.

Questo fenomeno passa sotto più definizioni, alcuni lo chiamano “Innovazione Aperta”, altri lo chiamano “Crowdsourcing”, ma in ogni caso è risultato molto efficace.

Gli studiosi dell’innovazione Lars Bo Jeppesen  e Karim R. Lakhani  hanno analizzato oltre 160 problemi scientifici postati su questa piattaforma, tutti grossi ostacoli per le strutture e le istituzioni proponenti; su questi sono risultate 49 le soluzioni considerate soddisfacenti. La “folla” eterogenea ha risolto circa il 30% di tutti i problemi proposti, ed è risultato che le persone con una maggiore lontananza di esperienza nel campo teorico del problema dato, avevano maggiori probabilità di risolverlo.

Direi che potrebbe essere una iniziativa assolutamente in linea con lo spirito del movimento 5 stelle che non vuole e non può essere troppo simile ad un partito convenzionale, ma trova soluzioni dove altri non le vedono.

per approfondimenti ulteriori, cliccare su questo link:

Ermanno Cavallini

25 risposte a “Darsi una nuova organizzazione interna, una occasione per il movimento 5 stelle.”

  1. Purtroppo ho meno lavoro e più tempo libero, così vado spesso su Facebook, noto che essendo io per il movimento cinque stelle la capacità creativa del movimento e dei suoi leader si è bloccata. Credo che il primo problema sia la paura nata dai risultati non aspettati e poi la pura di perdere. L unica soluzione è avere un cambiamento con persone libere, senza bisogno di favori ne per sé stessi ne per la propria famiglia, forti e appagante da quello che hanno, altruisti e attenti ai bisogni dei lavoratori

    1. “…proposte da parte degli attivisti e portate al vaglio di Di Maio”!. Ma stiamo scherzando? Di Maio ha fallito, facciamocene una ragione. Non si può essere capo politico e ricoprire tre incarichi istituzionali di grossa portata. Se poi si vuole snaturare lo Statuto M5S per farne una ulteriore casta politica, è un’altra cosa. Se in un anno si perdono 6milioni di elettori, un motivo ci sarà. Uno dei motivi è staccarsi subito dal Rousseau (non entro nella faccenda del Garante) che non permette di guardarsi negli occhi e di assestarsi sui clic che sono sempre e più manipolabili.

  2. Potrebbe essere un ottima idea dato che è necessario trovare nuove soluzioni efficaci x l’organizzazione del M5S

  3. Ottima iniziativa
    La mia idea é creare in ogni regione dei centri di aggregazione e ascolto tra giovani under trenta nei quali ci possa essere uno scambio di esperienze e competenze mi piace chiamarle OFFICINE DELLE STELLE

    1. Grazie anche a te Francesco , se l’idea ti piace ti invito a rilanciarla, magari anche nelle OFFICINE A 5 STELLE che tu giustamente proponi.

      1. Concordo con te. Io non sono attivista , ma seguo molto il movimento in fb eo istagram. Vedo che molti giovani non seguono molto la politica, sono molto scettici e poco informati. Ma l’informazione sulla politica,purtroppo, non tutti la sentono come necessità. Per questo penso che la tua idea sia interessante, ma deve essere divulgata negli ambienti che tutti i giobani frequentano quotidianamente, senza però temtare di influenzarli, ma solo inforrmarli, per far “attivvare” ,il loro senso critico. Mia modesta opinione.😉😬

  4. Basterebbe che i vertici ascoltassero la base! Ma la base vera non i portavoce che spesso sono li’ non si sa neanche come. Solo attraverso l’ascolto delle problematiche reali territoriali si può avere una visione unitaria di come deve essere strutturato il Movimento.Inoltre bisogna sempre essere pronti all’evoluzione ed al cambiamento. Firenze è un caso eclatante di mancato ascolto:adesso dovrebbero rimuovere i portavoce che non hanno aderenza col territorio ma sono stata messi lì per convenienze di poltrona.

    1. Purtroppo simili dinamiche si sono viste un pò in tutta Italia Costanza, e proprio per questo a mio avviso, è necessario che gli attivisti si parlino tra loro e facciano rete.

      1. Ma scusa se coloro che hanno sottaciuto le critiche ad alcuni errori dell’amm.ne x ossequio ai vertici creando le condizioni x l’allontanamento degli autori delle critiche rivelatesi poi azzeccate, perdita del comune docet, come sarà possibile che gli stessi siano gli autori dei rimedi, come nel PD vogliamo fare???

        1. Il problema Giuliano non è tanto chi è al comando di una data dinamica ma quanto questo è influenzato attivamente dalla base! Ci sono molte forme di Leadership, alcune dure ,altre via via più morbide, ma nessuna di esse permette che un capo prenda decisioni in aperto contrasto con tutta la sua base! I capi, tutti, sono influenzati dalle voci che si levano dalla base. L’importante e che la cosa giusta la vogliamo noi comuni cittadini e che lo diciamo senza rimanere in silenzio! Qualunque vertice non ascolterà magari una sola voce , ma se le voci sono tante non può far finta di non sentire. Il punto chiave è il popolo che deve prima maturare e poi farsi sentire.

  5. A parte le indicazioni in narrativa che non credono possano essere utili per un popolo troppo distratto (come quello italiano), credo che bosogna ripartire dallo Statuto del M5S e sganciarsi definitivamente dalla piattaforma Rousseau che condiziona con i suoi clic e non permette di guardarsi negli occhi. Unico rilievo sulle Statuto (che non è una incompiuta come la nostra Costituzione) è quello relativo al “capo politico” che non deve rivestire incarichi istituzionali. L’esperienza fallimentare di Di Maio (si abbia il coraggio di dirlo) è emblematico.

  6. Non capisco perché limitare le idee innovative agli iscritti alla piattaforma Rousseau che sono quattro gatti rispetto ai milioni di cittadini che hanno dato il voto al Movimiento senza per questo essere iscritti.

    1. Direi Antonio Fiore che chiunque può iscriversi a Rousseau visto che di sbarramenti in entrata non ce ne sono. D’altronde la decisione è relativa alle regole interne del movimento 5 stelle , quindi mi sembra giusto che si usi la piattaforma che il movimento si è dato. Tra l’altro sembra che diversi furbetti di altri partiti si siano già iscritti a Rousseau per condizionarla, ma per fortuna il loro numero è talmente minoritario da renderli innocui.

  7. Oltre l’organizzazione che è assolutamente carente, proprio il divario fra iscritti su Rousseau e votanti 5s ci spiega il successo in Italia di B. prima e di Salvini ora. Agli italiani piace colui che dice: ce pensi mi! Agli italiani, padri e madri di famiglia; lavoratori; tifosi del Milan… e del grande fratello etc. non puoi chiedergli di partecipare addirittura alla redazione di una legge: è impensabile. Ecco, portavoce a tutti i livelli, stiano vicino fisicamente e non solo virtualmente ai propri elettori. Ascoltino i problemi e cerchino di dar loro una risposta: gli italiani questo vogliono anche perché, per esempio, il rapporto con la p.a. è complicato, inarrivabile per molti di noi. Un laureato non sa farsi la dichiarazione dei redditi o il calcolo della sua pensione: è incredibile. La democrazia diretta, senza icorpi intermedi, passa da una riforma Copernicana della p.a.

    1. Molte cose che dici sono vere Luigi, a questo punto abbiamo due strade o ci rassegniamo (ma allora tanto vale tacere) o combattiamo perché il livello del cittadino medio si alzi, ed è più o meno quello che nel mio piccolo cerco di fare con questo blog.

  8. Concordo con te. Io non sono attivista , ma seguo molto il movimento in fb eo istagram. Vedo che molti giovani non seguono molto la politica, sono molto scettici e poco informati. Ma l’informazione sulla politica,purtroppo, non tutti la sentono come necessità. Per questo penso che la tua idea sia interessante, ma deve essere divulgata negli ambienti che tutti i giobani frequentano quotidianamente, senza però temtare di influenzarli, ma solo inforrmarli, per far “attivvare” ,il loro senso critico. Mia modesta opinione.😉😬

    1. Grazie del tuo apprezzamento Loredana. Ti invito a divenire a tua volta strumento di divulgazione. Personalmente non credo che nessuna buona idea , per quanto buona possa essere efficace se portata avanti da un singolo. Mentre se invece un crescente numero di persone la fanno loro, allora si che si possono realizzare cose incredibili.

  9. Trovo l’idea ottima ed anche usata con buoni risultati, come hai specificato tu.
    In particolare l’idea di coinvolgere altri luoghi che non sono solo FB e la rete, come le università e altre realtà di incontro sociale: si ottiene un quadro più completo e ricco.
    Se si pensa di creare un formato online fate in modo che non si possa taroccare , infettare con imbrogli o altro

    1. Se ti piace l’idea Alessandro ti invito a proporla a tua volta a chi conosci o a chiunque abbia modo di farla prendere in considerazione, io da solo più di cosi , francamente non posso fare. Grazie ancora del tuo apprezzamento.

  10. Gdl in ambito regionale e provinciale. A parte ciò, propongo la votazione del capo politico del m5s che non è mai stata fatta, infatti, nel 2017 di maio e stato votato candidato premier non capolitico. La DD parte dal basso, quindi, a candidarsi a certe cariche non devono essere privilegiati i soli eletti come avvenuto nel 2017 partendo dal alto. Partire dal basso, significa che tutti gli iscritti al m5s sono uguali e tutti possono ambire a candidature di qualsiasi natura proposta dal movimento.

    1. In linea di massima sono d’accordo con quello che dici Eduardo, anche se non parlerei di una carica pubblica come un valore personale dell’individuo a cui ambire, ma all’esatto contrario, di un servizio dell’individuo a favore della intera collettività. Ribaltare questa tendenza è parte integrante del divenire verso una democrazia diretta.

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