MOVIMENTO 5 STELLE, DI CHI FIDARSI E FINO A CHE PUNTO.

Alessandro Di Battista pur non avendo più alcun ruolo ufficiale nel movimento 5 stelle è sicuramente molto seguito tra la base e forse non solo. Oggi con un post su facebook, lui che per sua stessa ammissione “viene da sinistra”, ha esortato gli ex colleghi a “non fidarsi” del PD. Lo fa perché considera il PD “il partito più ipocrita d’Europa” e forse non c’è solo lui a pensarlo, soprattutto dopo il voto dei numerosi “franc

Ma, visto che il movimento, in questo momento storico, è al governo proprio con il PD, è davvero molto importante che non solo ogni sostenitore del movimento, ma a questo punto anche i semplici cittadini, si chiedano come gestire questa situazione che rischia di avere una importante ricaduta sulla qualità della vita di tutti.

C’è chi sostiene che basterà “tenere il fucile puntato”, ma personalmente non credo che sia né opportuno, né sufficiente. Forse serve una maggiore comprensione delle dinamiche che si sono venute a creare, per mettere in atto la migliore strategia possibile.

Come dice anche Di Battista, esiste un problema di “ipocrisia latente” che non è solo dei funzionari di un partito, ma di una vasta fascia di cittadini che li sostiene. Questi hanno l’illusione di essere “isole umane” che non subiranno gli effetti delle scelte sbagliate da loro fatte o sostenute per il bene comune. Ma non è cosi; la verità è che la nostra civiltà è in una trasformazione sempre più veloce e ogni giorno aumentano le interconnessioni ad ogni livello che fanno sì che il benessere individuale dipenda, molto più che in passato, dal buon funzionamento della collettività nel suo insieme.

Partendo dal riscaldamento globale, per passare all’ecologia e finire alle regole che regolano l’economia, ci rendiamo gradualmente conto come questi “grandi temi”, che sembrano molto lontani dal nostro quotidiano, determinino, invece, una diminuzione della qualità della nostra vita di tutti i giorni con tempi molto più brevi che in passato.

Se questa è la malattia, quale è la cura? Purtroppo, come diceva Aristotele “Ogni popolo ha il governo che si merita”, quindi la cura vera – a prescindere da limitate azioni di “pronto soccorso” – è aumentare la consapevolezza del cittadino medio. Maggiore sarà il livello di maturità , consapevolezza e partecipazione del cittadino medio, maggiore sarà la qualità di quello che chiederà ai propri leader per votarli; e questo a prescindere dal partito per il quale si decida di votare.

Questo è anche lo scopo del presente articolo e di tutta una serie di attività che la nostra associazione “Nuovo orientamento culturale” mette in campo continuamente, per contribuire a costruire un mondo migliore per tutti.

il contributo di oggi , vista la situazione, sarà :

Il ruolo giocato dalla psicologia sociale sulle scelte che facciamo

La mente umana, semplicemente, non è in grado di percepire l’intera complessità dell’universo intorno a noi: ecco allora che la natura ci ha dotato di un meccanismo che ci permette di prendere decisioni, generalmente giuste, pur in presenza di una comprensione solo parziale di ciò che ci circonda. Questo meccanismo prevalentemente euristico, si basa, perlopiù, sull’ancoraggio ad uno ‘schema mentale di riferimento’ che ognuno di noi si sceglie, in base alle più diverse esigenze e capacità.

Consiste in una base di convinzioni non solo etiche, una semplificazione di un mondo assai più complesso, modellata anche sul grado di percezione delle cose intorno a noi, che varia da individuo a individuo e da situazione a situazione.

Questo ‘schema mentale di riferimento’, naturalmente, in alcuni è più rigido in altri molto più elastico, ma comunque ha una capacità di aggiornarsi e adattarsi non illimitata. Come, d’altra parte, è limitata la velocità di adattamento che rischia, in alcuni casi, di non tenere il passo con cambiamenti sempre più veloci della realtà in cui siamo immersi.

Forse, oggi, la sfida più grande sta proprio nel riuscire ad adattare il proprio ‘schema mentale di riferimento’ alle diverse e inedite condizioni che si stanno verificando, con sempre crescente velocità, nel nostro mondo.

Questo compito non è però affatto facile, visto che cambiare anche solo parte delle proprie convinzioni profonde, pur in presenza dell’evidenza dei fatti, costa all’individuo un considerevole “dolore psicologico”, perlopiù inconscio. Ciò anche perché il cambiamento, quanto è più profondo, tanto più crea un intenso, anche se temporaneo, disequilibrio psicologico, con dubbi e disorientamenti interni per niente gradevoli.

Questa condizione, però, è spesso necessaria per giungere, nel tempo, ad un superiore, nuovo livello di equilibrio interno. Albert Einstein ci ha indicato che:

sta proprio nel riuscire ad avere un pensiero diverso da quello che ha creato i problemi, il segreto per risolverli”.

Passando in rassegna alcuni sviluppi della psicologia sociale1, citerò molto sinteticamente alcune teorie e concetti che si riferiscono e interpretano appunto queste dinamiche.

Nel 1955, lo psicologo, matematico e pedagogista americano George Alexander Kelly, ideò la “Psicologia dei Costrutti Personali”2 che considera ogni persona componente la società, come una sorta di “scienziato ingenuo” che formula teorie cercandone nell’esperienza pratica una verifica o meno, ed eventualmente riformulando in modo da adattare la sua percezione del mondo alla realtà da lui osservata direttamente. Questa teoria si fonda sul riconoscimento del fatto che la realtà con cui abbiamo a che fare è tale perché noi l’abbiamo interpretata così, anche se spesso finiamo per dimenticarci di averlo fatto e ci neghiamo così la possibilità di vedere delle alternative.

Qualche anno dopo, nel 1958, lo psicologo austriaco Fritz Heider, pubblicava per la prima volta la “Teoria dell’attribuzione”3 , ancor oggi uno dei cardini della disciplina. In essa spiega come le persone interpretano le ragioni degli avvenimenti che gli accadono intorno, come percepiscono il proprio comportamento e quello degli altri: un aspetto fondamentale che emerge è la tendenza ad assegnare a fattori esterni i propri fallimenti e gli altrui successi, assegnando, viceversa, a fattori personali (interni), i propri successi e i fallimenti degli altri. Questo studio indaga, inoltre, il motivo per cui tendiamo a vedere nelle persone e anche in soggetti giuridici come istituzioni o grandi aziende, caratteristiche che si mantengono costanti, al di là del variare effettivo del loro reale comportamento.

Secondo questa teoria, infatti, l’individuo si sente a disagio ogni qualvolta faccia esperienza di incoerenza tra il suo “schema mentale di riferimento” (convinzioni interne) e sentimenti che prova e sia spinto, appunto, da questo disagio a correggere le sue convinzioni interne.

Studi successivi evidenziarono quel modo sistematico di distorcere la realtà nell’interpretare il comportamento altrui, che dal sociologo americano Lee D.Ross fu indicato, nel 1977, come errore fondamentale di attribuzione, che spiega, sia nel bene che nel male, in che modo siamo portati a giudicare il nostro comportamento come relativo a particolari situazioni esterne e invece quello altrui come conseguente a scelte o carenze individuali.

Nel 1991, Shelley Elizabeth Taylor, consolida il concetto, ormai universalmente accettato, di ‘economizzatore di risorse cognitive’4, secondo cui le persone tendono ad economizzare, appunto, il più possibile le proprie risorse cognitive ed a prendere decisioni, anche su problemi complessi, utilizzando una procedura euristica, che consiste appunto nello sfruttare al meglio possibile la limitata capacità umana di valutare sistemi complessi, semplificandoli al massimo possibile e tralasciando una parte dei dati analizzabili. Se da un punto di vista statistico e probabilistico questa si rivela una buona strategia, in molti casi specifici però induce in errori spesso anche molto gravi di valutazione o addirittura fatali, per cui molto dipende dal livello d’importanza che l’individuo attribuisce a quel particolare processo decisionale in esame.

Tutto questo per ricordarci che non possiamo aspettarci, dalla maggior parte delle persone, sempre una valutazione attenta e al massimo delle loro capacità su dinamiche o problemi che non sentono di loro immediato interesse. Ciò spiega come mai si compiano, in alcuni casi anche a livello di percezione di massa, clamorosi errori di valutazione. Questi errori di valutazione sono sfruttati da tecniche di manipolazione di massa come “The Overton window”5 o quella rappresentata dal “Principio della rana bollita” di Noam Chomsky: tecniche di persuasione di massa che, attraverso un graduale e pilotato cambiamento degli stimoli, portano potenzialmente intere masse popolari ad accettare come normale ciò che all’inizio sarebbe risultato inaccettabile.

Sperando di aver piantato un altro piccolo seme di quella che diventerà una grande foresta, vi ringrazio della vostra attenzione e vi do’ appuntamento al prossimo “stimolo di riflessione per creare un mondo migliore” , sempre su questo blog.

Ermanno Cavallini

NOTE:

1) Disciplina che studia l’interazione tra individuo e gruppi;

2) G.A.Kelly, “The Psychology of Personal Constructs” (1955);

3) In “The Psychology of Interpersonal Relationships” (1958);

4) In: Fiske S.T. e Taylor S.E. “Social Cognition” (1991) ;

5) Modello elaborato negli anni ‘90 da Joseph Overton (1960-2003), vicepresidente del Centro di analisi americano per le politiche pubbliche (il Mackinac Center for Public Policy.

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2 risposte a “MOVIMENTO 5 STELLE, DI CHI FIDARSI E FINO A CHE PUNTO.”

  1. Ermanno o risposto con il mio pensiero su Fb,pero voglio sinteticamente dirti la mia opinione su come ad ottobre del anno scorso quando mi recai al circo massimo a Roma,che dicevo al amico Antonio P.Che avevo già i miei dubbi sul Giggino?Sara stata percezzione o intuizione ma dopo averli ascoltati ne ero uscito ancora piu convinto dei dubbi che avevo .E cmq sono daccordo che ormai per condizionare le masse con i mezzi di comunicazione, e un relatore inserito li chissà come o per quale decisione o con quali intrallazzi,sarà uno scherzo condizionare le masse.Quando si parlava della famosa lettera della famosa manina sulla correzione del dl sulla corruzion.Ne ebbi la conferma definita,che questo non poteva essere. il rappresentante di una importante fascia della popolazione.Che non puo essere tutta depressa o esaurita sino a tal punto di farsi manipolare,con i risultati che si sono visti sin qui.Pero dopo gli ultimi avvenimenti e i fatti trascorsi devo ricredermi davvero che con le posizioni assunte da iscritti,e responsabili del movimento siamo una massa di depressi?

    1. Più che una massa di depressi direi repressi e con problemi di difficoltà di aggiornamento dei nostri “schemi mentali di riferimento” Rocco Macri. Del resto io mi rivolgo preferibilmente ai 5 stelle perche nonostante tutto, sono comunque la parte della popolazione che è piu disponibile a mettersi in discussione e comunque è piu vicina a cio che credo utile per un miglioramento collettivo. credo solo che tra i 5 stelle, soprattutto tra gli elettori, serva una visione della politica un pò meno tattica e più strategica. Personalmente credo che per costruire un mondo migliore per tutti, serva una visione coerente di come riuscirci e per me questa è la teoria economica e sociale del “capitalismo a doppia valvola di sicurezza”. Certo tutto è migliorabile e il segreto del miglioramento sta in un continuo processo di “intelligenza collettiva”, ma con la politica dei tatticismi e delle poltrone, certo a lungo andare , non si costruisce poi molto di buono.

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