LA MIGLIOR REAZIONE POSSIBILE ALLA CRISI.

Non solo in italia, ma un po in tutto il mondo di cultura occidentale si registrano, mano a mano che la situazione della pandemia peggiora, dimostrazioni contro le misure di contenimento sanitario. Queste proteste non sempre pacifiche, talvolta purtroppo sfociano in violenza e vandalismi a volte talmente coordinati, da far sospettare una regia occulta da parte delle varie malavite organizzate locali.

Ovviamente, qualunque tipo di malavita organizzata vede un brusco calo dei suoi introiti in caso di lockdown. Spaccio di droga, prostituzione e raket delle estorsioni, non possono prosperare quando le persone sono bloccate in casa. E’ normale quindi che la malavita tenda a proteggere i suoi traffici, anche a costo di qualche morto tra le sue fila a cui non dà molta importanza. Questo perché il camorrista o il mafioso ha un orizzonte mentale che predilige il ritorno economico e di potere a breve, piuttosto che una alta qualità della vita a medio/lungo termine. Le statistiche dimostrano, infatti, che l’aspettativa di vita tra queste persone è assai più bassa che nel resto della popolazione.

Una reazione al blocco sanitario quindi è molto prevedibile da parte di queste organizzazioni criminali. Quello su cui invece dobbiamo riflettere è il modo di pensare di quella parte di comuni cittadini che si oppongono alle misure di contenimento sanitario.

Vien da chiedersi cosa stia in cima alla loro scala di valori: un tornaconto personale a breve o una più alta qualita della vita raggiungibile se si lotta tutti in una stessa direzione?

Per spiegare comportamenti altrimenti inspiegabili ed autolesionisti, dobbiamo ricorrere al concetto di “schema mentale di riferimento”. Questo è un ancoraggio mentale, costituito da una forte semplificazione della realtà intorno all’idividuo. Una semplificazione che, se da un lato garantisce vantaggi a breve come la capacità decisionale e la fiducia in se stessi che scaccia l’ansia, dall’altro può condurre a fare tragici errori di valutazione.

La questione è anche riassumibile in quanto è ampia la visione d’insieme della società di un individuo, o di quanto invece egli sia concentrato su se stesso e non percepisca l’importanza fondamentale della società intorno a sé.

Questa riflessione diventa veramente centrale, in un momento inedito nella storia dell’umanità, in cui la quarta rivoluzione industriale, con il suo abbassamento di ore-uomo, per la produzione di ogni bene o servizio, rischia di creare una massa enorme di emarginati sistemici, invece del benessere diffuso che al contrario sarebbe certamente possibile.

Il problema in fondo non è tecnologico ma piuttosto di una dinamica psicologica di massa che rimane ancorrata a “schemi mentali di riferimento” ormai divenuti obsoleti.

La tecnologia realizza quello che l’uomo vuole, il problema semmai è cosa venga proposto come desiderabile per la realizzazione del cittadino medio e quindi determini le realizzazioni effettive della tecnologia.

Tutto ciò che può costruire, può anche distruggere, non lo dimentichiamo mai: dipende da noi come utilizzare la scienza e la tecnologia moderna.

Il primo passo per uscire da questo empasse attuale che ci fa prendere decisioni sbagliate, consiste nell’ammettere a noi stessi che ognuno di noi , senza eccezioni, prende le sue decisioni adottando uno “schema mentale di riferimento” che altri non è che una forte semplificazione della realtà intorno a noi. Naturalmente persone diverse assumono “ancoraggi psicologici” molto diversi, sintetizzando forse in modo eccessivo , ma per semplicità di trattazione, possiamo dire che chi mette al centro l’interesse personale tende a considerarsi di a destra e chi l’interesse collettivo invece di sinistra.

La realtà delle cose però è assai più articolata di quello che ci piacerebbe pensare e interesse individuale e collettivo debbono essere attentamente bilanciati , se non altro, perché alla lunga l’interesse collettivo diventa anche quello personale, e la mancanza di libertà individuale danneggia i processi di intelligenza collettiva.

A poco serve tenere aperto il proprio ristorante e preservare la propria fonte di reddito , se poco dopo ti ammali e muori. D’altronde nemmeno è pensabile che un’ampia fascia della popolazione sia ridotta in povertà per permettere a tutti – e quindi anche ai benestanti – di preservare la propria salute. Siamo tutti legati, ci piaccia o meno, e la pandemia con le sue dinamiche ce lo ricorda ogni giorno.

Scrive Albert Einstein: “La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.

Se quello che il grande scienziato propone è vero , allora adesso, proprio nel mezzo di questa terribile crisi, abbiamo una formidabile opportunità di progresso.

Risulta evidente, perfino al più sprovveduto, che qualunque misura di sostegno ad un reddito crollato a causa delle chiusure, come è concepito oggi, lascerà inevitabilmente milioni di famiglie distrutte e una minoranza di approfittatori che percepiranno aiuti di cui non avevano reale bisogno.

La soluzione sta nel convertire queste misure “ad categoria” in un vero reddito universale di base quantificabile intorno agli 800 euro per ogni persona maggiorenne. Questo costituirà una rete di salvataggio per tutti i numerosissimi casi che rimangono esclusi dai sussidi , comunque insufficienti, oggi previsti.

Ovviamente qesta “prima valvola di sicurezza” comporta un esborso di denaro che da qualche parte vanno pur presi, in quanto perfino la stampa di cartamoneta dal nulla (che è il caso più estremo) , anche se fosse possibile, alla lunga ci precipiterebbe in una inflazione distruttiva simile a quella che vediamo in Venezuela, o abbiamo visto in Argentina e in molti altri casi registrati nella storia moderna.

Da 800 euro del reddito universale, si dovrebbe passare ad una zona franca fino ad un reddito di 1000 euro, in cui il cittadino non paga tasse se avvia una attività imprenditoriale, soprattutto se questo è un lavoratore autonomo a partita Iva.

Questa “zona franca” avrebbe lo scopo di incentivare la piccola e media imprenditoria, vera spina dorsale di una economia reale sana.

Oltre un reddito di 1000 euro al mese si applicherebbe, invece, una tassazione progressiva e precalcolata ogni anno in sede di legge di bilancio, con andamento non lineare ma esponenziale, fino a giungere con un semplice calcolo matematico ad una “seconda valvola di sicurezza” dove tutto l’eccedente viene lasciato allo Stato sia per i servizi che normalmente fornisce, sia per finanziare la “prima valvola di sicurezza” o reddito minimo universale.

Naturalmente, la “seconda valvola di sicurezza” dovrebbe essere sufficientemente alta da non demotivare il mondo dell’imprenditoria: da diversi calcoli fatti e per l’attuale gettito fiscale, questo “reddito massimo socialmente sostenibile” potrebbe aggirarsi per il primo anno di applicazione, intorno a 40 volte la soglia di minima tassazione e cioè, nell’ipotesi prima descritta, 40.000 euro al mese.

Questo sarebbe solo ed esclusivamente per il primo anno di lancio, in quanto in seguito un semplice calcolo matematico, ogni anno in occasione della finanziaria, farebbe alzare o abbassare questo valore fino ad ottenere automaticamente il pareggio di bilancio.

A molti lettori attenti, non sfuggirà che con questo metodo, lo Stato non avrebbe più necessità di emettere titoli di debito (che ad oggi costituiscono circa un quinto delle tasse che ognuno di noi paga) , evitando quindi il “drenaggio di valore” che oggi avviene dalle pubbliche casse verso un mercato finanziario speculativo, in realtà in mano a una ristretta minoranza di soggetti estremamente ricchi e potenti.

Questa proposta al di la dell’aspetto economico genererebbe, per effetto domino, molte altre conseguenze riequilibranti, come una diminuzione (ma non un azzeramento) della competizione a favore di un aumento dell’aspetto collaborativo tra i cittadini.

Questa proposta è condensata nella teoria economica e sociale del “capitalismo a doppia valvola di sicurezza” la cui sintetica guda di riferimento è acquistabile in forma cartacea su Amazon o altri siti online (vengono stampate solo le copie acquistate per minor impatto ambientale) oppure scaricabile in modo gratuito o ad offerta in pdf al seguente link:

Ermanno Cavallini

presidente ass. Nuovo orientamento culturale

7 risposte a “LA MIGLIOR REAZIONE POSSIBILE ALLA CRISI.”

  1. Sempre d’accordo nel metodo e nel sistema; da rivedere minimi e massimalista attivazione.
    Quanto al pregresso cumulato, ovvero sul patrimonio personale ed aziendale/societario, dovremmo trovare una imposta ‘una tantum’ che riduca la ricchezza ormai consolidata a beneficio dell’avviamento del sistema ‘equo e solidale’ previsto con la teoria della doppia valvola di sicurezza.
    Inoltre ; il reddito universale non potrebbe esse erogato quale ‘reddito di formazione psico fisica attitudinale’ ad ogni nascituro per garantirne eguaglianza nella crescita e formazione??
    Saluti a tutti, Nicola

    1. Certo Michele , sperare è importante , ma agire mette cause assai più valide per costruire un mondo futuro. Per agire io non intendo fare la rivoluzione ma adoperarsi perche queste idee passino nell’immaginario collettivo. Come? ma anche facendo leggere questo articolo e poi il libro a amici e parenti, magari poi ponendolo come oggetto di discussione nelle chiachierate con gli amici.

  2. Buonasera Ermanno, ho letto con piacere l’articolo e per restare in tema di virus avrei piacere di conoscere le tue idee circa le teorie di Wald e la strategia di guerra al virus da attuarsi verificando mediante tampone gli asintomatici invece che i sintomatici…. finora verificando chi già presenta i sintomi si è solo stati certi di far bella figura politicamente mostrando grandi numeri ma sarebbe stato molto più importante trovare gli “untori” per bloccare realmente la diffusione
    A presto, Carlo

    1. in effetti la strategia di contenimento della pandemia ha esigenze diverse da quella per il mantenimento dell’attuale status-quo Economico Carlo, quello che si è fatto è uno schizofrenico tentativo di conciliare entrambi. Ma del resto nessun governo avrebbe potuto fare molto diversamente. il motivo è che il governo è in gran parte legato dall’ottenimento del consenso da parte del cittadino medio. e temo che se non maturi il livello di consapevolezza di quest’ultimo poco anche fossimo al governo, potremmo fare.

Rispondi a Carlo Hans Trivellone Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *