DAL CROLLO DI GENOVA LA NASCITA DI UNA NUOVA CONSAPEVOLEZZA

Il crollo del ponte di Genova sembra scuotere coscienze rimaste a lungo inerti e, al di là delle comprensibili polemiche sugli aspetti immediati di aiuto e ricostruzione,  si scorgono i primi segni di un possibile cambiamento di tanti ancoraggi mentali fino ad oggi orientati al solo tornaconto economico.

Nel momento stesso  che si ventilano pubblicamente da parte del governo, possibili nazionalizzazioni di interi settori strategici per il bene comune, di fatto si inverte la tendenza che è stata preponderante negli ultimi decenni che ha visto cedere, a volte a prezzi stracciati, aziende e servizi pubblici al settore privato.

Se però da un lato ci si sta accorgendo che non sempre , almeno in alcuni settori, “privato è bello” , dall’altro dobbiamo prepararci per tempo alla buona gestione di una serie di servizi strategici che dovessero ritornare sotto il controllo pubblico.

Tutti ricordiamo bene la mala gestione di tante aziende pubbliche legate alla lottizzazione della vecchia politica; un rischio effettivamente ancora latente  che può essere disinnescato solo ed esclusivamente con una maggiore attenzione del cittadino medio verso tutto ciò che è pubblico e soprattutto verso i processi decisionali che si realizzano non solo nel governo e nelle camere ma in tutto il settore pubblico gestito da una miriade di funzionari “tecnici” ad ogni livello.

Solo se il comune cittadino sarà disponibile a dedicare almeno un po’ di tempo ogni giorno a tenersi aggiornato e approfondire le questioni pubbliche, potremo sperare in un governo migliore a lungo termine.

Come diceva Aristotele, infatti, “ogni popolo ha il governo che si merita”  e, anche avendo ipoteticamente un governo e un parlamento fatto da persone integerrime, questi in qualche modo verrebbero influenzati dal livello di consapevolezza popolare.

Quindi non abbiamo altra via d’uscita: se vogliamo costruire un mondo migliore dobbiamo elevare il livello  culturale e di consapevolezza del cittadino medio nostro vicino di casa.

Questa è un’ opera titanica quanto indispensabile  e a chi obbietta che non può dare risultati a breve , è forse il caso di ricordare che prima e meglio si piantano buoni semi e prima ne potremo vedere i frutti.

Quindi pieno rispetto e ammirazione per quei pochi che oggi si impegnano, con visione strategica, a innalzare il livello del cittadino medio italiano e del mondo.

Anche se oltre al rispetto, si dovrebbe contare su un effetto “contagio” che possa vedere  allargarsi per imitazione queste buone pratiche.

Come contributo della nostra associazione “nuovo orientamento culturale” a questo irrinunciabile impegno, permetteteci di donarvi  scaricabile al link :    Libro In omaggio ,     un piccolo libro dal taglio divulgativo che condensa una proposta per un mondo migliore  che, al di là della sua realizzazione o meno , è  anche e soprattutto  un ottimo strumento di riflessione e crescita del libero pensiero e della libera (ma indispensabile) partecipazione.

Ricordando che “la libertà non è star sopra ad un albero ma è partecipazione” un cordiale  augurio di buon impegno sociale a tutti noi.

Ermanno Cavallini

 

23 risposte a “DAL CROLLO DI GENOVA LA NASCITA DI UNA NUOVA CONSAPEVOLEZZA”

    1. Grazie del tuo appoggio Elvira, ti chiedo di trasmettere questa consapevolezza a più persone possibili, raggiungere una sufficiente massa critica è il nostro prossimo, più importante obbiettivo!

    1. Grazie anche a te del tuo appoggio M.Cristina, ti chiedo di far leggere e commentare il nostro piccolo libro a piu persone possibile, visto che il nostro prossimo obbiettivo è raggiungere la minima massa critica di persone necessarie , grazie ancora.

    2. Si anche a me sembra se non l’unica la migliore via d’uscita, anche a te chiedo di trasmettere questa consapevolezza a più persone possibili, sempre per generare un effetto a catena che possa influenzare lo stato delle cose, grazie in anticipo a nome di tutti del tuo impegno.

  1. In verità l’Italia post bellum inizia a “crollare” con una strana e faziosa “tangentipoli” ….e da allora …..una progressiva DEVASTAZIONE …COL SODALIZIO OLTRETEVERE …DA RINNEGATI ACEFALI E CRIMINALI ….SOLTANTO IL POPOLO CON LE FORKE IN PIAZZA POTRÀ SALVARCI ……

    1. Il popolo puo e deve muoversi Nickito, ma lo farà solo se diventa consapevole e attivo molto piu di adesso, adoperiamoci intanto per questo primo obbiettivo, grazie in anticipo del tuo impegno.

    1. Grazie Valdo, spero che questi brevi articoli , insieme a mille altre iniziative di mille altri soggetti oltre a noi possano concorrere a creare un mondo migliore.

  2. Sono in Ungheria per tutto agosto e qui i pareri sono di compassione per i cittadini italiani abbandonati negli anni dai loro politici, dalle multinazionali che fanno i loro affari come pure i mezzi di informazione (interni asserviti ed esterni, di questi ultimi soprattutto disinformazione Sky). Personalmente noto, collegandomi fra amici, che costoro, se sono amici che hanno un lavoro nel contesto politico di partiti o collegati a questi tramite amministrazioni/o culturali, tengono un profilo basso e diffidano chiunque dall’accusare subito e direttamente a sproposito. Altri, di impronta liberista, cinicamente dicono che bisogna rinnovare gli impianti e questo è una modalità ‘tragica’ per poterli fare ma soprassiedono sulla tragedia stessa. Molti sono attoniti e sconcertati, scandalizzati dall’andazzo. Personalmente vedo che c’è stata una deriva del potere giudiziario italiano sul versante delle interpretazioni delle leggi, ormai obsolete. Questa amministrazione giudiziaria è gran parte nostalgica del periodo di Togliatti ed ha rimosso il caso Moro come fatto morale. Questo potere, dalla caduta del Muro di Berlino in poi, ha spostato gli interessi della ideologia sovietica a quelli economici internazionalisti provocando storicamente e di fatto prima la crisi Craxi e poi, assieme ai Partiti, l’abbandono delle tutele dello Stato Italiano come priorità nei poteri di economia e di governo.

    1. Grazie della tua testimonianza, soprattutto trasmettendoci cosa si pensa del’italia e della sua condizione dall’estero Guido, interessanti anche le altre considerazioni su cui spero che anche altri intervengano.

    1. Ovviamente la nuova consapevolezza non arriva gratis Giorgio, ed anche (ma non solo) un certo teatro impegnato può sicuramente dare un importante contributo. Ma ogni mezzo di espressione, secondo i talenti personali più diversi puo essere utile. L’importante è acquisire un sufficiente grado di consapevolezza e cercare di trasmetterlo al nostro prossimo.

  3. Sono totalmente d’accordo, dispiace solo che serva un tributo in termine di vite umane così alto, per scuotere le coscienze. Evidentemente finchè non si raggiunge un più alto livello di consapevolezza del fatto che ogni pensiero, ogni sentimento di ciascuno di noi, genera un’azione che è strettamente correlata e dipende dalla qualità e livello di saggezza, conoscenza, coscienza di ciascuno di noi. Grazie

  4. L’hai detto libertà è partecipazione….a tutto cio ‘ che fa parte della nostra vita tutto ciò che ci circonda … Responsabilità Civica….per autotutelarci dal malaffare😡 e metterci in sicurezza Visto che chi doveva…fino ad oggi …ha fatto molto poco!

  5. E’ da tempo che, nel mio piccolo cerco di sensibilizzare ad una presa di coscienza di cio’ che ci circonda. Non possiamo piu’ solo delegare.

    1. Verissimo Milena è ora che ciascuno di noi deleghi un po meno, ti posso chiedere cosa pensi sul pensiero espresso da Pietro Muni ?

  6. Ermanno, dovresti sapere già come la penso. La partecipazione e la responsabilità dei propri atti non possono né essere imposte per legge, né essere generate da una semplice opera educatrice, vanno piuttosto promosse attraverso la creazione di adeguate condizioni. Mi spiego meglio.
    Il sistema rappresentativo, come si sa, si basa sulla delega. per mezzo del voto, quindi sulla rinuncia del cittadino a decidere. Quando vota, il cittadino sceglie chi dovrà decidere per lui, poi esce di scena fino alla successiva consultazione elettorale e, ove non gradisse le decisioni operate dai rappresentanti, potrà sceglierne degli altri, ma non potrà decidere. In un sistema rappresentativo i cittadini non decidono, e questo non li motiva né ad informarsi, né a pratecipare e tanto meno ad assumersi responsabilità. Anzi, li motiva a NON informarsi, a NON partecipare e a NON assumersi responsabilità, e per una ragione che non è difficile da capire: in assenza di un potere decisionale, l’essere informati genera sofferenza. Il non sapere diventa allora un’autodifesa.

    Se vogliamo davvero cittadini partecipativi e responsabili, dobbiamo consentire loro di votare per decidere. Solo un cittadino consapevole che le leggi del paese dipendono anche da lui, sarà motivato a informarsi, partecipare e assumersi responsabilità. Naturalmente non dovrebbe trattarsi di un obbligo, perché anche l’obbligo è demotivante. Dovrebbe trattarsi piuttosto di una libera scelta. Bisognerebbe lasciare i cittadini liberi di decidere se essere delegati o meno. Ma per far questo, occorrerebbe cambiare l’attuale sistema rappresentativo e riscrivere la Costituzione….

    1. Grazie tantissimo del tuo contributo Pietro, ci siamo confrontati spesso su questo tema e sai che penso che l’opinione pubblica influisca sugli eletti anche durante il mandato e non solo in occasione delle elezioni, tuttavia spero che altri vorranno commentare la tua rispetabilissima e legittima tesi, grazie ancora del tuo contributo.

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