UN AIUTO CONCRETO ALLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ ECONOMICA.

Da circa due anni una volta ogni 15 giorni, distribuiamo frutta e verdura che altrimenti sarebbe andata distrutta alle famiglie in difficoltà economica a causa della crisi che è divenuta ormai strutturale. La merce è quella dichiarata “eccedenza di produzione” dalle organizzazioni dei produttori  che viene pagata dalla comunità europea al prezzo di ingrosso come frutta di seconda scelta. Solo da pochi anni una nuova normativa ne permette la distribuzione gratuita; prima la frutta veniva semplicemente distrutta. Ovviamente deve essere garantita in ogni caso la tracciabilità in tutti i passaggi e i quantitativi , fino a raggiungere gli utenti finali che devono essere, nel nostro caso, famiglie con un modello isee non superiore a 6000 euro.

Anche se la frutta viene fornita gratis a associazioni che siano però iscritte ad un apposito albo, questa arriva presso dei magazzini di raccolta  in quantitativi notevoli (di solito un autotreno pieno) . Tutta la catena distributiva è ad esclusivo costo dei volontari che distribuiscono circa 20000 kg di frutta nel giro di due-tre giorni passando per vari livelli e  organizzazioni di volontariato.

Per circa un anno e mezzo ho personalmente gestito la logistica di un magazzino centrale e oggi invece mi occupo del trasporto da questi al magazzino periferico dell’associazione Mo.Ma.5 di cui pure sono ispiratore e socio nella misura di circa 120-150 casse a viaggio.

Questo risponde alla filosofia della nostra associazione “Nuovo orientamento culturale” che affianca l’aiuto concreto alla proposta di stimoli di riflessione culturali.  Stimoli pubblicati anche sul presente blog ,  al fine di aumentare il livello di consapevolezza dei meccanismi economici in atto, da parte del comune cittadino e soprattutto di tutti i “nuovi poveri”.

Anche questa settimana abbiamo fatto un viaggio per consegnare carote insalata e verdura che altrimenti sarebbe andata distrutta a oltre 130 famiglie di “nuovi poveri” della valle del cesano, che nonostante la millantata ripresa economica continuano ad essere in forte difficoltà.
Grazie a tutti i numerosi volontari (alcuni essi stessi in difficoltà) che hanno dato una mano per la non facile distribuzione!

Spero vivamente che il nostro esempio sarà “copiato”  al più presto possibile in ogni altra località del paese, irrobustendo così una rete sociale dei cittadini verso i cittadini oggi quantomai importante.

 

Ermanno Cavallini

RECENSIONE: “LA CASA DI CARTA”, LA MIGLIORE SERIE TV DEL’ ANNO

Dal  titolo originale  “La casa de papel”  è la serie tv fenomeno ormai globale del momento.

Ideata da Álex Pina,  La serie originale ha avuto il suo debutto nel 2017  con l’emittente televisiva spagnola Antena 3 . Ogni episodio dura circa 40-45 minuti. In Italia è per ora visibile solo su  Netflix con un doppiaggio, davvero ben realizzato a Roma presso gli studi SDI Media e curato dal direttore di doppiaggio Lucio Saccone.

La serie parte con quella che sembra una normale rapina fatta alla zecca di stato spagnola, per poi trasformarsi gradualmente in un manifesto di profonda umanità a favore della gente comune . Scorrono una varietà di personaggi altamente simbolici , che vanno dal bullo di strada al padre di famiglia senza soldi per passare al giovanissimo hacker che si innamora di una donna impulsiva molto più grande di lui,  agli ex militari balcanici e al ladro seriale, o alla artista falsaria ed ex tossicodipendente . Per  finire con la figura del “professore” la mente geniale del colpo,  una persona in fondo molto mite, dall’infanzia e l’adolescenza costretta in un letto di ospedale e ora determinato nonostante la sua indole a realizzare il sogno del padre morto ammazzato.

Davvero interessante la metamorfosi del ruolo della polizia, che da apparentemente limpida tutrice dell’ordine, si trasforma poco a poco, quasi in una forza di occupazione, uno strumento di oppressione, essa stessa inconsapevole,  al servizio  di una nuova e invisibile tirannia economica. Rivelatore a questo fine,  il dialogo nell’ultima puntata della seconda serie del “professore”  che ci mette a conoscenza di reali ed assai più massicce “iniezioni di liquidità” fatte in modo illegittimo ma assolutamente legale,  dalla   BCE  negli anni recenti. Emissioni di denaro, letteralmente  “dal nulla” che sono realmente andati a favore solo delle grandi banche e che non sono mai arrivate all’economia reale e che hanno quindi favorito solo i più ricchi.

Una oligarchia invisibile che  sempre più tiene le masse di gente comune in stato di continuo ricatto attraverso un debito generato a tavolino per poter esercitare un potere effettivo che scavalchi di fatto quello degli stessi governi, ridotti perlopiù a loro fiancheggiatori inconsapevoli.

Molto toccanti le scene sulle note della nota canzone “bella ciao”,  insegnata del nonno partigiano al “professore” e trasmessa a tutta la banda come loro inno. Un Inno che poco a poco, trasformano i rapinatori in una sorta di partigiani che stampando una grande quantità di denaro, fanno una “iniezione di liquidità” all’economia reale, allentando la stretta dell’economia speculativa sulla gente comune e quindi, alla fine, aiutando non solo se stessi ma tutta la povera gente.

Oltre che una regia e una fotografia davvero molto azzeccata, questa produzione ha il grandissimo pregio di allargare la base di consapevolezza tra la gente comune, riguardo alle “truffe legalizzate” divenute ormai nuovo strumento sistemico di tirannia e di cui i più purtroppo non sono ancora consapevoli.

La direzione della nostra associazione ha deciso di inviare all’autore una copia della nuova teoria economica e sociale del “Bene comune” (Già capitalismo a doppia valvola di sicurezza) , naturale evoluzione del pensiero tramesso dalla sua opera.

Disponibile in modo gratuito anche per i nostri lettori una copia  in pdf dello stesso libro scaricabile qui:

Libro scaricabile Gratuitamente per i nostri lettori.

Un abbraccio e un saluto alla prossima recensione

Ermanno Cavallini

 

 

 

 

 

 

EMERGENZA BULLISMO? RIFLETTIAMO INSIEME SULLE CAUSE

In questi ultimi tempi si stanno infittendo i casi di Bullismo che emergono alla ribalta, ma questi non sono che la punta di un iceberg assai più vasto che ha radici complesse e di diversa natura.

Una delle cause del bullismo è anche un modello culturale eccessivamente competitivo e in buona misura edonistico che non esalta certo il rispetto di chi al momento, viene considerato come più debole.  Spesso nell’azione educativa dei genitori e a volte anche della scuola, manca la trasmissione della “visione d’insieme” della nostra società. Una società che a causa  (o per merito) delle diverse specializzazioni e dei vari ruoli, ci vede in qualche modo tutti legati l’uno all’altro.

La produzione di beni e servizi di cui oggi possiamo godere è infatti resa possibile solo da una serie di regole che permettono di limitare una selezione naturale solo dei più forti, cosa che permette, a sua volta, di far emergere i vari e molteplici talenti anche di chi forte non è. La nostra ormai è una società globalizzata, in cui il mondo a causa o per merito della tecnologia, diventa sempre più piccolo e integrato.

Ormai il mondo è una sorta di barca su cui noi tutti stiamo, se affonda a causa di chi si comporta male, ne consegue che inevitabilmente anche noi ne saremo toccati.

Man mano che la tecnologia collega sempre a minor costo i continenti, cresce l’interdipendenza tra i cittadini del mondo. Ma il problema è che molti non sono consapevoli di questi legami e tendono a vedersi come “isole umane”, comportandosi di conseguenza in modo di creare vantaggi prevalentemente solo per sé . Anche la scarsa fiducia nel futuro gioca un ruolo negativo molto importante, in quanto in un regime di incertezza si preferisce spesso vivere il “qui ed ora” senza pensare alle conseguenze future. Tutto questo ha una particolare ricaduta sui giovani che sempre più spesso si rifugiano in un mondo virtuale – attraverso computer,  tablet e telefonini – che limita la loro esperienza del mondo reale, in realtà assai più complesso di quello dei vari social network.

In molti casi registrati, il bullismo sembra prosperare soprattutto là dove esiste un vuoto di valori e di visione a lungo termine che, come abbiamo accennato, sembra caratterizzare le ultime generazioni. I media continuano a bombardare i giovani, trasmettono una visione eccessivamente competitiva e violenta del mondo.

Partendo poi dall’economia consumistica, si arriva a proporre come prioritaria la necessità di soddisfare i bisogni (veri o meno) dell’individuo, tralasciando completamente quelli della comunità ad ogni livello. Non solo la società ma anche la scuola e ogni contesto sociale diventa qualcosa “fuori da sé”, percepito come secondario rispetto ai bisogni, spesso illusori e indotti dell’individuo.

Questo spinge molti ragazzi a sentirsi più vittime che parti integranti della società e questo causa in alcuni di loro una risposta violenta o comunque inappropriata,  sia verso le istituzioni  che soprattutto verso chi è percepito come più debole.  Una reazione che, se nell’immediato risulta compensativa ad un equilibrio psicologico interno,  in realtà a medio/lungo termine è estremamente dannosa anche per l’individuo che la esprime.

Concludendo come sintesi di questa scarsa  visione dell’interazione sociale alla base di molte forme di bullismo,  potremmo ricordare la celebre frase attribuita ad Albert Einstein in cui afferma che ‘il mondo non va male tanto perché esiste chi sbaglia, quanto perché i giusti che vedono, tacciono e non fanno niente’.

Ermanno Cavallini

OGNI POPOLO HA IL GOVERNO CHE SI MERITA; RIFLETTIAMO INSIEME SUI MECCANISMI DEL CONSENSO.

Mentre sto scrivendo questo articolo, il presidente della camera Roberto Fico, sta cercando di far accordare il movimento 5 stelle e il partito democratico per dare un governo al paese.

Fa riflettere che entrambe le forze politiche, in caso di accordo, potrebbero avere forti problemi con una larga parte dei loro elettori che già fanno trasparire in vario modo il loro dissenso.

Se nessun accordo capace di concretizzare una maggioranza necessaria verrà trovato, in autunno andremo a nuove elezioni.

Ma che risultato è possibile immaginare anche dai risultati di queste eventuali nuove elezioni?

A meno che una coalizione o, meglio ancora, una singola forza politica non  raggiunga il 51%, saremo in una situazione non molto diversa da quella attuale.

Credo che a questo punto noi elettori, abbiamo tutti il dovere di riflettere in modo più approfondito sul modo e le dinamiche che utilizziamo per esprimere il nostro voto.

Il primo problema è che abbiamo una massa ancora troppo grande di cittadini che non vota. Alle ultime elezioni del 4 marzo è rimasto a casa circa il 24% degli aventi diritto. Oltre 12 milioni di elettori quindi si è sottratto , quindi, al diritto/dovere di partecipare ad un processo di “intelligenza collettiva” quantomai importante per il futuro di tutti. Un mancanza che determina inevitabilmente uno spostamento degli equilibri politici, che poi, con un effetto a catena, determina a sua volta molte scelte che influenzeranno, anche pesantemente, la qualità della vita di tutti, e quindi anche quella di chi non ha votato. Sottraendosi al voto alcuni pensano di mandare un segnale di protesta, ma in realtà portano acqua al mulino di chi tenta di manipolare la politica in un senso o nell’altro.

Subito dopo viene il problema di quella parte di cittadini (affatto trascurabile) che vota con estrema leggerezza, senza informarsi a sufficienza e senza avere quindi la necessaria “visione d’insieme”.  Una visione organica delle interazioni nella nostra società , che sola, permette di cogliere meccanismi,  spesso lontani dal comune cittadino. Interazioni complesse  che inevitabilmente finiscono, prima o poi, per condizionare la qualità della vita di tutti.  A molti sfugge infatti che la nostra realtà è divenuta ormai un   “sistema complesso”  in cui economia, politica, immaginario collettivo e molti altri fattori si intrecciano fino a produrre la quantità di beni, servizi e buone relazioni sociali disponibili.

In molti è ancora molto forte, purtroppo, l’illusione che pensare a ciò che è di “immediata convenienza personale”, non determini poi effetti negativi più a lungo termine di cui in seguito anche loro saranno vittima.

Per fare un esempio, pensiamo al voto di scambio dato per ottenere o mantenere un posto pubblico, scavalcando altri candidati più efficienti e idonei al ruolo. Nell’immediato si otterrà, come individui, il posto pubblico tanto ambito, ma a lungo termine la stessa regola applicata a tutto il comparto determinerà un calo pauroso dell’efficienza dei servizi offerti, danneggiando tutti e quindi anche se stessi.

Altro deleterio effetto di questa dinamica delle “cordate di amicizie” è che nei posti chiave, non verranno tendenzialmente inseriti i più capaci ma i più “fedeli” al boss o alla cordata di amicizie del momento.

Questo paradossalmente spesso, allontana i più intelligenti e capaci dai ruoli che gli spetterebbero, per il semplice motivo che una persona troppo intelligente e capace tende a ragionare con la testa propria e ad essere nel tempo meno fedele al potente di turno che lo ha messo in quel posto. Questo meccanismo è inoltre, parte della dinamica che favorisce la corruzione ad ogni livello, di cui poi ci si lamenta come se non dipendesse, sia pur indirettamente, dal nostro voto.

Per ultimi lascio il gruppo, non meno dannoso, dei votanti faziosi a oltranza. Quelli che votano una certa forza politica a prescindere da come opera, in virtù di un malsano senso di appartenenza, solo perché cambiare il proprio “ancoraggio psicologico” ha per loro un costo troppo alto e metterebbe in crisi il loro equilibrio psicologico interno.

Questi ultimi in alcuni casi arrivano perfino a negare l’evidenza dei fatti,e questo non sempre perché poco intelligenti o incapaci, ma perché non possono accettare che alcuni dei fondamenti su cui hanno costruito buona parte della loro visione del mondo e di se stessi, non sia effettivamente valida.

Concludendo. vorrei esortare tutti noi comuni cittadini non solo a migliorarci per poter poi esprimere un voto più consapevole, ma anche ad adoperarsi, in una sorta di “volontariato culturale”, per aiutare il nostro prossimo a fare altrettanto,  contribuendo così  a migliorare anche il nostro mondo.

Per perseguire una qualità della nostra vita di singoli che, non dimentichiamolo mai, è più frutto dell’interazione di una civiltà complessa intorno a noi, che dei meriti personali pur cospicui che come singoli potremmo avere.

Ad esempio pensiamo cosa sarebbero diventati tanti grandi talenti, anche imprenditoriali, se fossero nati in una tribù primitiva, non avrebbero certo esprimere i loro talenti !

Da questo semplice ragionamento dobbiamo comprendere che solo la complessa civiltà  intorno a noi permette ai singoli di esprimere i propri talenti  e quindi dobbiamo sempre tenere ben presente che i singoli devono almeno metà del proprio successo all’esistenza di un contesto sociale in cui possono operare.

Solo migliorando il funzionamento e l’efficienza dell’intera civiltà in cui viviamo, potremo aumentare il nostro benessere personale a lungo termine.

Forse questa è la maggiore consapevolezza che dovrebbe guidare ogni cittadino quando si occupa di politica e quindi del “Bene comune”.

Ermanno Cavallini

VOLONTARIATO E STUDIO, DUE ATTIVITÀ COMPLEMENTARI PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE

Anche ieri come accade ogni 15 giorni,  Ermanno Cavallini come  volontario  della  associazione “Nuovo orientamento culturale”  guida un furgone che porta al magazzino dell’associazione   MO.MA.5 a Marotta di Mondolfo , oltre 100 casse di frutta e verdura che altrimenti andrebbero distrutte a causa delle regole della comunità europea sul controllo dei mercati .

Mo.MA.5 grazie ai suoi entusiasti e infaticabili volontari e volontarie, distribuisce il giorno seguente nel suo nuovo magazzino in via  Litoranea al n.317  di Marotta di Mondolfo ,  frutta,  verdura  e pane, a oltre  130 famiglie in difficoltà economica  lungo  una direttrice che segue il fiume Cesano su su, fino a Pergola, dove è in apertura un ulteriore magazzino viveri .

Il criterio seguito per le consegne è quello del modello ISEE che non deve superare i 6000 euro per famiglia.  Grande  sforzo e cura  viene posto nel garantire la tracciabilità, come richiesto dagli stessi regolamenti della comunità europea.

Ormai sono diversi anni che questa attività a sostegno della crescente fetta di cittadini italiani “impoveriti” viene svolta , eppure ci siamo resi conto che senza un parallelo e complementare lavoro di crescita culturale, questa attività pur nobile , rischia di essere solo una precaria “pezza”  alla situazione in cui moltissime famiglie pian piano stanno slittando. Ci siamo resi conto che con il solo pane  purtroppo i problemi non si risolvono.

Ecco allora che questo stesso  blog che state leggendo vuol essere un parallelo strumento  per  fornire  “stimoli di riflessione” che  aiutino a lenire il disorientamento in cui questa grande massa di ex classe media, divenuti “nuovi poveri” si trova, ma soprattutto  per  porre  i presupposti,  per costruire un mondo migliore davvero per tutti.

Non solo pane, ma anche idee nuove  e un diverso punto di vista da cui guardare il mondo per capire cosa sta realmente succedendo alla nostra società. L’importanza di Capire che dobbiamo anche cambiare le “regole del gioco”  e di conseguenza  modificare il nostro comportamento  per il futuro.

Scrivo queste righe perché sono convinto che un  cambiamento anche in un singolo uomo può portare nel tempo al cambiamento di un folto gruppo e in fine di tutta la società.

Nel frattempo oltre 400 persone in difficoltà usufruiscono di questo servizio assolutamente gratuito fatto dalla  gente per la gente, pensato perché “nessuno deve rimanere indietro” .

Non mi stancherò mai di proporre a chi fa politica ad ogni livello, di venire a “sporcarsi le mani” con le nostre attività di volontariato, in fede,  credo che acquisirebbero una maggiore “visione d’insieme” e riuscirebbero assai meglio nella loro missione.

Ermanno Cavallini

 

 

 

 

 

 

RECENSIONE : REALISMO CAPITALISTA di Mark Fisher

Un libro davvero sorprendente, in cui  Mark Fisher  mette a nudo molte dinamiche autodistruttive dell’attuale sistema capitalistico e che sfata il mito che vede come “non immaginabile” un possibile e migliore, sistema di diversa natura.

Assai lontano dall’apologia dei vecchi sistemi comunisti di stampo sovietico,  che anzi sono pesantemente criticati; questo libro evidenzia come i disturbi mentali ed i deficit di attenzione giovanili molto diffusi nelle nuove generazioni, non siano che un effetto indotto da un turbo-capitalismo senza più frontiere che di fatto costringe per una serie di meccanismi concatenati le persone verso  una vera  e propria “Isola Umana” dove si perde di vista l’aspetto sociale e sistemico della nostra intera civiltà.

Un “isola umana” in cui le persone anche inconsapevolmente si trovano rinchiuse , costrette in un orizzonte prevalentemente edonistico e teso solo alla soddisfazione di desideri personali. Desideri  che tra l’altro, corrispondono sempre meno ai bisogni realmente necessari delle persone.

Molto interessante la parte in cui l’autore trae dalla sua esperienza di insegnante nelle scuole medie superiori inglesi, la questione del deficit di attenzione che si rileva in maniera particolare  negli adolescenti e il tema della burocrazia che perdendo di vista gli scopi per cui è stata creata finisce per lavorare in gran parte solo per se stessa, spingendo operatori ed utenti in un mondo sempre più lontano dai reali bisogni delle persone.

Anche il mondo dell’azienda che riduce le persone a numeri ne esce pesantemente criticata, soprattutto nelle dinamiche sempre più diffuse dei Call Center,  che vedono operatori dalla possibilità di interazione volutamente limitata, non in grado di fornire risposte diverse da quelle delle tabelle a loro rigidamente imposte da un livello dirigenziale che mai si fa coinvolgere  dai bisogni reali dell’utente finale.

Dei Call Center che in pratica fanno lavorare l’utente tenendolo al telefono piu nell’interesse dell’azienda che dovrebbe dargli servizi che in quello di loro stessi.

In conclusione un libro assolutamente da leggere , che rafforza ulteriormente la consapevolezza di dover  ricercare i nuove soluzioni organizzative, filosofiche e politiche.

un libro e un pensiero che sembra fatto apposta per confermare la necessità di nuove teorie  economiche e sociali , come appunto quella teoria del “Bene comune” , gia  “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” che porta avanti da tempo la nostra associazione.

Ermanno Cavallini

 

 

LA NECESSITA’ DI CAMBIARE LE REGOLE PER ADATTARSI AL NUOVO CONTESTO CHE SI E’ VENUTO A CREARE

Oggi viviamo in un mondo sempre più interconnesso e interdipendente;  naturalmente questo ha sia aspetti positivi che negativi, ed è indubbiamente vero che questi legami non possono essere ignorati, soprattutto quando cerchiamo di mettere in atto misure per costruire un mondo migliore e, quindi, in ogni contesto “politico” inteso nel senso più alto del termine.

Purtroppo il disorientamento oggi è tale che in molti, addirittura,  non condividono nemmeno lo stesso concetto di “mondo migliore”  verso cui tendere.

Per avere un solido punto di partenza potremmo definire il concetto come la massima disponibilità, per tutti i cittadini, di beni, servizi e buone relazioni sociali. Solo la compresenza di questi tre parametri fondamentali, infatti, costituisce la base minima indispensabile per garantire la migliore qualità della vita.

Qualità della vita che, a differenza della massima ricchezza individuale oggi normalmente perseguita,  può garantire un vivere pieno e realizzato, non solo individuale ma anche collettivo.

Ma ritorniamo alle aumentate connessioni del mondo moderno e agli incrementati effetti di interazione tra le diverse sue parti: rispetto al passato il nostro benessere individuale dipende, in percentuale, assai di più dalla collettività globale che dalle condizioni più vicine alla nostra esperienza quotidiana.

Oggi l’impoverimento della classe media, ad esempio, è indipendente dal comune di residenza e dipende in modo crescente da caratteristiche nazionali se non continentali o mondiali.

Questa presa di coscienza ci fa mettere in discussione molte “certezze ” del passato e rende necessario anche stabilre un set di regole, in parte nuove e diverse da quelle del passato.

Regole in passato molto importanti, oggi non hanno piu senso e nuovi contesti emergenti richiedono un cambio di paradigma e di regole da mettere in campo.

Uno dei tanti esempi di questo è il problema della vendita libera di armi, anche da guerra , retaggio storico e addirittura costituzionale, degli Stati Uniti d’America. Una regola che aveva senso duecento anni fa oggi costituisce un tremendo pericolo come hanno potuto sperimentare migliaia di studenti, purtroppo uccisi o feriti nelle loro scuole da folli che troppo facilmente dispongono di armi.

Tuttavia, nonostante l’evidenza, la lobby delle armi, grazie al suo indubbio potere anche economico, riesce a imporre a 300 milioni di nordamericani la propria volontà, contro innumerevoli proteste popolari in tutto il paese.

Siamo di fronte alla necessità di limitare, se non vietare, la vendita delle armi: eppure un relativamente piccolo numero di uomini di potere riesce, anche con strumenti di manipolazione di massa, a imporre il proprio volere.

Un volere agganciato a “schemi mentali di riferimento”, che vanno immediatamente in crisi quando lo studente ucciso a scuola da un pazzo armato di AK 47 è il proprio figlio. Improvvisamente diventa evidente e perfino banale ciò che prima non lo era…

Allo stesso modo dobbiamo onestamente denunciare un altro enorme problema, oggi esistente, quello della ristretta èlite di persone talmente ricche da acquisire potere manipolativo su governi e parlamenti.

Una ristretta cerchia di persone (ad oggi 8 persone gudagnano come metà della popolazione globale),  che di fatto, hanno la possibilità di viziare il processo stesso di formazione delle leggi, creandovi dentro “scappatoie” per garantirsi un potere se pur indiretto, sempre crescente e difficilmente contrastabile.

Anche un bambino capirebbe che una collettività funzionante non può permettere che dei privati prendano scelte che condizionano l’intera collettività e condizionano il raggiungimento del “bene comune”.

E’ per questo che a mio avviso è giunto il tempo di cominciare a discutere pubblicamente di un tetto oltre il quale non sia più possibile arricchirsi, di un “reddito massimo socialmente sostenibile”, sufficientemente alto da garantire un pieno benessere personale e la spinta a imprendere, ma da impedire anche che la collettività rimanga alla mercè di interessi privati, sempre più scollegati dalla realtà del cittadino comune.

Questo reddito massimo socialmente sostenibile, insieme ad un reddito minimo di cittadinanza, è previsto dalla teoria economica e sociale del “Bene Comune”, prima denominato “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”,  che prevede tra l’altro, anche di agganciare in modo dinamico il valore di questa soglia al pareggio di bilancio dello stato.

Per approfondire la teoria ecco un link utile:

 

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

Ermanno Cavallini

COSA SERVE PER GARANTIRE UNA GOVERNABILITÀ DEL PAESE A 5 STELLE

E’ un fatto incontrovertibile che alle recenti elezioni il movimento 5 stelle è risultato il primo partito in assoluto ad avere il consenso degli italiani.
Le aspettative di un  possibile  prossimo governo a 5 stelle sono ovviamente elevatissime, tuttavia per realizzare un mondo migliore con una visione lungimirante serve adesso avere un “collante” che tenga insieme, e anzi rafforzi nel tempo, tutti quelli che oggi hanno votato il movimento 5 stelle. 
Questo collante potrebbe essere la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” già   “capitalismo a doppia valvola di sicurezza” ,  che raccoglie l’eredità di Olivetti, gli spunti di Stiglitz, di Papa Francesco e di diversi altri, formulando una nuova e inedita proposta organica, per una economia al servizio dell’uomo e non viceversa.
La proposta che è in realtà molto articolata, si basa sul concetto di “forbice sociale” ( differenza tra ricchi e poveri) ad apertura variabile entro due “valvole di sicurezza” che ne evitano sia l’appiattimento che gli eccessi.
Questa “forbice sociale” secondo la teoria, non deve essere né troppo stretta (per non incorrere negli errori già sperimentati con i piani quinquennali di stalinista memoria), né troppo ampi (per evitare che le persone e i loro valori diventino esse stesse merci).
Cuore “tecnico” della proposta è un meccanismo matematico automatico che garantisce, attraverso un novo regime di tassazione delle persone fisiche (ex IRPEF) e una forma di reddito di cittadinanza, sempre e comunque  il pareggio di bilancio della legge finanziaria che è stato inserito nella costituzione.
In questo modo il “pareggio di bilancio” da condizione limitante e prevalentemente negativa, si trasformerebbe finalmente in qualcosa di positivo.

Questa soluzione tra i tanti vantaggi, avrebbe anche quello di non produrre più ulteriore debito pubblico e, non ultimo, di creare un meccanismo “motivante”

per l’intera classe dirigente del paese a garantire anche il miglior benessere  di tutti gli altri.

Un altro cardine basilare della nuova teoria è costruire una azione politica non più basata sulla massima ricchezza individuale raggiungibile e sul PIL, ma sulla massima qualità della vita e su indicatori come il  Better Life Index   dell’ OCSE.
Penso che veramente questo nuovo orientamento culturale  potrebbe avere un ruolo strategico determinante nel velocizzare la realizzazione di un mondo davvero migliore per tutti, che è poi lo scopo finale legittimo di ogni forza politica,  tanto più del  movimento 5 stelle.
Se pensiamo poi a l’eterogeneità di provenienza sia degli attivisti che degli elettori del movimento, capiamo come senza un “collante univoco a lungo termine” questi rischino di dividersi di fronte alle inevitabili decisioni difficili che un governo a 5 stelle dovrà prendere per tenere fede alle sue sue stesse premesse.
Ermanno Cavallini
 
 

IL TERRIBILE ERRORE STRATEGICO DI NON ANDARE A VOTARE

Sono gli ultimi giorni prima delle elezioni,  scrivo per invitare a riflettere tutti i molti indecisi, di quale madornale errore sia non andare a votare.

Molti raccontano, forse più a se stessi che a gli altri,  che domenica non andranno a votare come forma di protesta, perché, dicono loro, non si sentono rappresentati. Ma io mi chiedo quanto veramente  questi si sono impegnati per essere rappresentati ?  la risposta, quando è onesta, è ‘molto poco’ o forse per niente.

John Fitzgerald Kennedy  ebbe a dire   ” Non chiedere cosa può fare il tuo Paese per te, chiedi cosa puoi fare tu per il tuo Paese.” Personalmente, credo che questa sia un buon punto di partenza per contribuire al bene comune e costruire un mondo migliore . 

Tutti sappiamo che nella vita si dà e si riceve e che non è possibile solo prendere. Il problema è che in troppi invece che CITTADINI responsabili di uno stato, in fondo si sentono CLIENTI della classe politica o comunque di una idea vaga e nebulosa di collettività, più simile ad una azienda che a una casa comune.

Tutti, in fondo al loro cuore, sanno che se non andranno a votare, il loro “non voto” andrà a favore  di alcuni partiti, che già hanno una “macchina del consenso” spesso clientelare, rodata da anni di pratica.

Quindi è FALSO che sia una forma per esprimere il proprio dissenso, o meglio lo è in via molto subordinata e soprattutto dannosa; principalmente è un tentativo di non prendersi nessuna responsabilità di quello che potrà avvenire, un po’ come fece Ponzio Pilato con Gesù Cristo.

Ma non schierarsi, non prendersi alcuna responsabilità per quello che potrà essere l’evolversi della situazione, a mio avviso, è una precisa COLPA e anche un atto di “vigliaccheria morale”, un tentativo di non esporsi,  di rimanere eterno adolescente, quando invece scegliere è un preciso dovere, se non altro morale, di ogni persona adulta.

Albert Einstein ebbe a dire “Il Mondo è un posto pericoloso non a causa di quelli che fanno del male, ma  a causa di coloro che guardano  senza far niente”.

Credo che avesse ragione, per cui vi prego, votate chi volete in piena libertà ma ANDATE A VOTARE! Se non lo farete sarete corresponsabili di ogni male futuro che ogni governo eletto potrà fare.

Per aiutare la riflessione vi propongo questo breve video tratto dal film “Benvenuto presidente” del 2013 :

Ermanno Cavallini

 

 

IL CITTADINO MEDIO E LA PERICOLOSA ILLUSIONE DI AVERE IL CONTROLLO SULLA SITUAZIONE

In questi giorni a Fano, dove vivo, sta scendendo copiosa la neve,  tanto che sono dovuto rimanere ben 3 notti e due giorni nel centro di accoglienza per minori dove lavoro come operatore notturno.

Le difficoltà emerse in tutta la città ci hanno ricordato, ancora una volta, come il nostro controllo sulla  natura intorno a noi, in realtà, sia molto più relativo di quello che ci piacerebbe credere.

Parlando con molte persone in questo frangente, ancora una volta mi sono reso conto come  In tantissimi ci sia il  “bisogno” di illudersi di poter controllare tutte le situazioni.  Cosa che la pura ragione sa essere assolutamente falsa.

Molti  pretendono, più o meno inconsciamente, che il mondo si adatti a loro, ma la verità è che  siamo noi che dobbiamo saper cogliere le sfide del mondo,   e cosÌ crescere ed evolvere.

Senza sfide da vincere c’è stasi e poi decadenza; viceversa , compiendo il percorso che ci porta a risolvere i più svariati problemi, abbiamo modo di metterci in discussione, un poco cambiare, e quindi poter evolvere e contribuire anche ad un processo di maturazione e crescita collettiva di tutta la società.

In aviazione si dice che “per generare la portanza che fa volare l’aeroplano bisogna contemporaneamente vincere la resistenza”;  e forse questo è vero, in qualche modo , anche per la vita nel suo complesso.

Purtroppo oggi il problema è che si è generata una dinamica perversa, per cui tanti si chiudono nella loro “isola umana”  pretendendo che l’ambiente si pieghi al loro modo di pensare.

Questa è la negazione del principio base su cui poggia la logica galileiana e quindi tutto il metodo scientifico occidentale.

La scienza realizza il meccanismo per cui prima si ipotizza una qualche teoria su come funzionano le cose, poi si compie l’esperimento  e successivamente si raccolgono i dati risultanti. Se questi dati sono concordi con l’ipotesi iniziale, la teoria rimane valida fino a prova contraria,  ma se questi divergono il cittadino ha il dovere di mettersi in discussione e riformulare una nuova teoria che spieghi anche i dati risultanti dall’esperimento.

Ed esattamente cosi è anche la nostra vita: chi più riesce a mettersi in discussione, più ha probabilità di crescita ed evoluzione.

Naturalmente il “mettersi in discussione” ha un costo per l’equilibrio psicologico, un costo che in troppi non riescono ad affrontare rifugiandosi in presunte “certezze”, che altro non sono che degli ancoraggi psicologici rigidi.

Ancoraggi psicologici che, in diversi casi, arrivano perfino a far negare alla persona la pura evidenza.

Questo meccanismo, però, è estremamente pericoloso  anche a livello sociale, perché contribuisce a creare un “immaginario collettivo” erroneo, in base al quale molti cittadini compiono scelte politiche economiche e sociali che vanno a creare sovente danni allo stesso “bene comune”, ovvero al miglior funzionamento della collettività.

Un esempio di questo è il tragico errore sistemico che spinge le persone a ricercare la “massima ricchezza possibile” al posto della molto più opportuna “massima qualità della vita”, che è ben altra cosa.

Su questo errore sistemico,  facilitato a sua volta da questa incapacità di mettersi in discussione, si basa una delle maggiori problematiche che si oppongono anche a processi di democrazia diretta .

Come diceva Aristotele “ogni popolo ha il governo che si merita”, quindi, se vogliamo un governo migliore adoperiamoci tutti  per migliorare prima la consapevolezza media dei cittadini.

Solo quando migliorerà la  consapevolezza e la partecipazione attiva dei cittadini, migliorerà in maniera duratura  anche il governo che lo amministra.

 

Ermanno Cavallini

 

 

 

LA POLITICA, LE ELEZIONI ED IL “VERO SCOPO” DI COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE

Mentre scrivo ci apprestiamo al voto per scegliere il nuovo governo che dovrà guidare  il nostro paese per i prossimi 5 anni .

In tanti si affannano a sostenere o contrastare  ora questo ora  quel partito o fazione politica, dimenticando che la politica e le sue fazioni dovrebbero essere solo un mezzo per quello che è appunto il “vero scopo”:  costruire un mondo migliore per tutta la popolazione.

Le discussioni in vista delle elezioni,  logicamente, dovrebbero tendere a  quale modello di mondo migliore  sia più opportuno o funzionante, purtroppo questo invece è appena percettibile sullo sfondo, mentre divampano piuttosto le controversie su aspetti personali dei singoli politici del momento, che poco hanno a che fare con il vero scopo delle elezioni.

Quello di cui in troppi non si rendono più conto è che, in realtà, al di là delle fazioni che spesso scadono in campanilismi da clan, si stanno scontrando, in modo parzialmente trasversale  dietro le quinte,  due visioni completamente  opposte  di società verso cui tendere.

Da un lato abbiamo la grande finanza speculativa internazionale che promuove – attraverso un sistema di scatole cinesi, pressioni di lobby e “maggiordomi” vari –  una visione piramidale e verticistica della collettività.

Una visione verticistica dove una piccolissima quantità di presunti “illuminati” governa, attraverso un sistema di caste, un popolo ridotto volutamente in stato di continuo ricatto per garantire la “governabilità” e quindi anche la solvenza degli stati verso i creditori, soprattutto i grandi creditori privati.

Dall’altra abbiamo una visione che si basa sulla crescita culturale dell’intera popolazione, in modo da innescare un processo di “intelligenza collettiva” estremamente potente, legato anche a dinamiche di democrazia diretta o comunque le più orizzontali possibili, che veramente potrebbe determinare una esplosione esponenziale dei beni, servizi e buone relazioni umane  come mai la storia del pianeta ha fino ad oggi conosciuto.

Ma come la storia dell’evoluzione prima biologica e poi culturale insegna, ogni “salto evolutivo” presuppone prima una “crisi distruttiva”, come appunto quella che stiamo sperimentando.

La storia ci insegna che non è affatto scontato che prevalga la scelta migliore, infatti molte specie  e civiltà si sono estinte  o hanno avuto termine.

Se in questo scontro tra titani, in gran parte lontano dall’attenzione del grande pubblico, prevarrà la fazione verticistica probabilmente ci aspetta un nuovo “medioevo tecnologico” .

Uno nuovo “status quo” dove una piccolissima minoranza di “nuovi nobili economici”,  grazie alle nuove tecnologie,  adotterà sempre più  una  “governance” che prevede di tenere, in modo pianificato e scientifico, vaste fasce di ex classe media  impoverita,  in stato di continuo ricatto.

Questo provocherà a sua volta un conseguente crollo della qualità della vita,  prima di tutto per la collettività ma paradossalmente anche per la classe dirigente che, sempre più malata di “tossicodipendenza da potere”,  si troverà a vivere una vita barricata “in perpetuo”, caratterizzata da continuo sospetto e stress per difendersi dalle mosse aggressive l’uno dell’altro e quindi con una qualità molto bassa.

Quella strategia di governance è già in atto e usa come principale strumento la moneta che, accanto alle due positive funzioni storiche di facilitare gli scambi e conservare il valore, affianca purtroppo, oggi, una funzione di “drenaggio di valore” dalle periferie verso i grandi potentati economici,.

Questo è stato reso possibile grazie al fatto che la moneta non viene da tempo più emessa dai governi, ma da istituzioni controllate, attraverso un meccanismo di scatole cinesi, da interessi privati.

La moneta inoltre, non viene più emessa in ” quantità certa”, per il motivo duplice che non ha più alcun sottostante che non sia il fatto che gli stati la accettano in pagamento delle tasse e, soprattutto, a causa della creazione incontrollabile di “moneta scritturale” da parte delle banche private di ogni genere.

Questo fenomeno ha creato la situazione paradossale per cui,  ad oggi, esiste molta più moneta della somma ti tutti i beni e servizi che siano con essa acquistabili !

Questa massa di denaro latente (ferma nel mercato speculativo o nei paradisi fiscali)  diventa un formidabile strumento di impoverimento per la classe media che, messa strategicamente in difficoltà,  svende i suoi averi e spesso purtroppo anche la sua dignità, di fatto trasferendo potere verso i “piani alti” della piramide.

Questo è il futuro che rischiamo e che in parte è già in divenire, ma andiamo a vedere quale altra opportunità invece potrebbe essere colta.

Nell’ipotesi che si superi la attuale “crisi distruttiva” e si possa compiere l’auspicato “salto evolutivo”, una maggiore consapevolezza e partecipazione di tutta la popolazione porterebbe inevitabilmente a capire che il benessere personale non può che realizzarsi come ricaduta del miglior funzionamento dell’intera società.  Questo, a sua volta, porterà ad una diminuzione della competizione e ad un aumento dell’aspetto collaborativo ad ogni livello.

Attraverso una serie di “effetti a catena” questo porterà a mutare, nell’immaginario collettivo, il tossico  obiettivo individuale di raggiungere la massima ricchezza possibile , in quello assai più sano di raggiungere la massima qualità della vita possibile!

La nostra realtà è diventata e sarà sempre più un “sistema complesso” in cui la qualità della vita individuale  dipenderà sempre più,  sia nel bene che nel male,  dal buon funzionamento della collettività.

Una collettività, io spero, tesa a raggiungere il miglior “Bene Comune” inteso, al suo  minimo, come la miglior quantità disponibile per tutti di “Beni, Servizi e Buone relazioni sociali”.

Per favorire questa seconda ipotesi è nata la teoria economica e sociale  del

“BENE COMUNE”,  già   “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”  ormai abbastanza nota almeno nell’ambiente degli “addetti ai lavori” anche se non ancora presso il grande pubblico.

Per concludere, credo che sempre, ma soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche, dovremmo tutti recuperare una “visione d’insieme” che ci porti a decidere in funzione del “vero scopo” e non delle beghe di partito personali o comunque a “corto raggio”.

Con l’augurio di riuscire tutti insieme a realizzare veramente un mondo migliore.

Ermanno Cavallini

per approfondimenti:

 

 

con il rischio di guerre anche nucleari che potrebbero arrivare perfino a cancellare tutta la vita intelligente sul pianeta, e comunque

 

 

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

CAPIRE IL PERCHÉ DEI FATTI DI MACERATA, UNA QUESTIONE DI PRIMARIA IMPORTANZA.

Su tutti i media è un gran fiorire di descrizioni e considerazioni sull’azione del ventottenne ex candidato della lega nord Luca Traini che ha sparato a caso su persone di colore a Macerata.

Purtroppo nessuno di questi media mette in luce la questione forse più importante di tutte e cioè l’errore fondamentale di attribuzione che porta a questo tipo di gesta, in sé del tutto irrazionali.

La dinamica che si fa largo in molte persone è una eccessiva semplificazione di una situazione in realtà molto più complessa.

La psicologia ci insegna che molti scelgono una soluzione facile quanto sbagliata,  per il motivo che una analisi più profonda, equilibrata e più completa della realtà,  mette spesso a rischio molti ancoraggi psicologici su cui fino ad oggi  tante persone hanno costruito la visione di se stessi.

La dinamica che si fa largo in molte persone e che ha visto solo come sua “punta dell’iceberg” l’azione di questo giovane simpatizzante di estrema destra, è sintetizzabile in questo ragionamento:

“Io italiano sono in stato di disagio a causa della crisi economica e l’extracomunitario diventa il mio nemico perché porta via risorse che sarebbero per me e crea delinquenza” .

Questo modo di ragionare è funzionale a scatenare una “guerra tra poveri”, in una dinamica di “divide et impera”, nascondendo il vero grande nemico comune responsabile della crisi economica, cioè la grande finanza speculativa internazionale e i suoi emissari che controllano sia pure indirettamente governi, parlamenti e grandi media.

In troppi non riflettono a sufficienza sul fatto che senza l’azione negativa della grande finanza speculativa internazionale,   i grandi flussi migratori semplicemente non esisterebbero.  Per il semplice motivo che senza la spinta di una economia neocolonialista, nei paesi d’origine non ci sarebbero le condizioni che fanno nascere il fenomeno migratorio.

Il ragionamento corretto dovrebbe invece essere: “Siccome la crisi economica è creata ad arte per aumentare il potere reale di un piccolo numero di persone ricchissime a scapito della classe media volutamente impoverita, io invece che prendermela con gli altri poveretti come me me la prendo con chi si avvantaggia, dietro le quinte, dello scontro sociale.

Il vero, comune nemico di tutti italiani ed extracomunitari,  è l’eccesso di ricchezza personale di una cerchia molto ristretta, che inevitabilmente oltre certe grandi soglie si trasforma da benessere per loro  in potere manipolativo sul prossimo! E oltre certe ulteriori grandi soglie anche in potere manipolatorio sul processo di formazione delle leggi e sull’azione dei governi.

In pratica per costruire qualunque mondo migliore dovremmo prima “disinnescare” in modo non violento ma molto deciso, chiunque, troppo ricco, possa vivere una “tossicodipendenza da potere” , che visti i mezzi a sua disposizione condizioni l’”immaginario collettivo” verso una visione che non è nell’interesse della collettività.

Riassumendo forse sarebbe assai più opportuno dirigere il nostro risentimento (comunque negli opportuni modi) , non verso l’extracomunitario o chi sta peggio di noi, ma verso i “tossicodipendenti” da potere.

Una teoria economica e sociale che propone questo tipo di approccio è quella del   “Bene comune” già nota come    “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” .

Ermanno Cavallini

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

 

OGGI LA DEMOCRAZIA EFFETTIVA E’ SEMPRE PIÙ A RISCHIO, ECCONE I MOTIVI

La ONG mondiale Oxfam, ha recentemente inviato ai leader delle maggiori forze politiche una lettera aperta ai maggiori leader politici per metterli in guardia dall’enorme rischio costituito da un aumento sempre più veloce della diseguaglianza anche in Italia. Con questa si chiede ad ogni partito, in occasione delle prossime politiche,  che misure intendano adottare in merito.

Il prestigioso Rapporto 2018 di Oxfam International, ha una corposa sezione dedicata all’Italia in cui si legge che “In Italia, il 40% della ricchezza nazionale netta nel 2017 è stata appannaggio del 5% più ricco di nostri connazionali. E il divario nella distribuzione dei redditi non è da meno: secondo gli ultimi dati Istat disponibili il 20% più povero dei cittadini italiani dispone solo del 6,3% del reddito nazionale contro il 40% posseduto dal 20% più ricco”. In un sondaggio realizzato da Demopolis per Oxfam Italia, la maggioranza dei cittadini italiani intervistati (61%) ha dichiarato di aver percepito un trend crescente della disuguaglianza in Italia tra il 2011 e il 2016. L’80% del campione intervistato ritiene prioritario ed urgente il contrasto alle disuguaglianze.

Ancora una volta, i dati di questo importante rapporto convergono con l’allarme lanciato più volte dal premio nobel per l’economia Joseph Stiglitz  e con le risultanze dell’enorme ricerca – grazie anche alla sua numerosissima rete di ricercatori universitari in tutto il mondo – sulla differenza di reddito tra patrimonio e lavoro, fatta dall’economista Thomas Piketty.

Tutti dati che danno ragione all’industriale, politico e filosofo Adriano Olivetti , quando diceva, nei lontani anni ’50 e ’60, che “Occorre superare le divisioni fra capitale e lavoro,  industria e agricoltura, produzione e cultura”.

Come soluzione, la Oxfam propone di limitare gli stipendi dei top manager in un rapporto di 20 a 1 con le retribuzioni degli operai.

In realtà anche questo non metterebbe che una “toppa” molto parziale , perché il vero problema è una qualunque ricchezza privata che superi la soglia di manipolazione del “bene comune”.

E’ innegabile infatti che qualunque ricchezza personale sufficientemente grande dia anche un potere manipolativo sul processo di formazione delle leggi e sui governi, che sono portati cosi a prendere decisioni più nell’interesse economico di questi che a favore della collettività.

Ovviamente, la grande disponibilità economica si trasforma in potere di condizionamento della politica e a volte anche del’”immaginario collettivo”, e quindi dell’opinione pubblica. Questo avviene sia con mezzi leciti quali le azioni di lobby o altri, che illeciti come tutte le varianti di corruzione, ricatto o concussione possibili.

Anche un bambino capirebbe che per realizzare un mondo futuro migliore, è necessario risolvere alla base il problema, limitando per legge se non i patrimoni , almeno i redditi, per contenerli al di sotto di una “soglia di manipolazione” che necessariamente varia di anno in anno.

Questo sarebbe possibile con un nuovo regime di tassazione delle persone fisiche come quello proposto dalla nostra teoria economica e sociale:

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

Teoria già nota da anni come “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”.

Ma questa necessità , evidente perfino ad un bambino, rimane oggi inaccettabile per molte persone adulte, che pur intelligenti fanno incredibili contorsionismi mentali per negare questa necessità.

Proprio un bambino, anzi, lo capirebbe meglio di un adulto, perché non deve difendere a priori un ancoraggio psicologico che un adulto invece si è dato e da cui ormai dipende.

Ricordate la favola del ”  “Il Re Nudo” ? Ecco forse molti adulti sono oggi vittima di una simile dinamica.

Concludendo, ricordo che in un sistema finito come il pianeta terra non è pensabile uno sviluppo infinito e che quindi dobbiamo ripensare, anche per motivi ecologici, l’attuale modello economico, trasformando un uomo al servizio dell’economia in una economia al servizio dell’uomo.

Ermanno Cavallini

PARLAMENTARIE DEL MOVIMENTO 5 STELLE, LA GRANDE RESPONSABILITA’ DI CHI VOTA.

Per parlare di una dinamica assai più generale, comincio in prima persona mettendomi in gioco, annunciando ai molti che mi conoscono anche in altri contesti, che dopo un non facile travaglio, ho deciso di candidarmi alle parlamentarie del movimento 5 stelle.

Naturalmente mentre scrivo non sono che un “aspirante” candidato del movimento 5 stelle al senato della repubblica italiana. Pare che come me, altri 10.000 o più cittadini, abbiano dato la propria disponibilità a fronte di alcune centinaia di ruoli da coprire. Conti alla mano, questo vuol dire che più o meno ogni 800 aspiranti solo uno sarà effettivamente candidato del movimento 5 stelle. C’è inoltre da considerare la “parità di genere” che, a quel che ho capito, porterà a candidare i più votati alternativamente di ciascun sesso, in una lista di priorità: vale a dire che il secondo per numero di voti diventerebbe terzo in virtù dell’alternanza; inoltre, gli ultimi tra i votati, inevitabilmente si troveranno a fare una estenuante campagna elettorale senza praticamente alcuna possibilità di essere realmente eletti.

Sicuramente tra noi ci sono persone valide e meno valide, attivisti storici e imbucati dell’ultima ora, chi ha una visione da vero statista e chi non è capace di andare oltre specifici settori; come pure le infinite sfumature della via di mezzo.

Questo è assolutamente normale e comunque è un grande successo di una democrazia, per fortuna, sempre più vicina alla base. Tuttavia, questa particolare situazione aumenta ancora di più la responsabilità della scelta di chi, iscritto alla piattaforma Rousseau, sarà a breve chiamato ad esprimere un nome.

A mio avviso è fondamentale che chi voterà sulla piattaforma Rousseau, prenda estremamente sul serio la scelta che dovrà compiere.

Un vecchio proverbio dice che “la vita è come il mare prima o poi ti rende quello che ci butti”, un principio a cui nessuno di noi volente o nolente, credente o ateo può, sfuggire.

Mi auguro che il voto non sarà espresso in base ai concetti da vecchia politica di “cordata di amicizie” o peggio di scambio di favori, ma in base a chi veramente e in profondità ognuno pensa possa essere la persona più indicata per contribuire alla costruzione di un mondo davvero migliore.

Come giustamente diceva oltre 2500 anni fa Aristotele “ogni popolo ha il governo che si merita” , spero proprio che il popolo di noi 5 stelle si possa meritare i migliori deputati e senatori possibili.

Ma quali sono i “migliori rappresentanti possibili” ? Forse dei super tecnici di qualche aspetto particolare? O un giusto mix di persone con differenti competenze ed esperienze capaci soprattutto di autoformarsi in funzione delle inevitabili e a volte anche imprevedibili sfide che dovremo affrontare?

Quando Renzi dice che «L’incompetenza M5S è il nostro avversario alle prossime elezioni» induce se stesso e il cittadino medio in un madornale errore, per il semplice motivo che la migliore competenza per governare in questo momento storico del paese è rappresentata prima di ogni altra cosa dalla capacità di autoformarsi e subito dopo, da un vasto ed eterogeneo bagaglio di esperienze vissute in ambito sia lavorativo che non, e sia in ruoli dirigenziali che di quadro, operaio, sottooccupato e non ultimo disoccupato.

In particolare vorrei richiamare l’attenzione di chi legge sul fatto che a parità di capacità, cultura e intelligenza un disoccupato (soprattutto se di lungo periodo) è paradossalmente più capace come futuro parlamentare rispetto ad un “normalmente occupato” . 

Parlo per esperienza diretta inquanto ammetto con assolutà onestà che solo dopo aver vissuto l’esperienza del crollo di tutto un mondo lavorativo intorno a me, mi sono messo a studiare ricercando prima la comprensione delle cause della crisi economica e poi, grazie anche ad un processo di “intelligenza collettiva” che ha coinvolto molte altre persone, la proposta di una soluzione possibile , che è scaturita poi nella teoria economica e sociale del “bene comune” ( gia conosciuta come capitalismo a doppia valvola di sicurezza).

Credo che oltre che me , questa dinamica abbia investito anche diverse altre persone in tutta itali, queste a mio avviso sono piu adatte di prima a ricoprire il ruolo di parlamentari, per il semplice motivo che avendo già provato sulla propria pelle il crescente impoverimento della classe media , hanno maturato una maggiore consapevolezza della realtà del paese,  e inoltre come è vero che “il bisogno aguzza l’ingegno” hanno una maggiore capacità di escogitare nuove soluzioni a problemi che altri più blasonati possono non vedere proprio per i paraocchi della loro formazione troppo convenzionale o per una motivazione inconsciamente cosi radicata.

Personalmente preferirei essere rappresentato da senatori e deputati con una “visione d’insieme” e lungimiranza da statisti, proiettata a 50 anni e oltre, piuttosto che da chi penserebbe in un’ottica solo di fine mandato.

Queste sono le persone che prioritariamente ci servono e non dei tecnici che vedo invece fondamentali nel ruolo subalterno di stretti consulenti.

Spero apprezzerete queste mie riflessioni, come la mia onestà nel mostrarmi e permettervi quindi di saper scegliere al meglio quando esprimerete il vostro libero voto.

Concludo augurandomi non tanto di “vincere” personalmente, ma che veramente diventino deputati e senatori le persone veramente più adatte a guidare la costruzione di un mondo migliore per i nostri figli.

Ermanno Cavallini

curriculum pubblico (e lo stesso che uso per lavoro, volontariato e per ogni altra esigenza)

Curriculum resp. ass. Ermanno Cavallini

IL LATO OSCURO DELLA PUBBLICITÀ E LA VERA SFIDA PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE

La  retorica , di cui la pubblicità fa un grande uso, è essenzialmente la capacità di convincere il prossimo di una tesi voluta, anche a prescindere da quanto essa sia profondamente condivisa anche solo da chi la propone.

In questa ottica si concepisce ogni dibattito come un confronto dove c’è chi vince e chi perde, anche se in genere i “contendenti” rimangono delle idee iniziali, o tutt’al più si contendono – nel caso di eventi molto seguiti – il consenso di un pubblico vissuto come prevalentemente succube e scarsamente capace di pensiero autonomo.

La retorica è nota fin dall’antichità (il primo trattato fu quello di Aristotele scritto nel V sec a.C.)   ed è  oggi  usata nelle sue sofisticate evoluzioni, sia in pubblicità che in politica,  come oggi viene purtroppo concepita.  Questa è studiata per fare leva sulle emozioni legate alla parte più superficiale e più elementare del comune cittadino verso cui è diretta.

L’uso sempre più scientifico, massiccio e sistematico di questa pratica, tende a creare degli ancoraggi psicologici artificiali che rinchiudono sempre più le persone in una “isola umana” con una sua particolare, e in genere molto parziale, percezione della realtà. Questo a sua volta genera una vera e propria patologia sociale che tende a confondere l’importanza delle varie proposte inducendo a fare le scelte sbagliate in diversi contesti.

Storicamente la “cura” a questo male è in genere la  dialettica  proposta anticamente già da Socrate,  che invece prevede il confronto delle idee su base non competitiva ma collaborativa. La migliore dinamica dialettica infatti. non prevede che in un dibattito ci sia tanto chi vince o chi perde, quanto che i convenuti interagiscano contaminandosi a vicenda e in fine, partoriscano una nuova idea che è “più della somma delle parti”.

Naturalmente per attivare questo virtuoso percorso di “intelligenza collettiva” serve la disponibilità personale a mettersi in gioco e nel caso, di fonte a nuovi aspetti a cui non avevamo pensato, anche a cambiare idea in tutto o in parte.

La capacità di mettersi in gioco però richiede il coraggio di vivere un momentaneo disorientamento prima dell’instaurarsi di un nuovo e migliore convincimento, cosa che ha un costo in termini di “sofferenza psicologica” che in molti non sono più in grado di sopportare.

La consapevolezza della realtà è tanto migliore quanto migliore è il processo dialettico a cui partecipiamo, a parità di esperienza e intelligenza.

Siccome oggi questo processo è scoraggiato, ecco che anche la percezione della stessa realtà

risulta nei cittadini molto più frammentata e soprattutto limitata, nel tempo e nello spazio, alle immediate vicinanze dell’individuo.

Ecco allora se vogliamo costruire un mondo migliore, la necessità di adoperarsi tutti a promuovere la dialettica e a contrastare il dilagare malato della retorica.

Queste riflessioni nascono anche da una mia diretta esperienza di confronto sulle soluzioni alla attuale crisi economica con diverse persone che hanno già compiuto anni di studi in questo campo e che sono portatori di loro particolari proposte.

Pur sostanzialmente condividendo l’analisi della grave situazione di crisi “sistemica” della nostra economia, queste persone faticano a mettersi d’accordo su una qualunque proposta comune.

E questo sostanzialmente perché ognuno di loro è disposto assai poco a mettersi in discussione.

Temo che sarà questa la sfida che ci permetterà o meno di costruire un mondo realmente migliore, ma prego chi mi legge di esprimere il suo libero pensiero in tal senso sul blog.

Anche questo sarà un primo esercizio di dialettica costruttiva.

Un caro saluto a tutti

Ermanno Cavallini