I PARADISE PAPERS ED IL PROBLEMA DEGLI ANCORAGGI MENTALI

E’ notizia di oggi che anche anche il campione di Formula Uno  Lewis Hamilton,  e perfino la regina d’Inghilterra, come molti altri miliardari e alti funzionari prima di loro, hanno eluso e ancora continueranno ad eludere le tasse grazie ad apposite scappatoie legali previste nelle normative dei rispettivi stati di appartenenza.

Il vero problema quindi non è tanto che “loro” eludono, ma che noi che ne siamo danneggiati gli permettiamo di farlo!

Noi che soffriamo di questa sottrazione di risorse siamo il 99,99%, eppure agiamo come ipnotizzati da un mito del successo che in realtà ci danneggia!  Molti di noi fino ad oggi hanno giustificato più o meno inconsciamente la tutela degli interessi dei miliardari, perché in fondo lo facevano per salvaguardare il sogno di diventare un giorno come loro. La “trappola mentale” porta a farti pensare che anche se sei povero o anche semplicemente benestante, devi “proteggere” gli interessi dei miliardari perché una parte di te crede di proteggere lo status a cui tu speri un giorno di arrivare.

Forse è giunta l’ora di riflettere insieme su cosa sta veramente alla radice di questo problema che sottrae ingentissimi fondi a strade, ospedali e più  in generale al “bene comune” di tutti. Tutti sappiamo che chi è veramente molto ricco ha anche un potere di “lobby” molto forte sulla politica e di conseguenza sul processo di formazione delle leggi. Questo inevitabilmente porta a fare in modo che la stessa formulazione delle leggi, a prescindere dalle apparenze, preveda delle scappatoie legali per tutta questa categoria di persone. Come dimostrano tutti gli studi di economia più recenti a cominciare da  Piketty   con il suo “Capitalismo del XXI secolo” e per finire con il Premio Nobel  Stiglitz  con i numerosi libri e ricerche che ha pubblicato. Tutti gli studi di macroeconomia più aggiornati dimostrano non solo che il divario tra classe media e ricchi è aumentato, ma che è destinato ad aumentare ancora impoverendo progressivamente la classe media.  Questa tendenza, secondo molti studi tra cui anche quella del prof.  De Masi, è destinata ad aumentare in maniera ancora più forte nei prossimi anni a causa della Quarta rivoluzione industriale . Una innovazione che già solo in Italia ridurrà di circa 5 milioni i posti di lavoro disponibili entro il 2025. Posti di lavoro che verranno a mancare principalmente alla classe media.  Forse è il momento di mettere in discussione alcuni “ancoraggi mentali, oggi non più utili, su cui fino ad oggi abbiamo costruito la nostra visione del mondo. Tutti sappiamo che la mente umana non è in grado di gestire contemporaneamente ed in “tempo reale” l’enorme complessità dell’universo, ecco allora che l’evoluzione ci ha dotato di un meccanismo di “semplificazione della realtà” che ha funzionato perfettamente fino ad oggi, ma che in un mondo globalizzato dove spesso le cause sono molto distanti dagli effetti, rischia di divenire una trappola auto imposta.

Una volta riflettuto su questo, un altro grosso problema è come evitare che i “ricchissimi” plagino in maniera invisibile, ma molto efficace, l’intero sistema a favore di quelli che percepiscono come i loro immediati interessi. Qui le risposte sono essenzialmente due da mettere in atto simultaneamente: la prima è trasmettere la nuova consapevolezza acquisita ai nostri parenti e conoscenti realizzando cosi un “effetto a catena” virtuoso che aumenti la “massa critica” di persone con piena coscienza del problema. La seconda è premere sui nostri delegati eletti, che si occupano dell’emanazione di nuove leggi o della modifica di  quelle esistenti.  Infatti la politica è sì condizionata dall’azione di   “Lobby”   (o peggio di corruzione) di chi ha un potere privato molto grande;  ma non può prescindere dal consenso popolare, almeno nel momento della loro elezione. Diventa allora fondamentale per ogni cittadino non solo andare a votare, ma svolgere un controllo attivo su chiunque abbia eletto per vigilare che  sia e resti fedele al mandato avuto dagli elettori!   La politica quindi non più come “cosa che non mi riguarda”, ma come dovere civico e tutela del proprio interesse. Un interesse a cui dedicare, anche solo con funzione di controllo, un po’ di tempo ogni giorno della settimana. Un’ultima considerazione sulla condizione dei “super ricchi”, da molti considerata invidiabile, che forse, se si approfondisce, non lo è poi cosi tanto.    Molti studi della moderna psichiatria, nonché della psicologia, definiscono una   sindrome Hubris che affligge i molto ricchi , simile in alcune sue parti a quella da gioco d’azzardo. Queste persone tendono a non stimare più se stessi per quello che sono ma solo attraverso quello che hanno ed in particolare attraverso il potere che riescono ad esercitare sugli altri. Un famoso boss della malavita ebbe un giorno a dire che “comannare è meglio che fottere”, questo dimostra quanto fosse malato e in una certa misura vittima del suo stesso potere. In una società sana ed equilibrata, anzi, “comandare” vuol dire prendersi delle responsabilità in più degli altri, il che non è sempre conveniente.

Queste considerazioni vedono la loro naturale evoluzione nella teoria economica e sociale del  “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”, la cui  breve spiegazione è disponibile anche in apposita pagina di questo sito.

Sperando di aver trasmesso degli utili stimoli di riflessione,  e senza pensare di aver certo esaurito il tema, un caldo saluto dal vostro

Ermanno Cavallini

LA DIFFERENZA TRA RICCHI E POVERI È DESTINATA A SALIRE, LO RIBADISCE OGGI AD ANCONA IL PREMIO NOBEL PER L’ECONOMIA STIGLITZ

Questa mattina ad Ancona, in occasione del conferimento della Laurea Honoris Causa a Joseph Eugene Stiglitz da parte dell’Università Politecnica delle Marche, dopo aver incontrato nella giornata precedente numerosi esponenti sia della politica che delle istituzioni nazionali e regionali, il Premio Nobel per l’economia ha tenuto una importante “Lectio magistralis” dal titolo  “Global Inequality”.   L’ineguaglianza globale  è stata ampiamente illustrata da Stiglitz con una serie di proiezioni che hanno sintetizzato le più recenti ricerche in ambito di macroeconomia. Stiglitz ha dimostrato che le disuguaglianze economiche in tutto il mondo, ma specialmente nei paesi industrializzati, stanno inequivocabilmente aumentando.  Si sta creando un mondo dove un numero sempre più esiguo di persone  accresce la propria ricchezza a fronte di una classe media destinata ad impoverirsi ulteriormente.  Questo succederà, a suo parere, se non opereremo il prima possibile dei cambiamenti strutturali importanti e non delle semplici riforme.  Stiglitz ha poi illustrato come, sul lungo periodo, la logica di un fin troppo libero mercato di

Uno dei moltissimi grafici portati a supporto delle analisi economiche proposte

stampo neoliberista, crei molti più problemi di quelli che si pensava potesse risolvere. Ha concluso poi con una pesante critica non solo alla politica ma anche al modo di pensare che sta dietro all’attuale presidenza Trump , volta più a contrastare le cause che gli effetti di scelte strutturali dimostratesi errate.

Ha molto colpito anche la pressoché totale corrispondenza delle sue analisi con la teoria del   “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”  nata nel nostro paese, circa tre anni fa, da un esperimento di   “Intelligenza collettiva”  e avviato in maniera distribuita sul territorio grazie a internet.

Il Prof. Mauro Gallegati.

Il premio nobel collabora con diversi economisti in tutto il mondo per mettere a punto una economia che sia veramente al servizio dell’uomo.  Tra questi, un nutrito gruppo di italiani che fa capo al prof.  Mauro Gallegati,  autore del recente libro  Interactive Macroeconomics  e  ordinario di “Macroeconomia avanzata”all’Università di Ancona:  Gallegati collabora con Stiglitz da oltre 10 anni ed è coautore di diverse pubblicazioni  su importanti riviste scientifiche.  Alla fine dell’incontro,  il prof. Gallegati – che ha avuto modo di leggere in formato elettronico il libro relativo alla nuova teoria economica e sociale nata “dal basso” – ricevendo una copia cartacea del libro, si è detto

Alla fine dell’incontro, mentre a nome della nostra associazione dono al Prof. Gallegati la copia del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”, lui mi sorprende amabilmente chiedendomi di autografarla.

interessato ad un incontro per un successivo approfondimento e per valutare le implicazioni e le soluzioni proposte in relazione agli altri studi ad oggi esistenti. 

Il lavoro del premio Nobel  J.Stiglitz assume, oggi, una valenza ancora più significativa, in quanto non si limita all’ambito esclusivamente teorico ma si è concretizzato anche nell’impegno con le istituzioni internazionali e nel dibattito pubblico ad ogni livello. Stiglitz si fa promotore di un nuovo approccio all’economia che scardina concetti ormai dimostratisi dannosi e che ricorda in alcuni aspetti anche la recente enciclica “Laudato si” di Papa Francesco, oltre che fornire le basi delle soluzioni proposte dal “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”.

Joseph Eugene Stiglitz ha ricevuto nel 2001 il premio Nobel per l’Economia “per i suoi fondamentali contributi resi sui temi di economia internazionale, globalizzazione dei mercati e fragilità finanziaria”, ed è oggi forse una delle menti più brillanti a livello mondiale in tema di analisi economica. Questi alcuni dei libri che fino ad ora ha pubblicato:

  • Il ruolo economico dello stato, Il Mulino, 1992.
  • Whither Socialism?, MIT Press, 1996.
  • Frontiers of Development Economics: The Future in Perspective, a cura di J.S. Gerald M. Meier e Nicholas Stern, World Bank, 2000.
  • New Ideas About Old Age Security: Toward Sustainable Pension Systems in the 21st Century, a cura di J.S. e Robert Holzmann, World Bank, 2001.
  • In un mondo imperfetto, Donzelli, 2001.
  • Principles of Macroeconomics, Third Edition, con Carl E. Walsh, W.W. Norton & Company, 2002.
  • The Rebel Within: Joseph Stiglitz and the World Bank, a cura di Ha-Joon Chang, Anthem Press, 2002.
  • La globalizzazione e i suoi oppositori, traduzione di Daria Cavallini, Einaudi, Torino, 2002.
  • Economics, Third Edition, con Carl E. Walsh, W.W. Norton & Company, 2002.
  • Peasants Versus City-Dwellers: Taxation and the Burden of Economic Development, con Raaj K. Sah, Oxford University Press, 2002.
  • I ruggenti anni Novanta. Lo scandalo della finanza e il futuro dell’economia, collana ET Saggi, traduzione di Daria Cavallini, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2004. pp. 333 ISBN 88-06-17651-X.
  • La globalizzazione che funziona, traduzione di Daria Cavallini, Einaudi, 2006. ISBN 88-06-18016-9
  • Economia e informazione. Autobiografia, scritti e interviste, Datanews, 2006. ISBN 88-7981-296-3
  • Verso un nuovo paradigma dell’economia monetaria, con Bruce Greenwald, Vita e Pensiero, 2008.
  • Il prezzo della disuguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro, Einaudi, 2013.
  • Bancarotta. L’economia globale in caduta libera Einaudi 2010 e 2013
  • La grande frattura. La disuguaglianza e i modi per sconfiggerla, Einaudi, 2016
  • The Euro: How a Common Currency Threatens the Future of Europe, W. W. Norton & Company, 2016

 

 

Ermanno Cavallini

Curriculum resp. ass. Ermanno Cavallini

LA CRISI ECONOMICA E L’EFFETTO DEL “DECIMO PASTICCINO”

Nel 1974,  il famoso economista americano  Richard Easterlin durante una ricerca, commissionata dal governo statunitense per stabilire come mai il PIL non aveva avuto la crescita prevista; distribuisce ad un vasto e vario campione di persone dei questionari anonimi.  In questi chiede di dichiarare tra i molti altri dati, anche il guadagno economico annuo ed il grado di felicità soggettiva percepito.

Dal risultato di questo questionario e dall’incrocio con altri parametri oggettivi come il PIL, si produce, tra lo stupore e l’incredulità iniziale degli stessi ricercatori, una serie di grafici da cui emerge che se in una prima fase all’aumentare del reddito la felicità cresce, in una seconda essa rimane pressoché costante ed in una terza, con l’ulteriore incremento della ricchezza la felicità addirittura crolla!

Grafico del’ andamento della felicita (Happiness) , in funzione del reddito personale annuo (Wealth)

I grafici risultanti da questa importante ricerca son principalmente tre.

il primo che si occupa del rapporto tra la felicità individuale e il reddito annuo, il secondo del prodotto interno lordo in funzione della felicità media popolare,  Infine il terzo, che si occupa della misura della felicità media degli individui, in rapporto all’aumento del reddito.

Naturalmente i risultati inattesi creano un certo sconcerto, e temendo un errore vengono avviate  anche da diversi altri gruppi di ricercatori simili ricerche. Tutte però sia pure con qualche differenza, sembrano confermale la veridicità della scoperta.  I risultati di queste ricerche scientifiche conducono, dunque, ad una considerazione disarmante quanto fondamentale:

se da un lato il denaro è necessario per garantire una ottimale qualità della vita, dall’altro oltre una certa misura la ricchezza stessa fa crollare la qualità della vita! 

Nello slancio divulgativo degli anni successivi , per spiegare al grande pubblico nasce “l’effetto del 10 pasticcino”.  

Mettiamo che per esperimento ci venga offerto un vassoio con 10 ottimi pasticcini, realizzati dallo stesso pasticciere volutamente identici tra loro.  Dopo aver mangiato il primo il nostro umore o la nostra felicità registrerà una salita ad un cero valore, dopo il secondo un po meno, il terzo ancora meno e cosi via per i successivi. Mettiamo che quando arriviamo all’ottavo ci sentiamo completamente sazi;  mangiare il nono se costretti , ci porterà un certa contrarietà e un abbassamento dell’umore. Naturalmente ancor di più il decimo pasticcino.

Se sottoponiamo a questo semplice esperimento un numero significativo di persone otterremmo un diagramma raffigurante  una  campana di Gauss  molto simile a quello ottenuto dal professor  Easterlin.

la zona verde del grafico rappresenta le zone dove è alta la qualità della vita.

In altre parole: una sempre maggiore ricchezza economica personale – di norma oggi desiderata – non produce la massima qualità della vita.

Al contrario, un incremento eccessivo della ricchezza determina, ad un certo punto, in un rapporto inversamente proporzionale, una progressiva diminuzione della qualità della vita.

Da questo clamoroso errore di indirizzamento dei nostri desiderata, in ultima analisi, derivano buona parte delle storture dell’economia e dei comportamenti sociali oggi osservabili.

Se proviamo invece ad immaginare una economia ed una società che non metta più al centro dei suoi sforzi la massima ricchezza economica, ma piuttosto la massima felicità relativa, ne deriverà una economia desiderabile – e di conseguenza una società futura – del tutto diversa e molto probabilmente, assai migliore.
A tal fine, l’  OCSE  ha messo a punto un indice per la misurazione del benessere, denominato  ‘Better Life Index’ (BLI), che si basa su una lunga lista di indicatori, raggruppati in undici gruppi tematici.  Il BLI si propone come superamento del concetto di PIL, che si è dimostrato ormai superato come parametro di riferimento per valutare il grado di salute economica di uno Stato e le

Impatto sulle scoperte di Easterlin della nuova teoria economica e sociale del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”.

condizioni di vita dei suoi abitanti.
Il BLI  prende in esame 11 indicatori: abitazione, reddito, lavoro,
partecipazione civile, istruzione, ambiente, governance, salute,
soddisfazione personale, sicurezza, equilibrio vita/lavoro.
Una serie di parametri che vuole tener conto allo stesso tempo
del benessere materiale, della qualità della vita (reale e percepita) e della sostenibilità ambientale.
Il segretario generale dell’ Ocse ,  Angel Guria  Angel , ha dichiarato: “In tutto il mondo molti cittadini chiedevano di andare oltre il  PIL . Questo indicatore è indirizzato a loro ed ha un potenziale straordinario per aiutarci a proporre politiche migliori per una vita migliore”. Analizzando le schede paese presentate dall’ Ocse  , si rileva che la media dei ‘soddisfatti’ raggiunge il 59%. Maggiormente soddisfatti della qualità della loro vita si sono dichiarati i Canadesi (91%) e i Danesi (90%). L’ indice di soddisfazione è più basso in Estonia (24%), in Slovacchia (27%) e in Turchia (28%).
L’ Italia è collocata un po’ al di sotto della media Ocse (54%), insieme ad altri paesi europei come la Spagna (49%), la Francia (51%), la Germania (56%).


Come sempre, qualunque positivo divenire non può che essere graduale, perciò è necessario perseguire il cambiamento meno “traumatico” possibile, a parità di positivi risultati che si potranno ottenere.
Questo è anche uno dei principali obiettivi  che ci dobbiamo porre. Tenendo ben presente che, sempre, ogni azione – non importa quanto lungimirante e positiva -sarà nulla se non se ne mettono prima e subito le basi perché
possa svilupparsi in un futuro. Un futuro che attualmente non ci è dato sapere quanto potrà essere prossimo o lontano.
Dunque riassumendo,  il prof. Richard Easterlin, evidenziò che nel corso della vita la felicità delle persone non corrisponde che solo in una prima fase  alle variazioni di reddito. Come abbiamo osservato, secondo questo paradosso (che è tale solo in apparenza) quando aumenta il reddito e quindi il benessere economico, il grado di felicità (la qualità della vita) aumenta solo fino ad un certo punto, oltre il quale poi comincia a scendere, diminuendo progressivamente secondo una curva ad U rovesciata:
Insomma, per quanto ci sembri difficile crederlo, dal punto di vista della migliore qualità della vita non è conveniente per l’individuo essere sempre più ricco: essere troppo ricco, infatti – oltre la sommità della curva come mostra il precedente grafico -, gli aspetti negativi conseguenti a questa ricchezza eccessiva superano quelli positivi.
Quindi possiamo dire che la massima ricchezza desiderabile, tanto per l’individuo quanto per la società, corrisponde a quella sommità della curva del diagramma in esame. Il motivo è che a quel livello si realizza la “migliore efficienza” tra capacità economica e possibilità, per l’individuo, di goderne effettivamente; determinandosi, inoltre, la migliore incentivazione per la classe media e quindi anche un incremento della produzione di beni e servizi.
Purtroppo, per le persone che basano la propria autostima sull’ “avere” piuttosto che sull’ “essere”,  la ricchezza finisce poi spesso per essere l’unico metro di autostima.  Nei casi più gravi questa dinamica crea una sorta di ‘tossicodipendenza da potere’ derivante dalla ricchezza .  Questa dipendenza patologica è per molti versi simile alle dipendenze da gioco di azzardo,  e causa oltre che una intima fragilità psicologica intrinseca nei soggetti “portatori”  anche  effetti devastanti nelle persone che gli stanno intorno e per un “effetto domino” anche in buona parte della società intera.

 

Al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili.

Federico Caffè

 

 

STRAGE DI LAS VEGAS, RIFLETTERE INSIEME PER PREVENIRNE ALTRE FUTURE.

La Strage proposta oggi dai media   non è che l’ultima di una lunga serie che, purtroppo, sembra infittirsi e non solo negli USA, man mano che passa il tempo.

Stephen Paddock ha sparato uccidendo almeno 59 persone e ferendone 529.

Dalle indagini effettuate sembra che nessuna prevenzione fosse stata possibile. Per quale motivo un pensionato benestante, senza particolari problemi e senza nessuna affiliazione né politica né terroristica, abbia compiuto un tale gesto al momento nessuno sa dirlo con certezza.

Sicuramente la cultura dell’“isola umana” oggi sempre più imperante, facilita molto il verificarsi di questi terribili eventi. Anche il duro confronto, interno agli Stati Uniti, sul diritto di qualunque cittadino di portare

Persone che cercano di mettesi al sicuro durante la strage di Las Vegas

legalmente armi, in alcuni casi addirittura anche da guerra, riflette il confrontarsi di due correnti di pensiero molto diffusi in tutto il mondo occidentale: quello fautore delle “armi libere”  vede come centrale la possibilità di esprimere a breve, se è il caso anche in modo violento, il libero arbitrio dell’individuo; l’altro invece vede nel miglioramento della rete sociale ,  l’unico vero strumento per garantire sia pure a medio-lungo termine la qualità della vita di tutti e di riflesso quindi anche quella del singolo individuo.

La prima è una visione “a breve” molto più facilmente gestibile da un

Armi anche da guerra, normalmente in vendita negli stati uniti.

punto di vista psicologico, che però può indurre  quello che  gli psicologi definiscono  un   BIAS  o errore fondamentale di attribuzione. Questi sarebbe legato alla necessità di gestire solo una versione eccessivamente semplificata della realtà per dare forti  “ancoraggi psicologici”  ed evitare una fragilità interna messa in pericolo dal doversi   mettere in discussione .

Il principio di “isola umana” se da un lato rende liberi, dall’altro rende anche soli.

C’è anche da dire che il concetto di “isola umana”, a cui questo primo modo di ragionare naturalmente porta, se da un lato libera l’individuo da molti condizionamenti esterni, dall’altra lo rende terribilmente solo quando sperimenta molti tipi di problemi.

Questa dinamica ricorda  la “sindrome del carrista”, nota in ambienti militari, che vede gli occupanti di un carro armato inizialmente avvantaggiarsi dalla protezione di una corazza, ma in atri frangenti imprigionati proprio dalla presenza di quest’ultima.

L’ esempio storico forse più noto del concetto per cui “tutto ciò che protegge in qualche misura anche imprigiona” è la sconfitta occorsa alla potente ma lenta cavalleria corazzata di Federico Barbarossa contro i fanti e la cavalleria, leggera ma estremamente mobile, dei Comuni durante la battaglia di Legnano del 1176.

Per tornare al pensiero delle varie “lobby delle armi” possiamo dire che queste si basano su una visione del mondo imperniata sull’esasperazione del pur necessario concetto di “libertà individuale”.  Questi tralasciando proprio per eccessiva semplificazione, il fatto  che invece la quasi totalità del benessere individuale deriva proprio dalla esistenza di una civiltà complessa collettiva  che permette ad ognuno di esprimere talenti specifici che sarebbero impossibili da valorizzare in qualunque realtà pre-sociale (il miglior esempio è la preistoria) o anche molto più semplicemente oggi , su un’isola deserta, pur in presenza di tutte le risorse naturali possibili.

In realtà la qualità della nostra vita non dipende tanto dalla ricchezza che le armi potrebbero secondo alcuni garantire o difendere, ma dall’efficienza della rete sociale intorno a noi!

Ecco allora che ogni “egoista” abbastanza intelligente, dopo un adeguato percorso, non può che diventare altruista, se non altro per un interesse lungimirante per sé e per i suoi familiari.

Dimostrazione di questo principio è il “Paradosso di Easterlin” che scoprì ormai nel lontano 1974 che la felicità individuale massima si ottiene solo per una gamma intermedia di ricchezza economica individuale.

Grafico del “paradosso della felicità” in verticale la felicità in orizzontale il reddito.

Questo principio scoperto come spesso accade nella storia, mentre si cercava altro, è stato poi confermato in vario modo da molti altri studi di gruppi di ricerca successivi.  Se la condizione migliore desiderabile non è la massima ricchezza rispetto al nostro prossimo ma invece la migliore qualità della vita, allora  anche la necessità di armarsi a livello individuale passa in secondo piano rispetto allo sforzo da investire nel miglioramento dell’efficienza della società intorno a noi .

Quando parlo di “efficienza” di una qualunque società nel produrre non solo beni e servizi ma anche e soprattutto  positive relazioni umane, intendo il rapporto tra il benessere ricevuto e gli sforzi complessivi fatti dall’individuo verso la società che lo circonda.

Ermanno Cavallini

LA CATALOGNA E IL DILEMMA DELLA LEGALITA’ EFFICIENTE

Mentre scrivo, in Catalogna stiamo assistendo a fatti che ci turbano tutti e forse che devono anche essere utilizzati per una riflessione più approfondita sulla stessa nostra condizione.

In questo momento una forza di polizia nazionale in applicazione di un sistema di diritto attualmente in vigore, sgombera a forza una varietà di popolo pacifica che chiede di esprimere un proprio fondamentale diritto democratico.

Importante anche registrare la “disobbedienza civile” che la forza di polizia catalana ha posto agli stessi ordini arrivati dall’alto per una questione di coscienza.

Sono entrati in conflitto due principi fondamentali di ogni costituzione democratica, garantiti anche dalla comunità europea.

Il principio democratico impone di lasciar svolgere le votazioni, mentre la sentenza della massima corte spagnola, in rispetto del principio di legalità impone invece alla polizia di impedire le operazioni di voto.

Dove sta il giusto e lo sbagliato? Come prima cosa non dobbiamo cadere nell’errore di una eccessiva semplificazione, che se da un lato ci fa esprimere velocemente un parere e quindi ci da stabilità psicologica temporanea, dall’altro rischia seriamente di indurci in errore.

Probabilmente la cosa più giusta che potrebbe fare in questa delicata situazione il governo ed il parlamento spagnolo sarebbe di produrre velocemente una legge che renda legale una naturale tendenza alla libera espressione della volontà popolare, ripristinando quindi l’accordo tra il sistema legale e quello democratico del paese.

E’ vero infatti che se da un lato è indispensabile un sistema legale per ridurre i conflitti in ogni società, dall’altro ogni sistema legale è sempre e solo un tentativo più o meno riuscito di istituire delle regole il più eque ed etiche possibili.

Infatti è da tenere ben presente che nessuna legge per quanto ben fatta, se presa alla lettera, avrà una sua applicazione che si possa ritenere giusta ed etica nel 100% dei casi.

Il motivo è che la realtà è un “sistema complesso” con un numero pressoché infinito di variabili, ed ogni legge che possiamo immaginare con i limiti della mente umana non potrà mai prevedere ogni possibile caso di sua applicazione.

Se anche fossimo in grado di esprimere leggi talmente complesse da prevedere “giustizia” in ogni possibile caso, probabilmente queste diventerebbero di troppo difficile comprensione , almeno per il comune cittadino che le deve rispettare.

Siamo quindi condannati a vivere di caso in caso il dilemma e ad adattare le leggi che ci diamo in funzione dell’evolversi della società e delle situazioni che vengono a verificarsi.

Ed è esattamente questo il lavoro dei parlamenti e più in generale di ogni sistema legislativo, Adattare le leggi ai contesti che mutano sempre più velocemente, per garantire al meglio possibile equità e giustizia.

Chiaritoci questo, capiamo subito come anche questa è inevitabilmente un’ “arma a doppio taglio” , in quanto se i parlamenti esprimono veramente la volontà popolare e il “bene comune”, si assolve ad una decisiva e positiva funzione. Se invece questa funzione “legislativa” è condizionata da un potere privato di lobby o peggio, tramite corruzione, diventa un sistema per rendere lentamente ma inesorabilmente il popolo stesso schiavo e diminuire gradualmente il livello di democrazia.

Forse questa che vi ho proposto è una sintesi eccessiva ma credo che il problema sia importante e reale e che meriti l’attenzione approfondita di ciascuno di noi.

Ermanno Cavallini

INTELLIGENZA E INFORMAZIONI CONDIVISE, LA CHIAVE DI VOLTA PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE.

Il mondo sta cambiando sempre più velocemente sotto i nostri piedi, tanto che la percezione collettiva, ormai fortemente limitata solo al breve raggio, fatica a tenerne il passo.  Anche i metodi per risolvere i problemi stanno cambiando, l’importanza di approcci anche da inusuali punti di vista, risulta sempre più evidente mano a mano che la nostra società diventa più interconnessa e risponde quindi alle regole di un “sistema complesso”. Molti non sanno che ormai da anni strutture prestigiose come la NASA  o i laboratori “La Roche” si affidano a siti come  “InnoCentive”  per risolvere problemi su cui i loro esperti si sono inutilmente spesi.

Spesso infatti è risultato che paradossalmente un approccio troppo  “esperto” ai problemi, comporta una modalità eccessivamente  condizionata dalle metodologie normalmente usate in un ambiente troppo specialistico.

Una sorta di “effetto paraocchi” che è risultante da una eccessiva specializzazione del mondo della ricerca convenzionale, che è tuttavia superabile mettendo a disposizione tutti i dati, a molte persone  anche con  competenze molto lontane dal campo in oggetto della problematica.  La visione dei problemi “a molti occhi” in diversi casi è la chiave della soluzione dove i sistemi convenzionali hanno fallito.

Un esempio tra i tanti, sono i 35.000 dollari vinti da Bruce Cragin, un radiotecnico in pensione di una piccola cittadina del New Hampshire, che con un approccio non convenzionale ha risolto un problema su cui la NASA si spaccava la testa da 35 anni senza successo. In questo caso si trattava di prevedere con un sufficiente anticipo le  eruzioni solari  che sparano nello spazio una massa di particelle e radiazioni mortali per le persone e le apparecchiature in orbita senza protezione.

Bruce Cragin aveva letto un annuncio su Innocentive , una clearighouse on-line , specifica per i problemi scientifici.

Home — InnoCentive

 

 

Questo è un esempio di sito che ricerca soluzioni  da “interazione d’esperienze” ,  i suoi iscritti non devono necessariamente essere specialisi, anzi è incoraggiata l’interazione di persone molto eterogenee, perche cosi si moltiplicano i punti di vista da cui valutare ogni singolo problema.

Chiunque si può iscrivere tra gli aspiranti “risolutori di problemi”; Tutti possono scaricare i dati raccolti e postare liberamente una loro soluzione; il committente poi sceglierà la soluzione che ritiene migliore tra quelle pervenute e che sperimentalmente raggiungono lo scopo.

Lo stesso vincitore ha poi ammesso che ” non avevo mai lavorato nel settore della fisica solare, ma ho riflettuto a lungo sulla teoria della riconnessione magnetica”.  Da verifiche sperimentali poi fatte dalla stessa NASA è risultato che le previsioni fatte dal sig. Cragin  con 8 ore di a

nticipo, coincidevano con un brillamento solare nell 85% dei casi , e con un anticipo di 24 ore si arrivava al 75% ;  un risultato mai conseguito dalla NASA in 35 anni di ricerche con i migliori esperti a disposizione!

Questo fenomeno passa sotto più definizioni, alcuni lo chiamano  “Innovazione Aperta”  , altri lo chiamano “Crowdsourcing” , ma in ogni caso è risultato molto efficace.

Gli studiosi  dell’innovazione “Lars Bo Jeppesen” e “Karim R. Lakhani” hanno analizzato oltre 160 problemi scientifici postati su questa piattaforma, tutti  grossi ostacoli  per le strutture e le istituzioni proponenti;  su questi sono risultate 49 le soluzioni considerae soddisfacenti. La “folla” eterogenea ha risolto circa il 30% di tutti i problemi proposti, ed è risultato che  le persone con una maggiore lontananza di esperienza nel teorico campo del problema,  avevano maggiori probabilità di risolverlo.

Detto in altri termini, essere “marginale” , e cioè avere una istruzione e una esperienza lavorativa lontana da quel particolare problema, sembra in qualche modo contribuire a risolverlo!

Questa e molte altre esperienze simili in tutto il mondo fanno capire come a volte un eccessiva preparazione specialistica possa essere invece che di aiuto di ostacolo nella soluzione di problemi che impattano con il “sistema complesso” che la nostra realtà, anche quotidiana, sta diventando.  Da diversi altri studi sembra anche emergere una dinamica per cui maggiore è l’interconnessione della nostra civiltà e più questa dinamica dei “non specialisti” diventa rilevante.

Anche nella scelta della futura classe dirigente, forse dovremo prediligere persone con una ampia formazione generalista e con una spiccata capacità di auto-formazione che “esperti” di tipo convenzionale, forse troppo ancorati a soluzioni ormai divenute obsolete o non piu valide per il rapido mutare del contesto.

Molti studi scientifici convergono sulla previsione per i prossimi 10-20 anni, di un mondo dove il divario tra poveri e ricchi aumenterà notevolmente, e questo non solo nei paesi in va di sviluppo ma soprattutto nei paesi definiti avanzati.

Se non interverranno inediti fattori correttivi, la progressiva introduzione di ulteriore automazione nel mondo del lavoro distruggerà circa 4 posti di lavoro per ogni nuovo posto creato. Nella sola Italia si stimano 5 milioni di posti di lavoro persi entro il 2030, e non saranno colpiti solo i lavori manuali, ma anche moltissimi lavori “di concetto” che si vedranno sostituiti da “sistemi esperti” o da forme di intelligenza artificiale.

Certamente la produzione aumenterà di efficienza e molti prodotti e servizi abbasseranno di costo, ma una classe media sempre più impoverita faticherà comunque a permetterseli.

Circa 10 anni fa, le 38 persone più ricche del pianeta possedevano, attraverso una serie di controllate, circa la metà della ricchezza globale, oggi il loro numero è sceso a 8, e tutto sembra indicare che si ridurranno in futuro ulteriormente. Assisteremo ad un aumento del PIL annuo che difficilmente si allontanerà dal’ 1% ; ma la brutta notizia è che anche il valore creato da questa pur ridotta crescita, non andrà a favore di tutti ma solo di una ristrettissima minoranza. Ormai i maggiori esperti riconoscono che il PIL è molto lontano da indicare il benessere diffuso all’interno di una nazione, che è invece rappresentato da altri indicatori come ad esempio lindice di Gini o  in modo forse ancora più completo,  il “OECD Better Life Index” in cui l’italia è gia sotto la media dei paesi occidentali.

Secondo lo studio “lavoro2025” dal famoso sociologo Domenico De Masi, la situazione in Italia, peggiorerà ulteriormente, rendendo la classe media di fatto meno libera e più ricattabile dal grande potere economico-speculativo. Questo avverrà anche attraverso la ulteriore disparità generata nel frattempo, dalla ulteriore grande massa di denaro acquisita da pochi ricchissimi o multinazionali, sui governi, e attraverso questi, anche sul processo di formazione delle leggi. “Lavoro2025” è uno studio commissionato da alcuni parlamentari, appositamente per avere una base scientifica su cui proporre una futura azione legislativa. Il lavoro di De Masi che è professore emerito di sociologia del lavoro presso la sapienza di Roma, utilizza il collaudato metodo d’indagine interattivo Delphi ed è stato pubblicato nel gennaio 2017, per cui risulta forse lo studio più aggiornato riguardo alla specifica situazione italiana.

Per risolvere i problemi che ci prospetta non rimane che come nell’esempio iniziale, usare un approccio non viziato dai binari consueti, aprendo la problematica a molti occhi, anche non inizialmente esperti della singola materia.  Proprio da un simile processo di “intelligenza collettiva” è nata la nuova teoria economica e sociale del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” che vuol risolvere alla radice ed in modo lungimirante la problematica di una economia che sfrutta l’uomo invece che supportarlo.

Per un eventuale approfondimento vi suggerisco il link ad una breve spiegazione della nuova teoria.

la teoria economica e sociale del “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

Un in bocca al lupo a tutti noi, augurandoci di riuscire insieme, a costruire un mondo migliore.

Ermanno Cavallini

LOTTARE PER UNA ECONOMIA CHE RISPETTI L’UOMO E L’AMBIENTE

Riguardo alla nuova teoria economica e sociale del  “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”  , nel divenire continuo del processo di  “intelligenza collettiva”  che cerco personalmente di promuovere, mi capita spesso di avere confronti di varia intensità con una vasta gamma di persone. Naturalmente sono il primo che cerca questi confronti, con la consapevolezza che “nessuno sa tutto ma ognuno sa qualcosa”  e nella convinzione profonda  che dall’interazione tra diversi,  può nascere qualcosa che è molto di più della somma delle sue parti.

In questo percorso, molte persone con cui mi trovo ad interagire, non avevano mai riflettuto seriamente sul tema; nella maggior parte dei casi  sono persone che hanno deciso di delegare ogni scelta in merito a  “esperti diversi da sé”. Molto piu raramente capita di confrontarsi con chi, magari da anni, porta avanti una sua precisa proposta. In questi rari casi, mi  trovo di solito  ad interagire con persone molto attive, entusiaste e  talvolta anche dotate di alcune ottime competenze in alcuni specifici settori. Quasi sempre però, la loro proposta è  limitata al solo aspetto economico, mancando della necessaria  “visione d’insieme”.  Questi in genere  non considerano che ogni giorno sempre più, viviamo integrati in un  “sistema complesso”   in cui settori e dinamiche, anche molto diverse tra loro,  interagiscono l’uno sull’altra  fino a creare la realtà che sprimentiamo ogni giorno e che sempre più risponde a dinamiche simili a quelle descritte dalla “Teoria del caos”.

Cresce e si divarica sempre più la forbice delle disuguaglianze sociali. I dati dello studio sui salari della Fisac CGIL

Capita che durante questi confronti,  nonostante un’analisi della situazione pressoché concorde  e anche quando si trovi una convergenza su tutte le misure concrete da prendere a breve-medio termine, si riscontri un grande irrigidimento e una grande chiusura quando si tocca il problema di dover porre un qualche limite alle differenze di reddito e quindi alla  “forbice sociale” .

A prescindere dalla posizione “pubblica”, nel profondo ognuno di noi sa che l’arricchimento personale, oltre certi grandi valori, si trasforma inevitabilmente da un legittimo cammino verso il benessere, ad una corsa alla conquista del potere sul nostro prossimo. Oltretutto questa “corsa al potere”, quando riesce, spesso “dà alla testa” .

Secondo Dacher Keltner, psicologo dell’Università di Berkeley,  che da 20 anni fa ricerca su questo tema, il potere può avere sul cervello le stesse conseguenze di una lesione traumatica: maggiore impulsività, sprezzo del pericolo e incapacità di mettersi nei panni dell’altro. Keltner lo chiama “paradosso del potere”: una volta raggiunta un’alta carica o una grande ricchezza, si perdono molte  caratteristiche che si avevano in partenza. Altri studi evidenziano come questo “paradosso del potere”   generi nelle persone che lo sperimentano, disturbi e dipendenze psicologiche  molto simili a quelle generate dal gioco d’azzardo.  Queste persone in genere, sono portate ad avere autostima solo in quanto “possiedono” e non in quanto “sono”.
Da questo  “errore fondamentale di attribuzione”  su cui purtroppo vengono basate erroneamente  molte vite, si generano a cascata  moltissimi altri mali tra cui la corruzione, la maggior parte delle guerre, il terrorismo e, non ultimo, lo sfruttamento smodato e insensato delle risorse del pianeta e del nostro habitat naturale.  Tutti effetti causati da un nocivo quanto, nella stragrande maggioranza dei casi,  chimerico  mito della corsa al potere (dunque alla ricchezza), illimitato. Valore  purtroppo oggi universalmente proposto ad ogni livello della scala sociale.

Devo ringraziare queste persone, perché grazie al confronto che mi hanno concesso, ho capito in maniera ancora più approfondita, quanto  importante e fondamentale  sia la battaglia etica che insieme stiamo portando avanti.
Molti di questi cercano ancora purtroppo, solo di ristabilire un’economia simile a quella che avevamo negli anni ’70. Economia  che se fosse possibile ricreare, non sarebbe oggi comunque  più sostenibile per gli oltre 7 miliardi di persone che popolano il pianeta.
L’economia che alcuni di loro vorrebbero ricreare, se pur in molti casi punti a diminuire l’attuale accentramento di ricchezza in poche mani, si basa in egual misura su una logica consumistica che ha  una azione molto negativa sull’ecosistema nel suo complesso.
Inoltre, il modello economico proposto da queste persone non tiene conto degli effetti della quarta rivoluzione industriale in arrivo, che spazzerà via molti più posti di lavoro di quanto riuscirà a crearne e questo, paradossalmente,  pur innalzando la qualità e la quantità dei beni e servizi disponibili.

Tuttavia, ho capito che queste  proposte (alcune migliori e alcune peggiori)  non vanno ostacolate, ma anzi  è fondamentale dialogare pubblicamente con chi le porta avanti. E questo per diversi motivi, sia perché comunque aiutano il grande pubblico a  compiere un primo importante passo nella giusta direzione, aumentandone la consapevolezza e quindi modificando positivamente  l’ “immaginario collettivo” , sia perché  dialogando direttamente con questi “promotori”  è possibile anche  potenziarne  l’aumento di consapevolezza, e quindi migliorare le varie soluzioni economiche prospettate.
Forse però ancora più importante, è  essere sempre più presenti in modo possibilmente sinergico e con tutti i mezzi possibili,  presso il grande pubblico  per superare la notevole confusione oggi presente e stimolare un aumento di consapevolezza a mio avviso  indispensabile per raggiungere  un obiettivo più grande e importante, che non si limiti al solo aspetto economico ma che diminuisca la competizione tra persone, aumenti la collaborazione e diminuisca contemporaneamente l’impatto ambientale.
Tutti obiettivi che, come chi ci segue sa bene,  il   “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”   si pone come primari nel suo cammino.

Il nostro mondo, a causa del raggiungimento di alcuni valori di diverse “masse critiche”, sta attraversando una fase inedita nella sua storia. La crisi economica che ha sconvolto gli  ancoraggi psicologici  di molti deve, paradossalmente, essere una occasione per proporre un modello di interazione sociale che spinga molto meno sulla sopraffazione, anche solo economica, del nostro prossimo.
Quando si può fare un grande bene, farne uno piccolo equivale a fare il male, forse dovremmo riflettere molto bene su questo punto…….

Ermanno Cavallini

L’IMPORTANZA DI GESTIRE GLI INEVITABILI CAMBIAMENTI IN ARRIVO

La quarta rivoluzione industriale che è in divenire con i suoi “effetti di retroazione”, rischia di cambiare non solo il nostro mondo, ma anche la nostra società molto oltre i limiti oggi normalmente immaginabili.

E’ di oggi, ad esempio, la notizia che un programma di intelligenza artificiale, denominato Vgg-Face, riesce ad individuare dalle solo fotografie del viso, la tendenza sessuale (gay, etero o trans ) di ogni persona, a prescindere dalla sua nascita biologica.

Ideato dai ricercatori Michal Kosinksi e Yilun Wang, il software si basa su uno importante   studio dell’università di Stanford    che lega la forma delle ossa all’azione di alcuni ormoni (principalmente il testosterone) durante il processo di crescita del feto nell’utero materno.

Il programma riesce a distinguere correttamente fra persone omosessuali ed eterosessuali nell’81% dei casi in occasione di uomini e nel 74% per le donne.

Nelle stesse situazioni un gruppo di esperti umani è riuscito a individuare l’orientamento sessuale solo nel 61% dei casi per gli uomini e nel 54% per le donne.

Il programma si basa su un algoritmo che sfrutta il processo di   “Deep Learning”   , l’apprendimento profondo che consente di stabilire gerarchie di fattori e parametri, elementi ricorrenti su una mole di documenti anni fa impensabile e oggi resa disponibile dalla potenza di calcolo dei processori attuali, che continuano a raddoppiare la loro potenza di calcolo a parità di costo, secondo la    legge di Moore  , e cioè circa ogni 18 mesi.

Fa molto discutere la possibilità, da parte di governi in cui l’omosessualità è considerata un crimine, di riuscire con questi strumenti a discriminare a priori una importante fetta di popolazione.

Ma le sue applicazioni pongono nuovi scenari anche in molti altri usi sia a livello aziendale che religioso.

A questo strumento se ne affiancano ogni giorno molti altri che rivelano altre caratteristiche; tutti comunque vanno in direzione di una diminuzione della nostra già ridotta privacy.

Dovremmo quindi prepararci ad un mondo dove riusciremo, sia nel bene che nel male, a celare sempre meno parti di noi a chi avesse denaro o potere sufficienti per usare questi strumenti.

Strumenti che abbassano ogni giorno di costo e che presto saranno alla portata di tantissimi soggetti, anche non istituzionali.

Credo che questa dinamica ci costringerà a rivedere molte nostre convinzioni, costringendoci di fatto a costruirci un nuovo sistema etico che tenga conto delle nuove possibilità tecnologiche.

Dopo i Robot e i sistemi esperti che ci stanno sostituendo in molti lavori, la tecnologia cambierà quindi i nostri rapporti privati, la politica e anche ciò che oggi è considerato “tollerabile” ai fini della sicurezza.

Il rischio, a questo punto, che il progresso culturale rimanga molto indietro rispetto a quello tecnologico è molto alto.

Pensate a che guai potrebbero creare certe tecnologie, soprattutto quando divenute relativamente a basso costo, nelle mani sbagliate.

Urge quanto non mai, elaborare velocemente un nuovo sistema etico, politico e sociale che possa rispondere a questa necessità di cambiamento considerato da molti come il più veloce mai sperimentato nella storia dell’umanità.

Una possibile risposta è data dalla nuova teoria economica e sociale del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” che, salvaguardando la classe media, diminuisce (senza azzerarlo) l’aspetto competitivo e aumenta quello collaborativo.

Naturalmente questa nuova teoria copre molti altri aspetti e, per chi fosse interessato, è disponibile anche un  libro dal taglio divulgativo che la tratta in tutti i suoi aspetti.

Una sintetica descrizione della nuova teoria economica e sociale è disponibile al seguente link:

la teoria economica e sociale del “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

Ermanno Cavallini

Portavoce  ass. Nuovo orientamento culturale

 

 

 

REDDITO DI CITTADINANZA, INDISPENSABILE MA NON SUFFICIENTE:

La quarta rivoluzione industriale in arrivo, con i suoi robot e le sue intelligenze artificiali, presenta diversi aspetti sia di grandi opportunità che di problematiche molto serie da affrontare per tempo.

Tra le problematiche, le due principali sono la diminuzione sia di posti di lavoro che di stipendio per la maggioranza degli esseri umani.

Questi due negativi effetti saranno determinati dall’aumento del divario tra poveri e ricchi  già in atto, che sarà accelerato ulteriormente a causa dell’aumento di produttività portata dalle macchine.

Un aumento di produttività che secondo molti studi tra cui quello   della federazione di no profit internazionale Oxfam per il 2016  , produrrà con l’attuale sistema economico redditi non  equamente redistribuiti,  ma che andranno anzi a favore di un numero via via più ristretto di “ricchissimi”.

Questa situazione è in continuo sviluppo come indica anche il successivo Rapporto Oxfam del 2017 .

Se per il bene dell’intera società, il “pronto soccorso” a breve è una forma di reddito di cittadinanza, la cura a lungo termine è limitare, attraverso una opportuna orchestrazione di leggi e politiche fiscali, la forbice sociale che si pone come fattore chiave centrale su cui costruire ogni nuova strategia per il futuro.

Una cosa che sfugge a molti, infatti,  è che ogni ricchezza personale superiore a certi grandi valori, non dà più tanto e solo benessere a chi la possiede, ma gli consegna un potere eccessivo di manipolazione del prossimo e, oltre certi grandi valori,  su tutta la collettività e soprattutto sul sistema politico che è quello tra l’altro,  vara nuove leggi!

Sappiamo tutti bene che con l’attuale sistema economico il “bene comune” viene spesso tralasciato, quando non esplicitamente  danneggiato, a favore di un maggiore profitto personale o aziendale, a seconda dei casi.

Questo meccanismo perverso va disinnescato non tanto attraverso una serie di divieti o imposizioni – oltre tutto spesso, se non sempre, inefficaci o insufficienti – ma rendendo “non più conveniente” arricchirsi oltre certi grandissimi valori.

Se non si comprende l’importanza estrema, per l’economia reale, di questo secondo e meno evidente aspetto, anche l’eventuale adozione di una forma di reddito di cittadinanza non risolverà che solo per un limitato periodo una problematica strutturale che deve essere affrontata invece alla radice, facendo in modo che l’economia sia al servizio dell’uomo e non viceversa.

Naturalmente la forbice sociale non deve essere nemmeno troppo chiusa, altrimenti si cade in meccanismi simili a quelli già sperimentati nel comunismo di tipo stalinista o simili, con un crollo massiccio della produzione di beni e servizi conseguente.

Il buon funzionamento prima della società e di conseguenza  dell’economia,  sta in una opportuna limitazione sia verso il basso che verso l’alto, del divario tra poveri e ricchi, introducendo nell’attuale economia due “valvole di sicurezza” lasciando però un discreto margine di oscillazione tra queste due tutele per il bene comune.

Queste due “valvole di sicurezza” sono in prospettiva,  anche l’unico vero sistema per redistribuire l’aumento di produttività portato dalle macchine, che – in mancanza di quelle valvole – porterà altrimenti  in modo lento ma continuo, a una struttura sociale sempre meno democratica;  in cui una sempre più ristretta oligarchia economica dominerà su masse sterminate di ex classe media, resa gradualmente sempre più povera e quindi “ricattabile”.

Questa tendenza emerge con forza dagli diversi studi di famosi  economisti come Thomas Piketty   con il suo    “Il capitale del XXI secolo” o il premio nobel per l’economia Joseph Stiglitz con il suo “La grande frattura”   e molti altri meno noti al grande pubblico ma con studi che da diversi punti di vista concorrono ad un lento processo di “intelligenza collettiva” che ci indica quale sarà il nostro futuro in mancanza di una adeguata presa di coscienza.

Quello che sfugge a molti però è che, anche al di là di valutazioni etiche – di cui non si può certo negare l’importanza -,  anche la produzione di beni, servizi e innovazione,  in questo nuovo divenire oligarchico, inevitabilmente alla lunga crollerà.

E questo succederà se la stragrande maggioranza della popolazione non sarà messa in condizione, a causa di una eccessiva poverà, di dare il proprio contributo al progresso evolutivo della società.

Il combinarsi del negativo effetto economico e culturale  sarà devastante in questa ipotesi;  consegnando prima l’occidente e poi il mondo intero ad una  età oscura di cui è difficile valutare la durata e la portata storica.

La cura, a nostro avviso, esiste ed è la nuova teoria economica e sociale del    “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” reperibile ormai tramite qualunque motore di ricerca.

Scarica Gratis il nostro libro.

 

Ermanno Cavallini

MIGLIORARE IL NOSTRO MONDO : I TRAGICI ERRORI INCONSAPEVOLI CHE CONDIZIONANO LE NOSTRE SCELTE

Tutti sanno che l’universo fisico in cui viviamo è semplicemente troppo grande e complesso perché una qualunque mente umana riesca a comprenderlo in tutti gli sterminati aspetti di dettaglio.

Sappiamo anche dalla  Teoria del caos  che nel “sistema complesso” in cui siamo immersi e di cui siamo parte, a variazioni anche infinitesime delle condizioni attuali potrebbero corrispondere variazioni molto importanti della realtà futura.

Quello comunemente noto come “effetto farfalla” della teoria del caos sostiene che a variazioni anche infinitesime delle condizioni attuali potrebbero corrispondere variazioni molto importanti della realtà futura.

Risulta quindi importante dedicare qualche minuto a riflettere bene sulle scelte che ogni giorno facciamo.

Chiediamoci un attimo, a tal fine, come poter valutare da soli e anche a posteriori la qualità delle varie scelte, grandi o piccole che siano, che abbiamo fatto fino ad oggi.

Il primo passo per riuscirci è divenire consapevoli di molti meccanismi psicologici, spesso inconsci, che ci riguardano e che, se non correttamente gestiti, rischiano inevitabilmente di farci compiere errori dalle conseguenze spesso imprevedibili.

In questo articolo per brevità considererò solo alcuni aspetti, ma simili dinamiche sono in realtà presenti nei campi più disparati e in modo molto vario ed esteso.

QUANDO LE SCORCIATOIE COGNITIVE SOSTITUISCONO LA RAZIONALITÀ.

La preferenza espressa attraverso il voto, ad esempio, rappresenta una chiara dimostrazione di questa dinamica. L’attuale pressione mediatica altera i meccanismi di fiducia e condivisione che guidavano il voto nel passato. L’attuale comportamento di voto, infatti, appare come un processo di scelta sempre più mosso dalle caratteristiche individuali dei candidati, aspetti che giocano oggi, un ruolo molto più importante di quelli che in passato avevano un peso maggiore, quali le ideologie, le tradizioni, i valori e gli interessi delle varie classi sociali, delle famiglie e dei singoli elettori.
I comportamenti più ponderati e razionali del passato, appaiono oggi purtroppo, sostituiti da scorciatoie di pensiero più approssimative; una risposta forse naturale, ma non per questo valida , al crescente, e spesso confuso, numero di informazioni, a volte anche contrastanti, trasmesse dai mass media quotidianamente.

Così, nella psicologia politica, il pensiero logico lascia oggi il posto a forme decisionali brevi e imprecise, definite “euristiche”, ossia strategie cognitive brevi che vengono messe in atto quando si ha la consapevolezza che mancano importanti dati certi sulla realtà per fare delle valutazioni precise e affidabili.

In ambito politico il ricorso a modalità euristiche sembra erroneamente giustificato da numerosi fattori, tra cui i principali sono che gli schieramenti hanno fatto gradualmente perdere di vista le radici ideologiche, oggi diluite e amalgamate nei due grandi blocchi intrinsecamente eterogenei.

Un altro fattore che favorisce l’uso di euristiche è la frequente astrattezza delle aspirazioni politiche manifestate in complessi dibattiti spesso comunemente incomprensibili o quantomeno generanti confusione e dati contrastanti.

Infine ma non ultimo, la sperimentata infedeltà alle promesse fatte in periodo elettorale.

Pertanto, il voto risulta oggi spesso influenzato da comportamenti più intuitivi che razionali, guidati prevalentemente da impressioni emotive come simpatia e fiducia o, ancor peggio, dal desiderio di allontanare personaggi che suscitano, più o meno spontaneamente, antipatia, incertezze sul futuro e timori.

Anche in questo settore della vita cresce purtroppo l’importanza di “ciò che appare”, piuttosto di “ciò che è”; in una politica che si adatta di conseguenza a produrre “personaggi” piuttosto che a giocare sulle ideologie, sulla necessità di dimostrare competenze, sulle reali capacità dimostrate in un passato e in una storia che viene invece costantemente rimessa in discussione e ricostruita attraverso le narrazioni di leaders sempre più carismatici e seducenti, ma sempre più lontani, in realtà, da una qualunque visione coerente e sinergica di un mondo futuro che vorremmo.

L’ECCESSIVA IMPORTANZA DEL CANDIDATO

Come nella società americana, la scelta elettorale italiana appare, oggi, eccessivamente influenzabile dall’immagine del politico. Un’ immagine fatta di ciò che dice, di come lo dice, della personalità che mostra in pubblico, catturata dalle telecamere e dalle fotografie scattate anche nel privato-intimo, fino a costruire una rappresentazione di un Sé che deve trasmettere la possibilità di rispondere ai bisogni veri o presunti, degli elettori che altrimenti non lo sceglieranno.
Ciò comporta che, dalla televisione ai giornali, viene giocata una campagna elettorale sempre più basata sulla possibilità di accattivarsi simpatie, di affascinare il popolo, di apparire più simili e vicini agli elettori o quantomeno al loro immaginario collettivo di un leader ideale.
La tendenza degli elettori a lasciarsi guidare più da leader che dalle idee che esprimono, è anche una risposta al desiderio spesso inconsapevole del cittadino di “affidarsi a qualcuno che risolva i problemi per noi” , piuttosto che impegnarsi in prima persona , insieme a molti altri per migliorare la situazione.

Anche gli aspetti di personalità di leaders proposti, ricavati attraverso pochi, spesso selezionati, momenti di comparse televisive è aggravata da una ulteriore propensione a giudicare i politici sulla base di semplificazioni cognitive ed emotive. Come mostrano alcuni studi (Caprara G.V., 1997; Caprara G.V., Barbaranelli C., Zimbardo P.), infatti, gli elettori invitati a descrivere la personalità che ritengono propria dei leader politici, fanno riferimento esclusivamente ad aspetti legati ai tratti dell’energia e dell’amicalità, trascurando le altre dimensioni della personalità ben più importanti per affidare razionalmente il governo del proprio paese.
Pertanto, nel processo di percezione della personalità del politico che guida gli elettori, quei fattori più superficiali e legati all’immagine, definiti “attrattori”, sembrano giocare un ruolo più forte, indipendentemente dalle preferenze politiche espresse dai votanti e dallo schieramento politico in cui si colloca il candidato che viene giudicato.
Agendo come una calamita, caratteristiche connesse ad aspetti esteriori quali l’innovatività e la sincerità, sembrano catturare l’attenzione degli elettori, portando ad una generalizzazione della positività della personalità del candidato prescelto.

Ma allora in questo contesto, come compiere efficacemente le nostre scelte? E soprattutto come gestire un processo decisionale che per essere efficace richiede molto tempo in approfondimenti e verifica delle molte informazioni che ci arrivano?

Salta subito agli occhi che tutto questo risulta estremamente disorientante e rischia di privarci di molte presunte “certezze” che ci permettono di fare scelte facili e veloci.

Forse la soluzione sta nel divenire consapevoli che è necessario dedicare più tempo e risorse nel prendere le nostre decisioni, e soprattutto nell’aggiornare, alcuni dei nostri “ancoraggi psicologici” che sono divenuti ormai obsoleti per il sempre più veloce cambiamento del contesto in cui viviamo.

A questo fine non dobbiamo demonizzare gli “ancoraggi psicologici” che in campo politico corrispondono grossomodo alle ideologie, ma superando quelli del passato, costruircene di nuovi e migliori, più adatti al mutato contesto di cui siamo testimoni.

Infatti comunque di alcune “scorciatoie cognitive” indubbiamente abbiamo pur bisogno.

Come dicevamo all’inizio “ l’universo è troppo grande per comprenderlo tutto e in tempo reale” o comunque noi come collettività, non siamo ancora pronti a tanto.

Ecco allora che dobbiamo dedicare ogni sforzo possibile ad aggiornare i nostri ancoraggi psicologici per renderli migliori e più efficaci.

Per fare un paragone improprio ma indicativo con il settore informatico, è come se il mondo, la gente, o comunque la società fosse come un gigantesco computer, un hardware che deve ogni tanto aggiornare il suo sistema operativo per non perdere di efficacia.

Gli ancoraggi psicologici , o se preferite gli “schemi mentali di riferimento” sono come il software che permette alle varie parti della società di interagire tra loro; più questo è aggiornato e valido e più l’efficienza della società migliorerà, donando come ricaduta a ciascuno di noi individui parte del tutto, condizioni di vita migliori.

In questa visione nessun “ancoraggio psicologico” o ideologia, corrisponderà mai ad una visione assoluta e definitiva della realtà o anche solo di cosa è desiderabile realizzare, ma piuttosto rappresenterà un ulteriore”gradino da salire” nella infinita scala dell’evoluzione e del miglioramento della società. Un continuo divenire che dobbiamo tutti aiutare ad andare nella giusta direzione, attraverso l’espediente di una serie di relative “certezze momentane” , utili in un dato momento storico, per compiere un cammino di progresso, ma che prima o poi, siamo consapevoli, diventeranno inevitabilmente obsolete.

Lo “schema mentale di riferimento” che la nostra associazione “Nuovo orientamento culturale” propone è la nuova teoria economica e sociale del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”, reperibile ormai in rete con qualunque motore di ricerca.

Tuttavia la cosa importante non è che sia adottata esattamente la nostra proposta, che tra l’altro è essa stesa in continua evoluzione, ma che un numero sufficiente di persone ne utilizzi una simile, per superare le inevitabili divisioni interne che si creano in ogni gruppo in un lungo e spesso imprevedibile percorso.

L’importante è che si basino dinamiche del gruppo stesso non tanto ai leaders ma ad una visione organica e coordinata nei diversi aspetti, di un mondo migliore che vogliamo costruire.

Ermanno Cavallini

AIUTARE I NUOVI POVERI, NON SOLO CIBO.

La lunga esperienza della nostra associazione nell’aiuto a quella fascia di classe media che sta impoverendo, chi ha insegnato che ogni valido aiuto, si deve reggere imprescindibilmente, sulle due fondamentali gambe di assistenza  materiale (cibo e altri beni) e aiuto psicologico.

La nostra associazione è attiva infatti, nell’aiutare concretamente le famiglie in difficoltà economica con la distribuzione di cibo frutta e verdura, recuperate da quelle che andrebbero normalmente sprecate. Questo avviene grazie a molte collaborazioni tra cui, principalmente, quella con l’associazione   Mo.Ma.5 di Mondolfo.

In concreto, ogni settimana contribuiamo con il nostro volontariato a distribuire derrate pagate dalla comunità economica europea per essere altrimenti distrutte, ad un bacino d’utenza di circa 130 famiglie in difficoltà economica, nella zona che va da Fano al fiume Cesano, per arrivare anche lungo la valle, fino a Pergola ed oltre.

Abbiamo constatato sul campo che Il dramma di molti disoccupati e sotto-occupati infatti, non è solo la pur drammatica mancanza di reddito, ma forse, in maniera ancora maggiore, un disorientamento profondo e spesso inconsapevole, che porta a depressione, disgregazione di molte famiglie e in qualche caso anche a tentativi di suicidio.

Questo disagio è principalmente dovuto al crollo di alcuni ancoraggi psicologici su cui molti avevano costruito la stessa percezione di se stessi.

Avere un lavoro stabile dava, in passato, una identità su cui veniva poi costruito un equilibrio interno e di conseguenza un modo di vedere il mondo.

Molte di queste “certezze” oggi si sono rivelate inconsistenti, costringendo moltissimi a cercare nuovi ancoraggi su cui ricostruire un nuovo e più sano equilibrio.

Purtroppo però una generale scarsità di “visone d’insieme” impedisce a moltissimi di focalizzarsi sulle vere cause del loro malessere, deviandole purtroppo, verso obbiettivi inefficaci ma percepiti dall’ ”isola umana” in cui spesso si ritrovano rinchiusi ,  come più abbordabili e comprensibili.

Il problema è che molte delle scelte che causano problemi, oggi vengono prese molto lontano dai comuni cittadini, oltre la sfera di normale percettibilità individuale di questi.

Il mondo sta cambiando sempre più velocemente sotto i nostri piedi, e il nostro modo di percepirlo, rischia di non tenere il passo; perdendo ogni giorno molta della sua efficacia nel permetterci di prendere decisioni realmente efficaci in merito al nostro futuro benessere.

Proprio per colmare questa lacuna la nostra associazione a mezzo di un processo di  “Intelligenza collettiva” durato ormai più di due anni, ha messo a punto una nuova teoria economica e sociale, che fornisce anche nuovi e più aggiornati ancoraggi psicologici su cui costruire il prossimo passo nella soluzione dei problemi che oggi ci attanagliano.

Il  “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”   naturalmente, non ha lo scopo di garantire una visione ultima e definitiva delle cose, ma di supportare un prossimo salto evolutivo culturale ed economico che costruisca un mondo davvero migliore da lasciare ai nostri figli.

La nostra è una visione organica del “sistema complesso mondo” di cui siamo più o meno consapevolmente tutti parte, e un tentativo di dirigere l’inevitabile e continuo cambiamento verso soluzioni positive.

L’alternativa purtroppo è lasciare che le attuali negative tendenze arrivino a trasformare il nostro mondo in una nuova età oscura sempre meno democratica, che probabilmente vedrà una ristretta élite governare dietro le quinte, con l’arma del ricatto economico e della tecnologia, su masse sterminate sempre meno consapevoli della loro condizione.

la teoria economica e sociale del “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

 

Ermanno  Cavallini

COME L’ ECONOMIA CIRCOLARE POTREBBE SALVARE IL MONDO

Molte risorse del pianeta si stanno esaurendo o comunque diventando sempre più difficili da procurare, la popolazione globale entro il 2050 potrebbe superare i  9 miliardi di abitanti. Basterebbero questi due effetti combinati a farci capire come è urgente un radicale cambiamento nell’economia e nel modo di pensare ad essa che deve essere aggiornato con urgenza.

L’economia circolare con la sua spinta al riciclo e alla tendenza a progettare beni molto più durevoli e riparabili di quelli attuali, si oppone al concetto stesso di “consumismo” che però al momento è il meccanismo base che crea oltre che rifiuti, anche denaro che converge nelle mani di un numero via via più ristretto di persone.

Il progressivo impoverimento della classe media genera inoltre un calo degli acquisti non solo in Italia.

I tempi di reazione purtroppo non sono brevi e se non inizieremo subito e nel modo migliore, rischiamo di far adottare a livello globale il concetto di  “ECONOMIA CIRCOLARE” troppo tardi per evitare terribili conseguenze.

Proprio per facilitare l’adozione dell’economia circolare che ne è un componente fondamentale, è nata la nuova teoria economica e sociale del  “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”.

Uno dei suoi scopi infatti è disinnescare alla fonte quel grande potere economico internazionale che vede nell’economia circolare un pericolo ai suoi introiti, derivanti sia dalla produzione di beni velocemente deteriorabili che dal loro tossico smaltimento.

Il grande potere speculativo neo liberista non può che essere nemico dell’economia circolare che invece come collettività dovevamo già attuare da tempo.

Per questo, più che vietare, dobbiamo modificare la “convenienza” a produrre beni non riciclabili o poco durevoli, in un cambiamento graduale ed il meno traumatico possibile.

Da questo punto di vista è fondamentale la SECONDA VALVOLA DI

SICUREZZA della nuova teoria , nota anche come reddito massimo socialmente sostenibile.

In pratica si salvaguarderebbe la classe media limitando l’apertura della forbice sociale grazie sia ad una riduzione dei troppo poveri con una forma di reddito di cittadinanza, ma soprattutto con un nuovo metodo di tassazione delle persone fisiche, non più a scaglioni ma con un sistema matematico esponenziale, che permetta di tassare poco o nulla i bassi redditi e che cresca appunto in modo esponenziale fino ad una soglia oltre la quale tutto l’eccedente viene lasciato allo stato.

Questo è fondamentale più per necessità “motivazionali “ che economici.

Se nessuno potrà infatti guadagnare, diciamo più di 40.000 euro al mese, si disinnescherà la spinta che oggi porta a ottenere eccessivi guadagni, aumentando la competizione e ostacolando la cooperazione, distruggendo la qualità della vita legata molto più di quanto normalmente si creda alle relazioni sociali che oggi si stanno deteriorando come anche denunciato da molti sociologi ed economisti come il professor. Stefano Bartolini dell’università di Siena.

 

Ermanno Cavallini

I FIGLI CHE SARANNO PIU’ POVERI DEI LORO GENITORI

Il  prestigioso McKinsey Global Institute  , ha pubblicato uno studio che dimostra che  in tutto il mondo ma soprattutto in Italia,  è in accelerazione un processo di impoverimento della classe media.
 
Le nuove tecnologie oltre all’effetto positivo di abbassare i costi di beni e servizi, hanno però anche l’ effetto negativo di abbassare sempre più gli stipendi, creando una situazione che se non contrastata diventerà sempre più esplosiva nei prossimi anni.
Il report  , ha scoperto che il 70% delle famiglie in 25 economie avanzate ha visto i propri introiti calare nel corso dello scorso decennio.
Sono state analizzate le  varie fasce di reddito,  in un periodo compreso dal 2005 al 2014.
Per fare un raffronto nei 12 anni precedenti le famiglie che avevano visto scendere i propri redditi erano state solo il 2%.
Gli autori stimano che: “mentre meno di 10 milioni di persone avevano visto i propri redditi stagnare o in caduta nel periodo dal 1993 al 2005 questo numero è esploso fino a raggiungere un dato da 540 a 580 milioni di persone dal 2005 al 2014.”
Il rapporto termina indicando che questa tendenza si aggraverà, e i segnali che abbiamo indicano appunto che dal 2014 ad oggi la situazione è peggiorata sempre più velocemente.
L’impoverimento di fasce sempre più ampie di classe media, crea un meccanismo di “ricattabilità economica” che tende a diminuire la democrazia in tutto l’occidente e non solo.
Molti considerano questo processo come  un tentativo della grande finanza speculativa internazionale  per ottenere una maggiore “governabilità”  necessaria per garantire il pagamento del debito pubblico per la maggior parte  nelle loro mani.
Altri sostengono che invece la “governabilità” è cercata per permettere a governi sempre più condizionati dal grande potere economico, di garantire l’adozione  di misure a favore della stessa grande economia trans-nazionale.
Comunque sia,  Come reagire a questi dati agghiaccianti nella loro crudezza?
  L’antidoto per fortuna esiste ed è la nuova teoria economica e sociale del   “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”   che prevede oltre ad un reddito minimo di cittadinanza anche un reddito massimo per disinnescare gli eccessi di un potere economico che oltre che condizionare ormai largamente i governi ed ogni decisione riguardo il “bene comune”, finisce per promuovere per motivi di guadagno un consumismo che danneggia l’equilibrio ambientale del pianeta.
Ermanno Cavallini
 
 

COME CI IMPOVERISCE IL MITO DELLA RICCHEZZA INFINITA

Nel laboratorio di “intelligenza collettiva” in cui si lavora continuamente affinando la nuova teoria economica e sociale del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”, anche i più critici ormai ammettono, la necessità di una qualche forma di “reddito di cittadinanza” per il futuro del nostro paese.

Questo è ancora più vero e imminente in vista dell’importante calo di posti di lavoro previsto da molti studi, proprio là dove aumenterà la produttività in seguito alla crescente automazione, (  per ogni nuovo posto creato se ne ipotizza una perdita media di 5).

 

Ma una discussione ancora più accesa e interessante si sta svolgendo intorno alla “seconda valvola di sicurezza” ovvero un limite di “reddito massimo socialmente sostenibile”.  Una misura strategica che dovrebbe impedire che ricchezze troppo grandi si trasformino da legittimo benessere per il loro portatore, a capacità manipolativa sul prossimo e, oltre certi grandi valori, anche capacità manipolatoria sul processo di formazione delle leggi e in definitiva sui governi e sull’intero “bene comune” in tutte le sue forme.

In effetti, anche un bambino capirebbe che consentire ricchezze, asservite al solo interesse privato, di valore tanto grande da condizionare il “bene comune” è una cosa assolutamente controproducente per tutti, forse addiritura, anche per i portatori di ricchezza stessi.

Ma i bambini hanno una elasticità mentale che viene a diminuire crescendo e spesso purtroppo l’età adulta ci vede assumere come fondamento del nostro equilibrio interno, assai più rigidi “ancoraggi psicologici”, che in questo contesto di cambiamenti sempre più veloci,  invece che aiutarci come in passato,  oggi possono costituire un ostacolo.

Questo tanto più in un mondo che si rivela sempre più complesso e interconnesso e dove l’effetto di decisioni prese in nome di interessi privati, condizionano spesso la vita personale di milioni di persone anche molto lontane da dove si prende quella decisione in oggetto.

D’altronde storicamente è vero che il comunismo sapeva redistribuire le ricchezze ma era pessimo nel produrle, come è vero che il capitalismo neoliberista è bravo nel produrle ma  è pessimo nel nella redistribuzione.

Oggi viviamo in un’era che vedrà, nel suo medio futuro, aumentare la produttività ma diminuire sia gli stipendi medi che i posti di lavoro disponibili e questo in uno scenario dove sarà sempre più facile produrre beni e servizi potenzialmente per tutti.

Dobbiamo inoltre fare i conti con l’esaurimento o i limiti delle risorse naturali del pianeta terra che, come sappiamo, sono messe a dura prova dal consumismo ma anche dalla crescita demografica mondiale che sta assumendo valori esponenziali.

Ricordiamo a questo fine che la popolazione mondiale è stata per millenni stabile intorno al mezzo miliardo di individui per poi crescere esponenzialmente fino agli attuali 7 miliardi e mezzo a partire dalla rivoluzione industriale avvenuta solo intorno alla metà del 1700.

Rimane quindi da mettere a punto un sistema che sappia produrre beni durevoli e meno “spreco”, ma che sappia anche redistribuirli in maniera da traghettare prima l’Italia e poi l’umanità dal desiderare la ricchezza a desiderare invece il benessere in senso molto più ampio.

Questo concetto è stato dimostrato da molti studi che hanno avuto tra i precursori il prof. Richard Easterlin che, fin dai lontani anni ’70 negli Stati Uniti, studiò quel che altri dopo di lui, hanno definito  ‘paradosso della felicità’, riscontrando che l’incremento di ‘felicità’ (benessere inteso come qualità della vita) è direttamente proporzionale all’incremento della ricchezza solo fino ad un certo valore, oltre questa soglia la qualità della vita non solo non aumenta con l’aumentare della ricchezza, ma anzi addiritura diminuisce!

Quindi dobbiamo costruire il mondo futuro che vorremmo non intorno al concetto erroneo di “ricchezza” ma  a quello di benessere .

Se puntiamo al benessere, sappiamo che questo si realizza quando si hanno congiuntamente diversi fattori, tra cui una disponibilità di mezzi sufficiente, la disponibilità di tempo per goderne e soprattutto un contesto sociale e ambientale intorno a noi che ci permetta una positiva interazione e non ultimo, di valorizzare i nostri talenti.

Questo semplice ma fondamentale concetto risulta, purtroppo, ancora ostico a molti.

Ma dobbiamo ricordarci che del nostro mondo siamo sempre più interconnessi e interdipendenti e la mancanza di consapevolezza di molte persone riguardo a questi temi, inevitabilmente condizionerà anche noi, ed è per questo che dovremmo adoperarci perche anche il nostro “vicino di casa” aumenti il suo livello di cultura e consapevolezza.

Per ora mi fermo qui, mi sembra che di “carne al fuoco” ce ne sia già molta, ora tocca a voi che mi leggete, commentare il presente articolo rafforzandolo o se credete dimostrandone l’errore.

Un grazie a tutti in ogni caso per la preziosa elaborazione condivisa

Ermanno Cavallini.                                                                

LA RESPONSABILITA’ DI ESSERE PREPARATI

Oltre alla responsabilità dei politici e di manipolatori vari davanti e dietro le quinte, esiste purtroppo anche una responsabilità di noi singoli cittadini.
La “colpa” se cosi possiamo definirla, sta nel non dedicare un tempo sufficiente all’autoformazione e alla costruzione di una necessaria visione d’insieme della realtà in cui ci troviamo a vivere.
E’ un po come se fossimo tutti passeggeri dello stesso “titanic” diretto verso l’Iceberg che però  troppi non vedono o non vogliono vedere per il dolore di doversi mettere troppo in discussione.
Questo è un lusso che semplicemente oggi, non possiamo piu permetterci.
La nuova sfida e la nuova responsabilità a cui tutti siamo chiamati è conoscere è valutare in coscienza nuove strade possibili al divenire della realà  per costruire un mondo davvero migliore.

ANCHE CHI E’ RICCO, QUANDO LUNGIMIRANTE, DESIDERA IL REDDITO DI CITTADINANZA.

Nel discorso di Mark Elliot Zuckerberg ad Harvard, Perfino il multimiliardario invita tutti, caldamente a riflettere sulla necessita di un reddito di cittadinanza.
Ma non si ferma qui!

Ribadisce la necessità di ridefinire uno scopo per tutti,  in un mondo che offrirà a causa della crescente automazione, sempre meno e più mutevoli lavori da svolgere.
Un cambiamento di paradigma culturale che vede anche come sua parte essenziale ( ma non sufficiente) , una redistribuzione più uniforme delle ricchezze disponibili.
Paradossalmente chi ha davvero una “visione d’insieme” arriva oggi a proporre soluzioni che a molti ancora inconsapevoli, sembrano inconcepibili o utopistiche come la limitazione grazie ad un nuovo sistema fiscale delle ricchezze private tanto grandi da influenzare il processo di formazione delle leggi o comunque il bene comune.

Ovviamente la nostra associazione ha mandato anche a lui una copia del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” l libro con la nuova teoria economica e sociale che potrebbe davvero cambiare il mondo.

Ermanno Cavallini