LA POLITICA, LE ELEZIONI ED IL “VERO SCOPO” DI COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE

Mentre scrivo ci apprestiamo al voto per scegliere il nuovo governo che dovrà guidare  il nostro paese per i prossimi 5 anni .

In tanti si affannano a sostenere o contrastare  ora questo ora  quel partito o fazione politica, dimenticando che la politica e le sue fazioni dovrebbero essere solo un mezzo per quello che è appunto il “vero scopo”:  costruire un mondo migliore per tutta la popolazione.

Le discussioni in vista delle elezioni,  logicamente, dovrebbero tendere a  quale modello di mondo migliore  sia più opportuno o funzionante, purtroppo questo invece è appena percettibile sullo sfondo, mentre divampano piuttosto le controversie su aspetti personali dei singoli politici del momento, che poco hanno a che fare con il vero scopo delle elezioni.

Quello di cui in troppi non si rendono più conto è che, in realtà, al di là delle fazioni che spesso scadono in campanilismi da clan, si stanno scontrando, in modo parzialmente trasversale  dietro le quinte,  due visioni completamente  opposte  di società verso cui tendere.

Da un lato abbiamo la grande finanza speculativa internazionale che promuove – attraverso un sistema di scatole cinesi, pressioni di lobby e “maggiordomi” vari –  una visione piramidale e verticistica della collettività.

Una visione verticistica dove una piccolissima quantità di presunti “illuminati” governa, attraverso un sistema di caste, un popolo ridotto volutamente in stato di continuo ricatto per garantire la “governabilità” e quindi anche la solvenza degli stati verso i creditori, soprattutto i grandi creditori privati.

Dall’altra abbiamo una visione che si basa sulla crescita culturale dell’intera popolazione, in modo da innescare un processo di “intelligenza collettiva” estremamente potente, legato anche a dinamiche di democrazia diretta o comunque le più orizzontali possibili, che veramente potrebbe determinare una esplosione esponenziale dei beni, servizi e buone relazioni umane  come mai la storia del pianeta ha fino ad oggi conosciuto.

Ma come la storia dell’evoluzione prima biologica e poi culturale insegna, ogni “salto evolutivo” presuppone prima una “crisi distruttiva”, come appunto quella che stiamo sperimentando.

La storia ci insegna che non è affatto scontato che prevalga la scelta migliore, infatti molte specie  e civiltà si sono estinte  o hanno avuto termine.

Se in questo scontro tra titani, in gran parte lontano dall’attenzione del grande pubblico, prevarrà la fazione verticistica probabilmente ci aspetta un nuovo “medioevo tecnologico” .

Uno nuovo “status quo” dove una piccolissima minoranza di “nuovi nobili economici”,  grazie alle nuove tecnologie,  adotterà sempre più  una  “governance” che prevede di tenere, in modo pianificato e scientifico, vaste fasce di ex classe media  impoverita,  in stato di continuo ricatto.

Questo provocherà a sua volta un conseguente crollo della qualità della vita,  prima di tutto per la collettività ma paradossalmente anche per la classe dirigente che, sempre più malata di “tossicodipendenza da potere”,  si troverà a vivere una vita barricata “in perpetuo”, caratterizzata da continuo sospetto e stress per difendersi dalle mosse aggressive l’uno dell’altro e quindi con una qualità molto bassa.

Quella strategia di governance è già in atto e usa come principale strumento la moneta che, accanto alle due positive funzioni storiche di facilitare gli scambi e conservare il valore, affianca purtroppo, oggi, una funzione di “drenaggio di valore” dalle periferie verso i grandi potentati economici,.

Questo è stato reso possibile grazie al fatto che la moneta non viene da tempo più emessa dai governi, ma da istituzioni controllate, attraverso un meccanismo di scatole cinesi, da interessi privati.

La moneta inoltre, non viene più emessa in ” quantità certa”, per il motivo duplice che non ha più alcun sottostante che non sia il fatto che gli stati la accettano in pagamento delle tasse e, soprattutto, a causa della creazione incontrollabile di “moneta scritturale” da parte delle banche private di ogni genere.

Questo fenomeno ha creato la situazione paradossale per cui,  ad oggi, esiste molta più moneta della somma ti tutti i beni e servizi che siano con essa acquistabili !

Questa massa di denaro latente (ferma nel mercato speculativo o nei paradisi fiscali)  diventa un formidabile strumento di impoverimento per la classe media che, messa strategicamente in difficoltà,  svende i suoi averi e spesso purtroppo anche la sua dignità, di fatto trasferendo potere verso i “piani alti” della piramide.

Questo è il futuro che rischiamo e che in parte è già in divenire, ma andiamo a vedere quale altra opportunità invece potrebbe essere colta.

Nell’ipotesi che si superi la attuale “crisi distruttiva” e si possa compiere l’auspicato “salto evolutivo”, una maggiore consapevolezza e partecipazione di tutta la popolazione porterebbe inevitabilmente a capire che il benessere personale non può che realizzarsi come ricaduta del miglior funzionamento dell’intera società.  Questo, a sua volta, porterà ad una diminuzione della competizione e ad un aumento dell’aspetto collaborativo ad ogni livello.

Attraverso una serie di “effetti a catena” questo porterà a mutare, nell’immaginario collettivo, il tossico  obiettivo individuale di raggiungere la massima ricchezza possibile , in quello assai più sano di raggiungere la massima qualità della vita possibile!

La nostra realtà è diventata e sarà sempre più un “sistema complesso” in cui la qualità della vita individuale  dipenderà sempre più,  sia nel bene che nel male,  dal buon funzionamento della collettività.

Una collettività, io spero, tesa a raggiungere il miglior “Bene Comune” inteso, al suo  minimo, come la miglior quantità disponibile per tutti di “Beni, Servizi e Buone relazioni sociali”.

Per favorire questa seconda ipotesi è nata la teoria economica e sociale  del

“BENE COMUNE”,  già   “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”  ormai abbastanza nota almeno nell’ambiente degli “addetti ai lavori” anche se non ancora presso il grande pubblico.

Per concludere, credo che sempre, ma soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche, dovremmo tutti recuperare una “visione d’insieme” che ci porti a decidere in funzione del “vero scopo” e non delle beghe di partito personali o comunque a “corto raggio”.

Con l’augurio di riuscire tutti insieme a realizzare veramente un mondo migliore.

Ermanno Cavallini

per approfondimenti:

 

 

con il rischio di guerre anche nucleari che potrebbero arrivare perfino a cancellare tutta la vita intelligente sul pianeta, e comunque

 

 

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

CAPIRE IL PERCHÉ DEI FATTI DI MACERATA, UNA QUESTIONE DI PRIMARIA IMPORTANZA.

Su tutti i media è un gran fiorire di descrizioni e considerazioni sull’azione del ventottenne ex candidato della lega nord Luca Traini che ha sparato a caso su persone di colore a Macerata.

Purtroppo nessuno di questi media mette in luce la questione forse più importante di tutte e cioè l’errore fondamentale di attribuzione che porta a questo tipo di gesta, in sé del tutto irrazionali.

La dinamica che si fa largo in molte persone è una eccessiva semplificazione di una situazione in realtà molto più complessa.

La psicologia ci insegna che molti scelgono una soluzione facile quanto sbagliata,  per il motivo che una analisi più profonda, equilibrata e più completa della realtà,  mette spesso a rischio molti ancoraggi psicologici su cui fino ad oggi  tante persone hanno costruito la visione di se stessi.

La dinamica che si fa largo in molte persone e che ha visto solo come sua “punta dell’iceberg” l’azione di questo giovane simpatizzante di estrema destra, è sintetizzabile in questo ragionamento:

“Io italiano sono in stato di disagio a causa della crisi economica e l’extracomunitario diventa il mio nemico perché porta via risorse che sarebbero per me e crea delinquenza” .

Questo modo di ragionare è funzionale a scatenare una “guerra tra poveri”, in una dinamica di “divide et impera”, nascondendo il vero grande nemico comune responsabile della crisi economica, cioè la grande finanza speculativa internazionale e i suoi emissari che controllano sia pure indirettamente governi, parlamenti e grandi media.

In troppi non riflettono a sufficienza sul fatto che senza l’azione negativa della grande finanza speculativa internazionale,   i grandi flussi migratori semplicemente non esisterebbero.  Per il semplice motivo che senza la spinta di una economia neocolonialista, nei paesi d’origine non ci sarebbero le condizioni che fanno nascere il fenomeno migratorio.

Il ragionamento corretto dovrebbe invece essere: “Siccome la crisi economica è creata ad arte per aumentare il potere reale di un piccolo numero di persone ricchissime a scapito della classe media volutamente impoverita, io invece che prendermela con gli altri poveretti come me me la prendo con chi si avvantaggia, dietro le quinte, dello scontro sociale.

Il vero, comune nemico di tutti italiani ed extracomunitari,  è l’eccesso di ricchezza personale di una cerchia molto ristretta, che inevitabilmente oltre certe grandi soglie si trasforma da benessere per loro  in potere manipolativo sul prossimo! E oltre certe ulteriori grandi soglie anche in potere manipolatorio sul processo di formazione delle leggi e sull’azione dei governi.

In pratica per costruire qualunque mondo migliore dovremmo prima “disinnescare” in modo non violento ma molto deciso, chiunque, troppo ricco, possa vivere una “tossicodipendenza da potere” , che visti i mezzi a sua disposizione condizioni l’”immaginario collettivo” verso una visione che non è nell’interesse della collettività.

Riassumendo forse sarebbe assai più opportuno dirigere il nostro risentimento (comunque negli opportuni modi) , non verso l’extracomunitario o chi sta peggio di noi, ma verso i “tossicodipendenti” da potere.

Una teoria economica e sociale che propone questo tipo di approccio è quella del   “Bene comune” già nota come    “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” .

Ermanno Cavallini

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

 

OGGI LA DEMOCRAZIA EFFETTIVA E’ SEMPRE PIÙ A RISCHIO, ECCONE I MOTIVI

La ONG mondiale Oxfam, ha recentemente inviato ai leader delle maggiori forze politiche una lettera aperta ai maggiori leader politici per metterli in guardia dall’enorme rischio costituito da un aumento sempre più veloce della diseguaglianza anche in Italia. Con questa si chiede ad ogni partito, in occasione delle prossime politiche,  che misure intendano adottare in merito.

Il prestigioso Rapporto 2018 di Oxfam International, ha una corposa sezione dedicata all’Italia in cui si legge che “In Italia, il 40% della ricchezza nazionale netta nel 2017 è stata appannaggio del 5% più ricco di nostri connazionali. E il divario nella distribuzione dei redditi non è da meno: secondo gli ultimi dati Istat disponibili il 20% più povero dei cittadini italiani dispone solo del 6,3% del reddito nazionale contro il 40% posseduto dal 20% più ricco”. In un sondaggio realizzato da Demopolis per Oxfam Italia, la maggioranza dei cittadini italiani intervistati (61%) ha dichiarato di aver percepito un trend crescente della disuguaglianza in Italia tra il 2011 e il 2016. L’80% del campione intervistato ritiene prioritario ed urgente il contrasto alle disuguaglianze.

Ancora una volta, i dati di questo importante rapporto convergono con l’allarme lanciato più volte dal premio nobel per l’economia Joseph Stiglitz  e con le risultanze dell’enorme ricerca – grazie anche alla sua numerosissima rete di ricercatori universitari in tutto il mondo – sulla differenza di reddito tra patrimonio e lavoro, fatta dall’economista Thomas Piketty.

Tutti dati che danno ragione all’industriale, politico e filosofo Adriano Olivetti , quando diceva, nei lontani anni ’50 e ’60, che “Occorre superare le divisioni fra capitale e lavoro,  industria e agricoltura, produzione e cultura”.

Come soluzione, la Oxfam propone di limitare gli stipendi dei top manager in un rapporto di 20 a 1 con le retribuzioni degli operai.

In realtà anche questo non metterebbe che una “toppa” molto parziale , perché il vero problema è una qualunque ricchezza privata che superi la soglia di manipolazione del “bene comune”.

E’ innegabile infatti che qualunque ricchezza personale sufficientemente grande dia anche un potere manipolativo sul processo di formazione delle leggi e sui governi, che sono portati cosi a prendere decisioni più nell’interesse economico di questi che a favore della collettività.

Ovviamente, la grande disponibilità economica si trasforma in potere di condizionamento della politica e a volte anche del’”immaginario collettivo”, e quindi dell’opinione pubblica. Questo avviene sia con mezzi leciti quali le azioni di lobby o altri, che illeciti come tutte le varianti di corruzione, ricatto o concussione possibili.

Anche un bambino capirebbe che per realizzare un mondo futuro migliore, è necessario risolvere alla base il problema, limitando per legge se non i patrimoni , almeno i redditi, per contenerli al di sotto di una “soglia di manipolazione” che necessariamente varia di anno in anno.

Questo sarebbe possibile con un nuovo regime di tassazione delle persone fisiche come quello proposto dalla nostra teoria economica e sociale:

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

Teoria già nota da anni come “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”.

Ma questa necessità , evidente perfino ad un bambino, rimane oggi inaccettabile per molte persone adulte, che pur intelligenti fanno incredibili contorsionismi mentali per negare questa necessità.

Proprio un bambino, anzi, lo capirebbe meglio di un adulto, perché non deve difendere a priori un ancoraggio psicologico che un adulto invece si è dato e da cui ormai dipende.

Ricordate la favola del ”  “Il Re Nudo” ? Ecco forse molti adulti sono oggi vittima di una simile dinamica.

Concludendo, ricordo che in un sistema finito come il pianeta terra non è pensabile uno sviluppo infinito e che quindi dobbiamo ripensare, anche per motivi ecologici, l’attuale modello economico, trasformando un uomo al servizio dell’economia in una economia al servizio dell’uomo.

Ermanno Cavallini

PARLAMENTARIE DEL MOVIMENTO 5 STELLE, LA GRANDE RESPONSABILITA’ DI CHI VOTA.

Per parlare di una dinamica assai più generale, comincio in prima persona mettendomi in gioco, annunciando ai molti che mi conoscono anche in altri contesti, che dopo un non facile travaglio, ho deciso di candidarmi alle parlamentarie del movimento 5 stelle.

Naturalmente mentre scrivo non sono che un “aspirante” candidato del movimento 5 stelle al senato della repubblica italiana. Pare che come me, altri 10.000 o più cittadini, abbiano dato la propria disponibilità a fronte di alcune centinaia di ruoli da coprire. Conti alla mano, questo vuol dire che più o meno ogni 800 aspiranti solo uno sarà effettivamente candidato del movimento 5 stelle. C’è inoltre da considerare la “parità di genere” che, a quel che ho capito, porterà a candidare i più votati alternativamente di ciascun sesso, in una lista di priorità: vale a dire che il secondo per numero di voti diventerebbe terzo in virtù dell’alternanza; inoltre, gli ultimi tra i votati, inevitabilmente si troveranno a fare una estenuante campagna elettorale senza praticamente alcuna possibilità di essere realmente eletti.

Sicuramente tra noi ci sono persone valide e meno valide, attivisti storici e imbucati dell’ultima ora, chi ha una visione da vero statista e chi non è capace di andare oltre specifici settori; come pure le infinite sfumature della via di mezzo.

Questo è assolutamente normale e comunque è un grande successo di una democrazia, per fortuna, sempre più vicina alla base. Tuttavia, questa particolare situazione aumenta ancora di più la responsabilità della scelta di chi, iscritto alla piattaforma Rousseau, sarà a breve chiamato ad esprimere un nome.

A mio avviso è fondamentale che chi voterà sulla piattaforma Rousseau, prenda estremamente sul serio la scelta che dovrà compiere.

Un vecchio proverbio dice che “la vita è come il mare prima o poi ti rende quello che ci butti”, un principio a cui nessuno di noi volente o nolente, credente o ateo può, sfuggire.

Mi auguro che il voto non sarà espresso in base ai concetti da vecchia politica di “cordata di amicizie” o peggio di scambio di favori, ma in base a chi veramente e in profondità ognuno pensa possa essere la persona più indicata per contribuire alla costruzione di un mondo davvero migliore.

Come giustamente diceva oltre 2500 anni fa Aristotele “ogni popolo ha il governo che si merita” , spero proprio che il popolo di noi 5 stelle si possa meritare i migliori deputati e senatori possibili.

Ma quali sono i “migliori rappresentanti possibili” ? Forse dei super tecnici di qualche aspetto particolare? O un giusto mix di persone con differenti competenze ed esperienze capaci soprattutto di autoformarsi in funzione delle inevitabili e a volte anche imprevedibili sfide che dovremo affrontare?

Quando Renzi dice che «L’incompetenza M5S è il nostro avversario alle prossime elezioni» induce se stesso e il cittadino medio in un madornale errore, per il semplice motivo che la migliore competenza per governare in questo momento storico del paese è rappresentata prima di ogni altra cosa dalla capacità di autoformarsi e subito dopo, da un vasto ed eterogeneo bagaglio di esperienze vissute in ambito sia lavorativo che non, e sia in ruoli dirigenziali che di quadro, operaio, sottooccupato e non ultimo disoccupato.

In particolare vorrei richiamare l’attenzione di chi legge sul fatto che a parità di capacità, cultura e intelligenza un disoccupato (soprattutto se di lungo periodo) è paradossalmente più capace come futuro parlamentare rispetto ad un “normalmente occupato” . 

Parlo per esperienza diretta inquanto ammetto con assolutà onestà che solo dopo aver vissuto l’esperienza del crollo di tutto un mondo lavorativo intorno a me, mi sono messo a studiare ricercando prima la comprensione delle cause della crisi economica e poi, grazie anche ad un processo di “intelligenza collettiva” che ha coinvolto molte altre persone, la proposta di una soluzione possibile , che è scaturita poi nella teoria economica e sociale del “bene comune” ( gia conosciuta come capitalismo a doppia valvola di sicurezza).

Credo che oltre che me , questa dinamica abbia investito anche diverse altre persone in tutta itali, queste a mio avviso sono piu adatte di prima a ricoprire il ruolo di parlamentari, per il semplice motivo che avendo già provato sulla propria pelle il crescente impoverimento della classe media , hanno maturato una maggiore consapevolezza della realtà del paese,  e inoltre come è vero che “il bisogno aguzza l’ingegno” hanno una maggiore capacità di escogitare nuove soluzioni a problemi che altri più blasonati possono non vedere proprio per i paraocchi della loro formazione troppo convenzionale o per una motivazione inconsciamente cosi radicata.

Personalmente preferirei essere rappresentato da senatori e deputati con una “visione d’insieme” e lungimiranza da statisti, proiettata a 50 anni e oltre, piuttosto che da chi penserebbe in un’ottica solo di fine mandato.

Queste sono le persone che prioritariamente ci servono e non dei tecnici che vedo invece fondamentali nel ruolo subalterno di stretti consulenti.

Spero apprezzerete queste mie riflessioni, come la mia onestà nel mostrarmi e permettervi quindi di saper scegliere al meglio quando esprimerete il vostro libero voto.

Concludo augurandomi non tanto di “vincere” personalmente, ma che veramente diventino deputati e senatori le persone veramente più adatte a guidare la costruzione di un mondo migliore per i nostri figli.

Ermanno Cavallini

curriculum pubblico (e lo stesso che uso per lavoro, volontariato e per ogni altra esigenza)

Curriculum resp. ass. Ermanno Cavallini

IL LATO OSCURO DELLA PUBBLICITÀ E LA VERA SFIDA PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE

La  retorica , di cui la pubblicità fa un grande uso, è essenzialmente la capacità di convincere il prossimo di una tesi voluta, anche a prescindere da quanto essa sia profondamente condivisa anche solo da chi la propone.

In questa ottica si concepisce ogni dibattito come un confronto dove c’è chi vince e chi perde, anche se in genere i “contendenti” rimangono delle idee iniziali, o tutt’al più si contendono – nel caso di eventi molto seguiti – il consenso di un pubblico vissuto come prevalentemente succube e scarsamente capace di pensiero autonomo.

La retorica è nota fin dall’antichità (il primo trattato fu quello di Aristotele scritto nel V sec a.C.)   ed è  oggi  usata nelle sue sofisticate evoluzioni, sia in pubblicità che in politica,  come oggi viene purtroppo concepita.  Questa è studiata per fare leva sulle emozioni legate alla parte più superficiale e più elementare del comune cittadino verso cui è diretta.

L’uso sempre più scientifico, massiccio e sistematico di questa pratica, tende a creare degli ancoraggi psicologici artificiali che rinchiudono sempre più le persone in una “isola umana” con una sua particolare, e in genere molto parziale, percezione della realtà. Questo a sua volta genera una vera e propria patologia sociale che tende a confondere l’importanza delle varie proposte inducendo a fare le scelte sbagliate in diversi contesti.

Storicamente la “cura” a questo male è in genere la  dialettica  proposta anticamente già da Socrate,  che invece prevede il confronto delle idee su base non competitiva ma collaborativa. La migliore dinamica dialettica infatti. non prevede che in un dibattito ci sia tanto chi vince o chi perde, quanto che i convenuti interagiscano contaminandosi a vicenda e in fine, partoriscano una nuova idea che è “più della somma delle parti”.

Naturalmente per attivare questo virtuoso percorso di “intelligenza collettiva” serve la disponibilità personale a mettersi in gioco e nel caso, di fonte a nuovi aspetti a cui non avevamo pensato, anche a cambiare idea in tutto o in parte.

La capacità di mettersi in gioco però richiede il coraggio di vivere un momentaneo disorientamento prima dell’instaurarsi di un nuovo e migliore convincimento, cosa che ha un costo in termini di “sofferenza psicologica” che in molti non sono più in grado di sopportare.

La consapevolezza della realtà è tanto migliore quanto migliore è il processo dialettico a cui partecipiamo, a parità di esperienza e intelligenza.

Siccome oggi questo processo è scoraggiato, ecco che anche la percezione della stessa realtà

risulta nei cittadini molto più frammentata e soprattutto limitata, nel tempo e nello spazio, alle immediate vicinanze dell’individuo.

Ecco allora se vogliamo costruire un mondo migliore, la necessità di adoperarsi tutti a promuovere la dialettica e a contrastare il dilagare malato della retorica.

Queste riflessioni nascono anche da una mia diretta esperienza di confronto sulle soluzioni alla attuale crisi economica con diverse persone che hanno già compiuto anni di studi in questo campo e che sono portatori di loro particolari proposte.

Pur sostanzialmente condividendo l’analisi della grave situazione di crisi “sistemica” della nostra economia, queste persone faticano a mettersi d’accordo su una qualunque proposta comune.

E questo sostanzialmente perché ognuno di loro è disposto assai poco a mettersi in discussione.

Temo che sarà questa la sfida che ci permetterà o meno di costruire un mondo realmente migliore, ma prego chi mi legge di esprimere il suo libero pensiero in tal senso sul blog.

Anche questo sarà un primo esercizio di dialettica costruttiva.

Un caro saluto a tutti

Ermanno Cavallini

LA TECNOLOGIA, OPPORTUNITA’ E RISCHI DI UN FUTURO CHE E’ GIA’ INIZIATO.

I maggiori media mondiali hanno reso noto in questo inizio del 2018, che circa l’ 80% dell’attuale materiale informatico esistente è “bucato” ovvero che Hacker  anche non eccezionalmente esperti  sono in grado di carpirne almeno in parte le informazioni contenute anche via browser con dei semplici Javascript.

I maggiori produttori di microprocessori mondiali  Intel,  Amd e Arm stanno correndo ai ripari ma già si sa che le correzioni non risolveranno fino in fondo il problema e comunque  rallenteranno  l’elaborazione  in alcuni casi fino al 30%.

Uno scandalo nello scandalo, sta anche  nel fatto  che i produttori sapevano da tempo della falla ma per proteggere i propri interessi l’avevano tenuta segreta e senza incorrere in alcuna violazione di legge, cosa che già di per se fa riflettere.

Uno dei pochi casi emersi , tra i molti che non conosceremo  mai , è quello del  Ceo di Intel , Brian Krzanich, che nel novembre scorso ha venduto azioni di Intel per 24 milioni di dollari che all’epoca, come altri interni alle aziende produttrici,  era a conoscenza della falla.

Il “buco” che non si limita potenzialmente al solo furto di dati ma anche alla possibilità di impartire istruzioni,  non interessa solo i computer con i principali sistemi operativi Apple, Linux e Microsoft, ma anche i telefonini e tutti i dispositivi con processori prodotti recentemente,  tra cui sistemi di videosorveglianza, antifurto, elettrodomestici  e anche diverse auto e veicoli di ultima generazione.

La falla si potrebbe prestare quindi non solo al furto di dati ma anche all’esecuzione di veri e propri attacchi terroristici o azioni atte a  danneggiare specifiche persone, anche se questa seconda possibilità richiede in effetti un livello di competenza e una disponibilità di mezzi molto superiore , quale forse solo i governi  o grosse multinazionali possono mettere in campo.

Al di la dei tecnicismi, oggi  urge una riflessione che ci coinvolge tutti.

Più il mondo è tecnologico e interconnesso e più, in un modo o in un altro, qualcuno ha modi di accedere a dati riservati di qualcun altro. Più  “qualcuno” ha disponibilità economica e più aumentano le sue possibilità di accedere ai fatti altrui. Questo inevitabilmente si trasforma in “potere” di qualcuno su qualcun altro. Siccome quella che più si sta impoverendo e la classe media , ne consegue che questa è la più “spiata” da tutti gli altri.

Un altro dilemma sta nel fatto che non si ha nessuna garanzia che questo “potere” sarà esercitato da chi lo detiene  a favore del “bene comune” , anzi molto sospettano che sarà utilizzato principalmente per  aumentare ancora il predominio di alcuni su altri.

Andiamo quindi lentamente  verso un nuovo tipo di totalitarismo tecnologico?  Difficile dirlo, certo però che il rischio è reale ed è proprio per contrastarlo che sono nate nuove teorie economiche e sociali come quella del “Bene comune” già conosciuta da molti come “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”.

Il passo successivo del ragionamento, amici che state leggendo, vorrei che lo aggiungeste voi nei commenti che potete liberamente fare a questo breve articolo che vuole stimolare un quantomai necessario processo di “intelligenza collettiva”.

Un augurio di buon anno a tutti noi.

Ermanno Cavallini

LE FAKE NEWS DI STATO – IL REDDITO DI INCLUSIONE ATTIVA (REI)

Dal 1° Dicembre 2017 L’attuale governo italiano ha dato il via alla possibilità di fare domanda per il   REI   (Reddito di Inclusione Attiva) .

File lunghissime si sono subito formate di fronte agli sportelli dei comuni, con la mancanza tra l’altro di ogni forma di privacy che invece era stata promessa.

La lunghezza di queste file ha colto di sorpresa tutto l’apparato burocratico che vittima di una errata percezione della realtà non si aspettava tutta questa affluenza, tanto che in molti casi si è dovuto correre ai ripari aprendo nuovi sportelli o estendendo gli orari di quelli esistenti.

Ma la cosa più grave è che solo una una piccolissima percentuale delle richieste sarà accolta per il semplice motivo che comunque lo stanziamento reso disponibile dal governo è di soli 1,7 miliardi, sufficiente a coprire solo il 20-25% delle famiglie oggi ufficialmente ritenute in povertà.

Un altro grosso motivo di delusione inaspettato ai più, é il doppio sbarramento di accesso al REI previsto dal governo, che prevede un ISEE inferiore a 6000 euro ma soprattutto un   ISRE (contenuto nello stesso ISEE) talmente basso da essere per una famiglia di tre persone con un minore di soli 4950 euro.

Il che in soldoni, vuol dire che una famiglia di tre persone con minore per “conquistarsi” un sussidio di soli 382,5 euro deve avere da spendere ogni mese per sopravvivere solo 412,5 euro, oltretutto calcolati sulla realtà del 2015-16 che oggi in molti casi è invece ulteriormente precipitata.

L’impiegata di un CAAF a cui ci siamo rivolti ha dovuto ammettere con imbarazzo, che a 6 giorni dall’apertura delle domande, su 20 persone che si erano rivolte a lei (prima di presentarsi allo sportello comunale di competenza), NESSUNA rientrava nei parametri previsti proprio in riferimento all’ISR (quindi pur con un Isee idoneo).

Molte voci, tutte inascoltate, si sono già levate a denunciare la drammatica situazione; l’associazione nazionale consumatori ha definito la misura “ vergognosa “ e la platea “insufficiente” in quanto secondo i suoi dati le famiglie in effettiva povertà in Italia non sarebbero 1,6 milioni come stima il governo ma ben 4,5 milioni.

Sembra quasi una misura che più che combattere la povertà come dice il governo, innesca una “guerra tra poveri”, comprando i voti delle situazioni più disperate (o fasulle) e illudendo l’immaginario collettivo dei benpensanti, che si stia facendo qualcosa contro il progressivo impoverimento di una ampia fascia di classe media, raggiungendo invece l’effetto di smorzare la visibilità delle proteste verso quella fascia non ancora impoverita di cittadini.

L’impressione è che questa misura sia una gigantesca presa in giro, una sorta di Fake News di stato, volta a contrastare moti di rivolta anche solo culturale.

Il problema anche in questo caso, non è riconducibile solo alla malafede più o meno grande di chi ci governa, ma anche purtroppo, alla scarsa consapevolezza del comune cittadino.

Un “uomo della strada” che chiuso nella sua “isola umana” dedica poco o niente del suo tempo ad aggiornasi su cosa sta realmente succedendo al bene comune e non mette sufficientemente in discussione le regole del gioco; regole, forse divenute obsolete assai più velocemente di quanto immaginiamo.

Proprio per sopperire a questa drammatica carenza, stanno nascendo molte nuove proposte di varia estrazione, validità e lungimiranza.  Non nascondo certo che ritengo tra queste la più valida il  “capitalismo a doppia valvola di sicurezza”    rinominata recentemente anche “teoria del bene comune”  e che invito chi mi sta leggendo ad approfondire per dare una sua libera valutazione.

Ermanno Cavallini

Presentata al mondo universitario la nuova teoria economica e sociale

Oggi come portavoce della associazione “Nuovo orientamento culturale” ho avuto un piacevole incontro con due professori di Macroeconomia dell’Università Politecnica delle Marche, i Professori   Mauro Gallegati   e   Antonio Palestrini  .

Ad entrambi ho presentato, chiedendone una eventuale critica costruttiva, il libro  “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” .

Prima di affrontare le dinamiche della nuova proposta culturale, abbiamo parlato dell’esperienza di moneta complementare locale dei “billi”, realizzata dal 2014 al 2016 in collaborazione con la Cooperativa sociale Gerico  di Fano. I due professori mi hanno chiesto di descrivere in dettaglio il funzionamento di questa moneta complementare, realizzata appoggiandosi sulla normativa dei buoni pasto e nata con la collaborazione dell’allora Associazione dei disoccupati della Provincia di Pesaro-Urbino di cui ero presidente. Questa è stata, infatti, una delle rarissime esperienze di reale circolazione di una forma di moneta complementare tra quelle esistenti finora oggi in Italia.

Successivamente siamo passati ad analizzare nel dettaglio la nuova teoria economica e sociale del   Capitalismo a doppia valvola di sicurezza.

Se ci siamo trovati subito d’accordo sulla prima “valvola di sicurezza” (una forma di reddito di cittadinanza) , una più vasta trattazione ha richiesto la “seconda valvola di sicurezza” che è il vero contenuto innovativo e inedito della proposta.

La “seconda valvola di sicurezza” è in effetti una nuova e inedita regola di tassazione del reddito delle persone fisiche, che attraverso una semplice formula matematica di tipo esponenziale, a parità di gettito fiscale per lo stato, comporta una massiccia riduzione delle tasse per i redditi più bassi e medi e un ricarico crescente sui redditi superiori a 100.000 annui.

Questa misura non è però una semplice redistribuzione economica, ma è studiata per innescare un meccanismo di  “retroazione”  calcolato che riporti al centro l’economia reale, sgonfiando quella speculativa.

L’effetto più importante voluto, infatti, non è tanto quello economico – pur cospicuo – quanto piuttosto quello culturale e psicologico che punta a sostituire nell’immaginario collettivo il concetto di  “massima qualità della vita”   a quello attuale di “massima ricchezza personale”.

Il sistema è studiato per creare un boom dell’economia reale, implementando però i fondamentali concetti di   “economia circolare” e minor utilizzo possibile di risorse naturali. Una insostituibile attenzione anche per l’ambiente, che nella nostra visione non solo non è contraria all’ecologia ma anzi in diversi modi la favorisce in un approccio che ricorda in diversi punti il principio di “decrescita felice” .

Un altro importante effetto ottenuto per induzione è la diminuzione della competizione a favore di un aumento della cooperazione, in una ottica che vede l’individuo un po’ meno “isola umana” e più cellula vivente di qualcosa di molto più grande.

Abbiamo parlato anche della realtà di volontariato ” Mo.Ma.5 ”   

e della sua intensa attività a favore dei “nuovi poveri” con la distribuzione gratuita della frutta altrimenti distrutta dalla comunità europea.

Dopo circa due ore di approfondito e coinvolgente confronto, ci siamo lasciati con l’intesa che rifletteranno sui temi trattati e mi contatteranno per eventuali future iniziative di confronto, approfondimento o anche divulgative e di riflessione collettiva. Rimaniamo quindi in attesa che il mondo della ricerca universitaria ci contatti per gli sviluppi che riterrà più interessanti.

Intanto un sentito ringraziamento al Prof. Gallegati e al Prof. Palestrini per la grande apertura e disponibilità a mettersi in gioco, non sempre così diffusa nel mondo accademico italiano.

Ermanno Cavallini

I PARADISE PAPERS ED IL PROBLEMA DEGLI ANCORAGGI MENTALI

E’ notizia di oggi che anche anche il campione di Formula Uno  Lewis Hamilton,  e perfino la regina d’Inghilterra, come molti altri miliardari e alti funzionari prima di loro, hanno eluso e ancora continueranno ad eludere le tasse grazie ad apposite scappatoie legali previste nelle normative dei rispettivi stati di appartenenza.

Il vero problema quindi non è tanto che “loro” eludono, ma che noi che ne siamo danneggiati gli permettiamo di farlo!

Noi che soffriamo di questa sottrazione di risorse siamo il 99,99%, eppure agiamo come ipnotizzati da un mito del successo che in realtà ci danneggia!  Molti di noi fino ad oggi hanno giustificato più o meno inconsciamente la tutela degli interessi dei miliardari, perché in fondo lo facevano per salvaguardare il sogno di diventare un giorno come loro. La “trappola mentale” porta a farti pensare che anche se sei povero o anche semplicemente benestante, devi “proteggere” gli interessi dei miliardari perché una parte di te crede di proteggere lo status a cui tu speri un giorno di arrivare.

Forse è giunta l’ora di riflettere insieme su cosa sta veramente alla radice di questo problema che sottrae ingentissimi fondi a strade, ospedali e più  in generale al “bene comune” di tutti. Tutti sappiamo che chi è veramente molto ricco ha anche un potere di “lobby” molto forte sulla politica e di conseguenza sul processo di formazione delle leggi. Questo inevitabilmente porta a fare in modo che la stessa formulazione delle leggi, a prescindere dalle apparenze, preveda delle scappatoie legali per tutta questa categoria di persone. Come dimostrano tutti gli studi di economia più recenti a cominciare da  Piketty   con il suo “Capitalismo del XXI secolo” e per finire con il Premio Nobel  Stiglitz  con i numerosi libri e ricerche che ha pubblicato. Tutti gli studi di macroeconomia più aggiornati dimostrano non solo che il divario tra classe media e ricchi è aumentato, ma che è destinato ad aumentare ancora impoverendo progressivamente la classe media.  Questa tendenza, secondo molti studi tra cui anche quella del prof.  De Masi, è destinata ad aumentare in maniera ancora più forte nei prossimi anni a causa della Quarta rivoluzione industriale . Una innovazione che già solo in Italia ridurrà di circa 5 milioni i posti di lavoro disponibili entro il 2025. Posti di lavoro che verranno a mancare principalmente alla classe media.  Forse è il momento di mettere in discussione alcuni “ancoraggi mentali, oggi non più utili, su cui fino ad oggi abbiamo costruito la nostra visione del mondo. Tutti sappiamo che la mente umana non è in grado di gestire contemporaneamente ed in “tempo reale” l’enorme complessità dell’universo, ecco allora che l’evoluzione ci ha dotato di un meccanismo di “semplificazione della realtà” che ha funzionato perfettamente fino ad oggi, ma che in un mondo globalizzato dove spesso le cause sono molto distanti dagli effetti, rischia di divenire una trappola auto imposta.

Una volta riflettuto su questo, un altro grosso problema è come evitare che i “ricchissimi” plagino in maniera invisibile, ma molto efficace, l’intero sistema a favore di quelli che percepiscono come i loro immediati interessi. Qui le risposte sono essenzialmente due da mettere in atto simultaneamente: la prima è trasmettere la nuova consapevolezza acquisita ai nostri parenti e conoscenti realizzando cosi un “effetto a catena” virtuoso che aumenti la “massa critica” di persone con piena coscienza del problema. La seconda è premere sui nostri delegati eletti, che si occupano dell’emanazione di nuove leggi o della modifica di  quelle esistenti.  Infatti la politica è sì condizionata dall’azione di   “Lobby”   (o peggio di corruzione) di chi ha un potere privato molto grande;  ma non può prescindere dal consenso popolare, almeno nel momento della loro elezione. Diventa allora fondamentale per ogni cittadino non solo andare a votare, ma svolgere un controllo attivo su chiunque abbia eletto per vigilare che  sia e resti fedele al mandato avuto dagli elettori!   La politica quindi non più come “cosa che non mi riguarda”, ma come dovere civico e tutela del proprio interesse. Un interesse a cui dedicare, anche solo con funzione di controllo, un po’ di tempo ogni giorno della settimana. Un’ultima considerazione sulla condizione dei “super ricchi”, da molti considerata invidiabile, che forse, se si approfondisce, non lo è poi cosi tanto.    Molti studi della moderna psichiatria, nonché della psicologia, definiscono una   sindrome Hubris che affligge i molto ricchi , simile in alcune sue parti a quella da gioco d’azzardo. Queste persone tendono a non stimare più se stessi per quello che sono ma solo attraverso quello che hanno ed in particolare attraverso il potere che riescono ad esercitare sugli altri. Un famoso boss della malavita ebbe un giorno a dire che “comannare è meglio che fottere”, questo dimostra quanto fosse malato e in una certa misura vittima del suo stesso potere. In una società sana ed equilibrata, anzi, “comandare” vuol dire prendersi delle responsabilità in più degli altri, il che non è sempre conveniente.

Queste considerazioni vedono la loro naturale evoluzione nella teoria economica e sociale del  “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”, la cui  breve spiegazione è disponibile anche in apposita pagina di questo sito.

Sperando di aver trasmesso degli utili stimoli di riflessione,  e senza pensare di aver certo esaurito il tema, un caldo saluto dal vostro

Ermanno Cavallini

LA DIFFERENZA TRA RICCHI E POVERI È DESTINATA A SALIRE, LO RIBADISCE OGGI AD ANCONA IL PREMIO NOBEL PER L’ECONOMIA STIGLITZ

Questa mattina ad Ancona, in occasione del conferimento della Laurea Honoris Causa a Joseph Eugene Stiglitz da parte dell’Università Politecnica delle Marche, dopo aver incontrato nella giornata precedente numerosi esponenti sia della politica che delle istituzioni nazionali e regionali, il Premio Nobel per l’economia ha tenuto una importante “Lectio magistralis” dal titolo  “Global Inequality”.   L’ineguaglianza globale  è stata ampiamente illustrata da Stiglitz con una serie di proiezioni che hanno sintetizzato le più recenti ricerche in ambito di macroeconomia. Stiglitz ha dimostrato che le disuguaglianze economiche in tutto il mondo, ma specialmente nei paesi industrializzati, stanno inequivocabilmente aumentando.  Si sta creando un mondo dove un numero sempre più esiguo di persone  accresce la propria ricchezza a fronte di una classe media destinata ad impoverirsi ulteriormente.  Questo succederà, a suo parere, se non opereremo il prima possibile dei cambiamenti strutturali importanti e non delle semplici riforme.  Stiglitz ha poi illustrato come, sul lungo periodo, la logica di un fin troppo libero mercato di

Uno dei moltissimi grafici portati a supporto delle analisi economiche proposte

stampo neoliberista, crei molti più problemi di quelli che si pensava potesse risolvere. Ha concluso poi con una pesante critica non solo alla politica ma anche al modo di pensare che sta dietro all’attuale presidenza Trump , volta più a contrastare le cause che gli effetti di scelte strutturali dimostratesi errate.

Ha molto colpito anche la pressoché totale corrispondenza delle sue analisi con la teoria del   “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”  nata nel nostro paese, circa tre anni fa, da un esperimento di   “Intelligenza collettiva”  e avviato in maniera distribuita sul territorio grazie a internet.

Il Prof. Mauro Gallegati.

Il premio nobel collabora con diversi economisti in tutto il mondo per mettere a punto una economia che sia veramente al servizio dell’uomo.  Tra questi, un nutrito gruppo di italiani che fa capo al prof.  Mauro Gallegati,  autore del recente libro  Interactive Macroeconomics  e  ordinario di “Macroeconomia avanzata”all’Università di Ancona:  Gallegati collabora con Stiglitz da oltre 10 anni ed è coautore di diverse pubblicazioni  su importanti riviste scientifiche.  Alla fine dell’incontro,  il prof. Gallegati – che ha avuto modo di leggere in formato elettronico il libro relativo alla nuova teoria economica e sociale nata “dal basso” – ricevendo una copia cartacea del libro, si è detto

Alla fine dell’incontro, mentre a nome della nostra associazione dono al Prof. Gallegati la copia del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”, lui mi sorprende amabilmente chiedendomi di autografarla.

interessato ad un incontro per un successivo approfondimento e per valutare le implicazioni e le soluzioni proposte in relazione agli altri studi ad oggi esistenti. 

Il lavoro del premio Nobel  J.Stiglitz assume, oggi, una valenza ancora più significativa, in quanto non si limita all’ambito esclusivamente teorico ma si è concretizzato anche nell’impegno con le istituzioni internazionali e nel dibattito pubblico ad ogni livello. Stiglitz si fa promotore di un nuovo approccio all’economia che scardina concetti ormai dimostratisi dannosi e che ricorda in alcuni aspetti anche la recente enciclica “Laudato si” di Papa Francesco, oltre che fornire le basi delle soluzioni proposte dal “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”.

Joseph Eugene Stiglitz ha ricevuto nel 2001 il premio Nobel per l’Economia “per i suoi fondamentali contributi resi sui temi di economia internazionale, globalizzazione dei mercati e fragilità finanziaria”, ed è oggi forse una delle menti più brillanti a livello mondiale in tema di analisi economica. Questi alcuni dei libri che fino ad ora ha pubblicato:

  • Il ruolo economico dello stato, Il Mulino, 1992.
  • Whither Socialism?, MIT Press, 1996.
  • Frontiers of Development Economics: The Future in Perspective, a cura di J.S. Gerald M. Meier e Nicholas Stern, World Bank, 2000.
  • New Ideas About Old Age Security: Toward Sustainable Pension Systems in the 21st Century, a cura di J.S. e Robert Holzmann, World Bank, 2001.
  • In un mondo imperfetto, Donzelli, 2001.
  • Principles of Macroeconomics, Third Edition, con Carl E. Walsh, W.W. Norton & Company, 2002.
  • The Rebel Within: Joseph Stiglitz and the World Bank, a cura di Ha-Joon Chang, Anthem Press, 2002.
  • La globalizzazione e i suoi oppositori, traduzione di Daria Cavallini, Einaudi, Torino, 2002.
  • Economics, Third Edition, con Carl E. Walsh, W.W. Norton & Company, 2002.
  • Peasants Versus City-Dwellers: Taxation and the Burden of Economic Development, con Raaj K. Sah, Oxford University Press, 2002.
  • I ruggenti anni Novanta. Lo scandalo della finanza e il futuro dell’economia, collana ET Saggi, traduzione di Daria Cavallini, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2004. pp. 333 ISBN 88-06-17651-X.
  • La globalizzazione che funziona, traduzione di Daria Cavallini, Einaudi, 2006. ISBN 88-06-18016-9
  • Economia e informazione. Autobiografia, scritti e interviste, Datanews, 2006. ISBN 88-7981-296-3
  • Verso un nuovo paradigma dell’economia monetaria, con Bruce Greenwald, Vita e Pensiero, 2008.
  • Il prezzo della disuguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro, Einaudi, 2013.
  • Bancarotta. L’economia globale in caduta libera Einaudi 2010 e 2013
  • La grande frattura. La disuguaglianza e i modi per sconfiggerla, Einaudi, 2016
  • The Euro: How a Common Currency Threatens the Future of Europe, W. W. Norton & Company, 2016

 

 

Ermanno Cavallini

Curriculum resp. ass. Ermanno Cavallini

LA CRISI ECONOMICA E L’EFFETTO DEL “DECIMO PASTICCINO”

Nel 1974,  il famoso economista americano  Richard Easterlin durante una ricerca, commissionata dal governo statunitense per stabilire come mai il PIL non aveva avuto la crescita prevista; distribuisce ad un vasto e vario campione di persone dei questionari anonimi.  In questi chiede di dichiarare tra i molti altri dati, anche il guadagno economico annuo ed il grado di felicità soggettiva percepito.

Dal risultato di questo questionario e dall’incrocio con altri parametri oggettivi come il PIL, si produce, tra lo stupore e l’incredulità iniziale degli stessi ricercatori, una serie di grafici da cui emerge che se in una prima fase all’aumentare del reddito la felicità cresce, in una seconda essa rimane pressoché costante ed in una terza, con l’ulteriore incremento della ricchezza la felicità addirittura crolla!

Grafico del’ andamento della felicita (Happiness) , in funzione del reddito personale annuo (Wealth)

I grafici risultanti da questa importante ricerca son principalmente tre.

il primo che si occupa del rapporto tra la felicità individuale e il reddito annuo, il secondo del prodotto interno lordo in funzione della felicità media popolare,  Infine il terzo, che si occupa della misura della felicità media degli individui, in rapporto all’aumento del reddito.

Naturalmente i risultati inattesi creano un certo sconcerto, e temendo un errore vengono avviate  anche da diversi altri gruppi di ricercatori simili ricerche. Tutte però sia pure con qualche differenza, sembrano confermale la veridicità della scoperta.  I risultati di queste ricerche scientifiche conducono, dunque, ad una considerazione disarmante quanto fondamentale:

se da un lato il denaro è necessario per garantire una ottimale qualità della vita, dall’altro oltre una certa misura la ricchezza stessa fa crollare la qualità della vita! 

Nello slancio divulgativo degli anni successivi , per spiegare al grande pubblico nasce “l’effetto del 10 pasticcino”.  

Mettiamo che per esperimento ci venga offerto un vassoio con 10 ottimi pasticcini, realizzati dallo stesso pasticciere volutamente identici tra loro.  Dopo aver mangiato il primo il nostro umore o la nostra felicità registrerà una salita ad un cero valore, dopo il secondo un po meno, il terzo ancora meno e cosi via per i successivi. Mettiamo che quando arriviamo all’ottavo ci sentiamo completamente sazi;  mangiare il nono se costretti , ci porterà un certa contrarietà e un abbassamento dell’umore. Naturalmente ancor di più il decimo pasticcino.

Se sottoponiamo a questo semplice esperimento un numero significativo di persone otterremmo un diagramma raffigurante  una  campana di Gauss  molto simile a quello ottenuto dal professor  Easterlin.

la zona verde del grafico rappresenta le zone dove è alta la qualità della vita.

In altre parole: una sempre maggiore ricchezza economica personale – di norma oggi desiderata – non produce la massima qualità della vita.

Al contrario, un incremento eccessivo della ricchezza determina, ad un certo punto, in un rapporto inversamente proporzionale, una progressiva diminuzione della qualità della vita.

Da questo clamoroso errore di indirizzamento dei nostri desiderata, in ultima analisi, derivano buona parte delle storture dell’economia e dei comportamenti sociali oggi osservabili.

Se proviamo invece ad immaginare una economia ed una società che non metta più al centro dei suoi sforzi la massima ricchezza economica, ma piuttosto la massima felicità relativa, ne deriverà una economia desiderabile – e di conseguenza una società futura – del tutto diversa e molto probabilmente, assai migliore.
A tal fine, l’  OCSE  ha messo a punto un indice per la misurazione del benessere, denominato  ‘Better Life Index’ (BLI), che si basa su una lunga lista di indicatori, raggruppati in undici gruppi tematici.  Il BLI si propone come superamento del concetto di PIL, che si è dimostrato ormai superato come parametro di riferimento per valutare il grado di salute economica di uno Stato e le

Impatto sulle scoperte di Easterlin della nuova teoria economica e sociale del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”.

condizioni di vita dei suoi abitanti.
Il BLI  prende in esame 11 indicatori: abitazione, reddito, lavoro,
partecipazione civile, istruzione, ambiente, governance, salute,
soddisfazione personale, sicurezza, equilibrio vita/lavoro.
Una serie di parametri che vuole tener conto allo stesso tempo
del benessere materiale, della qualità della vita (reale e percepita) e della sostenibilità ambientale.
Il segretario generale dell’ Ocse ,  Angel Guria  Angel , ha dichiarato: “In tutto il mondo molti cittadini chiedevano di andare oltre il  PIL . Questo indicatore è indirizzato a loro ed ha un potenziale straordinario per aiutarci a proporre politiche migliori per una vita migliore”. Analizzando le schede paese presentate dall’ Ocse  , si rileva che la media dei ‘soddisfatti’ raggiunge il 59%. Maggiormente soddisfatti della qualità della loro vita si sono dichiarati i Canadesi (91%) e i Danesi (90%). L’ indice di soddisfazione è più basso in Estonia (24%), in Slovacchia (27%) e in Turchia (28%).
L’ Italia è collocata un po’ al di sotto della media Ocse (54%), insieme ad altri paesi europei come la Spagna (49%), la Francia (51%), la Germania (56%).


Come sempre, qualunque positivo divenire non può che essere graduale, perciò è necessario perseguire il cambiamento meno “traumatico” possibile, a parità di positivi risultati che si potranno ottenere.
Questo è anche uno dei principali obiettivi  che ci dobbiamo porre. Tenendo ben presente che, sempre, ogni azione – non importa quanto lungimirante e positiva -sarà nulla se non se ne mettono prima e subito le basi perché
possa svilupparsi in un futuro. Un futuro che attualmente non ci è dato sapere quanto potrà essere prossimo o lontano.
Dunque riassumendo,  il prof. Richard Easterlin, evidenziò che nel corso della vita la felicità delle persone non corrisponde che solo in una prima fase  alle variazioni di reddito. Come abbiamo osservato, secondo questo paradosso (che è tale solo in apparenza) quando aumenta il reddito e quindi il benessere economico, il grado di felicità (la qualità della vita) aumenta solo fino ad un certo punto, oltre il quale poi comincia a scendere, diminuendo progressivamente secondo una curva ad U rovesciata:
Insomma, per quanto ci sembri difficile crederlo, dal punto di vista della migliore qualità della vita non è conveniente per l’individuo essere sempre più ricco: essere troppo ricco, infatti – oltre la sommità della curva come mostra il precedente grafico -, gli aspetti negativi conseguenti a questa ricchezza eccessiva superano quelli positivi.
Quindi possiamo dire che la massima ricchezza desiderabile, tanto per l’individuo quanto per la società, corrisponde a quella sommità della curva del diagramma in esame. Il motivo è che a quel livello si realizza la “migliore efficienza” tra capacità economica e possibilità, per l’individuo, di goderne effettivamente; determinandosi, inoltre, la migliore incentivazione per la classe media e quindi anche un incremento della produzione di beni e servizi.
Purtroppo, per le persone che basano la propria autostima sull’ “avere” piuttosto che sull’ “essere”,  la ricchezza finisce poi spesso per essere l’unico metro di autostima.  Nei casi più gravi questa dinamica crea una sorta di ‘tossicodipendenza da potere’ derivante dalla ricchezza .  Questa dipendenza patologica è per molti versi simile alle dipendenze da gioco di azzardo,  e causa oltre che una intima fragilità psicologica intrinseca nei soggetti “portatori”  anche  effetti devastanti nelle persone che gli stanno intorno e per un “effetto domino” anche in buona parte della società intera.

 

Al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili.

Federico Caffè

 

 

STRAGE DI LAS VEGAS, RIFLETTERE INSIEME PER PREVENIRNE ALTRE FUTURE.

La Strage proposta oggi dai media   non è che l’ultima di una lunga serie che, purtroppo, sembra infittirsi e non solo negli USA, man mano che passa il tempo.

Stephen Paddock ha sparato uccidendo almeno 59 persone e ferendone 529.

Dalle indagini effettuate sembra che nessuna prevenzione fosse stata possibile. Per quale motivo un pensionato benestante, senza particolari problemi e senza nessuna affiliazione né politica né terroristica, abbia compiuto un tale gesto al momento nessuno sa dirlo con certezza.

Sicuramente la cultura dell’“isola umana” oggi sempre più imperante, facilita molto il verificarsi di questi terribili eventi. Anche il duro confronto, interno agli Stati Uniti, sul diritto di qualunque cittadino di portare

Persone che cercano di mettesi al sicuro durante la strage di Las Vegas

legalmente armi, in alcuni casi addirittura anche da guerra, riflette il confrontarsi di due correnti di pensiero molto diffusi in tutto il mondo occidentale: quello fautore delle “armi libere”  vede come centrale la possibilità di esprimere a breve, se è il caso anche in modo violento, il libero arbitrio dell’individuo; l’altro invece vede nel miglioramento della rete sociale ,  l’unico vero strumento per garantire sia pure a medio-lungo termine la qualità della vita di tutti e di riflesso quindi anche quella del singolo individuo.

La prima è una visione “a breve” molto più facilmente gestibile da un

Armi anche da guerra, normalmente in vendita negli stati uniti.

punto di vista psicologico, che però può indurre  quello che  gli psicologi definiscono  un   BIAS  o errore fondamentale di attribuzione. Questi sarebbe legato alla necessità di gestire solo una versione eccessivamente semplificata della realtà per dare forti  “ancoraggi psicologici”  ed evitare una fragilità interna messa in pericolo dal doversi   mettere in discussione .

Il principio di “isola umana” se da un lato rende liberi, dall’altro rende anche soli.

C’è anche da dire che il concetto di “isola umana”, a cui questo primo modo di ragionare naturalmente porta, se da un lato libera l’individuo da molti condizionamenti esterni, dall’altra lo rende terribilmente solo quando sperimenta molti tipi di problemi.

Questa dinamica ricorda  la “sindrome del carrista”, nota in ambienti militari, che vede gli occupanti di un carro armato inizialmente avvantaggiarsi dalla protezione di una corazza, ma in atri frangenti imprigionati proprio dalla presenza di quest’ultima.

L’ esempio storico forse più noto del concetto per cui “tutto ciò che protegge in qualche misura anche imprigiona” è la sconfitta occorsa alla potente ma lenta cavalleria corazzata di Federico Barbarossa contro i fanti e la cavalleria, leggera ma estremamente mobile, dei Comuni durante la battaglia di Legnano del 1176.

Per tornare al pensiero delle varie “lobby delle armi” possiamo dire che queste si basano su una visione del mondo imperniata sull’esasperazione del pur necessario concetto di “libertà individuale”.  Questi tralasciando proprio per eccessiva semplificazione, il fatto  che invece la quasi totalità del benessere individuale deriva proprio dalla esistenza di una civiltà complessa collettiva  che permette ad ognuno di esprimere talenti specifici che sarebbero impossibili da valorizzare in qualunque realtà pre-sociale (il miglior esempio è la preistoria) o anche molto più semplicemente oggi , su un’isola deserta, pur in presenza di tutte le risorse naturali possibili.

In realtà la qualità della nostra vita non dipende tanto dalla ricchezza che le armi potrebbero secondo alcuni garantire o difendere, ma dall’efficienza della rete sociale intorno a noi!

Ecco allora che ogni “egoista” abbastanza intelligente, dopo un adeguato percorso, non può che diventare altruista, se non altro per un interesse lungimirante per sé e per i suoi familiari.

Dimostrazione di questo principio è il “Paradosso di Easterlin” che scoprì ormai nel lontano 1974 che la felicità individuale massima si ottiene solo per una gamma intermedia di ricchezza economica individuale.

Grafico del “paradosso della felicità” in verticale la felicità in orizzontale il reddito.

Questo principio scoperto come spesso accade nella storia, mentre si cercava altro, è stato poi confermato in vario modo da molti altri studi di gruppi di ricerca successivi.  Se la condizione migliore desiderabile non è la massima ricchezza rispetto al nostro prossimo ma invece la migliore qualità della vita, allora  anche la necessità di armarsi a livello individuale passa in secondo piano rispetto allo sforzo da investire nel miglioramento dell’efficienza della società intorno a noi .

Quando parlo di “efficienza” di una qualunque società nel produrre non solo beni e servizi ma anche e soprattutto  positive relazioni umane, intendo il rapporto tra il benessere ricevuto e gli sforzi complessivi fatti dall’individuo verso la società che lo circonda.

Ermanno Cavallini

LA CATALOGNA E IL DILEMMA DELLA LEGALITA’ EFFICIENTE

Mentre scrivo, in Catalogna stiamo assistendo a fatti che ci turbano tutti e forse che devono anche essere utilizzati per una riflessione più approfondita sulla stessa nostra condizione.

In questo momento una forza di polizia nazionale in applicazione di un sistema di diritto attualmente in vigore, sgombera a forza una varietà di popolo pacifica che chiede di esprimere un proprio fondamentale diritto democratico.

Importante anche registrare la “disobbedienza civile” che la forza di polizia catalana ha posto agli stessi ordini arrivati dall’alto per una questione di coscienza.

Sono entrati in conflitto due principi fondamentali di ogni costituzione democratica, garantiti anche dalla comunità europea.

Il principio democratico impone di lasciar svolgere le votazioni, mentre la sentenza della massima corte spagnola, in rispetto del principio di legalità impone invece alla polizia di impedire le operazioni di voto.

Dove sta il giusto e lo sbagliato? Come prima cosa non dobbiamo cadere nell’errore di una eccessiva semplificazione, che se da un lato ci fa esprimere velocemente un parere e quindi ci da stabilità psicologica temporanea, dall’altro rischia seriamente di indurci in errore.

Probabilmente la cosa più giusta che potrebbe fare in questa delicata situazione il governo ed il parlamento spagnolo sarebbe di produrre velocemente una legge che renda legale una naturale tendenza alla libera espressione della volontà popolare, ripristinando quindi l’accordo tra il sistema legale e quello democratico del paese.

E’ vero infatti che se da un lato è indispensabile un sistema legale per ridurre i conflitti in ogni società, dall’altro ogni sistema legale è sempre e solo un tentativo più o meno riuscito di istituire delle regole il più eque ed etiche possibili.

Infatti è da tenere ben presente che nessuna legge per quanto ben fatta, se presa alla lettera, avrà una sua applicazione che si possa ritenere giusta ed etica nel 100% dei casi.

Il motivo è che la realtà è un “sistema complesso” con un numero pressoché infinito di variabili, ed ogni legge che possiamo immaginare con i limiti della mente umana non potrà mai prevedere ogni possibile caso di sua applicazione.

Se anche fossimo in grado di esprimere leggi talmente complesse da prevedere “giustizia” in ogni possibile caso, probabilmente queste diventerebbero di troppo difficile comprensione , almeno per il comune cittadino che le deve rispettare.

Siamo quindi condannati a vivere di caso in caso il dilemma e ad adattare le leggi che ci diamo in funzione dell’evolversi della società e delle situazioni che vengono a verificarsi.

Ed è esattamente questo il lavoro dei parlamenti e più in generale di ogni sistema legislativo, Adattare le leggi ai contesti che mutano sempre più velocemente, per garantire al meglio possibile equità e giustizia.

Chiaritoci questo, capiamo subito come anche questa è inevitabilmente un’ “arma a doppio taglio” , in quanto se i parlamenti esprimono veramente la volontà popolare e il “bene comune”, si assolve ad una decisiva e positiva funzione. Se invece questa funzione “legislativa” è condizionata da un potere privato di lobby o peggio, tramite corruzione, diventa un sistema per rendere lentamente ma inesorabilmente il popolo stesso schiavo e diminuire gradualmente il livello di democrazia.

Forse questa che vi ho proposto è una sintesi eccessiva ma credo che il problema sia importante e reale e che meriti l’attenzione approfondita di ciascuno di noi.

Ermanno Cavallini

INTELLIGENZA E INFORMAZIONI CONDIVISE, LA CHIAVE DI VOLTA PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE.

Il mondo sta cambiando sempre più velocemente sotto i nostri piedi, tanto che la percezione collettiva, ormai fortemente limitata solo al breve raggio, fatica a tenerne il passo.  Anche i metodi per risolvere i problemi stanno cambiando, l’importanza di approcci anche da inusuali punti di vista, risulta sempre più evidente mano a mano che la nostra società diventa più interconnessa e risponde quindi alle regole di un “sistema complesso”. Molti non sanno che ormai da anni strutture prestigiose come la NASA  o i laboratori “La Roche” si affidano a siti come  “InnoCentive”  per risolvere problemi su cui i loro esperti si sono inutilmente spesi.

Spesso infatti è risultato che paradossalmente un approccio troppo  “esperto” ai problemi, comporta una modalità eccessivamente  condizionata dalle metodologie normalmente usate in un ambiente troppo specialistico.

Una sorta di “effetto paraocchi” che è risultante da una eccessiva specializzazione del mondo della ricerca convenzionale, che è tuttavia superabile mettendo a disposizione tutti i dati, a molte persone  anche con  competenze molto lontane dal campo in oggetto della problematica.  La visione dei problemi “a molti occhi” in diversi casi è la chiave della soluzione dove i sistemi convenzionali hanno fallito.

Un esempio tra i tanti, sono i 35.000 dollari vinti da Bruce Cragin, un radiotecnico in pensione di una piccola cittadina del New Hampshire, che con un approccio non convenzionale ha risolto un problema su cui la NASA si spaccava la testa da 35 anni senza successo. In questo caso si trattava di prevedere con un sufficiente anticipo le  eruzioni solari  che sparano nello spazio una massa di particelle e radiazioni mortali per le persone e le apparecchiature in orbita senza protezione.

Bruce Cragin aveva letto un annuncio su Innocentive , una clearighouse on-line , specifica per i problemi scientifici.

Home — InnoCentive

 

 

Questo è un esempio di sito che ricerca soluzioni  da “interazione d’esperienze” ,  i suoi iscritti non devono necessariamente essere specialisi, anzi è incoraggiata l’interazione di persone molto eterogenee, perche cosi si moltiplicano i punti di vista da cui valutare ogni singolo problema.

Chiunque si può iscrivere tra gli aspiranti “risolutori di problemi”; Tutti possono scaricare i dati raccolti e postare liberamente una loro soluzione; il committente poi sceglierà la soluzione che ritiene migliore tra quelle pervenute e che sperimentalmente raggiungono lo scopo.

Lo stesso vincitore ha poi ammesso che ” non avevo mai lavorato nel settore della fisica solare, ma ho riflettuto a lungo sulla teoria della riconnessione magnetica”.  Da verifiche sperimentali poi fatte dalla stessa NASA è risultato che le previsioni fatte dal sig. Cragin  con 8 ore di a

nticipo, coincidevano con un brillamento solare nell 85% dei casi , e con un anticipo di 24 ore si arrivava al 75% ;  un risultato mai conseguito dalla NASA in 35 anni di ricerche con i migliori esperti a disposizione!

Questo fenomeno passa sotto più definizioni, alcuni lo chiamano  “Innovazione Aperta”  , altri lo chiamano “Crowdsourcing” , ma in ogni caso è risultato molto efficace.

Gli studiosi  dell’innovazione “Lars Bo Jeppesen” e “Karim R. Lakhani” hanno analizzato oltre 160 problemi scientifici postati su questa piattaforma, tutti  grossi ostacoli  per le strutture e le istituzioni proponenti;  su questi sono risultate 49 le soluzioni considerae soddisfacenti. La “folla” eterogenea ha risolto circa il 30% di tutti i problemi proposti, ed è risultato che  le persone con una maggiore lontananza di esperienza nel teorico campo del problema,  avevano maggiori probabilità di risolverlo.

Detto in altri termini, essere “marginale” , e cioè avere una istruzione e una esperienza lavorativa lontana da quel particolare problema, sembra in qualche modo contribuire a risolverlo!

Questa e molte altre esperienze simili in tutto il mondo fanno capire come a volte un eccessiva preparazione specialistica possa essere invece che di aiuto di ostacolo nella soluzione di problemi che impattano con il “sistema complesso” che la nostra realtà, anche quotidiana, sta diventando.  Da diversi altri studi sembra anche emergere una dinamica per cui maggiore è l’interconnessione della nostra civiltà e più questa dinamica dei “non specialisti” diventa rilevante.

Anche nella scelta della futura classe dirigente, forse dovremo prediligere persone con una ampia formazione generalista e con una spiccata capacità di auto-formazione che “esperti” di tipo convenzionale, forse troppo ancorati a soluzioni ormai divenute obsolete o non piu valide per il rapido mutare del contesto.

Molti studi scientifici convergono sulla previsione per i prossimi 10-20 anni, di un mondo dove il divario tra poveri e ricchi aumenterà notevolmente, e questo non solo nei paesi in va di sviluppo ma soprattutto nei paesi definiti avanzati.

Se non interverranno inediti fattori correttivi, la progressiva introduzione di ulteriore automazione nel mondo del lavoro distruggerà circa 4 posti di lavoro per ogni nuovo posto creato. Nella sola Italia si stimano 5 milioni di posti di lavoro persi entro il 2030, e non saranno colpiti solo i lavori manuali, ma anche moltissimi lavori “di concetto” che si vedranno sostituiti da “sistemi esperti” o da forme di intelligenza artificiale.

Certamente la produzione aumenterà di efficienza e molti prodotti e servizi abbasseranno di costo, ma una classe media sempre più impoverita faticherà comunque a permetterseli.

Circa 10 anni fa, le 38 persone più ricche del pianeta possedevano, attraverso una serie di controllate, circa la metà della ricchezza globale, oggi il loro numero è sceso a 8, e tutto sembra indicare che si ridurranno in futuro ulteriormente. Assisteremo ad un aumento del PIL annuo che difficilmente si allontanerà dal’ 1% ; ma la brutta notizia è che anche il valore creato da questa pur ridotta crescita, non andrà a favore di tutti ma solo di una ristrettissima minoranza. Ormai i maggiori esperti riconoscono che il PIL è molto lontano da indicare il benessere diffuso all’interno di una nazione, che è invece rappresentato da altri indicatori come ad esempio lindice di Gini o  in modo forse ancora più completo,  il “OECD Better Life Index” in cui l’italia è gia sotto la media dei paesi occidentali.

Secondo lo studio “lavoro2025” dal famoso sociologo Domenico De Masi, la situazione in Italia, peggiorerà ulteriormente, rendendo la classe media di fatto meno libera e più ricattabile dal grande potere economico-speculativo. Questo avverrà anche attraverso la ulteriore disparità generata nel frattempo, dalla ulteriore grande massa di denaro acquisita da pochi ricchissimi o multinazionali, sui governi, e attraverso questi, anche sul processo di formazione delle leggi. “Lavoro2025” è uno studio commissionato da alcuni parlamentari, appositamente per avere una base scientifica su cui proporre una futura azione legislativa. Il lavoro di De Masi che è professore emerito di sociologia del lavoro presso la sapienza di Roma, utilizza il collaudato metodo d’indagine interattivo Delphi ed è stato pubblicato nel gennaio 2017, per cui risulta forse lo studio più aggiornato riguardo alla specifica situazione italiana.

Per risolvere i problemi che ci prospetta non rimane che come nell’esempio iniziale, usare un approccio non viziato dai binari consueti, aprendo la problematica a molti occhi, anche non inizialmente esperti della singola materia.  Proprio da un simile processo di “intelligenza collettiva” è nata la nuova teoria economica e sociale del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” che vuol risolvere alla radice ed in modo lungimirante la problematica di una economia che sfrutta l’uomo invece che supportarlo.

Per un eventuale approfondimento vi suggerisco il link ad una breve spiegazione della nuova teoria.

la teoria economica e sociale del “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

Un in bocca al lupo a tutti noi, augurandoci di riuscire insieme, a costruire un mondo migliore.

Ermanno Cavallini

LOTTARE PER UNA ECONOMIA CHE RISPETTI L’UOMO E L’AMBIENTE

Riguardo alla nuova teoria economica e sociale del  “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”  , nel divenire continuo del processo di  “intelligenza collettiva”  che cerco personalmente di promuovere, mi capita spesso di avere confronti di varia intensità con una vasta gamma di persone. Naturalmente sono il primo che cerca questi confronti, con la consapevolezza che “nessuno sa tutto ma ognuno sa qualcosa”  e nella convinzione profonda  che dall’interazione tra diversi,  può nascere qualcosa che è molto di più della somma delle sue parti.

In questo percorso, molte persone con cui mi trovo ad interagire, non avevano mai riflettuto seriamente sul tema; nella maggior parte dei casi  sono persone che hanno deciso di delegare ogni scelta in merito a  “esperti diversi da sé”. Molto piu raramente capita di confrontarsi con chi, magari da anni, porta avanti una sua precisa proposta. In questi rari casi, mi  trovo di solito  ad interagire con persone molto attive, entusiaste e  talvolta anche dotate di alcune ottime competenze in alcuni specifici settori. Quasi sempre però, la loro proposta è  limitata al solo aspetto economico, mancando della necessaria  “visione d’insieme”.  Questi in genere  non considerano che ogni giorno sempre più, viviamo integrati in un  “sistema complesso”   in cui settori e dinamiche, anche molto diverse tra loro,  interagiscono l’uno sull’altra  fino a creare la realtà che sprimentiamo ogni giorno e che sempre più risponde a dinamiche simili a quelle descritte dalla “Teoria del caos”.

Cresce e si divarica sempre più la forbice delle disuguaglianze sociali. I dati dello studio sui salari della Fisac CGIL

Capita che durante questi confronti,  nonostante un’analisi della situazione pressoché concorde  e anche quando si trovi una convergenza su tutte le misure concrete da prendere a breve-medio termine, si riscontri un grande irrigidimento e una grande chiusura quando si tocca il problema di dover porre un qualche limite alle differenze di reddito e quindi alla  “forbice sociale” .

A prescindere dalla posizione “pubblica”, nel profondo ognuno di noi sa che l’arricchimento personale, oltre certi grandi valori, si trasforma inevitabilmente da un legittimo cammino verso il benessere, ad una corsa alla conquista del potere sul nostro prossimo. Oltretutto questa “corsa al potere”, quando riesce, spesso “dà alla testa” .

Secondo Dacher Keltner, psicologo dell’Università di Berkeley,  che da 20 anni fa ricerca su questo tema, il potere può avere sul cervello le stesse conseguenze di una lesione traumatica: maggiore impulsività, sprezzo del pericolo e incapacità di mettersi nei panni dell’altro. Keltner lo chiama “paradosso del potere”: una volta raggiunta un’alta carica o una grande ricchezza, si perdono molte  caratteristiche che si avevano in partenza. Altri studi evidenziano come questo “paradosso del potere”   generi nelle persone che lo sperimentano, disturbi e dipendenze psicologiche  molto simili a quelle generate dal gioco d’azzardo.  Queste persone in genere, sono portate ad avere autostima solo in quanto “possiedono” e non in quanto “sono”.
Da questo  “errore fondamentale di attribuzione”  su cui purtroppo vengono basate erroneamente  molte vite, si generano a cascata  moltissimi altri mali tra cui la corruzione, la maggior parte delle guerre, il terrorismo e, non ultimo, lo sfruttamento smodato e insensato delle risorse del pianeta e del nostro habitat naturale.  Tutti effetti causati da un nocivo quanto, nella stragrande maggioranza dei casi,  chimerico  mito della corsa al potere (dunque alla ricchezza), illimitato. Valore  purtroppo oggi universalmente proposto ad ogni livello della scala sociale.

Devo ringraziare queste persone, perché grazie al confronto che mi hanno concesso, ho capito in maniera ancora più approfondita, quanto  importante e fondamentale  sia la battaglia etica che insieme stiamo portando avanti.
Molti di questi cercano ancora purtroppo, solo di ristabilire un’economia simile a quella che avevamo negli anni ’70. Economia  che se fosse possibile ricreare, non sarebbe oggi comunque  più sostenibile per gli oltre 7 miliardi di persone che popolano il pianeta.
L’economia che alcuni di loro vorrebbero ricreare, se pur in molti casi punti a diminuire l’attuale accentramento di ricchezza in poche mani, si basa in egual misura su una logica consumistica che ha  una azione molto negativa sull’ecosistema nel suo complesso.
Inoltre, il modello economico proposto da queste persone non tiene conto degli effetti della quarta rivoluzione industriale in arrivo, che spazzerà via molti più posti di lavoro di quanto riuscirà a crearne e questo, paradossalmente,  pur innalzando la qualità e la quantità dei beni e servizi disponibili.

Tuttavia, ho capito che queste  proposte (alcune migliori e alcune peggiori)  non vanno ostacolate, ma anzi  è fondamentale dialogare pubblicamente con chi le porta avanti. E questo per diversi motivi, sia perché comunque aiutano il grande pubblico a  compiere un primo importante passo nella giusta direzione, aumentandone la consapevolezza e quindi modificando positivamente  l’ “immaginario collettivo” , sia perché  dialogando direttamente con questi “promotori”  è possibile anche  potenziarne  l’aumento di consapevolezza, e quindi migliorare le varie soluzioni economiche prospettate.
Forse però ancora più importante, è  essere sempre più presenti in modo possibilmente sinergico e con tutti i mezzi possibili,  presso il grande pubblico  per superare la notevole confusione oggi presente e stimolare un aumento di consapevolezza a mio avviso  indispensabile per raggiungere  un obiettivo più grande e importante, che non si limiti al solo aspetto economico ma che diminuisca la competizione tra persone, aumenti la collaborazione e diminuisca contemporaneamente l’impatto ambientale.
Tutti obiettivi che, come chi ci segue sa bene,  il   “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”   si pone come primari nel suo cammino.

Il nostro mondo, a causa del raggiungimento di alcuni valori di diverse “masse critiche”, sta attraversando una fase inedita nella sua storia. La crisi economica che ha sconvolto gli  ancoraggi psicologici  di molti deve, paradossalmente, essere una occasione per proporre un modello di interazione sociale che spinga molto meno sulla sopraffazione, anche solo economica, del nostro prossimo.
Quando si può fare un grande bene, farne uno piccolo equivale a fare il male, forse dovremmo riflettere molto bene su questo punto…….

Ermanno Cavallini