Incontro organizzato dal GDL Lavoro M5S di Torino “COME COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE”

Il 26 gennaio si è tenuto su invito del movimento 5 stelle locale, un seminario-dibattito sulla nuova teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” già “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”: https://www.amazon.it/capitalismo-valvola-sicurezza-proposta-migliore/dp/8892317881

E’ stato un incontro molto bello in cui nonostante qualche avversità tecnica iniziale, indipendente dalla volontà degli organizzatori, un folto e attento pubblico è intervenuto attivamente con domande e considerazioni assolutamente centrate e pertinenti. Devo dire che oltre ai molti attivisti e simpatizzanti del movimento 5 stelle , erano presenti anche molte persone esterne al movimento stesso. Persone che con i loro interventi hanno degnamente rappresentato un ampia gamma di punti di vista sull’economia, tra cui anche quello sovranista.

Questo mix di esposizione iniziale e interazione con il pubblico, ha permesso di aggiungere un ulteriore piccolo tassello al processo di “intelligenza collettiva” che è la struttura portante della proposta stessa.

A sottolineare l’importanza dell’evento anche il saluto portato dal candidato governatore del Piemonte e di diversi altri candidati a vari livelli del movimento 5 stelle. Incontro organizzato dal GDL Lavoro 5 stelle Torino; “COME COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE”

Quello che ha in qualche modo “galvanizzato ” un pubblico attento e presente per oltre 3 ore molto dense di incontro, è la semplicità relativa della proposta volta a salvaguardare l’economia reale passando per il controllo innovativo della forbice sociale attraverso due “valvole di sicurezza”.

Un altro aspetto che ha riscosso forse ancor maggiore successo è l’ “effetto domino” con cui attraverso una relativamente semplice legge che attui completamente e in modo innovativo l’articolo 53 della nostra costituzione, si realizzi un “cambiamento a catena” che in pochi anni rimodelli la nostra società costruendo un mondo realmente migliore per tutti.

A questo punto non rimane che augurarsi che i semi piantati diano al più presto i loro frutti, ricordando che questo tipo di incontri sono disponibili per qualunque realtà sia interessata su tutto il territorio nazionale a cura nella associazione “Nuovo Orientamento Culturale”.

al seguente link potrete vedere alcuni brevi video di alcuni punti salienti dell’evento:

http://www.nuovorientamentoculturale.it/i-nostri-video/

Per eventuali contatti :

Ermanno Cavallini cell.3392006705


Il movimento 5 stelle dopo il voto su Salvini, considerazioni e sviluppi futuri.

Dopo il voto sulla piattaforma Rousseau che ha evitato il processo a Salvini è forte il dibattito dentro e fuori il movimento 5 stelle. Se da un lato il 59% degli oltre 50.000 votanti ha preso questa decisione , dall’altro un 41% dissente a volte anche con toni molto accesi. Un manipolo di simpatizzanti che si sentono traditi ha addirittura contestato Grillo in occasione di un suo spettacolo teatrale. Del resto lo stesso Grillo sembra, con il suo atteggiamento, riflettere profondamente sulla strada che il movimento, da lui fondato, sta oggi prendendo. Personalmente come cittadino e come attivista, mi batto fuori e dentro il movimento 5 stelle, perché accanto ad una visione “a breve” legata al comunque indispensabile concetto di Onestà, se ne affianchi un’altra fondata su una visione a medio/lungo temine di un mondo migliore che vogliamo realizzare per il bene comune. Quando eravamo all’opposizione molti problemi non erano emersi perché il collante della visione “a breve” era più che sufficiente. Dare addosso agli abusi, gli sprechi e l’ingiustizia infatti accomuna e unisce quasi naturalmente. Passando invece a posizioni di governo, prima locali e poi centrale, emerge tutta la complessità della nostra realtà. Una realtà che non può essere ben gestita con semplificazioni troppo spinte (ma psicologicamente assai comode ) dell’intricata rete di interconnessioni che sempre più fitta, influisce sull’esito di ogni scelta.

Un gruppo di attivisti, che fanno riferimento all’associazione del M5S del 2009, protesta in attesa dell’arrivo di Beppe Grillo all’esterno del teatro Brancaccio, Roma, 19 febbraio 2019. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Inoltre se è vero che, come pensava Aristotele, “ogni popolo ha il governo che si merita”, per avere un governo ancora migliore dobbiamo contribuire al divenire di cittadini migliori. Da questo punto di vista, come diceva J.Kennedy non dobbiamo chiederci solo cosa il paese fa per noi, ma soprattutto cosa facciamo noi per il paese. Solo con uno sforzo prima individuale e poi collettivo possiamo infatti dirigere l’inevitabile e sempre più veloce cambiamento in atto, verso la costruzione di un mondo davvero migliore per tutti. La tendenza oggi invece è di rinchiudersi in tante “isole umane” che badano solo ai propri immediati interessi. Questa è una grave distorsione della realtà profonda , che vede invece il nostro personale benessere prevalentemente come derivato dal buon funzionamento della società di cui siamo parte integrante.

I fondatori del movimento 5 stelle.

A mio avviso il movimento 5 stelle non può più limitarsi a puntare sul solo concetto di onestà: ora che è al governo il Movimento 5 stelle ha bisogno di un forte collante a lungo termine, che gli permetta di tenere insieme una salda base elettorale per tutto il tempo necessario a portare a compimento profonde riforme strutturali; questo richiede molto tempo e molti mandati da rinnovare. Dobbiamo chiederci allora se agli originari collanti – onestà, tutela dell’ambiente, democrazia diretta – dobbiamo forse affiancarne di altri. Il movimento ha visto in questi anni molti cambiamenti. Ricordo come fosse ieri quando c’era quasi il divieto per i parlamentari di andare in televisione. Adesso, secondo me giustamente, i leader del movimento 5 stelle sono in tv in moltissime occasioni e un apposito staff gestisce una potente e orchestrata strategia mediatica del movimento. Cambiamenti giusti e opportuni , come quello ulteriore che a mio avviso oggi come movimento dobbiamo fare.

Ignoranti quem portum petat, nullus suus ventus est

Dopo il rifiuto a pacchetto non solo di ogni ideologia ma di ogni visione organica e completa di un mondo migliore da realizzare, credo che oggi dopo un “non-statuto” dobbiamo anche adottare un “non-ideale” che compatti la base del movimento e, perché no, la orienti verso un unico percorso. Un percorso, ben inteso, che avrà bisogno di innumerevoli aggiustamenti di rotta lungo il cammino, perché la realtà, come sistema complesso, non è del tutto prevedibile. Ma se possiamo immaginare il movimento 5 stelle come una nave, serve un porto lontano verso cui far rotta. Se poi il porto di arrivo si dimostrasse non valido come credevamo, poco male , riprenderemo il mare fino ad un altro, e così via fino a trovare quello giusto. Una cosa è certa, come scriveva Seneca 2500 anni fa “nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa dove andare” e così il movimento non può rischiare di star fermo o anche solo navigare a vista nel grande oceano della vita. La soluzione sta in un “non-ideale” che sicuramente, se allontanerà qualcuno, attirerà anche altri , fino a comporre una base che condivida un unico progetto lungimirante e coerente a lungo termine. Un sogno comune, che permetta di compattare le fila e di superare gli inevitabili momenti di difficoltà lungo il percorso. Un “non-ideale” né troppo rigido né, all’opposto, troppo vago, un “non-ideale” che permetta di creare uno “zoccolo duro” senza uccidere, però, l’indispensabile e continuo confronto interno, senza cui non potremmo fare gli aggiustamenti di rotta necessari lungo il percorso.

i parlamentari fuoriusciti dal movimento 5 stelle

Quello a cui mi riferisco è una visione in cui ogni essere umano sta all’intero corpo sociale, un po’ come le cellule del nostro corpo stanno a noi. Sentire di far parte di qualcosa di più grande, senza esserne succubi ma anzi parte attiva, è esattamente quello che ci vuole. Anche dal punto di vista economico, dobbiamo puntare a realizzare un nuovo sistema che si basi su una apertura della forbice sociale non troppo stretta ma nemmeno troppo ampia come già anche Adriano Olivetti proponeva molti anni fa. Con un gruppo di altri attivisti del movimento 5 stelle abbiamo messo a punto, attraverso un embrionale processo di intelligenza collettiva, una nuova teoria che potrebbe essere esattamente quel “non-ideale” di cui oggi il movimento 5 stelle ha bisogno. Ve la proponiamo sia offrendovi in maniera assolutamente gratuita il breve libro di riferimento dal taglio volutamente divulgativo qui sotto scaricabile:

sia indicandovi una pagina del nostro sito dove ne avrete una versione online più sintetica e raccontata: http://www.nuovorientamentoculturale.it/la-teoria-economica-e-sociale-del-capitalismo-a-doppia-valvola-di-sicurezza/

vi segnalo infine un breve video dell’iniziativa INFORMAPOPOLO TOUR 2019 https://youtu.be/r3B34M0TG18 che stiamo attuando in giro per l’Italia dove portiamo delle serate di seminario/dibattito sulla nuova teoria economica e sociale che proponiamo . A tal fine abbiamo ancora diverse tappe libere per cui chi fosse interessato a ospitarci non ha che da contattarci al 3392006704 e fissare una data.

Sperando con tutto il cuore di aver dato un contributo al bene comune.

Ermanno Cavallini

Perché votare per non processare il governo per la nave Diciotti.

Oggi alle 10:00 inizierà sulla piattaforma Rousseau la votazione della base del movimento 5 stelle per processare non solo il ministro Salvini ma anche Conte e Di Maio che con lui hanno preso la decisione di non far sbarcare i migranti dalla nave della guardia costiera Italiana Diciotti per far si che l’europa si accollasse la sua dose di miganti. Ovviamente il fatto è servito per affermare con l’Europa il principio che ogni stato europeo si accollasse la sua dose di migranti a prescindere dal punto di approdo. Questa è una decisione presa a mio avviso nell’interesse nazionale e prescinde dalla sacrosanta attenzione per le persone in difficoltà (i migranti in questo caso erano comunque assistiti a bordo della nave). Per questo motivo io voterò per non processare Salvini, e con lui tutto il governo tra pochi minuti appena finito di scrivere questo articolo.

Qualcuno dentro il movimento 5 stelle storce il naso perche ritiene che si deroghi dal principio di “nessuno scudo di immunità per i parlamentari o per il governo”. tradizionale di 5 stelle. Credo però che sia giunto il momento di fare una opportuna riflessione sulla portata e sulle caratteristiche degli ancoraggi mentali che ognuno di noi si è dato. Ora che siamo al governo (se pure con la lega) abbiamo una responsabilità diversa da quando eravamo all’opposizione, e per rimanere al timone del paese dobbiamo dimostrare a tutti che siamo in grado di sviluppare un pensiero strategico guida , lungimirante e con la necessaria visione d’insieme per traghettare il paese verso un mondo migliore.

Questo composta a volte la necessità di migliorare anche i nostri ancoraggi psicologici , per farli evolvere verso una ancora maggiore consapevolezza del sistema complesso che è la realtà che viviamo ogni giorno. Io e alcuni altri, dentro e fuori al movimento 5 stelle proponiamo la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” . Riteniamo seriamente che questa potrebbe essere una proposta strategica coerente e lungimirante che se sponsorizzata dai vertici, potrebbe fungere da collante per le diverse anime del movimento e garantire una governabilità interna , quantomai necessaria in un ottica di futuro governo esclusivamente a 5 stelle .

Al link la teoria che proponiamo, convinti di fare, a lungo raggio, il bene del movimento 5 stelle.

A questo proposito abbiamo dato il via al INFORMAPOPOLO TOUR 2019 con vari incontri simili a quelli già fatti (l’ultimo con il GDL lavoro del movimento 5 stelle di Torino) . Si tratta di incontri che richiedono una sala da 50-100 persone, un videoproiettore per le slides e una programmazione di 2-3 ore nei fine settimana o la sera dopo cena. Preghiamo gli interessati dei vari territori di contattarci al cell. 3392006705 con messaggio Whatsapp, sarete richiamati per la programmazione. Qui sotto il link ad un breve video delle prime due tappe:

Un forte abbraccio a tutti noi che lottiamo per costruire un mondo migliore.

Ermanno Cavallini

CANDIDARSI, ONORE OD ONERE ?


Cari amici, oggi dopo approfondita riflessione e dopo essermi consultato con la mia famiglia e con i più prossimi sostenitori della teoria economica e sociale del “BENE COMUNE”, ho deciso di candidarmi alle elezioni per il parlamento europeo che si terranno nei prossimi mesi.

Devo dire che è stata molto importante l’interazione con tutte queste persone con cui, ormai da oltre tre anni condivido un cammino.

Onestamente non sono in grado nemmeno di valutare quante possibilità di essere effettivamente eletto io abbia. Certamente se lo fossi cercherò di dare il massimo anche auto formandomi , come ho già fatto tante volte nella mia vita, per soddisfare le specifiche “mission” che via via si sono presentate. In ogni caso lo sforzo non sarà vano, perché comunque la campagna permetterà di far conoscere meglio ad un pubblico ancora più vasto la teoria economica e sociale del BENE COMUNE già “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”, che potete anche scaricare gratuitamente qui sotto al link:

Ho scelto di farlo per il movimento 5 stelle che offre la possibilità con la piattaforma Rousseau di partecipare “dal basso” a molte fasi della vita democratica del paese.

Simulazione al

So bene che il movimento 5 stelle non è perfetto, né realisticamente, in questa fase, forse, ci si poteva aspettare che lo fosse. Le sue caratteristiche peculiari come l’apertura ad una ampia base sociale, lo espongono sicuramente più dei partiti convenzionali ad alcuni problemi, tra cui la governance interna. Tuttavia le stesse caratteristiche ritengo che possono rivelarsi straordinari punti di forza a medio e lungo termine. Nonostante tutto, il movimento 5 stelle credo sia la migliore opportunità che oggi noi tutti abbiamo per costruire un mondo davvero migliore.

Se questa opportunità andrà sprecata o meno dipende da chi si candida , da chi gestirà le selezioni, ma soprattutto dipenderà da noi, da ciascuno di noi.

Aristotele circa 2500 anni fa diceva che “ogni popolo ha il governo che si merita”, forse è giunto il momento che ognuno di noi semplici cittadini si prenda davvero e fino in fondo la responsabilità non solo del voto che darà, a chiunque voglia darlo, ma anche di quanto e come seguirà successivamente chi ha delegato a prendere decisioni che potrebbero avere in futuro un peso determinante anche sulla sua vita di tutti i giorni.

Spero che chiunque verrà eletto, non perda il contatto con il corpo sociale e in qualche modo sia anche da questo costruttivamente consigliato nelle scelte che dovrà prendere durante tutto il suo mandato.

Gli effetti sui seggi della brexit

Nel giro di un mese o poco più si realizzerà una prima selezione interna al movimento 5 stelle dei suoi candidati, una selezione che si affina ulteriormente ad ogni nuova elezione. Questa volta, accanto ai tanti nomi in buona parte sconosciuti, il sistema porrà una qualche indicazione di merito che terrà conto di diversi fattori, tra cui la partecipazione negli anni alle attività della piattaforma stessa, ad un eventuale primo mandato come portavoce ad un qualunque livello svolto e di alcune oggettive competenze particolarmente importanti per il ruolo in discussione. Anche la rappresentanza equilibrata dei sessi e delle singole regioni dentro ai collegi è tutelata con una nuova e migliore regolamentazione.

schermata della candidatura appena inviata.

Nel mio caso ad esempio, concorreremo per il terzo di 5 collegi in cui è divisa la nazione, il collegio “Italia centrale” che comprende Toscana , Marche , Umbria e Lazio. Oltre i consueti paletti relativi ai certificati dei carichi penali e dei carichi pendenti senza cui alcuna candidatura sarà nemmeno presa in considerazione, si dovranno superare due diversi turni di selezione. Il primo turno sarà su base regionale e si potranno esprimere 5 preferenze solo verso i candidati della propria regione. I dieci candidati più votati per ogni Regione accederanno al secondo turno. Nel secondo turno, la votazione avverrà su base circoscrizionale. Anche in questo caso ogni iscritto potrà esprimere fino al un massimo di cinque preferenze in favore dei candidati dell’intera circoscrizione. un ulteriore terzo livello è previsto per la ratifica o meno da parte della base, della scelta dei capilista riservata a Di Maio nella sua veste di capo politico.

Alla fine Ciascuna lista comprenderà un numero di candidati non minore di tre e non maggiore del numero di membri da eleggere in totale nella circoscrizione. Nel mio caso (Italia centrale) è previsto un massimo di 14 candidati sul totale di 73 per tutto il paese. E’ manifestata comunque la volontà di presentare il massimo numero di candidati possibile in ogni circoscrizione., tenendo presente che se i risultati elettorali di 5 stelle saranno per ipotesi il 40% , passerà effettivamente al parlamento europeo, la stessa percentuale di candidati (nel mio caso il 40% di 14 cioè 5-6 persone).

Fornite queste doverose informazioni, vi invito tutti ad andare a votare ricordando che solo chi è iscritto almeno da 6 mesi sulla piattaforma potrà effettivamente votare. Da parte mia vi prometto che vi terrò aggiornati sullo svolgersi degli eventi, in modo che anche questa esperienza possa essere condivisa e entri a far parte di un più vasto processo di intelligenza collettiva che spero di contribuire a tenere sempre in atto.

Un caloroso saluto a tutti e Che siano eletti quelli che si riveleranno effettivamente i migliori. Questo è il mio augurio!

Ermanno Cavallini

Recensione film Green Book

Candidato a ben 5 premi Oscar, Il film “Green Book” racconta la storia vera di un raffinato musicista di colore e del suo autista/guardia del corpo di origini italiane, che nel 1962 compiono una turnèe nel sud degli Stati Uniti ancora permeati da un diffuso razzismo.

la guida all’epoca, costava 1,92 dollari

Il titolo si riferisce ad un libro, pubblicato dal 1939 al 1966, che indicava alle persone di colore i posti in cui erano graditi durante i loro spostamenti. Allora seguire i consigli del libro voleva dire per gli afro-americani non solo essere graditi, ma evitare “seccature” come essere picchiati o addirittura arrestati . Il libro è stato pubblicato negli Stati Uniti fino all’emanazione delle leggi antisegregazioniste volute dai fratelli Kennedy, allora rispettivamente Presidente e Ministro della giustizia degli Stati Uniti d’America. Nel film si cita anche l’intervento che Bob Kennedy in persona fece allora per far liberare i due, ingiustamente imprigionati da uno sceriffo razzista del profondo sud.

buttafuori uno, raffinato musicista l’altro

I due , all’inizio lontanissimi per cultura e modi, man mano che condividono l’esperienza del viaggio imparano a rispettarsi e a stimarsi a vicenda, fino a diventare amici per tutta la vita.

Peter Farrelly riesce ad esprimere magistralmente una regia veramente ben equilibrata tra commedia e denuncia antirazzista.

Il film, al di là della superficie, ha molti messaggi e livelli di lettura. In particolare colpisce molto come cambiano ed evolvono, durante il viaggio, gli ancoraggi psicologici dei protagonisti, che da mondi semi contrapposti giungono con l’esperienza e un aiuto reciproco ad adottare uno “schema mentale di riferimento” assai più evoluto.

candidato a 5 premi oscar

Quello che viene narrato è un processo veramente di grande valore, dove i protagonisti gradualmente “cambiano idea” e mettono in discussione pregiudizi su cui avevano basato la visione di se stessi e del mondo, giungendo in fine ad una superiore consapevolezza.

Credo che questa dinamica, cosi ben descritta nel film, sia quella che in questo momento è cruciale per costruire un mondo migliore per tutti.Solo sperimentando e costruendo la necessaria visione d’insieme, potremo “aggiornare” il nostro modo di pensare in un mondo ogni giorno sempre più interconnesso e interdipendente e dove il nostro personale benessere dipende sempre più da scelte prese lontano da noi.

Anche la nostra associazione “Nuovo orientamento culturale” è impegnata da anni in questa battaglia culturale. Permetteteci a corredo del presente articolo, di donarvi con apposito link, una copia gratuitamente scaricabile della nostra proposta per costruire un mondo migliore per noi e per i nostri figli.

Ermanno Cavallini ,

resp. ass “Nuovo orientamento Culturale”

DIVARIO TRA RICCHI E POVERI – quando la soluzione è talmente semplice che ci rifiutiamo di vederla.


Quando la soluzione è talmente semplice che ci rifiutiamo di vederla.

In questi giorni si sta tenendo a Davos in svizzera, il World Economic Forum 2019, dove gran parte delle migliori menti del pianeta si confrontano per tentare di prevederne il futuro.

Immediatamente prima la famosa organizzazione indipendente Oxfam ha pubblicato il rapporto annuale sulla diseguaglianza tra ricchi e poveri, sia nel mondo sia in dettaglio nei singoli stati.

Se ve ne fosse bisogno, ancora una volta i dati dimostrano che il divario tra ricchi e poveri è ulteriormente aumentato. Nel corso dell’ultimo anno la ricchezza totale di 1900 miliardi è cresciuta di 900 miliardi di dollari, ovvero 2,5 miliardi di dollari al giorno. La cosa paradossale è che nessuno si chiede se effettivamente questa crescita di denaro corrisponda ad una effettiva disponibilità di beni e servizi che prima non esistevano. La risposta purtroppo è No. Ormai da anni la crescita della massa di denaro non è più proporzionata alla crescita dell’economia reale. E questo fondamentalmente perché oggi per “creare denaro” nelle varie forme in cui è possibile non si deve più rispettare la regola di depositare da qualche parte una qualunque contropartita in beni (oro o riserve di valore corrispondente) .

Ormai la massa aggregata di tutto ciò che può essere utilizzato come denaro supera di molte volte il PIL mondiale e questo, tra le altre cose, genera anche un meccanismo di “dragaggio di valore” a scapito della classe media che si sta progressivamente impoverendo.

Come in altri casi nella storia, la soluzione sarebbe talmente semplice e ovvia da risultare invisibile agli occhi di chi non sopporta di mettere in discussione gli ancoraggi mentali che gli sono stati fin qui utili nella vita.

La soluzione già ipotizzata da diversi grandi personaggi del passato, tra cui non ultimo Adriano Olivetti, è semplicemente quella di mettere un tetto alla ricchezza privata.

Olivetti in alcuni suoi scritti aveva ipotizzato un rapporto di 1:40 tra i redditi piu bassi ( di cittadinanza nel caso odierno) e quelli massimi. La teoria del “BENE COMUNE” già Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” che la nostra associazione promuove, propone in completa attuazione dell’articolo n.32 della nostra Costituzione (oggi in parte disatteso) di istituire una soglia variabile in funzione del bilancio dello stato, oltre la quale ( intorno a 40.000 euro/mese), ogni ulteriore guadagno passerebbe allo stato. Questo permetterebbe di disincentivare accumuli eccessivi di ricchezze a prescindere dalla fonte di reddito e ogni stile di vita eccedente quella soglia diventerebbe inevitabilmente un segnalatore per accertamenti della guardia di finanza.


L’effetto ovviamente penalizzerebbe l’economia finanziario-speculativa ma avvantaggerebbe enormemente l’economia reale e realizzerebbe una naturale e spontanea redistribuzione non solo di beni ma anche di strutture produttrici di reddito verso la classe media, oggi impoverita.

Questa teoria con una singola azione normativa (eventualmente anche di iniziativa popolare), è studiata per creare un effetto domino a catena che di fatto, in solo un paio di anni, rimodellerebbe prima l’Italia e poi tutto il mondo, creando anche i presupposti perché la quarta rivoluzione industriale non accresca ancora il divario tra pochi ricchi e molti ‘impoverendi’ , che invece vediamo sotto i nostri occhi.

Questa proposta che fissando un solo paletto genera moltissimi benefici per la collettività è anche la naturale risposta a movimenti dal basso come sono i gilet gialli francesi o sono stati i 5 stelle italiani, che hanno colto le problematiche ma non hanno ancora saputo proporre soluzioni davvero organiche e strutturali.

Qui sotto vi proponiamo il link alla versione gratuita liberamente scaricabile in pdf del breve libro dal taglio volutamente divulgativo che descrive la nuova proposta economica e sociale. Scaricatelo, leggetelo e poi fateci sapere le vostre considerazioni.

Se qualcuno ne avesse modo (noi ci abbiamo provato senza risposta) fatelo leggere anche ai gilet gialli e a quelli della Oxfam , vi troveranno a nostro avviso , le soluzioni alle problematiche che giustamente denunciano.

Ermanno Cavallini,

Resp. ass. Nuovo orientamento culturale


Recensione serie tv : l’UOMO NELL’ ALTO CASTELLO

La serie, tratta dal celebre libro di Philip K. Dick , si presenta da subito come un utilissimo stimolo di riflessione volta a costruire un mondo migliore.  In questo caso per contrasto, mostrando, cioè, le degenerazioni e la bassa qualità della vita che ogni sistema dittatoriale inevitabilmente determina.

Lo scenario sono gli anni ’60 di una realtà parallela, dove la seconda guerra mondiale è stata vinta da tedeschi e giapponesi (l’italia è stata “integrata” nel  grande Reich ). Gli Stati Uniti sono divisi tra queste due superpotenze in un equilibrio non molto distante da quello della  guerra fredda nella nostra realtà.

Ma la cosa davvero interessante della serie, è soprattutto la narrazione delle vite dei molti protagonisti che vestono i ruoli più diversi (spesso anche opposti) nelle società delle varie nazioni.  Vite di personaggi estremamente verosimili e sfaccettate , che mostrano la reale difficoltà nel discernere  tra bene e male nelle situazioni che ognuno di noi si trova a fronteggiare anche quando compie le scelte quotidiane.

Nonostante i diversi regimi, molte dinamiche  non risultano poi troppo differenti dalla nostra realtà e cosi le potenzialità di riflessione che ne derivano, come in una sorta di laboratorio sociale accelerato,  risultano a mio avviso, molto potenti.  Anche l’economia mondiale nel suo complesso, si presenta molto simile a quella reale, con grandi aziende votate al profitto ad ogni costo  ed una criminalità organizzata molto influente (soprattutto la Yakuza in questo caso).

Ma lo stimolo di riflessione davvero interessante sta nell’evoluzione che le convinzioni dei singoli personaggi hanno, man mano che i fatti si dipanano e che questi fanno esperienza.

Verso la fine, persino il gerarca nazista  dalla folgorante e brillante ascesa,  vede la sua famiglia andare in rovina a causa delle convinzioni  che stanno alla base del suo apparente successo personale e che propina ai suoi sottoposti.  Pian piano, nascondendolo in parte forse anche a se stesso, comincia a riflettere e capire che, nonostante tutto, quello non è il mondo migliore possibile.  Perfino lui comincia a mettere in discussione i propri “ancoraggi mentali di riferimento” e comincia a capire che deve iniziare a lavorare per un mondo diverso, cambiando anche le proprie intime convinzioni e quindi la percezione che ha di sé.

Significativa anche la figura del ministro del commercio giapponese, permeato dal vero pacifismo di chi ha perso i propri cari in guerra, unica figura davvero positiva in un governo giapponese militarista e dispotico, dove i generali dalla visione limitata, forzano la mano perfino all’imperatore.

E’ una storia di mutazione degli schemi mentali di riferimento di numerose persone e, con un certo ritardo, anche  degli stessi popoli.  Poco a poco che le puntate si susseguono, lo spettatore accorto si rende conto che qualunque sistema dispotico che garantisca eccessivo “ordine” comporta un prezzo da pagare talmente grande da renderlo controproducente addirittura per i suoi stessi sostenitori!

Di recente  è disponibile (servizio di streaming di Amazon Prime), anche  la terza stagione di questa saga “The man in the High Castle”, con la regia di Ridley Scott  (lo stesso di Blade Runner e di molti altri successi del cinema mondiale) . Come dicevamo questa serie tv è tratta dall’omonimo libro di Philip K. Dick che in Italia è intitolato “La Svastica sul Sole” . Questa è un opera che presenta molte analogie con “1984” di Orwell, tanto che viene da chiedersi come mai non sia altrettanto famoso.

Sia nel libro di Dick  che di  Orwell , il mondo è dominato da stati totalitari che limitano fortemente la libertà individuale , nel primo caso da destra nel secondo da sinistra.   Comunque in entrambi i casi la qualità della vita dei popoli e lo sfruttamento dell’ambiente non è certo, il migliore possibile.

Si fa accenno, verso la fine,  anche all’esistenza di “realtà parallele” dove la storia ha avuto altri corsi , tra cui la nostra realtà . E’ dall’interazione, limitata ma potente, tra queste diverse realtà che i mondi avrebbero la possibilità di migliorarsi a vicenda.

Dopo una potentissima azione di denuncia e riflessione , quello che forse manca a questa opera è l’assenza di una vera speranza , di una proposta concreta e positiva per costruire una realtà migliore.

Noi con la nostra associazione culturale  crediamo di aver trovato almeno l’embrione di quello che servirebbe  e ci permettiamo, a corredo della presente recensione, di proporvelo .  Chissà se mai una produzione intelligente vorrà incaricare qualche sceneggiatore che, in una quarta serie, metta in contatto -attraverso  il portale verso le altre realtà, visto nelle ultime puntate –  i nostri eroi  con un mondo parallelo dove sia stata messa in pratica la teoria che proponiamo (“Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”, più recentemente rinominata “Teoria del Bene Comune”).

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

Certo in quel caso ne vedremo delle belle!

Ermanno Cavallini

UNO DEI PUNTI CHIAVE PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE

Ognuno di noi prima o poi si è chiesto  se, e nel caso  come,  è possibile costruire un mondo migliore.

Molti addirittura, evitano il problema auto convincendosi di essere in balia degli eventi; è questo in realtà un facile modo per evitare la responsabilità di fare sforzi in questa direzione.

Altri, pur cercando attivamente una strada, di fronte alla difficoltà della sfida, si arroccano su convinzioni più o meno dogmatiche, legate a qualche eccessiva semplificazione della realtà.

Altri ancora, pur continuando tra alti e bassi la loro ricerca, si trovano smarriti dalla crescente interconnessione di eventi , nazioni e popoli; e si scontrano con il problema di riuscire ad avere una visione d’insieme sufficiente in un mondo obiettivamente, ogni giorno sempre più complesso.

Un problema che tutti si trovano a vivere è quello di una qualità della vita sempre meno determinata dalle proprie scelte individuali e sempre più dipendente da scelte fatte da enti, aziende o persone, spesso molto lontani da loro.

La crisi economica, con la dilagante sottoccupazione o l’immigrazione di massa,  i cambiamenti climatici o la quarta rivoluzione industriale – che rischia di aumentare, invece che diminuire, la distanza tra ricchi e poveri – sono solo alcuni degli eventi a cui siamo esposti, ma su cui noi come individui abbiamo un controllo diretto pressoché nullo.

Tuttavia, gli orientamenti di massa e l’inconscio collettivo hanno ancora un grandissimo peso sulle scelte di chi decide, siano essi governi, parlamenti o grandi multinazionali. In questo senso, noi individui come cellule di un “corpo sociale” molto più vasto abbiamo un potere superiore a quello che normalmente si pensa.

In fisica le ricerche sulla Teoria del Caos ci hanno insegnato come in un sistema dinamico complesso (come appunto la nostra realtà), anche una variazione minima iniziale,  potrebbe dar vita ad un processo esponenziale che di fatto porti enormi cambiamenti all’intero sistema.

Il sistema in questo caso è il mondo e ognuno di noi potrebbe dare il via all’  “Effetto Farfalla” ipotizzato dalla teoria in oggetto.

Un grande cambiamento anche in un singolo uomo potrebbe, grazie ad una fitta rete di interazioni,  indurre al cambiamento molte altre persone,  e portando alla fine al cambiamento di tutta l’umanità.

Questo ovviamente può verificarsi sia nel bene che nel male, ma la buona notizia è che noi non siamo completamente impotenti di fronte alla trasformazione sempre più veloce del mondo, ma anzi insieme a molti altri , pur in una interazione complessa, ne siamo gli artefici.

A questo punto rimane da affrontare il problema di come mai normalmente prevalga ciò che ci divide piuttosto che ciò che ci unisce.  Eppure le cose che abbiamo in comune col nostro prossimo sono davvero tante. Ciononostante,  in ogni partito, religione o azione collettiva nascono presto numerosi distinguo e infine scismi e fratture.

Dopo molto riflettere e sperimentare, sono giunto alla conclusione che, se non l’unico , un punto cruciale siano gli ancoraggi mentali che ognuno di noi si sceglie per vivere la propria vita. Sappiamo tutti che nessun essere umano è in grado di gestire in tempo reale la vasta complessità dell’universo in cui viviamo. Ecco allora che l’evoluzione ci ha donato la possibilità di vivere intorno ad una semplificazione della realtà, che ci scegliamo in funzione di ciò che percepiamo nelle nostre immediate vicinanze.

In pratica ognuno di noi si è costruito una visione della realtà in qualche modo più semplice dell’effettiva complessità intorno a noi. Una complessità in crescita sempre più accelerata che rischia, anche grazie al progresso tecnologico, di correre più  delle nostre capacità di adattarvisi.

Naturalmente molti di noi fanno eccezione in diversi settori, ma complessivamente questo è un effetto che,  più o meno, ci investe tutti.   Il primo passo per superare questa voglia di non vedere i problemi e mettere la testa sotto la sabbia, è accettare il problema e cercare delle soluzioni.

Socrate oltre duemila  anni fa disse ,La vera saggezza sta in colui che sa di non sapere; perché io so di sapere più di te, che pensi di sapere”  Il bilanciamento  tra la fiducia nella ragione e la profonda consapevolezza della propria ignoranza è uno dei doni più preziosi che il filosofo greco ha lasciato in eredità all’umanità intera. E’ su questa consapevolezza che, secoli dopo, è nato con Galileo Galilei ed altri  il  Metodo scientifico e da esso la tecnologia ed il nostro odierno benessere con la sua, allora impensabile, abbondante disponibilità di beni e servizi.

Ma questa consapevolezza nell’era della comunicazione totale,  presenta un problema inedito per il cittadino medio. Ammettere di non sapere vuol dire sentirsi manipolabili e quindi insicuri, e questo per molti risulta inaccettabile. Ecco allora che il nostro inconscio sia individuale che collettivo,  attiva delle risposte difensive, purtroppo non sempre adeguate che rischiano appunto di  “buttare via il bambino con l’acqua sporca” come recita un vecchio detto contadino.

E’ innegabile che oggi la saturazione comunicativa ci bombarda di affermazioni multiple ed ognuna di queste contiene in sé la presunzione di verità; esattamente l’opposto quindi, della tesi di Socrate.  Ma non dobbiamo cadere nel tranello di una eccessiva semplificazione e cercare al nostro meglio, di gestire la complessità della realtà in tutte le sue innumerevoli sfaccettature.

Da alcuni anni coordino un esperimento di  intelligenza collettiva che coinvolge un migliaio abbondante di persone via internet. Un gruppo dinamico, volto a mettere a punto una nuova teoria economica e sociale per aiutare la creazione di un mondo realmente migliore. Anche noi abbiamo la nostra proposta,  e anche noi abbiamo corso, in diverse fasi, il rischio di arroccarci sulla nostra proposta. Ma abbiamo capito alla fine che nessuna proposta può essere considerata la migliore con certezza assoluta. Abbiamo concluso però che questo non debba assolutamente frenarci nello sperimentare nuove soluzioni, a volte anche guardando gli stessi problemi con occhi nuovi .

Siamo qui quindi a presentavi la nostra proposta , non con presunzione di infallibilità , ma con la richiesta di riflettere a vostra volta su questa e se volete anche a dare un vostro contributo, anche critico ma, speriamo, costruttivo alla nostra proposta che abbiamo deciso di chiamare in un primo tempo

Capitalismo a doppia valvola di sicurezza, ma più recentemente “teoria del bene comune”.

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

Un caldo ringraziamento per averci seguito fin qui e ancora uno se vorrete poi postare qui sotto un vostro libero pensiero.

Ermanno Cavallini

L’ATTENTATO DI STRASBURGO E ALCUNE INEVITABILI CONSIDERAZIONI

In Francia sui gruppi social dei gilets gialli , imperversa contagiosa, la convinzione che l’attentato di Strasburgo sia in realtà un   “Arma di distrazione di massa”    organizzata a tavolino da una parte deviata, dei servizi segreti non solo francesi.  Apparati, controllati dietro le quinte, da una elites politico-finanziaria di cui lo stesso Macron sarebbe solo poco più di un burattino.

Il governo e una parte di intellettuali suoi fiancheggiatori, risponde che   “non ci sono prove per questa teoria complottista”,  il che ovviamente,  è vero.

Come è vero però che ci sono alcuni indizi, e che questo non esclude a priori che la teoria abbia una sua logica e forse un suo fondamento.

In effetti questo attentato è avvenuto per tempistica e esecuzione, in una modalità perfetta per distogliere l’attenzione di quello che stava succedendo con i movimenti dei gilets gialli.

Qualcuno addirittura suggerisce che una parte deviata dei servizi abbia preparato e messo in stand-by, tutta una serie di   “Terroristi dormienti”  ,  sapientemente allevati (in qualche caso  anche a loro insaputa), da poter utilizzare  in situazioni in cui servisse qualcosa per distogliere la pubblica opinione da derive dannose a certi gruppi di potere economico-finanziari.

Questo spiegherebbe l’apparente inettitudine di un apparato delle forze dell’ordine francesi nel catturare un singolo lupo solitario; che non appare nemmeno particolarmente preparato per sparire cosi efficacemente ad un apparato teoricamente, così imponente.

Qualcuno già ipotizza che se sarà preso, non avrà modo di parlare perché in qualche modo, non rimarrà in vita.

Ora, a prescindere dalla fondatezza o meno di questi “rumors”,  la storia insegna che qualunque gruppo di potere che desideri “tenere buone” le masse, soprattutto quando richiedono maggior democrazia, sia di focalizzare l’attenzione verso veri o presunti “nemici esterni”.

Questo è un meccanismo psicologico molto conosciuto, addirittura nei branchi animali da cui noi discendiamo, dove di fronte al “nemico esterno” tutti i dissidi interni vengono sospesi .

Il trucco sta nel procastinare questa condizione alla bisogna, in modo da garantire il predominio (percepibile o meno) di una èlite su una popolazione enormemente più vasta.

E’ successo nell’argentina della dittatura, che non contenta dei   Desparecidos , attaccò, altrimenti senza un vero motivo, le isole falklansd/Malvine ; e in mille altri casi simili che  la storia ci insegna.

Quindi è importante ricordare che obbiettivamente, l’assenza di prove non esclude comunque che queste dinamiche siano possibili o addirittura reali.

Ora, io mi auguro che il processo di consapevolezza collettiva spontanea in divenire non si arresti, e anzi, si allarghi ad altri paesi.  Paesi dove la molla della differenza tra poveri e ricchi si sta caricando (vedi rapporto Oxfam ) , e per scattare richiede forse solo un qualche catalizzatore come lo è stata la tassa sui carburanti  in Francia.

Tuttavia questo crescente disagio in una classe media sempre più impoverita, rischia di emergere in modo si spontaneo, ma non coordinato e a volte perfino contraddittorio.

Indice di Contrasto alla Disuguaglianza 2018

A questo punto serve un idea che con la giusta visione d’insieme e coerenza interna, agisca da polo aggregante di istanze altrimenti frammentate e quindi inefficaci.

La nostra associazione “Nuovo orientamento culturale” lavora ormai da anni proprio per partorire una simile idea. Per tentare questo difficilissimo compito abbiamo messo su un laboratorio di “intelligenza collettiva” a cui, a vario titolo, hanno contribuito ormai circa 1700 persone molto diverse tra loro.

Dopo tre anni di lavoro siamo giunti a proporre la nuova teoria economica e sociale del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza ”  poi ribattezzata in “Teoria del bene comune  “.

Una teoria che in qualche modo si pone al di sopra della politica convenzionale e viene proposta a chiunque la senta utile.

Abbiamo anche deciso per renderla fruibile a chi, sempre più spesso, si trova in difficoltà economica;  di rendere scaricabile in modo ASSOLUTAMENTE GRATUITO  il file PDF del nostro libro che è in continua evoluzione al seguente link:

http://www.nuovorientamentoculturale.it/wp-content/uploads/2017/01/CADVS-shareware-vers-1_41.pdf

A questo punto è necessario diffondere l’idea in modo che possa fungere da “Meme”,  “ancoraggio mentale”, catalizzatore e coordinatore,  di un disagio sociale ormai sempre più vasto quanto inespresso.

 

Ermanno Cavallini

LA PROTESTA DEI GILET GIALLI, tra bene e male, un altro passo verso una nuova consapevolezza condivisa.

Il fenomeno della protesta francese dei gilet  gialli francesi,  è giunta inaspettata non solo al mondo politico, che è stato snobbato perfino nella componente delle opposizioni, ma anche alle elites politico finanziarie dominanti, che di fatto condizionano in buona misura l’operato sia dell’ Europa che di molti governi in tutto il mondo.https://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_di_Easterlin

Come disse Aristotele “Ogni popolo ha il governo che si merita”; e noi popolo, dobbiamo cercare di meritarci prima un governo e poi un mondo migliore.

Forse , anche se con tre passi avanti e due indietro, anche i popoli europei stanno in qualche modo accelerando il cammino verso la costruzione di un nuovo livello di consapevolezza.

In particolare è interessante notare come accanto alle prime, scatenanti, rivendicazioni per i costi dei carburanti, si stiano man mano, allargando le richieste , fino a giungere;  cosa inedita in una protesta spontanea,  alla richiesta sia di uno stipendio o pensione minima che (cosa inaudita),  di uno stipendio massimo , quantificato in questo caso a 15.000 euro.

Questi sono importanti segnali di una consapevolezza che lentamente, e nonostante i condizionamenti,  sta emergendo.

Una consapevolezza che va nella direzione di proposte come quella della teoria economica e sociale del “Bene comune” già  “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”  .

Una teoria non certo nata nelle università o nelle stanze del potere , ma dalla base di una classe media impoverita ma ancora pensante, che cerca di mettere al centro della vita non più il raggiungimento della massima ricchezza personale possibile , ma della MASSIMA QUALITÀ DELLA VITA .

Due  obbiettivi di vita solo superficialmente coincidenti, in quanto molti studi a cominciare da quelli degli anni 70 del  professor Easterlin , dimostrano come all’aumentare del reddito la felicità descriva una curva a campana ;  crescendo quindi solo in una prima fase , poi brevemente stabilizzandosi ,  e infine  precipitando per grandissimi redditi raggiunti , in una sorta di “tossicodipendenza da potere”,  descritta anche dallo psichiatra ed ex politico inglese Lord Owen  nel suo libro “la sindrome Hubris”.

Certamente uno dei maggiori ostacoli per costruire un mondo realmente migliore sono i rispettivi “ancoraggi mentali”, che portano ancora troppe persone a ignorare le vere radici dei problemi e in alcuni casi estremi, perfino a negare  l’evidenza.

Tutto questo si spiega con la necessità psicologica inconscia, di non mettere in discussione le certezze di una vita su cui, chi più chi meno, ha costruito il proprio equilibrio psicologico interno.

Per aggiornare questi “ancoraggi mentali” serve tempo, sforzo e a volte anche un po di dolore, ma è un processo naturale che rischia però di non tenere più il passo con i rapidi cambiamenti che avvengono sotto i nostri piedi.

C’è chi dice che la gente è succube dei media che li vuole superficiali e manipolabili.

Personalmente credo che le persone possano e debbano, cambiarsi la testa da soli.  Solo che questo è un processo molto lungo che passa attraverso una serie di sbagli e successivo dolore ( individuale e di gruppo ). A mio avviso, il compito di quelli nel popolo più consapevoli è di accelerare il processo, evitando, anche il maggior numero di errori possibile a parità di consapevolezza raggiunta.

Da questo punto di vista si può parlare di efficienza ( costo/efficacia) della maturazione civica. Ed è esattamente quello che, nel mio piccolo cerco di fare, insieme all’associazione “Nuovo orientamento culturale” che ho l’onore di coordinare.

Ma la cosa davvero molto importante nell’immediato, non è solo di aiutare il prossimo ad “arrivarci da solo” , ma soprattutto a chiedere a chi fosse giunto a una sufficiente consapevolezza, di fare altrettanto!

Questo per innescare un effetto a catena esponenziale che, come suggerito anche da alcuni aspetti della  Teoria del Caos teoria del caos, permette di surclassare qualunque potere dei media manipolati o meno che siano,  da qualunque élite.

Ermanno Cavallini

 

 

UNA PERICOLOSA DINAMICA COLLETTIVA DA DISINNESCARE, AIUTATECI AD AIUTARCI.

Ormai moltissimi cittadini hanno capito che qualcosa nella nostra società non va più bene, anche se in pochi sembrano avere le idee davvero chiare sui problemi in gioco e come risolverli.

Cercando di analizzare le varie proposte fatte in rete per risolvere la situazione di malessere dilagante per il paese, ho notato che i vari proponenti, sembrano barricarsi ognuno sulle proprie proposte, vanificando una reciproca interazione e un processo di intelligenza collettiva che invece potrebbe dare grandissimi benefici per tutti.

Anche nelle varie discussioni, relative alle varie proposte, pur tra mille differenze, sembra però emergere una dinamica comune.

La dinamica in esame, vede persone anche intelligenti e in qualche caso anche preparate, arrivare a negare perfino l’evidenza per non mettere in gioco gli ancoraggi mentali preesistenti su cui costruiscono il loro equilibrio psicologico.

Si assiste a una sorta di difesa psicologica perversa, che tenta di difendere vecchi schemi mentali di riferimento su cui l’individuo ha costruito un ormai divenuto precario equilibrio.

Il problema è che la terra è cambiata sotto ai nostri piedi più velocemente di quanto riescano ad adattarsi gli ancoraggi mentali di moltissime persone.

Questo crea un effetto di “limitata stupidità auto indotta” in molte persone che si impediscono così di vedere la realtà per quello che è.

La nostra società si sta impoverendo e il divario tra ricchi e poveri aumenta ogni anno come tendono a sottolineare molti autorevoli rapporti tra cui anche quelli di Oxfam italia.

Nel mondo L’82% dell’incremento di ricchezza globale registrato l’anno scorso è finito nelle casseforti dell’1% più ricca della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%.

In Italia a metà 2017, il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta. Nel periodo 2006-2016, il reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuito del 23,1%.

Molti sembrano non voler vedere la realtà sottolineata da questi dati, e se in qualche caso si può parlare di interesse personale, in moltissimi altri la cosa si spiega solo con la mancanza di disponibilità a mettersi in gioco e ammettere , prima di tutto a se stessi, che il mondo sta cambiando e le vecchie convinzioni non sono più adatte al mutato contesto.

Questa dinamica, impedisce che il cittadino medio abbia una piena consapevolezza della situazione, e che attivi quindi una mobilitazione personale commisurata all’entità del problema.

Il primo passo è riconoscere il problema, il successivo è cercare delle soluzioni, prima che sia troppo tardi e si generino ancora ulteriori danni.

Mi appello a chiunque leggerà la presente per proporre di seguito proprie riflessioni in modo da attivare un processo di intelligenza collettiva.

Ermanno Cavallini

Rappresentante ass. “Nuovo Orientamento Culturale”

RICOSTRUIRE LA SOCIETÀ INTORNO ALLA QUALITÀ DELLA VITA.

Molti si chiedono il perché di tanti squilibri, malattie e disfunzioni nella nostra società, pur registrando possibilità enormi che il progresso tecnologico e umano ci ha messo a disposizione.

Una delle cause principali è che ancora oggi, risulta diffuso a livello di massa, il negativo concetto per cui la massima felicità nella vita corrisponde alla massima ricchezza economica, cosa che come ormai dimostrato dagli studi scientifici del professor Easterlin e di tutti i suoi successori, è fondamentalmente falso.

Il punto di riferimento sano, invece è puntare alla massima qualità della vita, concetto più complesso ma riassumibile nella adeguata disponibilità di beni , servizi, buone relazioni sociali e con l’ambiente, di cui ogni cittadino deve poter godere.

Anche se questa definizione è utile come nuovo “ancoraggio mentale di riferimento”, funzionale a sostituire quelli ormai divenuti obsoleti, approfondendo dobbiamo ricordare che la qualità della vita è un argomento assolutamente trasversale, multidisciplinare e complesso, che investe, coinvolgendole (consapevoli o meno) tutte le persone, a prescindere dalla loro razza, appartenenza politica o credo religioso.

Il problema è che il comune cittadino non è oggi ancora sufficientemente allenato a concepire e valutare sistemi complessi quale è la nostra realtà, ed è sempre in cerca di eccessive semplificazioni o slogan che però spesso ci inducono in tragico errore.

A tal fine, l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), dopo una lunga ricerca condotta nei 34 paesi ha messo a punto un indice per la misurazione del benessere, denominato ‘Better life index’ (BLI),  che si basa su una lunga lista di indicatori, raggruppati in undici gruppi tematici. Il BLI si propone come superamento del concetto di PIL, che si è dimostrato ormai superato come parametro di riferimento per valutare il grado di salute economica di uno Stato e le condizioni di vita dei suoi abitanti. Il BLI prende in esame 11 indicatori: abitazione, reddito, lavoro, partecipazione civile, istruzione, ambiente, governance, salute, soddisfazione personale, sicurezza, equilibrio vita/lavoro. Una serie di parametri che vuole tener conto allo stesso tempo del benessere materiale, della qualità della vita (reale e percepita) e della sostenibilità ambientale.

Il segretario generale dell’ Ocse, Angel Guria, ha dichiarato: In tutto il mondo molti cittadini chiedevano di andare oltre il PIL. Questo indicatore è indirizzato a loro ed ha un potenziale straordinario per aiutarci a proporre politiche migliori per una vita migliore”.

Analizzando le schede paese presentate dall’ Ocse, si rileva che la media dei ‘soddisfatti’ raggiunge il 59%. Maggiormente soddisfatti della qualità della loro vita si sono dichiarati i Canadesi (91%) e i Danesi (90%). L’ indice di soddisfazione è più basso in Estonia (24%), in Slovacchia (27%) e in Turchia (28%). L‘ Italia è collocata un po’ al di sotto della media Ocse (54%), insieme ad altri paesi europei come la Spagna (49%), la Francia (51%), la Germania (56%). Esistono anche altri tentativi di misurare in modo scientifico la qualita della vita, di cui forse i due più importanti sono GNH (Gross National Happiness) ed il NHI (National Happiness Indicator) , ma molte altre università e organizzazioni ne stanno proponendo di nuovi.

Dall’analisi di questi studi e di come sta evolvendo sempre più velocemente la nostra realtà risulta evidente come deve cambiare l’oggetto delle nostre aspirazioni , transitando dalla massima ricchezza personale possibile alla massima qualità della vita possibile.

Per garantire la massima qualità della vita possibile ad un maggior numero di persone possibili serve che la forbice sociale tra ricchi e poveri non superi un certo valore, anche per evitare che le dinamiche della crescente automazione e robotizzazione in arrivo (quarta rivoluzione industriale) aumenti ancora di più il divario, facendo precipitare una situazione di per se già esplosiva.

Un recente studio di De Masi, commissionato da alcuni parlamentari italiani, ci rivela che entro il 2025 a causa della “industria 4.0” si perderanno circa 5 milioni di posti di lavoro a parità di produzione.

Se non si introdurrà un sistema analogo a quello proposto dal “capitalismo a doppia valvola di sicurezza” , si rischia fortemente che la maggiore efficienza produttiva ottenuta grazie ai robot, invece di restituire benefici per tutti, concentri ancora di più il potere economico in ancora minori mani, aprendo la strada a una sorta di nuovo medio evo tecnologico in cui pochi potranno di fatto controllare intere popolazioni; realizzando una involuzione oligarchica che è l’opposto di qualunque democrazia auspicabile.

Per scongiurare questa grave situazione, dobbiamo sostituire i vecchi “schemi mentali di riferimento” che ci portano a perseguire la massima ricchezza personale possibile, con altri nuovi che ci portano a perseguire invece la massima qualità della vita possibile.

Proprio intorno a quest’ultima è nata la teoria economica e sociale del “Bene comune” già “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” che l’associazione “Nuovo orientamento culturale” propone a tutti gli italiani per costruire un mondo rispettoso dell’ambiente e davvero migliore per tutti.

Ermanno Cavallini

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

COME PRENDIAMO LE NOSTRE DECISIONI, LE ULTIME SCOPERTE SCIENTIFICHE IN MERITO.

Per molti anni e ancora oggi nell’immaginario collettivo, si è diffusa l’idea che le decisioni che prendiamo ogni giorno, siano dettate da un tentativo di essere razionali. Secondo questo modo di pensare, le decisioni che poi si rivelano sbagliate sarebbero da imputare a una base di conoscenze incompleta o addirittura non veritiera, ma la scienza ci dice oggi che le cose stanno diversamente.

Tecniche relativamente recenti, come il Brain Imaging o il Neuroimaging, integrano diversi strumenti di indagine tra cui : la risonanza magnetica nucleare (RMN), la risonanza magnetica funzionale (RMF), la tomografia assiale computerizzata (TAC) , la tomografia computerizzata ad emissione di fotoni singoli (SPECT) e la tomografia ad emissione di positroni (PET).

I supporti tecnici utilizzati dalle diverse tecniche sono disparati, ma lo scopo è unico: indagare la fisiologia cerebrale, scoprire come il cervello pensa, come agisce, come reagisce e come elabora informazioni.

Attraverso questi metodi di visualizzazione si sono potute capire le relazioni anatomo-funzionali dell’attività cerebrale, fornendo così, finalmente, una base scientifica molto più solida per le neuroscienze ed anche per la neonata neuroeconomia.

Grazie all’integrazione di queste nuove tecniche non invasive, è ora possibile scoprire aree e funzioni del cervello finora sconosciute o meramente ipotizzate dagli scienziati.

Il cervello umano, nelle ultime migliaia di anni, si è evoluto per adattarsi alle esigenze dell’ambiente e rispondere in maniera migliore alle esigenze di sopravvivenza dell’uomo.

L’evoluzione è stata tale che a livello neurofisiologico non sarebbe più corretto parlare di “un cervello”, bensì di “più cervelli”. In effetti, le tecniche di brain imaging hanno permesso di evidenziare nel cervello la presenza di tre aree ben distinte che influenzano in maniera diversa i processi decisionali dell’uomo:

  • il cervello rettile (o antico)
  • il cervello intermedio
  • il cervello recente (o corticale).

I cervelli rettile e intermedio assolvono alla funzione di soddisfazione di bisogni primari quali la fame, la sete, la paura, il desiderio, la rabbia, essi rappresentano per così dire la parte istintiva del cervello. Diversamente, il cervello recente espleta una funzione differente: è infatti preposto all’elaborazione di informazioni, all’apprendimento, all’attribuzione di significati, al riconoscimento di oggetti e persone. È dunque la parte più razionale del cervello.

Recentemente si è scoperto che le tre aree del cervello, non sempre agiscono in maniera sinergica e nella stessa direzione. Vengono così a crearsi effetti imprevisti e contraddittori nel corso di un processo decisionale, dovuti alla compartimentazione funzionale del cervello. È anche a causa di questa scoperta che le basi dell’economia classica, che vede l’individuo ragionevole e razionale come protagonista dei processi di decision making, sono state messe in discussione.

Infatti, se non possiamo essere certi di come stiamo prendendo decisioni, come possiamo affermare che il processo decisionale avvenga in modo razionale e controllato? In effetti non possiamo dirlo.

Inoltre, a seconda dei processi che attiviamo nel nostro cervello nella presa di decisioni– processi di tipo automatico (condizionati da parti del cervello più antico, come l’amigdala o il nucleo accumbens) oppure processi razionali (condizionati dal cervello recente) – cambia il carattere delle nostre decisioni, che saranno istintive, emotive e prive di una base razionale nel primo caso, oppure analitiche, controllate e coerenti nel secondo.

Una decisione influenzata da un processo automatico, che riesce a bypassare i processi controllati e consapevoli del nostro cervello, genera infatti una scelta non corretta.

La neuroeconomia  ci racconta che è l’interazione di questi tre “cervelli” a determinare l’esito delle decisioni e non solo l’aspetto razionale come fino ad oggi si pensava.

La ricerca, però, ci dice che non possediamo solo tre cervelli, possediamo anche quattro quadranti, quattro aree logiche. C’è differenza tra processi controllati e processi automatici che si attivano nelle diverse aree del cervello umano: i primi volontari, seriali e costosi in termini di dispendio di energie cognitive; i secondi inconsapevoli, spontanei e più “economici”. Come si è visto, tale distinzione tra processi rispecchia una suddivisione di compiti all’interno del cervello umano.

In proposito, gli studi hanno evidenziato come il numero di processi automatici che si attivano nel nostro cervello sia notevolmente maggiore rispetto a quelli controllati. Ciò si deve all’eccessiva quantità di stimoli ed informazioni a cui ogni giorno è sottoposto il nostro cervello: per risparmiare risorse cognitive ed accelerare i processi di ragionamento, infatti, di fonte ad uno stimolo il cervello preferisce attivare processi di tipo automatico, quindi elaborare informazioni con il minimo sforzo.

Gli studi del Professor Colin Camerer   hanno dimostrato come il numero di processi automatici che si attivano nel nostro cervello sia notevolmente maggiore rispetto a quelli controllati. Ciò si deve all’eccessiva quantità di stimoli ed informazioni a cui ogni giorno è sottoposto il nostro cervello: per risparmiare risorse cognitive ed accelerare i processi di ragionamento, infatti, di fonte ad uno stimolo il cervello preferisce attivare processi di tipo automatico, quindi elaborare informazioni con il minimo sforzo.

E’ necessario quindi introdurre un’ulteriore distinzione: quella tra  Processi cognitivi  , che coinvolgono la ragione, e  Processi affettivi, che diversamente hanno a che fare con le emozioni.

Questi quattro tipi di processi (controllati/automatici – cognitivi/affettivi) possono essere rappresentati da 4 quadranti, ognuno dei quali regola il nostro comportamento e le nostre azioni, quindi anche le nostre decisioni, vediamoli insieme:

  • 1° Quadrante: Processi Controllati Cognitivi

Sono i processi cognitivi consapevoli che vengono attivati sotto la volontà del soggetto, pertanto sono accessibili introspettivamente (es: il ragionamento che sottende alla valutazione della bontà d’acquisto di una nuova macchina). È il quadrante in cui l’attivazione del processo decisionale avviene in maniera deliberata, ma in cui lo sforzo cognitivo percepito è elevatissimo.

  • 2° Quadrante: Processi Controllati Affettivi

Sono processi controllati relativi alle emozioni. Lo stesso Camerer ha evidenziato la difficoltà legata all’attivazione di tali processi, che sono improbabili proprio perché legati alla riproduzione consapevole e deliberata di intere porzioni di vita emotiva.

  • 3° Quadrante: Processi Automatici Cognitivi

In questo quadrante si trova tutto ciò che il cervello automatico ha appreso dalle esperienze cognitive pregresse. Ad esempio, lo sciatore che cambia improvvisamente direzione per aggirare un ostacolo sulla pista mette in atto un processo di questo tipo.

  • 4° Quadrante: Processi Automatici Affettivi

Il quarto quadrante si contrappone al primo in quanto i processi che lo caratterizzano non solo avvengono in maniera inconsapevole, ma sono anche privi di una base cognitivo-razionale.

I processi automatici affettivi influenzano in maniera preponderante le nostre decisioni, percezioni e comportamenti.

L’esistenza dei processi automatici, insieme alla scoperta del cervello rettile e del cervello intermedio, dimostrano che spesso l’uomo non solo non ha la percezione di aver deciso una certa cosa, ma non sa neanche su quali basi abbia preso tale decisione!

Questo nuovo tipo di consapevolezza non può più essere trascurato oggi anche nella valutazione di sistemi di scelta per una ipotetica democrazia diretta o anche solo in merito alle attuali votazioni politiche per eleggere dei rappresentanti al senato o al parlamento.

In pratica dobbiamo considerare che la risultante sia dei sondaggi che delle votazioni, anche in politica, non sarà conseguenza di un solo processo logico ma dell’interazione complessa di questi tre cervelli e di questi 4 quadranti, integrando elementi sia logici che istintivi ed emozionali.

Anche da questo nuovo livello di consapevolezza, nasce la nuova teoria economica e sociale del BENE COMUNE già nota come  “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”   .

La nuova teoria nasce infatti dalla constatazione che è oggi necessario correggere alcuni grandi errori strutturali su cui sono state le teorie economiche del passato e cioè che sia desiderabile la massima ricchezza personale possibile.

il “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”  invece è costruito sull’assunto che sia desiderabile  il massimo benessere personale possibile che non corrisponde con la ricchezza  che fino ad un valore ottimale come emerso dagli studi degli anni 70 del   Professor Richard Easterlin.

Rispettosa dell’ambiente, questa nuova teoria è incentrata su una opportuna catena di “retroazioni” innescate da una nuova interpretazione dell’ Articolo n. 53 della costituzione Italiana  che riguarda la tassazione delle persone fisiche.  Si propone una apertura della forbice sociale tra ricchi e poveri (ne troppo ampia ne troppo stretta), per ripristinare il primato dell’economia reale su quella speculativa, mettendo l’economia al servizio dell’uomo e non il contrario come avviene oggi.

Per approfondimenti vedi il link:

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

 

Ermanno Cavallini

E’ POSSIBILE UNIRE DIVERSE ESPERIENZE PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE ?

Molti ricercatori oggi si chiedono se possa esistere un modo per unire i membri di un qualunque gruppo, professanti idee diverse ed in particolare  cittadini di una stessa nazione.

Dopo molte esperienze, ricerca e riflessione, penso che una risposta, se non assolutamente certa almeno altamente probabile, esista.

Questa consiste nella  promozione di un particolare “schema mentale di riferimento” o, se si preferisce, di un opportuno “ancoraggio mentale ”.

Naturalmente questo, per poter assolvere al suo compito, deve arrivare a coinvolgere almeno una maggioranza relativa dei componenti del gruppo in esame e soprattutto non deve essere né troppo rigido, né troppo vago, per poter

Città futura Neoliberista

creare quell’effetto sinergico necessario a portare avanti una strategia complessa a medio/lungo termine. Strategia quantomai necessaria a non lasciarci in balia di un incontrollato e caotico divenire della nostra realtà alla Blade Runner per intenderci,  ma a costruire invece un mondo realmente migliore per tutti e rispettoso dell’ambiente.

Città del mondo migliore

Questo “ancoraggio mentale” deve essere però solo uno schema di massima che lasci il necessario spazio al suo interno per poter creare diverse declinazioni che portino a vedere i problemi da innumerevoli punti di vista e a ideare quindi continuamente nuove soluzioni alle problematiche, spesso non prevedibili, che il nostro cammino verso un mondo migliore, inevitabilmente ci chiamerà a risolvere.

Questo “ancoraggio mentale” inoltre non andrà inteso come uno statico dogma , ma come un dinamico obbiettivo da aggiornare durante il percorso.

Gli aggiornamenti dovranno essere operati possibilmente in un contesto di intelligenza collettiva, dopo ogni sperimentazione sul campo, seguendo i dettami ispirati dal metodo scientifico ideato da Galileo Galilei nel 1600.

Questo metodo si sintetizza, nel nostro caso,  in quattro fasi: formulazione di una teoria, sperimentazione sul campo, analisi dei risultati e riformulazione (o conferma fino a prova contraria) di una nuova teoria secondo cui riconciare in un ciclo infinito.

E’ quindi fondamentale che questo “schema mentale di riferimento” non sia un dogma ma sia costantemente aggiornato in funzione delle esperienze e delle conoscenze fatte.

Come scrisse Albert Einstein in una lettera a Max Born “Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; ma un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato.”

Se lo “schema mentale di riferimento” (che è sempre relativo e mai assoluto) proposto, viene adottato (almeno di massima) da un certo numero di persone, su queste tenderà  a formarsi una forma di  collante sociale che porta poi ad una ulteriore sinergia dalle grandi potenzialità.

La strategia comunicativa, in questo caso, ha lo scopo principale di diffondere l’ “ancoraggio mentale “, un po’ come fosse un “meme” o seme che poi germoglia ed evolve in modo diverso (ma con una base comune)  in persone diverse .

Studiando i sistemi complessi ho scoperto che questi sono “vivi” in una fase intermedia tra l’assoluto ordine e l’assoluto caos; due estremi che rappresentano entrambi la morte del sistema. In questa ottica propongo un nuovo schema mentale di riferimento che sia capace al tempo stesso di mettere in sinergia molte persone, lasciandole però libere di analizzare gli stessi problemi da molteplici punti di vista e quindi proporre soluzioni diverse tra loro.  Queste poi influenzeranno l’ulteriore evolversi dello schema mentale originale che si comporta a questo punto come un sistema in continua evoluzione.  Assolutamente non  statico ma vivo e dinamico, questo “ancoraggio mentale” sarà in  evoluzione continua  proprio come un essere vivente, una sorta di “figlio” i cui padri ideatori  sanno già  che potrebbe evolvere anche in direzioni da loro impreviste e in una certa misura,  incontrollabili. Credo che in questo si debba dimostrare fiducia in chi  prenderà il nostro testimone  sulla strada del progresso tecnologico ma soprattutto umano e sociale.

Questo “schema mentale di riferimento” è, per la nostra associazione,  la teoria del “BENE COMUNE” già Capitalismo a doppia valvola di sicurezza , che se volete potete ormai trovare con qualunque motore di ricerca o se preferite leggere in questo piccolo libro, concepito espressamente a fini divulgativi che rendiamo nella forma PDF liberamente e gratuitamente scaricabile al seguente link:

Scarica Gratis il nostro libro.

Sperando di aver proposto un interessante stimolo di riflessione, porgo a tutti noi l’augurio di vedere effettivamente l’aurora di un mondo migliore.

Ermanno Cavallini

REDDITO DI CITTADINANZA , QUESTO SCONOSCIUTO

Ancora un certo numero di cittadini è contrario a qualunque forma di reddito di cittadinanza.

le motivazioni di questa avversione sono diverse ma  principalmente due:  la mancanza (vera o presunta) di copertura finanziaria; e la convinzione che sia una misura assistenzialista e per questo nociva sia all’economia che all’individuo.  Individuo che secondo queste persone, sarebbe portato a “dormire sugli allori” .

Vediamo di riflettere insieme almeno su questi due aspetti :

Per quanto riguarda la copertura finanziaria, qualcuno sostiene che è possibile recuperarla dagli sprechi e dai tagli alla politica. Forse per il prossimo anno potrebbe essere vero, oppure no, lo vedremo…

Ma una cosa è certa, se non si crea un meccanismo matematico automatico, legato al gettito fiscale complessivo, ogni anno saremo alle stesse polemiche, senza risolvere veramente il problema. Questo meccanismo è  previsto dalla teoria economica e sociale del “bene comune”, già   “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” .

Per la seconda questione e cioè il fatto sia una misura assistenzialista,  possiamo dire che comunque verrebbe erogata solo a condizioni particolari;  tra queste,   impegnarsi a formarsi e ad accettare almeno una delle prime tre proposte di lavoro che gli verranno presentate dal centro per l’impiego. Per beneficiare del reddito di cittadinanza bisognerà partecipare ad un piano di reinserimento nel mondo del lavoro, si dovrà dimostrare che si impegnano almeno due ore al giorno per la ricerca di un lavoro e sarà necessario offrire la propria disponibilità per la partecipazione a progetti utili alla collettività, per un totale di 8 ore a settimana.  Tutto questo dopo una profonda riforma  dei centri per l’impiego, che oggi non sono certo in grado di assolvere alla funzione centrale che questo meccanismo prevede. Per ultimo è previsto addirittura il carcere per coloro che si approprieranno del reddito di cittadinanza impropriamente.

Detto questo dobbiamo però fare una riflessione più ampia e approfondita per capire veramente la questione.

Molti Credono ad una “meritocrazia apparente”, che in sostanza si traduce nel ragionamento per cui se uno è ricco comunque vuol dire che in qualche modo, ne ha merito;  cosa che in realtà non corrisponde al vero.

Certo, alcuni ricchi ne hanno effettivamente merito, ne la ricchezza è disdicevole in se. Ma è anche vero che molte ricchezze personali derivano da logiche di clan o baronie varie, Oppure perché figli o comunque parenti di altri ricchi,  o ancora perché in qualche modo si sono arricchiti (in parte o in tutto) in modo illecito. Quindi possiamo direabbiamo una ricchezza che sappiamo senza timore di smentita che la ricchezza , soprattutto la grandissima ricchezza,  non è sempre eticamente legittima. Inoltre molti considerano il merito di un successo economico esclusivamente attribuibile all’individuo. Anche questo è falso , perché se è vero che molte ricchezze piccole o grandi, sono anche il frutto di talenti e del lavoro individuale; dall’altro è altrettanto vero che questi individui hanno potuto esprimere i propri talenti esclusivamente perché sono inseriti in una civiltà complessa, che permette di valorizzare questi talenti.

Per fare un esempio pensate al più grande capitano d’industria che conoscete, ora immaginatelo invece che nato ai nostri tempi, nato in una cultura preistorica, diciamo 10.000 anni fa, è certo che non avrebbe potuto valorizzare i suoi talenti se non quelli legati all’immediata sopravvivenza.

E quindi possiamo dire che una buona parte del successo di ogni “ricco” è da attribuirsi non solo a lui. ma soprattutto alla società intera in cui vive e lavora.

Da questa semplice riflessione si capisce come ogni “egoista” che sia sufficientemente intelligente e lungimirante non può che evolversi in altruista.

Altruista nel senso che anche per il suo bene, deve preoccuparsi del buon funzionamento e dell’efficienza dell’intero sistema sociale e non solo di chi è nelle sue immediate vicinanze.

In questa ottica il reddito di cittadinanza assume un valore strategico di una vera manovra economica.

Il motivo è che da un lato impedisce che cali la domanda di beni e servizi interni, con conseguente chiusura o riduzione di altre aziende dell’economia reale, dall’altro evita che si crei una casta di emarginati che ces

sarebbero in buona parte di dare un contributo attivo alla crescita culturale dell’intero “corpo sociale” e diventerebbero invece sia pur indirettamente una zavorra.

Aggiungiamoci poi che la quarta rivoluzione industriale, già in atto, da un lato aumenterà la disponibilità di beni e servizi, ma dall’altra creerà una percentuale crescente di “disoccupati sistemici”.

Questo per il motivo che serviranno sempre meno posti e ore di lavoro umano per produrre gli stessi beni e servizi, senza pensare poi, alle “buone relazioni sociali” che sono parte integrante della qualità della vita di ognuno di noi.

Questa è una terremoto culturale e psicologico in arrivo, di cui in molti ancora non si rendono conto, ma che dovrà necessariamente vedere ripensati molti concetti oggi dati per scontati, come ad esempio, l’identità e l’autostima dell’individuo legata al lavoro che fa, o la motivazione a creare contenuti costruttivi a favore dell’intera società.

Ci sarebbe ancora molto altro da dire, ma certe riflessioni per alcuni sono forse troppo dense , per cui al momento fermiamoci qui.

Invito chiunque legga questo breve articolo a lasciare qui sotto un suo libero commento o se crede anche una critica.

Vi invito anche a visitare la pagina della teoria del “bene comune” (gia Capitalismo a doppia valvola di sicurezza) al link qui sotto:

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

Un augurio di buona fortuna a tutti noi

Ermanno Cavallini