IL NUOVO GOVERNO CHE VERRÀ, L’IMPORTANZA DI COGLIERE UNA OPPORTUNITÀ.

Dopo le parole del ministro Matteo Salvini, si chiude una pagina importante del cammino dell’Italia e se ne apre un ‘altra densa di rischi ma anche opportunità. Certamente conteranno le scelte dei singoli politici, ma ancora di più conterà quello che chiederanno ad essi i loro elettori.

E’ vero infatti, che qualunque idea abbia un qualunque politico, questa, senza adeguato consenso popolare, non potrà essere concretamente attuata.

Certamente massicce azioni di lobby (spesso anche dietro le quinte), promosse dal grande potere economico, possono influenzare sia le azioni dei politici che il mutare dell’opinione pubblica che li supporta. Ed è per questo che il peso delle lobby economiche, almeno nelle scelte relative al bene comune, va visto con una certa diffidenza e, a mio avviso, in qualche modo limitato.

Non dobbiamo mai dimenticare, però, che in fondo la libertà – e dunque anche la responsabilità – di scelta è solo nostra, di noi comuni cittadini: siamo noi che, consapevolmente o meno, costruiamo il nostro futuro, buono o brutto che sia.

L’importanza di schierarsi e soprattutto di far sentire la propria voce presso chi abbiamo deciso di supportare, è spesso colpevolmente, sottovalutata da troppe persone.

E’ ora di assumersi l’impegno e la piena responsabilità di influire sulle pubbliche scelte, e non semplicemente rinchiudersi nella propria “isola umana” o nell’interesse illusoriamente privatistico.

Ormai la nostra qualità della vita come individui dipende in modo sempre crescente dal buono o cattivo funzionamento della società nel suo insieme.

E’ fondamentale che si partecipi tutti, fino all’ultimo dei cittadini, ad un processo di “intelligenza collettiva” che prevede anche fasi di analisi e di ripensamento di tante posizioni precostituite.

Posizioni che spesso hanno una loro validità solo in una visione ristretta, ma che viene meno, in presenza di una necessaria visione d’insieme del funzionamento della società.

Società che progredendo incessantemente, muta e assomiglia sempre di più ad un “corpo sociale”, una sorta di macro-essere semi consapevole, di cui come individui, siamo parte integrante.

Definita ora la nostra libertà/responsabilità di scelta andiamo a vedere cosa possiamo fare per meritarci un governo migliore, come diceva il celebre adagio di Aristotele.

Per prima cosa a mio avviso dobbiamo proporre e supportare un nuovo governo a guida Giuseppe Conte, che ha dimostrato doti di mediazione ed equilibrio non comuni sulla scena politica italiana da davvero moltissimi anni.

Conte inoltre è capace di catalizzare il consenso di un’area vasta quanto trasversale , sia di elettorato che di referenti internazionali, contribuendo a migliorare notevolmente l’immagine dell’Italia nel mondo.

Questo governo a mio avviso dovrebbe evitare elezioni troppo frettolose e premature sotto moltissimi aspetti.

Mi appello a questo fine ad ogni comune cittadino e non solo alla forza politica di cui sono, pur costruttivamente, critico sostenitore.

Che sia varato un governo semi-tecnico a guida Conte con chiunque ci stia, questo porterà a termine gli iter lasciati a metà e affronterà la finanziaria di autunno che è importantissima per gli sviluppi futuri non solo italiani.

Ci sarà tempo poi per una analisi più approfondita e il “corpo sociale” nel suo insieme avrà il tempo per riflettere su se stesso e decidere in modo ponderato il proprio futuro.

Indubbiamente Matteo Salvini è bravo come comunicatore e riesce a mutare le sue esternazioni inseguendo la “pancia” del suo elettorato. Non credo sia altrettanto capace come statista, né che abbia una vera visione d’insieme di un mondo migliore da realizzare. Salvini è probabilmente un buon tattico ma un pessimo stratega, continuamente tirato per la giacca da una miriade di pressioni sotto banco.

Questa impressione mi è nata non solo e non tanto da quello che dice ma dalla sua espressione mentre lo dice. Non ho potuto fare a meno infatti di scorgere un certo smarrimento nello sguardo di Salvini di fronte alle telecamere. Quasi come se dicesse a se stesso “ma siamo sicuri che non sto facendo un colossale errore? Speriamo che me la cavo…..”. Forse in effetti Salvini si sta trovando in una situazione più grande di lui, una situazione pericolosa che facilmente potrà sfuggirgli di mano mentre l’ha intrapresa credendo di poterla gestire. Speriamo almeno che i suoi elettori per primi glielo facciano capire.

Mi appello, infine – da ultimo ma non per minore importanza – a ciascun mio concittadino perché rifletta più a lungo termine sulla visione coerente di un mondo migliore che propone anche (ma non solo) l’associazione Nuovo Orientamento Culturale, di cui sono portavoce.

Potrete trovare la nostra proposta cliccando al seguente link: oppure leggendo il breve libro dal taglio volutamente divulgativo che abbiamo pubblicato dal provvisorio e controverso nome: Capitalismo a doppia valvola di sicurezza.

Con i migliori auguri di poter contribuire a costruire insieme un mondo migliore.

Ermanno Cavallini

Recensione serie televisiva Humans. 5 stelle per gestire il prossimo futuro.

Come i nostri lettori abituali già sanno, dedichiamo le nostre recensioni solo ed esclusivamente a film o serie tv dal particolare valore etico o che offrono spunti di riflessione per costruire un mondo migliore per tutti: obiettivo principale della nostra associazione no profit “Nuovo orientamento culturale” , che gestisce questo blog.

Oggi vi proponiamo la serie tv Humans, (reso graficamente HUM∀NS) , un grande successo inglese del 2015, a sua volta un rifacimento della originale serie svedese Real Humans del novembre 2011.

Niska, interpretata da Emily Berrington.
Synth programmato per essere una prostituta

Ambientata in un presente parallelo o più probabilmente nel nostro imminente futuro, la serie analizza l’universo di interrelazioni sociali e psicologiche tra noi esseri umani e la tecnologia. Una tecnologia che, evolvendo ulteriormente lo smartphone , giunge a offrirci addirittura dei robot-androidi domestici che in una certa misura imitano l’uomo.

Leo, interpretato da Colin Morgan.
È il figlio del programmatore che ha creato il codice che consente ai robot di sviluppare una propria libera volontà.

Il fatto che effettivamente nella nostra realtà esistano già notevoli studi e qualche prototipo di questa evoluzione tecnologica, unita al tema dei continui progressi dell’intelligenza artificiale e al progredire della quarta rivoluzione industriale, rende estremamente interessante questo prodotto multimediale, che può aiutarci a comprendere cosa dovremmo trovarci a gestire solo tra 10-20 anni.

La serie si articola in 3 stagioni, in cui si affrontano tematiche diverse ma collegate tra loro.

Nella prima serie si affronta soprattutto il tema di quali modifiche si generino in noi esseri umani , nell’interagire con questi androidi detti Synth, pensati soprattutto come assistenti domestici, badanti o ausilio per anziani.

Nella seconda serie si approfondisce il tema, già emerso progressivamente nella prima serie, di un manipolo di Synth modificati da uno scienziato geniale per colmare il trauma della morte del figlio e del suicidio conseguente della moglie.

Questi sei Synth, esternamente simili a milioni di altri, sono resi autocoscienti e capaci di provare sentimenti da un software di intelligenza artificiale creato dallo stesso scienziato.

In quella che al momento è l’ultima serie, si affronta il tema della interazione dell’uomo con il diverso, su scala di massa. Alla fine appare anche, solo accennato, il tema di una più vasta intelligenza artificiale nata e distribuita solo sulla rete internet e non interessata a risiedere, se non in minima parte, in un corpo fisico, tanto meno in un androide.

Tre diverse fazioni con tre diversi punti di vista da cui guardare il mondo e l’universo.

Premiata dalla critica sia per la regia che per l’alta qualità della sceneggiatura e per l’interpretazione del nutrito cast, la serie Humans ha registrato un record di ascolti sia in Inghilterra sia negli Stati Uniti. In Italia è reperibile su Timvision o scaricabile in streaming su vari siti non ufficiali.

Consiglio caldamente la visione a chiunque voglia in qualche modo giungere meno impreparato di fronte ai prossimi cambiamenti tecnologici e invito a riflettere su quanto questa transizione sarebbe economicamente resa meno problematica se fosse attuata la teoria economica e sociale del BENE COMUNE, che già è stata pensata anche per questo tipo di interazioni uomo-tecnologia.

Ermanno Cavallini

I MINI-B.O.T. , CAPIAMO BENE TUTTE LE LORO IMPLICAZIONI.

il 28 maggio 2019 la Camera dei deputati ha approvato una mozione che impegna il governo a varare i cosiddetti minibot.  Questi  sono presenti  anche  nel contratto Lega-M5s  e perfino Forza Italia e altre forze politiche li hanno menzionati più volte in passato. Ma cerchiamo di capire perché questa mozione, approvata addirittura all’unanimità, ha creato a distanza di pochi giorni, improvvisi quanto clamorosi retromarcia di più soggetti politici e non.

Tutti sappiamo che ormai dai lontani anni ’70 nessuna moneta del mondo occidentale ha più un sottostante valore in beni materiali che rappresenta. Nessuna riserva di oro o di altri beni garantisce più, da molti anni, né la cartamoneta stampata, né le emissioni di moneta elettronica della BCE, quali il quantitative easingIl dollaro, come l’euro o lo yen, sono accettati fondamentalmente perché i rispettivi stati li designano moneta ufficiale e li accettano in pagamento delle tasse.

Precedentemente le monete erano “pagabili al portatore” mentre invece oggi sono a “corso forzoso” . Capito questo, si capisce bene come una espansione della massa monetaria, senza un eguale crescita dell’economia reale, fatta di beni e servizi realmente fruibili, di fatto, innesca un enorme drenaggio di valore a danno dell’economia reale e a vantaggio di quella finanziario-speculativa. Una massa enorme di moneta emessa dalle banche centrali, che finisce prevalentemente nel mondo delle grandi banche e dell’alta finanza e, solo in piccolissima misura, nell’economia reale che interessa il cittadino comune.

In questa realtà che si è venuta a creare, l’emissione, da parte dello stato italiano, di una importante quantità di MINI-BOT, con taglio “al portatore” da 5 a 500 euro senza né scadenza né rendimento, di fatto, pur non violando nessun trattato, creerebbe una sorta di moneta nazionale utilizzabile solo nel mercato interno e solo nell’economia reale. Quanto più questi MINI-BOT dovessero diffondersi, tanto più verrebbe a ridursi il drenaggio di valore verso l’economia speculativa, salvaguardando l’economia reale italiana.

Naturalmente tutti i più ricchi, che traggono profitto dalla grande finanza speculativa, non possono che tentare in tutti i modi di evitare questo tipo di misura, che vedrebbe diminuire il loro potere reale sulle altre persone. Ecco allora che iniziano già a “mettere le mani avanti” , utilizzando tutta la loro notevolissima influenza , per evitare che questa misura si faccia.

Ma chiariamo meglio cosa s’intende per “dragaggio di valore”, con un semplice esempio: mettiamo che i comuni cittadini vadano a spendere 100 euro in una struttura della grande distribuzione, controllata da un gruppo quotato in borsa, ad esempio un ipermercato. Di questi 100 euro spesi, solo 30 mediamente vengono spesi sul territorio, in stipendi o prodotti del luogo. Gli altri 70 andranno via dal territorio, in parte a grandi fornitori stranieri e in parte, attraverso le Borse dove questi colossi sono quotati, verso l’alta finanza speculativa. Se poi ci aggiungiamo che anche molti grandi fornitori sono pure S.p.A. , capiamo bene quanto denaro viene sottratto all’economia reale e finisce, attraverso la finanza speculativa, nelle tasche di pochi super-ricchi. In realtà molti altri meccanismi concorrono a sottrarre denaro all’economia reale a favore di quella speculativa, ma questo è sicuramente uno di quelli più importanti.

Naturalmente anche i MINI-BOT, qualora riuscissero a concretizzarsi, non sono che una misura provvisoria e incompleta per costruire un mondo migliore, capace anche di vincere le sfide poste dalla quarta rivoluzione industriale, ma comunque nella giusta direzione.

Una vera soluzione però, vinta questa prima battaglia, potrebbe concretizzarsi solo con un completo riassetto della tassazione, non delle proprietà ma dei redditi. Un modello come quello proposto da diverse teorie economiche e sociali tra cui quella del “BENE COMUNE” già “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”.

Ermanno Cavallini

ANANDA, TRA ORIENTE E OCCIDENTE UNA POSSIBILE SINTESI PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE

Come sanno bene i nostri lettori, la nostra associazione “Nuovo orientamento culturale” è costantemente in cerca di realtà da cui si possa trarre qualche spunto per costruire un mondo realmente migliore. Lo scopo di queste missioni esplorative è anche quello di mettere in contatto tra loro realtà che, sia pur nella diversità, tendono ad un progresso umano e sociale di cui, a nostro avviso, oggi c’è un estremo bisogno.

Oggi parleremo dell’associazione ANANDA , una delle realtà storiche di questo settore che ormai vanta più di trent’anni di attività solo in Italia.

Dopo aver concordato una visita in un giorno feriale (nei festivi sono sommersi di attività dedicate ad un pubblico esterno con corsi, seminari e molte altre attività di vario genere), ci rechiamo presso la sede italiana della loro rete di comunità nel comune di Nocera Umbra, in via Montecchio, al numero 61.

La nostra delegazione in visita esplorativa.

Appena giunti, veniamo accolti da Deodan, nome assunto, al proprio ingresso nella comunità, dall’incaricato alle pubbliche relazioni (che svolge anche altri compiti).

Gentilissimo ed estremamente disponibile, si offre subito alle nostre varie curiosità sulla loro realtà.

Deodan ci illustra le varie attività di ANANDA; a sinistra Angela Marcantognini parte della nostra delegazione.

Su nostra richiesta ci racconta come, da impiegato di una grande azienda per la gestione dei condomini, compie un percorso che, per gradi, lo porta a trasferirsi in una delle numerose case vicine alla struttura ricettiva di Ananda e a trovare qui anche un nuovo lavoro.

Deodan precisa che guadagnava molto bene con il vecchio lavoro e che stava pure facendo carriera, ma non aveva tempo per sé e si sentiva immerso in una dinamica che profondamente non lo appagava.

Da sinistra: Deodan di ANANDA, Loris Asoli di Comunità Nuovo Mondo ed io di Nuovo orientamento culturale.

Racconta che, appena messo piede ad Ananda, sentì subito di essere toccato da qualcosa di più grande, qualcosa che, fino a quel momento, era mancato nella sua vita.

Deodan continua oggi a coltivare la sua passione come arbitro di calcio che aveva fin da giovanissimo e, a testimonianza della ottima integrazione di Ananda con il territorio, sta anche candidandosi in una lista civica di uno dei comuni limitrofi.

ANANDA immersa nella natura.

In quella che ormai è diventata una tavola rotonda, presento la nostra associazione e gli altri che mi hanno voluto accompagnare, tra cui Loris Asoli che a sua volta illustra la realtà della Comunità Nuovo Mondo, di cui è socio fondatore.

In breve, si realizza un fitto scambio di esperienze tra le nostre tre associazioni, arricchendoci tutti reciprocamente.

Finita questa fase veniamo invitati a pranzo nella loro struttura, che offre un’ottima cucina vegetariana. Un pasto lungo e amichevole dove facciamo la conoscenza praticamente di tutti i dirigenti di Ananda, che ci spiegano bene sia il funzionamento della struttura, che i loro vari ruoli nel contesto: chi si occupa di amministrazione, chi di raccolta fondi, altri ancora delle tre aziende agricole, dei vari corsi di Ananda yoga o delle accademie artistiche qui presenti.

Ci raccontano dell’asilo e della scuola elementare – per il momento situati in altri comuni Umbri – che seguono il loro metodo; veniamo anche presentati ai due direttori spirituali.

ANANDA-Assisi è un centro con funzioni ricettive, spirituali e culturali, intorno a cui si sviluppa una comunità residenziale diffusa nel raggio di alcuni chilometri, con appartamenti e case.

Ci riferiscono che sta partendo una ulteriore attività agricola, con oltre settantacinque ettari aggiuntivi, in cui si realizzerà, finalmente, il tanto atteso eco-villaggio, costruito secondo i migliori dettami della bioedilizia e della sostenibilità.

Visitiamo successivamente una delle tre aziende agricole, gestite dalla loro fondazione, nei cui laboratori di trasformazione ci fanno assaggiare dei biscotti di loro produzione, davvero ottimi.

Attualmente, lavorano ad Ananda circa ottanta persone, di cui sessanta residenti nelle immediate vicinanze.

Le piattaforme per le tende immerse nella natura.

Ananda-Assisi è il terminale europeo di una rete composta da altre sei comunità principali negli Stati Uniti, una in India, più una miriade di altre realtà minori in tutto il mondo.

Ananda-Assisi, costituisce il centro europeo di diffusione degli insegnamenti del loro fondatore Swami Kriyananda, a sua volta discepolo diretto di Paramhansa Yogananda, il celebre autore di Autobiografia di uno yogi .

La nostra delegazione in visita al tempio di ANANDA, sopra il quale, insieme a quella di altri Maestri, campeggia anche l’ immagine di Gesù, che è considerato uno dei loro profeti,

I membri residenti di Ananda si impegnano a portare la spiritualità in ogni aspetto della loro vita: lavoro, famiglia, rapporti interpersonali, educazione dei figli, autoguarigione, arte, musica, creatività, come risolvere i problemi e superare le crisi e molto altro.

Prima di congedarci dai nostri ospiti, abbiamo fatto dono a tutta la comunità, attraverso Deodan, del link da cui scaricare la nostra teoria economica e sociale, a nostro avviso assolutamente complementare all’attività del centro che abbiamo avuto il piacere di visitare.

È stata una piacevolissima esperienza e, quando le condizioni saranno favorevoli, pensiamo di ritornare ad Ananda per uno dei loro seminari di approfondimento.

Ermanno Cavallini

responsabile ass. Nuovo Orientamento culturale.

REDDITO DI CITTADINANZA, AGGIORNAMENTI E IMPORTANTI CONSIDERAZIONI.


Ad oggi le domande di reddito di cittadinanza stanno affluendo secondo uno schema che ci può dire molto circa la realtà dei “nuovi poveri” in Italia, al di la dei luoghi comuni.

Su circa 122.000 domande giunte al 12 marzo, 19.055 sono state fatte online e 102.914 recandosi direttamente agli sportelli di Poste Italiane. In entrambi i casi non viene prestata assistenza alla compilazione se non quella in formato elettronico. Assistenza che invece è prestata da personale in carne ed ossa dalla rete nazionale degli sportelli CAF che hanno registrato nello stesso periodo, ben 219.000 tra domande fatte e appuntamenti richiesti per la compilazione assistita.

Quindi niente ressa che qualcuno erroneamente aveva previsto ma numeri non certo di poco conto.

la card su cui sarà erogata e anonima.

Una riflessione interessante è portata dal dato di domande per regione che vede prime praticamente a pari merito Campania e Lombardia con a seguire Sicilia, Lazio e Piemonte.

Si dimostra quindi completamente errata l’aspettativa di molti che volevano al sud la massima quantità di domande, associando forse, una dimensione prevalentemente assistenzialistica al provvedimento. Emerge chiaramente come la povertà, a volte anche tra chi lavora, ormai sia un problema nazionale e non del solo sud .

Emerge anche come chi lavori in nero eviti di fare domanda, per non correre il rischio degli accertamenti e delle pesanti sanzioni (c’è anche il penale) .

Molti non ci hanno ancora riflettuto, ma questo dato se incrociato con chi si dichiara povero (ma non fa domanda di reddito di cittadinanza) permette anche di far emergere almeno una buona fetta dell’evasione fiscale! E di chi in sostanza lavora a nero.

Questo nel prossimo futuro potrebbe portare importanti sviluppi, confermando ancora una volta che ormai il “sistema complesso realtà” in cui viviamo è fittamente interconnesso , e come si debba ragionare piu per “effetto domino” nell’azione di governo che per soli provvedimenti di limitazione o incentivo diretti.

Creo che questa sia una importante lezione non solo per la politica ma anche per una fetta di opinione pubblica che aveva considerato con superficialità e pregiudizio il reddito di cittadinanza in se.

Da aggiungere poi che l’avanzare dell’intelligenza artificiale e dell’automazione nel mondo produttivo e dei servizi, ha già iniziato a far calare le ore di lavoro umane necessarie per fornire gli stessi beni e servizi del passato . Un calo che moltissime ricerche scientifiche ci dicono aumenterà molto (forse addirittura in modo esponenziale) nel prossimo futuro; creando di fatto il problema di una fascia di “disoccupati sistemici” a cui sarà necessario trovare comunque un occupazione, per utilizzare comunque il loro contributo a favore della società anche se in forme nuove e anche inedite.

Insomma vedremo in buona parte tramontare il mito del “fannullone” e sorgere quello dello “smarrito per assenza di identità”. Molti non ci pensano infatti ma il lavoro oltre che il reddito fornisce un altro importantissimo ingrediente necessario all’equilibrio di tante persone, il loro ruolo nella società e nella vita.

Ho avuto modo di toccare con mano questo aspetto , quando sono stato per due anni presidente di una associazione di disoccupati a livello provinciale. Il servizio che aveva più successo non era quello della distribuzione alimentare gratuita, come ci aspettavamo, ma invece i gruppi di supporto psicologico gratuiti per i problemi di depressione (o peggio) che si sono cominciati a manifestare anche in chi pur perso il lavoro, non aveva immediati problemi economici.

Anche gli equilibri familiari vengono toccati da questo aspetto, spesso purtroppo,dai più sottovalutato.

Quando non si è assistito al rompersi vero e proprio delle coppie, si è diffuso un profondo disagio con implicazione a volte anche di salute mentale, nelle famiglie.

Questo è solo un esempio di quanto sia vero ormai che la nostra società sia sempre più fittamente interconnessa e quanto in definitiva, si debba provvedere al bene comune per garantire il proprio.

Un concetto per molti nuovo e verso cui provano una certa avversità a causa delle inerzie mentali di una vita. Le persone più attente e intelligenti ormai stanno capendo che dobbiamo abbandonare l’idea di “isola umana” in cui oggi ci troviamo e adottare un ancoraggio mentale che invece ci considera principalmente come parte di qualcosa di più grande.

A questo bisogno risponde la nuova teoria economica e sociale del BENE COMUNE già Capitalismo a doppia valvola di sicurezza che la nostra associazione “Nuovo orientamento culturale” porta avanti ormai da anni.

Al link qui sotto una pagina esplicativa e il libro pubblicato nel 2016:

Ermanno Cavallini

Persone in difficoltà , auto realizzazione e interesse sociale .

Da alcuni anni e dopo esperienze molto diverse, ho scelto di lavorare nel settore della disabilità e del disagio sociale. In questo ruolo che ormai svolgo da diversi anni, mi rendo conto ogni giorno di più di quanto sia importante, per chi si trova a vivere qualunque forma di handicap, poter trovare una via per autorealizzarsi. Naturalmente il lavoro è la principale fonte non solo di autorealizzazione ma anche di inclusione sociale quanto mai importante in questi casi.

Spesso, però, le persone in difficoltà non riescono a svolgere da sole il lavoro che pure si è riusciti in qualche modo a trovare, e questo a causa sia degli impedimenti fisici ma anche psicologici, quando non psichiatrici della loro condizione.

Ecco allora che assume una grande importanza qualunque aiuto che non metta però a rischio l’autostima di queste persone. E’ infatti fondamentale che si consolidi un equilibrio psicologico interno che permetta di poter compiere un percorso di vita simile a quelle di una persona qualunque.

Un altro aspetto molto importante da considerare è il contributo che queste persone possono dare al resto della società e non solo, come spesso si pensa, che la società può dare a loro. Una persona con problemi psicologici, psichiatrici o con vari tipi di handicap fisici, è portatrice di punti di vista da cui guardare il “sistema complesso realtà” inconsueti e spesso di grande valore per il resto della società.

Seneca già nel I secolo d.C. scriveva che “nessun genio fu mai senza follia” e da allora anche molti casi di grandi geni hanno confermato la stessa tesi.

A titolo di esempio, è noto che Newton era prossimo alla paranoia, Goethe oscillava tra depressione e stato maniacale e Van Gogh soffriva di psicopatia. Anche se, a dire il vero, la condizione economica agiata, salvò i primi due dal manicomio che invece toccò al terzo.

Isaac Newton

Nei primi anni del Novecento , il fondatore della cosiddetta psicologia analitica C. G. Jung , dopo una fitta serie di scambi con il premio nobel per la fisica Wolfgang Pauli, che si era rivolto a lui per diversi suoi disturbi, arriva a dire che “l’associazione simbolizzante nello psicotico diventa delirio, nel genio si fa sentire all’esterno solo come una più intensa esperienza vissuta”. I due nel 1952 arrivano addirittura a pubblicare un lavoro congiunto sull’importanza della sincronicità, dell’inconscio e degli archetipi nel pensiero scientifico.

Wolfgang Pauli

Una ulteriore conferma è arrivata da molte ricerche di diverse università dopo il 2000, che hanno confermato anche una correlazione statistica tra varie forme di disagio mentale e capacità di produrre innovazione e valore sia nella tecnica che nell’arte. La rivista “Nature Neuro science” pubblica ad esempio, nel 2015, una ricerca condotta in Islanda, Svezia e Olanda, dal prof. Kari Stefansoon, che dimostra l’importante correlazione tra le anomalie nei processi cognitivi di persone affette da schizofrenia e disturbo bipolare e la maggiore probabilità che hanno questi soggetti di essere artisti o inventori. Grazie ad un enorme database raccolto , i ricercatori hanno evidenziato una correlazione tra chi ha i geni più a rischio di queste patologie e chi nella sua vita ha prodotto innovazione significativa in un qualche settore della conoscenza umana. Questo sembra spiegare come le opere migliori sono spesso dettate da sentimenti di profonda malinconia o, al contrario, da picchi improvvisi di euforia. Pare che la maggiore esposizione a queste emozioni aumenti, anche a parità di altri parametri, la creatività.

,Per capire quale meccanismo sia in effetti in atto, un team di psicologi svedesi del Karolinska Instituteha utilizzato un registro con 1,2 milioni di pazienti psichiatrici e ha scoperto che le persone che lavorano in settori creativi, tra cui ballerini, fotografi e autori, avevano l’8% in più di probabilità di vivere con disturbo bipolare. Percentuale che sale per gli scrittori al 21% e che pone per l’intero campione quasi il 50% in più di probabilità di commettere suicidio rispetto alla popolazione generale.

Una scoperta interessante è stata fatta utilizzando il test del pensiero divergente , che ha permesso di isolare i volontari più fantasiosi e capaci. Questi, pur essendo sani, hanno evidenziato un sistema dopaminergico con molte similitudini con quello rilevato negli schizofrenici. In particolare mancherebbe il ricettore d2 della dopamina in entrambi i casi.

Passando ad un altra considerazione, dobbiamo ricordare che la moderna ricerca scientifica ci presenta il nostro mondo come un “sistema complesso” dove un numero in continua crescita di interazioni in qualche modo ci lega tutti. Un sistema complesso dove come indica la teoria del caos, una variazione anche minima del sistema ( come la semplice esistenza di una di queste persone in difficoltà) può portare ad evoluzioni enormi, quanto imprevedibili in un futuro anche non lontanissimo.

Ricordo che in matematica e fisica la teoria del caos è lo studio, attraverso modelli propri della fisica matematica, dei sistemi dinamici che esibiscono una sensibilità esponenziale rispetto alle condizioni iniziali.

l’effetto farfalla previsto dalla teoria del caos

Tutto questo per ricordare anche a chi, volesse considerare queste persone svantaggiate “improduttive”, quanto invece anche loro contribuiscano , a volte anche con la loro semplice esistenza, ad una fitta rete di interazioni complesse che permette a sua volta alla nostra civiltà di evolvere . Anche – e forse soprattutto – queste persone, possono dare un contributo ai processi di “intelligenza collettiva” che il nostro mondo sempre più spesso presenta e che rappresentano la nostra principale speranza per costruire un mondo migliore.

Personalmente considero tutte le persone ed anche me stesso, come parti di qualcosa di più grande in continua evoluzione. Sono convinto che prenderci cura di queste persone in qualche modo sia come prenderci cura di noi stessi. Credo che oltre che etico sia anche utile per l’evoluzione collettiva dell’intero sistema.

E’ anche per questo motivo che, ad un certo punto della mia vita, ho voluto fare esperienza lavorativa diretta in questo settore. Un esperienza che se da un lato non mi porta certo grandi ritorni economici, mi da dall’altro grandi soddisfazione umana.

Ermanno Cavallini

LA VITA, LA MORTE E LA RESPONSABILITÀ, NON SOLO UNA QUESTIONE DI FEDE.

Tutti sanno che la fede, qualunque tipo di fede, per definizione trascende il solo aspetto razionale. Una razionalità che pure deve mantenere la sua importanza, coinvolgendo però anche aspetti psicologici e a volte anche spirituali, di cui ancora non si conoscono bene i limiti né la portata.

Se è vero che più impariamo e più ci rendiamo conto di non conoscere ancora molte cose dell’universo in cui pure viviamo, è anche vero che alcune intuizioni che ci vengono da dentro ci portano consapevolezze difficilmente spiegabili con la sola ragione o con le conoscenze che oggi abbiamo, ma ciò non di meno dimostrano prima o poi la loro validità.

Alcuni ad esempio credono che possa esistere una forma di vita anche dopo la morte, anche io sono tra questi. Ovviamente questo non è dimostrabile anche se qualche indizio in effetti esiste, ma del resto è anche vero il contrario e cioè che, ad oggi, non è scientificamente dimostrabile che non esista una qualche forma di consapevolezza, intelligenza o spirito, che possa procedere anche dopo la morte fisica di una persona o di un qualunque essere senziente.

In questo contesto voglio oggi parlarvi di alcune consapevolezze a dire il vero non solo mie, che mi vengono confermate da molti e ripetuti sogni che ho fatto e sto facendo durante la mia vita.

In uno in particolare mi vedo come un soldato che, dopo la morte, si trova con altri fantasmi a condividere un fortissimo rimpianto, un rimpianto che li lega alla terra. Questo è il rimpianto di essersi fatti ingannare da vari tipi di manipolatori che, usando ideali in sé giusti ma parziali, li hanno spinti in guerra l’uno contro l’altro e soprattutto li hanno indotti a fare milioni di vittime innocenti.

L’autore durante il suo servizio nelle forze armate nel 1983

Nel sogno, i fantasmi, sono combattenti di diverse fazioni e epoche, alcuni indossano divise tedesche altri americane, inglesi o a me sconosciute, altri invece sono in abiti civili ma in qualche modo, mi ricordano partigiani di varie provenienze.

Ci troviamo a discutere animatamente in una lingua che non so cogliere, del come e del se possiamo in qualche modo riparare al male fatto verso noi stessi e verso gli altri, e poter quindi proseguire nella luce.

Un riscatto fortemente voluto da tutti, ma sul quale,nonostante gli sforzi, non riusciamo a trovare un’ idea per realizzarlo.

Nel sogno, dopo una discussione che sembra infinita, viene infine deciso che uno di noi dovrà rinascere sulla terra per trovare un modo, un obbiettivo verso cui dirigere gli sforzi di tutti. Un impegno comune, per conquistarsi il riscatto.

Un riscatto che abbraccia tutta una collettività di spiriti che sono morti in nome di un ideale in cui onestamente credevano. Un ideale per cui erano disposti a dare la vita, ma che poi si è rivelato solo uno strumento in mano a diversi manipolatori, che rappresentano a loro volta il “lato oscuro” della stessa umanità.

Nel sogno, i fantasmi hanno coscienza che i manipolatori di cui sono stati vittime in vita, ricoprono vari livelli nella società e che spesso non sono del tutto consapevoli del loro stesso ruolo.

Un ruolo che, di fatto impedisce all’umanità di compiere il prossimo salto evolutivo, avvicinandosi di un ulteriore passo alla luce.

Nel sogno poi, per dare fine alla discussione, si svolge in fine, una estrazione a sorte con il metodo della pagliuzza più corta. Tocca proprio a me, con mio grande sconcerto, estrarla. Tutti gli altri spiriti mi fissano; sento che ripongono in me una grande aspettativa e io provo una grande paura di non essere all’altezza del compito.

Stanno per andarsene quando io li richiamo ponendo loro una condizione per accettare l’incarico.

Nel sogno, La condizione è che quando e se troverò un modo, loro debbano accorrere ad un mio richiamo, impegnandosi ad ascoltare prima e nel caso appoggiare dopo, l’azione prospettata.

Se decideranno di si, dovranno tornare a combattere, questa volta in modo non violento ma senza risparmiarsi, mettendosi in gioco fino in fondo, per ottenere insieme la possibilità di procedere oltre.

Mi fissano ancora, leggo nei loro occhi sconcerto e ritrosia, ma è come se già sapessero che in fondo anche questa era una condizione necessaria. Si guardano tra loro, nelle loro divise stracciate di varie epoche ed eserciti, poi di nuovo, tutti guardano me. Non ci sono parole ma la consapevolezza ci raggiunge tutti come una onda fortissima, in vita siamo stati a volte nemici ma qui saremo tutti uniti per uno scopo superiore, combattere perché chi è ancora vivo non compia gli stessi errori che furono anche i loro e possano guadagnarsi così la luce.

Circola un occhiata che non lascia dubbi, Il patto è stretto, l’armata fantasma è costituita, ognuno si ritira aspettando il giorno in cui tornerà a combattere in un modo che mai avrebbe pensato. Questa volta sarà per aiutare veramente a costruire un mondo migliore in terra e conquistarsi, così, di poter proseguire il cammino.

Tutti si allontanano e pian piano svaniscono, io sento come un precipitare verso qualcosa e poi mi sveglio….

Molti anni ho vissuto la mia vita chiedendomi che senso mai avesse questo sogno, qualche volta cercandovi anche simboli di chissà quale altro significato, ma tutto rimaneva relegato in un angolino ben nascosto dentro di me.

cimitero di guerra

La mia vita è scorsa, ho fatto moltissime esperienze, permettendomi anche il raro lusso di fare lavori che di volta in volta preferivo per il mio cammino e che spesso non erano quelli che economicamente mi convenivano. Mi sono sposato, separato e poi riaccompagnato, il cielo mi ha donato tre meravigliosi figli e figlie e ho speso 35 dei miei 55 anni a volare con piccoli aerei, facendo anche l’istruttore nei cieli – non solo italiani – e nelle situazioni a volte più imprevedibili, anche con aeromobili sperimentali.

devastazione di Dresda 2 guerra mondiale

Oggi penso di aver trovato forse un modo per guadagnare il riscatto mio e di tutti gli spiriti dell’armata fantasma.

In fondo al cuore tutti sappiamo che l’uomo non è in grado di sopportare il peso di tutta la complessità dell’universo in cui vive in tempo reale. Ecco allora che si crea degli “ancoraggi mentali”, delle semplificazioni della realtà valide nelle sue immediate vicinanze e che gli permettono di prendere decisioni senza esserne dilaniati e vivere la propria vita.

Il problema è che il mondo sta cambiando sotto i nostri piedi in maniera più veloce di quanto noi riusciamo ad adattare i nostri ancoraggi mentali. Il progresso tecnologico e demografico infittisce ogni giorno le interconnessioni del “sistema complesso” che è la nostra società ed il nostro pianeta.

Stiamo attraversando una crisi globale, che assomiglia moltissimo alle crisi distruttive a cui il pianeta ha assistito prima di ogni potenziale salto evolutivo. Solo che la crisi, come quella che stiamo vivendo, può sì preludere ad un salto evolutivo che vedrà un mondo migliore, ma anche evolvere in un’era buia ed oscurantista in cui la retta via sarà smarrita per secoli, o addirittura all’estinzione di intere specie come già fu per i dinosauri e non solo.

Sta a noi, ad ognuno di noi, fare le giuste scelte e le giuste azioni affinché si evolva invece di precipitare nel baratro; e, forse, in questa lotta c’è posto anche per l’armata fantasma, che potrà così guadagnarsi il suo agognato riscatto.

Dopo un lungo percorso di studi e confronti, credo di aver trovato una chiave, una proposta catalizzante che cambi le menti e apra le “isole umane” in cui le persone sono oggi, perlopiù, rinchiuse.

Questa è la teoria del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” poi rinominata dal mio gruppo di supporto, “Teoria del BENE COMUNE”. Vi prego – voi che siete arrivati a leggere sino a questo punto – di investire un po’ del vostro tempo a conoscerla, farla sedimentare un po’ nel vostro inconscio e poi onestamente valutarla, senza pregiudizi. Se ho ragione, abbiamo trovato come salvare il mondo. Per parte mia, nei miei sogni, trasmetterò questa nuova causa all’armata fantasma, esortandoli a dare il loro contributo, aspettando la loro decisione.

Se anche gli spiriti decideranno di combattere per questa causa comune ne vedremo delle belle.

Vorrei inviare, un po’ come in “Canto di Natale “ di Dickens, un fantasma a contattare nei suoi sogni notturni ogni singolo manipolatore, grande o piccolo che sia, oggi esistente. Che gli facciano provare il dolore e la disperazione che ogni spirito ha provato in punto di morte fino a quando avrà capito …

Così, i fantasmi potranno proseguire il cammino e noi potremo andare avanti evitando il baratro e costruendo invece un mondo migliore.

Naturalmente, ognuno di voi che mi sta leggendo è parte in causa e deve compiere la sua scelta, facendo la sua parte, che consiste, intanto, nello scaricare e nel leggere questo breve libro scaricabile del tutto gratuitamente in formato pdf.

Che il cielo rimetta a noi le nostre responsabilità……

Con affetto e rispetto per tutti, Ermanno Cavallini

CANDIDARSI, ONORE OD ONERE ?


Cari amici, oggi dopo approfondita riflessione e dopo essermi consultato con la mia famiglia e con i più prossimi sostenitori della teoria economica e sociale del “BENE COMUNE”, ho deciso di candidarmi alle elezioni per il parlamento europeo che si terranno nei prossimi mesi.

Devo dire che è stata molto importante l’interazione con tutte queste persone con cui, ormai da oltre tre anni condivido un cammino.

Onestamente non sono in grado nemmeno di valutare quante possibilità di essere effettivamente eletto io abbia. Certamente se lo fossi cercherò di dare il massimo anche auto formandomi , come ho già fatto tante volte nella mia vita, per soddisfare le specifiche “mission” che via via si sono presentate. In ogni caso lo sforzo non sarà vano, perché comunque la campagna permetterà di far conoscere meglio ad un pubblico ancora più vasto la teoria economica e sociale del BENE COMUNE già “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”, che potete anche scaricare gratuitamente qui sotto al link:

Ho scelto di farlo per il movimento 5 stelle che offre la possibilità con la piattaforma Rousseau di partecipare “dal basso” a molte fasi della vita democratica del paese.

Simulazione al

So bene che il movimento 5 stelle non è perfetto, né realisticamente, in questa fase, forse, ci si poteva aspettare che lo fosse. Le sue caratteristiche peculiari come l’apertura ad una ampia base sociale, lo espongono sicuramente più dei partiti convenzionali ad alcuni problemi, tra cui la governance interna. Tuttavia le stesse caratteristiche ritengo che possono rivelarsi straordinari punti di forza a medio e lungo termine. Nonostante tutto, il movimento 5 stelle credo sia la migliore opportunità che oggi noi tutti abbiamo per costruire un mondo davvero migliore.

Se questa opportunità andrà sprecata o meno dipende da chi si candida , da chi gestirà le selezioni, ma soprattutto dipenderà da noi, da ciascuno di noi.

Aristotele circa 2500 anni fa diceva che “ogni popolo ha il governo che si merita”, forse è giunto il momento che ognuno di noi semplici cittadini si prenda davvero e fino in fondo la responsabilità non solo del voto che darà, a chiunque voglia darlo, ma anche di quanto e come seguirà successivamente chi ha delegato a prendere decisioni che potrebbero avere in futuro un peso determinante anche sulla sua vita di tutti i giorni.

Spero che chiunque verrà eletto, non perda il contatto con il corpo sociale e in qualche modo sia anche da questo costruttivamente consigliato nelle scelte che dovrà prendere durante tutto il suo mandato.

Gli effetti sui seggi della brexit

Nel giro di un mese o poco più si realizzerà una prima selezione interna al movimento 5 stelle dei suoi candidati, una selezione che si affina ulteriormente ad ogni nuova elezione. Questa volta, accanto ai tanti nomi in buona parte sconosciuti, il sistema porrà una qualche indicazione di merito che terrà conto di diversi fattori, tra cui la partecipazione negli anni alle attività della piattaforma stessa, ad un eventuale primo mandato come portavoce ad un qualunque livello svolto e di alcune oggettive competenze particolarmente importanti per il ruolo in discussione. Anche la rappresentanza equilibrata dei sessi e delle singole regioni dentro ai collegi è tutelata con una nuova e migliore regolamentazione.

schermata della candidatura appena inviata.

Nel mio caso ad esempio, concorreremo per il terzo di 5 collegi in cui è divisa la nazione, il collegio “Italia centrale” che comprende Toscana , Marche , Umbria e Lazio. Oltre i consueti paletti relativi ai certificati dei carichi penali e dei carichi pendenti senza cui alcuna candidatura sarà nemmeno presa in considerazione, si dovranno superare due diversi turni di selezione. Il primo turno sarà su base regionale e si potranno esprimere 5 preferenze solo verso i candidati della propria regione. I dieci candidati più votati per ogni Regione accederanno al secondo turno. Nel secondo turno, la votazione avverrà su base circoscrizionale. Anche in questo caso ogni iscritto potrà esprimere fino al un massimo di cinque preferenze in favore dei candidati dell’intera circoscrizione. un ulteriore terzo livello è previsto per la ratifica o meno da parte della base, della scelta dei capilista riservata a Di Maio nella sua veste di capo politico.

Alla fine Ciascuna lista comprenderà un numero di candidati non minore di tre e non maggiore del numero di membri da eleggere in totale nella circoscrizione. Nel mio caso (Italia centrale) è previsto un massimo di 14 candidati sul totale di 73 per tutto il paese. E’ manifestata comunque la volontà di presentare il massimo numero di candidati possibile in ogni circoscrizione., tenendo presente che se i risultati elettorali di 5 stelle saranno per ipotesi il 40% , passerà effettivamente al parlamento europeo, la stessa percentuale di candidati (nel mio caso il 40% di 14 cioè 5-6 persone).

Fornite queste doverose informazioni, vi invito tutti ad andare a votare ricordando che solo chi è iscritto almeno da 6 mesi sulla piattaforma potrà effettivamente votare. Da parte mia vi prometto che vi terrò aggiornati sullo svolgersi degli eventi, in modo che anche questa esperienza possa essere condivisa e entri a far parte di un più vasto processo di intelligenza collettiva che spero di contribuire a tenere sempre in atto.

Un caloroso saluto a tutti e Che siano eletti quelli che si riveleranno effettivamente i migliori. Questo è il mio augurio!

Ermanno Cavallini

Recensione film Green Book

Candidato a ben 5 premi Oscar, Il film “Green Book” racconta la storia vera di un raffinato musicista di colore e del suo autista/guardia del corpo di origini italiane, che nel 1962 compiono una turnèe nel sud degli Stati Uniti ancora permeati da un diffuso razzismo.

la guida all’epoca, costava 1,92 dollari

Il titolo si riferisce ad un libro, pubblicato dal 1939 al 1966, che indicava alle persone di colore i posti in cui erano graditi durante i loro spostamenti. Allora seguire i consigli del libro voleva dire per gli afro-americani non solo essere graditi, ma evitare “seccature” come essere picchiati o addirittura arrestati . Il libro è stato pubblicato negli Stati Uniti fino all’emanazione delle leggi antisegregazioniste volute dai fratelli Kennedy, allora rispettivamente Presidente e Ministro della giustizia degli Stati Uniti d’America. Nel film si cita anche l’intervento che Bob Kennedy in persona fece allora per far liberare i due, ingiustamente imprigionati da uno sceriffo razzista del profondo sud.

buttafuori uno, raffinato musicista l’altro

I due , all’inizio lontanissimi per cultura e modi, man mano che condividono l’esperienza del viaggio imparano a rispettarsi e a stimarsi a vicenda, fino a diventare amici per tutta la vita.

Peter Farrelly riesce ad esprimere magistralmente una regia veramente ben equilibrata tra commedia e denuncia antirazzista.

Il film, al di là della superficie, ha molti messaggi e livelli di lettura. In particolare colpisce molto come cambiano ed evolvono, durante il viaggio, gli ancoraggi psicologici dei protagonisti, che da mondi semi contrapposti giungono con l’esperienza e un aiuto reciproco ad adottare uno “schema mentale di riferimento” assai più evoluto.

candidato a 5 premi oscar

Quello che viene narrato è un processo veramente di grande valore, dove i protagonisti gradualmente “cambiano idea” e mettono in discussione pregiudizi su cui avevano basato la visione di se stessi e del mondo, giungendo in fine ad una superiore consapevolezza.

Credo che questa dinamica, cosi ben descritta nel film, sia quella che in questo momento è cruciale per costruire un mondo migliore per tutti.Solo sperimentando e costruendo la necessaria visione d’insieme, potremo “aggiornare” il nostro modo di pensare in un mondo ogni giorno sempre più interconnesso e interdipendente e dove il nostro personale benessere dipende sempre più da scelte prese lontano da noi.

Anche la nostra associazione “Nuovo orientamento culturale” è impegnata da anni in questa battaglia culturale. Permetteteci a corredo del presente articolo, di donarvi con apposito link, una copia gratuitamente scaricabile della nostra proposta per costruire un mondo migliore per noi e per i nostri figli.

Ermanno Cavallini ,

resp. ass “Nuovo orientamento Culturale”

Incontro organizzato dal GDL Lavoro M5S di Torino “COME COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE”

Il 26 gennaio si è tenuto su invito del movimento 5 stelle locale, un seminario-dibattito sulla nuova teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” già “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”: https://www.amazon.it/capitalismo-valvola-sicurezza-proposta-migliore/dp/8892317881

E’ stato un incontro molto bello in cui nonostante qualche avversità tecnica iniziale, indipendente dalla volontà degli organizzatori, un folto e attento pubblico è intervenuto attivamente con domande e considerazioni assolutamente centrate e pertinenti. Devo dire che oltre ai molti attivisti e simpatizzanti del movimento 5 stelle , erano presenti anche molte persone esterne al movimento stesso. Persone che con i loro interventi hanno degnamente rappresentato un ampia gamma di punti di vista sull’economia, tra cui anche quello sovranista.

Questo mix di esposizione iniziale e interazione con il pubblico, ha permesso di aggiungere un ulteriore piccolo tassello al processo di “intelligenza collettiva” che è la struttura portante della proposta stessa.

A sottolineare l’importanza dell’evento anche il saluto portato dal candidato governatore del Piemonte e di diversi altri candidati a vari livelli del movimento 5 stelle. Incontro organizzato dal GDL Lavoro 5 stelle Torino; “COME COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE”

Quello che ha in qualche modo “galvanizzato ” un pubblico attento e presente per oltre 3 ore molto dense di incontro, è la semplicità relativa della proposta volta a salvaguardare l’economia reale passando per il controllo innovativo della forbice sociale attraverso due “valvole di sicurezza”.

Un altro aspetto che ha riscosso forse ancor maggiore successo è l’ “effetto domino” con cui attraverso una relativamente semplice legge che attui completamente e in modo innovativo l’articolo 53 della nostra costituzione, si realizzi un “cambiamento a catena” che in pochi anni rimodelli la nostra società costruendo un mondo realmente migliore per tutti.

A questo punto non rimane che augurarsi che i semi piantati diano al più presto i loro frutti, ricordando che questo tipo di incontri sono disponibili per qualunque realtà sia interessata su tutto il territorio nazionale a cura nella associazione “Nuovo Orientamento Culturale”.

al seguente link potrete vedere alcuni brevi video di alcuni punti salienti dell’evento:

http://www.nuovorientamentoculturale.it/i-nostri-video/

Per eventuali contatti :

Ermanno Cavallini cell.3392006705


DIVARIO TRA RICCHI E POVERI – quando la soluzione è talmente semplice che ci rifiutiamo di vederla.


Quando la soluzione è talmente semplice che ci rifiutiamo di vederla.

In questi giorni si sta tenendo a Davos in svizzera, il World Economic Forum 2019, dove gran parte delle migliori menti del pianeta si confrontano per tentare di prevederne il futuro.

Immediatamente prima la famosa organizzazione indipendente Oxfam ha pubblicato il rapporto annuale sulla diseguaglianza tra ricchi e poveri, sia nel mondo sia in dettaglio nei singoli stati.

Se ve ne fosse bisogno, ancora una volta i dati dimostrano che il divario tra ricchi e poveri è ulteriormente aumentato. Nel corso dell’ultimo anno la ricchezza totale di 1900 miliardi è cresciuta di 900 miliardi di dollari, ovvero 2,5 miliardi di dollari al giorno. La cosa paradossale è che nessuno si chiede se effettivamente questa crescita di denaro corrisponda ad una effettiva disponibilità di beni e servizi che prima non esistevano. La risposta purtroppo è No. Ormai da anni la crescita della massa di denaro non è più proporzionata alla crescita dell’economia reale. E questo fondamentalmente perché oggi per “creare denaro” nelle varie forme in cui è possibile non si deve più rispettare la regola di depositare da qualche parte una qualunque contropartita in beni (oro o riserve di valore corrispondente) .

Ormai la massa aggregata di tutto ciò che può essere utilizzato come denaro supera di molte volte il PIL mondiale e questo, tra le altre cose, genera anche un meccanismo di “dragaggio di valore” a scapito della classe media che si sta progressivamente impoverendo.

Come in altri casi nella storia, la soluzione sarebbe talmente semplice e ovvia da risultare invisibile agli occhi di chi non sopporta di mettere in discussione gli ancoraggi mentali che gli sono stati fin qui utili nella vita.

La soluzione già ipotizzata da diversi grandi personaggi del passato, tra cui non ultimo Adriano Olivetti, è semplicemente quella di mettere un tetto alla ricchezza privata.

Olivetti in alcuni suoi scritti aveva ipotizzato un rapporto di 1:40 tra i redditi piu bassi ( di cittadinanza nel caso odierno) e quelli massimi. La teoria del “BENE COMUNE” già Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” che la nostra associazione promuove, propone in completa attuazione dell’articolo n.32 della nostra Costituzione (oggi in parte disatteso) di istituire una soglia variabile in funzione del bilancio dello stato, oltre la quale ( intorno a 40.000 euro/mese), ogni ulteriore guadagno passerebbe allo stato. Questo permetterebbe di disincentivare accumuli eccessivi di ricchezze a prescindere dalla fonte di reddito e ogni stile di vita eccedente quella soglia diventerebbe inevitabilmente un segnalatore per accertamenti della guardia di finanza.


L’effetto ovviamente penalizzerebbe l’economia finanziario-speculativa ma avvantaggerebbe enormemente l’economia reale e realizzerebbe una naturale e spontanea redistribuzione non solo di beni ma anche di strutture produttrici di reddito verso la classe media, oggi impoverita.

Questa teoria con una singola azione normativa (eventualmente anche di iniziativa popolare), è studiata per creare un effetto domino a catena che di fatto, in solo un paio di anni, rimodellerebbe prima l’Italia e poi tutto il mondo, creando anche i presupposti perché la quarta rivoluzione industriale non accresca ancora il divario tra pochi ricchi e molti ‘impoverendi’ , che invece vediamo sotto i nostri occhi.

Questa proposta che fissando un solo paletto genera moltissimi benefici per la collettività è anche la naturale risposta a movimenti dal basso come sono i gilet gialli francesi o sono stati i 5 stelle italiani, che hanno colto le problematiche ma non hanno ancora saputo proporre soluzioni davvero organiche e strutturali.

Qui sotto vi proponiamo il link alla versione gratuita liberamente scaricabile in pdf del breve libro dal taglio volutamente divulgativo che descrive la nuova proposta economica e sociale. Scaricatelo, leggetelo e poi fateci sapere le vostre considerazioni.

Se qualcuno ne avesse modo (noi ci abbiamo provato senza risposta) fatelo leggere anche ai gilet gialli e a quelli della Oxfam , vi troveranno a nostro avviso , le soluzioni alle problematiche che giustamente denunciano.

Ermanno Cavallini,

Resp. ass. Nuovo orientamento culturale


Recensione serie tv : l’UOMO NELL’ ALTO CASTELLO

La serie, tratta dal celebre libro di Philip K. Dick , si presenta da subito come un utilissimo stimolo di riflessione volta a costruire un mondo migliore.  In questo caso per contrasto, mostrando, cioè, le degenerazioni e la bassa qualità della vita che ogni sistema dittatoriale inevitabilmente determina.

Lo scenario sono gli anni ’60 di una realtà parallela, dove la seconda guerra mondiale è stata vinta da tedeschi e giapponesi (l’italia è stata “integrata” nel  grande Reich ). Gli Stati Uniti sono divisi tra queste due superpotenze in un equilibrio non molto distante da quello della  guerra fredda nella nostra realtà.

Ma la cosa davvero interessante della serie, è soprattutto la narrazione delle vite dei molti protagonisti che vestono i ruoli più diversi (spesso anche opposti) nelle società delle varie nazioni.  Vite di personaggi estremamente verosimili e sfaccettate , che mostrano la reale difficoltà nel discernere  tra bene e male nelle situazioni che ognuno di noi si trova a fronteggiare anche quando compie le scelte quotidiane.

Nonostante i diversi regimi, molte dinamiche  non risultano poi troppo differenti dalla nostra realtà e cosi le potenzialità di riflessione che ne derivano, come in una sorta di laboratorio sociale accelerato,  risultano a mio avviso, molto potenti.  Anche l’economia mondiale nel suo complesso, si presenta molto simile a quella reale, con grandi aziende votate al profitto ad ogni costo  ed una criminalità organizzata molto influente (soprattutto la Yakuza in questo caso).

Ma lo stimolo di riflessione davvero interessante sta nell’evoluzione che le convinzioni dei singoli personaggi hanno, man mano che i fatti si dipanano e che questi fanno esperienza.

Verso la fine, persino il gerarca nazista  dalla folgorante e brillante ascesa,  vede la sua famiglia andare in rovina a causa delle convinzioni  che stanno alla base del suo apparente successo personale e che propina ai suoi sottoposti.  Pian piano, nascondendolo in parte forse anche a se stesso, comincia a riflettere e capire che, nonostante tutto, quello non è il mondo migliore possibile.  Perfino lui comincia a mettere in discussione i propri “ancoraggi mentali di riferimento” e comincia a capire che deve iniziare a lavorare per un mondo diverso, cambiando anche le proprie intime convinzioni e quindi la percezione che ha di sé.

Significativa anche la figura del ministro del commercio giapponese, permeato dal vero pacifismo di chi ha perso i propri cari in guerra, unica figura davvero positiva in un governo giapponese militarista e dispotico, dove i generali dalla visione limitata, forzano la mano perfino all’imperatore.

E’ una storia di mutazione degli schemi mentali di riferimento di numerose persone e, con un certo ritardo, anche  degli stessi popoli.  Poco a poco che le puntate si susseguono, lo spettatore accorto si rende conto che qualunque sistema dispotico che garantisca eccessivo “ordine” comporta un prezzo da pagare talmente grande da renderlo controproducente addirittura per i suoi stessi sostenitori!

Di recente  è disponibile (servizio di streaming di Amazon Prime), anche  la terza stagione di questa saga “The man in the High Castle”, con la regia di Ridley Scott  (lo stesso di Blade Runner e di molti altri successi del cinema mondiale) . Come dicevamo questa serie tv è tratta dall’omonimo libro di Philip K. Dick che in Italia è intitolato “La Svastica sul Sole” . Questa è un opera che presenta molte analogie con “1984” di Orwell, tanto che viene da chiedersi come mai non sia altrettanto famoso.

Sia nel libro di Dick  che di  Orwell , il mondo è dominato da stati totalitari che limitano fortemente la libertà individuale , nel primo caso da destra nel secondo da sinistra.   Comunque in entrambi i casi la qualità della vita dei popoli e lo sfruttamento dell’ambiente non è certo, il migliore possibile.

Si fa accenno, verso la fine,  anche all’esistenza di “realtà parallele” dove la storia ha avuto altri corsi , tra cui la nostra realtà . E’ dall’interazione, limitata ma potente, tra queste diverse realtà che i mondi avrebbero la possibilità di migliorarsi a vicenda.

Dopo una potentissima azione di denuncia e riflessione , quello che forse manca a questa opera è l’assenza di una vera speranza , di una proposta concreta e positiva per costruire una realtà migliore.

Noi con la nostra associazione culturale  crediamo di aver trovato almeno l’embrione di quello che servirebbe  e ci permettiamo, a corredo della presente recensione, di proporvelo .  Chissà se mai una produzione intelligente vorrà incaricare qualche sceneggiatore che, in una quarta serie, metta in contatto -attraverso  il portale verso le altre realtà, visto nelle ultime puntate –  i nostri eroi  con un mondo parallelo dove sia stata messa in pratica la teoria che proponiamo (“Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”, più recentemente rinominata “Teoria del Bene Comune”).

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

Certo in quel caso ne vedremo delle belle!

Ermanno Cavallini

UNO DEI PUNTI CHIAVE PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE

Ognuno di noi prima o poi si è chiesto  se, e nel caso  come,  è possibile costruire un mondo migliore.

Molti addirittura, evitano il problema auto convincendosi di essere in balia degli eventi; è questo in realtà un facile modo per evitare la responsabilità di fare sforzi in questa direzione.

Altri, pur cercando attivamente una strada, di fronte alla difficoltà della sfida, si arroccano su convinzioni più o meno dogmatiche, legate a qualche eccessiva semplificazione della realtà.

Altri ancora, pur continuando tra alti e bassi la loro ricerca, si trovano smarriti dalla crescente interconnessione di eventi , nazioni e popoli; e si scontrano con il problema di riuscire ad avere una visione d’insieme sufficiente in un mondo obiettivamente, ogni giorno sempre più complesso.

Un problema che tutti si trovano a vivere è quello di una qualità della vita sempre meno determinata dalle proprie scelte individuali e sempre più dipendente da scelte fatte da enti, aziende o persone, spesso molto lontani da loro.

La crisi economica, con la dilagante sottoccupazione o l’immigrazione di massa,  i cambiamenti climatici o la quarta rivoluzione industriale – che rischia di aumentare, invece che diminuire, la distanza tra ricchi e poveri – sono solo alcuni degli eventi a cui siamo esposti, ma su cui noi come individui abbiamo un controllo diretto pressoché nullo.

Tuttavia, gli orientamenti di massa e l’inconscio collettivo hanno ancora un grandissimo peso sulle scelte di chi decide, siano essi governi, parlamenti o grandi multinazionali. In questo senso, noi individui come cellule di un “corpo sociale” molto più vasto abbiamo un potere superiore a quello che normalmente si pensa.

In fisica le ricerche sulla Teoria del Caos ci hanno insegnato come in un sistema dinamico complesso (come appunto la nostra realtà), anche una variazione minima iniziale,  potrebbe dar vita ad un processo esponenziale che di fatto porti enormi cambiamenti all’intero sistema.

Il sistema in questo caso è il mondo e ognuno di noi potrebbe dare il via all’  “Effetto Farfalla” ipotizzato dalla teoria in oggetto.

Un grande cambiamento anche in un singolo uomo potrebbe, grazie ad una fitta rete di interazioni,  indurre al cambiamento molte altre persone,  e portando alla fine al cambiamento di tutta l’umanità.

Questo ovviamente può verificarsi sia nel bene che nel male, ma la buona notizia è che noi non siamo completamente impotenti di fronte alla trasformazione sempre più veloce del mondo, ma anzi insieme a molti altri , pur in una interazione complessa, ne siamo gli artefici.

A questo punto rimane da affrontare il problema di come mai normalmente prevalga ciò che ci divide piuttosto che ciò che ci unisce.  Eppure le cose che abbiamo in comune col nostro prossimo sono davvero tante. Ciononostante,  in ogni partito, religione o azione collettiva nascono presto numerosi distinguo e infine scismi e fratture.

Dopo molto riflettere e sperimentare, sono giunto alla conclusione che, se non l’unico , un punto cruciale siano gli ancoraggi mentali che ognuno di noi si sceglie per vivere la propria vita. Sappiamo tutti che nessun essere umano è in grado di gestire in tempo reale la vasta complessità dell’universo in cui viviamo. Ecco allora che l’evoluzione ci ha donato la possibilità di vivere intorno ad una semplificazione della realtà, che ci scegliamo in funzione di ciò che percepiamo nelle nostre immediate vicinanze.

In pratica ognuno di noi si è costruito una visione della realtà in qualche modo più semplice dell’effettiva complessità intorno a noi. Una complessità in crescita sempre più accelerata che rischia, anche grazie al progresso tecnologico, di correre più  delle nostre capacità di adattarvisi.

Naturalmente molti di noi fanno eccezione in diversi settori, ma complessivamente questo è un effetto che,  più o meno, ci investe tutti.   Il primo passo per superare questa voglia di non vedere i problemi e mettere la testa sotto la sabbia, è accettare il problema e cercare delle soluzioni.

Socrate oltre duemila  anni fa disse ,La vera saggezza sta in colui che sa di non sapere; perché io so di sapere più di te, che pensi di sapere”  Il bilanciamento  tra la fiducia nella ragione e la profonda consapevolezza della propria ignoranza è uno dei doni più preziosi che il filosofo greco ha lasciato in eredità all’umanità intera. E’ su questa consapevolezza che, secoli dopo, è nato con Galileo Galilei ed altri  il  Metodo scientifico e da esso la tecnologia ed il nostro odierno benessere con la sua, allora impensabile, abbondante disponibilità di beni e servizi.

Ma questa consapevolezza nell’era della comunicazione totale,  presenta un problema inedito per il cittadino medio. Ammettere di non sapere vuol dire sentirsi manipolabili e quindi insicuri, e questo per molti risulta inaccettabile. Ecco allora che il nostro inconscio sia individuale che collettivo,  attiva delle risposte difensive, purtroppo non sempre adeguate che rischiano appunto di  “buttare via il bambino con l’acqua sporca” come recita un vecchio detto contadino.

E’ innegabile che oggi la saturazione comunicativa ci bombarda di affermazioni multiple ed ognuna di queste contiene in sé la presunzione di verità; esattamente l’opposto quindi, della tesi di Socrate.  Ma non dobbiamo cadere nel tranello di una eccessiva semplificazione e cercare al nostro meglio, di gestire la complessità della realtà in tutte le sue innumerevoli sfaccettature.

Da alcuni anni coordino un esperimento di  intelligenza collettiva che coinvolge un migliaio abbondante di persone via internet. Un gruppo dinamico, volto a mettere a punto una nuova teoria economica e sociale per aiutare la creazione di un mondo realmente migliore. Anche noi abbiamo la nostra proposta,  e anche noi abbiamo corso, in diverse fasi, il rischio di arroccarci sulla nostra proposta. Ma abbiamo capito alla fine che nessuna proposta può essere considerata la migliore con certezza assoluta. Abbiamo concluso però che questo non debba assolutamente frenarci nello sperimentare nuove soluzioni, a volte anche guardando gli stessi problemi con occhi nuovi .

Siamo qui quindi a presentavi la nostra proposta , non con presunzione di infallibilità , ma con la richiesta di riflettere a vostra volta su questa e se volete anche a dare un vostro contributo, anche critico ma, speriamo, costruttivo alla nostra proposta che abbiamo deciso di chiamare in un primo tempo

Capitalismo a doppia valvola di sicurezza, ma più recentemente “teoria del bene comune”.

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

Un caldo ringraziamento per averci seguito fin qui e ancora uno se vorrete poi postare qui sotto un vostro libero pensiero.

Ermanno Cavallini

LA PROTESTA DEI GILET GIALLI, tra bene e male, un altro passo verso una nuova consapevolezza condivisa.

Il fenomeno della protesta francese dei gilet  gialli francesi,  è giunta inaspettata non solo al mondo politico, che è stato snobbato perfino nella componente delle opposizioni, ma anche alle elites politico finanziarie dominanti, che di fatto condizionano in buona misura l’operato sia dell’ Europa che di molti governi in tutto il mondo.https://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_di_Easterlin

Come disse Aristotele “Ogni popolo ha il governo che si merita”; e noi popolo, dobbiamo cercare di meritarci prima un governo e poi un mondo migliore.

Forse , anche se con tre passi avanti e due indietro, anche i popoli europei stanno in qualche modo accelerando il cammino verso la costruzione di un nuovo livello di consapevolezza.

In particolare è interessante notare come accanto alle prime, scatenanti, rivendicazioni per i costi dei carburanti, si stiano man mano, allargando le richieste , fino a giungere;  cosa inedita in una protesta spontanea,  alla richiesta sia di uno stipendio o pensione minima che (cosa inaudita),  di uno stipendio massimo , quantificato in questo caso a 15.000 euro.

Questi sono importanti segnali di una consapevolezza che lentamente, e nonostante i condizionamenti,  sta emergendo.

Una consapevolezza che va nella direzione di proposte come quella della teoria economica e sociale del “Bene comune” già  “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”  .

Una teoria non certo nata nelle università o nelle stanze del potere , ma dalla base di una classe media impoverita ma ancora pensante, che cerca di mettere al centro della vita non più il raggiungimento della massima ricchezza personale possibile , ma della MASSIMA QUALITÀ DELLA VITA .

Due  obbiettivi di vita solo superficialmente coincidenti, in quanto molti studi a cominciare da quelli degli anni 70 del  professor Easterlin , dimostrano come all’aumentare del reddito la felicità descriva una curva a campana ;  crescendo quindi solo in una prima fase , poi brevemente stabilizzandosi ,  e infine  precipitando per grandissimi redditi raggiunti , in una sorta di “tossicodipendenza da potere”,  descritta anche dallo psichiatra ed ex politico inglese Lord Owen  nel suo libro “la sindrome Hubris”.

Certamente uno dei maggiori ostacoli per costruire un mondo realmente migliore sono i rispettivi “ancoraggi mentali”, che portano ancora troppe persone a ignorare le vere radici dei problemi e in alcuni casi estremi, perfino a negare  l’evidenza.

Tutto questo si spiega con la necessità psicologica inconscia, di non mettere in discussione le certezze di una vita su cui, chi più chi meno, ha costruito il proprio equilibrio psicologico interno.

Per aggiornare questi “ancoraggi mentali” serve tempo, sforzo e a volte anche un po di dolore, ma è un processo naturale che rischia però di non tenere più il passo con i rapidi cambiamenti che avvengono sotto i nostri piedi.

C’è chi dice che la gente è succube dei media che li vuole superficiali e manipolabili.

Personalmente credo che le persone possano e debbano, cambiarsi la testa da soli.  Solo che questo è un processo molto lungo che passa attraverso una serie di sbagli e successivo dolore ( individuale e di gruppo ). A mio avviso, il compito di quelli nel popolo più consapevoli è di accelerare il processo, evitando, anche il maggior numero di errori possibile a parità di consapevolezza raggiunta.

Da questo punto di vista si può parlare di efficienza ( costo/efficacia) della maturazione civica. Ed è esattamente quello che, nel mio piccolo cerco di fare, insieme all’associazione “Nuovo orientamento culturale” che ho l’onore di coordinare.

Ma la cosa davvero molto importante nell’immediato, non è solo di aiutare il prossimo ad “arrivarci da solo” , ma soprattutto a chiedere a chi fosse giunto a una sufficiente consapevolezza, di fare altrettanto!

Questo per innescare un effetto a catena esponenziale che, come suggerito anche da alcuni aspetti della  Teoria del Caos teoria del caos, permette di surclassare qualunque potere dei media manipolati o meno che siano,  da qualunque élite.

Ermanno Cavallini

 

 

UNA PERICOLOSA DINAMICA COLLETTIVA DA DISINNESCARE, AIUTATECI AD AIUTARCI.

Ormai moltissimi cittadini hanno capito che qualcosa nella nostra società non va più bene, anche se in pochi sembrano avere le idee davvero chiare sui problemi in gioco e come risolverli.

Cercando di analizzare le varie proposte fatte in rete per risolvere la situazione di malessere dilagante per il paese, ho notato che i vari proponenti, sembrano barricarsi ognuno sulle proprie proposte, vanificando una reciproca interazione e un processo di intelligenza collettiva che invece potrebbe dare grandissimi benefici per tutti.

Anche nelle varie discussioni, relative alle varie proposte, pur tra mille differenze, sembra però emergere una dinamica comune.

La dinamica in esame, vede persone anche intelligenti e in qualche caso anche preparate, arrivare a negare perfino l’evidenza per non mettere in gioco gli ancoraggi mentali preesistenti su cui costruiscono il loro equilibrio psicologico.

Si assiste a una sorta di difesa psicologica perversa, che tenta di difendere vecchi schemi mentali di riferimento su cui l’individuo ha costruito un ormai divenuto precario equilibrio.

Il problema è che la terra è cambiata sotto ai nostri piedi più velocemente di quanto riescano ad adattarsi gli ancoraggi mentali di moltissime persone.

Questo crea un effetto di “limitata stupidità auto indotta” in molte persone che si impediscono così di vedere la realtà per quello che è.

La nostra società si sta impoverendo e il divario tra ricchi e poveri aumenta ogni anno come tendono a sottolineare molti autorevoli rapporti tra cui anche quelli di Oxfam italia.

Nel mondo L’82% dell’incremento di ricchezza globale registrato l’anno scorso è finito nelle casseforti dell’1% più ricca della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%.

In Italia a metà 2017, il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta. Nel periodo 2006-2016, il reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuito del 23,1%.

Molti sembrano non voler vedere la realtà sottolineata da questi dati, e se in qualche caso si può parlare di interesse personale, in moltissimi altri la cosa si spiega solo con la mancanza di disponibilità a mettersi in gioco e ammettere , prima di tutto a se stessi, che il mondo sta cambiando e le vecchie convinzioni non sono più adatte al mutato contesto.

Questa dinamica, impedisce che il cittadino medio abbia una piena consapevolezza della situazione, e che attivi quindi una mobilitazione personale commisurata all’entità del problema.

Il primo passo è riconoscere il problema, il successivo è cercare delle soluzioni, prima che sia troppo tardi e si generino ancora ulteriori danni.

Mi appello a chiunque leggerà la presente per proporre di seguito proprie riflessioni in modo da attivare un processo di intelligenza collettiva.

Ermanno Cavallini

Rappresentante ass. “Nuovo Orientamento Culturale”