Green pass si o no ? ma soprattutto, con quale tipo di confronto?

Le notizie di questi giorni ci propongono una sorta di lotta anche psicologica tra i sostenitori e i contrari al green pass, riflettiamoci un attimo insieme andando oltre le banalità e le apparenze.

Da un lato abbiamo chi crede intensamente che il green pass sia giusto e colpevolizza guasi quale fosse un untore chi ne è contrario. Dall’altro abbiamo altri che credono altrettanto intensamente che il Green pass sia un abuso autoritaristico e quindi pensano di lottare per una giusta causa.

Entrambi gli estremismi “hanno bisogno” di credersi nel giusto, perche altrimenti vedrebbero crollare un pilasto su cui hanno basato la loro visione del mondo e quindi il loro equilibrio psicologico interno. Questa forza apparente è in realta una fragilità e un contrappeso ad una fragilità psicologica interna spesso nascosta in profondità.

E’ esattamente questo meccanismo di difesa (a volte anche inconscia) di un equilibrio psicologico interno che accende le passioni e crea divisioni che a volte vanno oltre ogni logica.

Esiste poi una parte di persone più equilibrate che non avendo degli schemi mentali di riferimento cosi riglidi, sono in grado di porsi domande e anche , fino ad un certo punto, mettersi in discussione. Sono questi la parte migliore del paese, quella su cui poggia la mia speranza di costruire un mondo migliore.

Sinceramente penso che delle persone che si chiedano sempre il perchè delle cose siano migliori, al fine della costruzione di un mondo migliore, di chi pensa di aver capito tutto.

Anche pensando all’azione di governo delle istituzioni, non è bene , nemmeno per queste ultime, avere dei servitori ciechi e acritici. Rischierebbero di soffrire della stessa dinamica del “re nudo” ed essere indotte in clamorosi errori.

D’altra parte, nemmeno chi e sempre contro è utile, se non altro perche finisce per essere respinto a priori, e che abbia torto o ragione, finisce per non influire in alcun modo sul divenire delle cose e sulle scelte fatte.

Forse la giusta via sta nel rispettare le leggi e le istituzioni , ma assolutamente mai in modo cieco e esercitando anche pubblicamente verso di esse i dubbi che gli venissero da dento. Questa necessità non puo maiessere negata da qualunque stato voglia pensarsi democratico.

Le istituzioni infatti se da un lato hanno bisogno di essere obbedi te e rispettate , dall’altro hanno un bisogno fisiologico di essere messe continuamente in discussione , sia pure in modo tassativamente pacifico. Questa continua messa in discussione non violenta permette di attivare una sorta di brinstorming allargato o processo di intelligenza collettiva , che se pur faticoso, finisce per restituire una qualita delle decisione prese che è la piu alta possibile di fronte alla complessità della realtà.

In conclusione la legge e le istituzioni vanno contemposaneamente obbedite perche per quanto imperfette, non abbiamo niente di meglio per sostituire, e messe contemporaneamente in discussione per permettergli quel continuo aggiornamento e correzione di rotta che serve per non naufragare nel mare del continuo divenire della realtà.

Per adesso mi fermo qui in questo stimolo pubblico di riflessione.

Ermanno Cavallini

Una risposta a “Green pass si o no ? ma soprattutto, con quale tipo di confronto?”

  1. Esistono i principi e poi le direttive funzionali ; le costituzioni con le sue leggi applicative, ovunque, in stato di democrazia. Osservo che mentre le costituzioni e le carte dei diritti fondamentali sulla quale si basa il diritto internazionale, restano immutate, le leggi applicative sono strutturate in modo da ‘ridurre e limitare’ i principi costitutivi al punto da creare veri abissi di contraddizione del diritto primario, quello che è stato posto al vertice della democrazia e di cui ‘la legge’ dovrebbe essere fedele specchio applicativo.
    Avendo le istituzioni proposte (…) permesso che la legge ‘erodesse’ e di fatto ‘distorcesse’ il pensiero costitutivo primario a vantaggio di alcuni, esiste di fatto una ingiustizia che è legalizzata dal punto di vista istituzionale me non lo è per i popoli che vedono le costituzioni ed il diritto primario come valore fondativo della Democrazia e della Giustizia.
    È palese che tutti noi qui presenti che viviamo una società gestita da pochi egoisti e avidi criminali che attraverso il danaro cumulato grazie al sopruso ed allo sfruttamento, corrompono le istituzioni inducendole ad orientamenti loro favorevoli, mentre condizionano il pensiero dei popoli attraverso una comunicazione ‘mono’, in favore del consumismo e della perdita di identità.
    L’eccesso a cui i prepotenti hanno spinto le istituzioni è giunto al culmine in questi ultimi anni sollecitando di fatto il risveglio dei popoli al torpore indotto.
    Reagire all’ingiustizia costituita è diritto dei popoli, ripristinare il diritto calpestato e vilipeso è dovere dei popoli che vogliono vivere in dignità, libertà e condivisione. NB Brescia

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