Recensione serie tv : l’UOMO NELL’ ALTO CASTELLO

La serie, tratta dal celebre libro di Philip K. Dick , si presenta da subito come un utilissimo stimolo di riflessione volta a costruire un mondo migliore.  In questo caso per contrasto, mostrando, cioè, le degenerazioni e la bassa qualità della vita che ogni sistema dittatoriale inevitabilmente determina.

Lo scenario sono gli anni ’60 di una realtà parallela, dove la seconda guerra mondiale è stata vinta da tedeschi e giapponesi (l’italia è stata “integrata” nel  grande Reich ). Gli Stati Uniti sono divisi tra queste due superpotenze in un equilibrio non molto distante da quello della  guerra fredda nella nostra realtà.

Ma la cosa davvero interessante della serie, è soprattutto la narrazione delle vite dei molti protagonisti che vestono i ruoli più diversi (spesso anche opposti) nelle società delle varie nazioni.  Vite di personaggi estremamente verosimili e sfaccettate , che mostrano la reale difficoltà nel discernere  tra bene e male nelle situazioni che ognuno di noi si trova a fronteggiare anche quando compie le scelte quotidiane.

Nonostante i diversi regimi, molte dinamiche  non risultano poi troppo differenti dalla nostra realtà e cosi le potenzialità di riflessione che ne derivano, come in una sorta di laboratorio sociale accelerato,  risultano a mio avviso, molto potenti.  Anche l’economia mondiale nel suo complesso, si presenta molto simile a quella reale, con grandi aziende votate al profitto ad ogni costo  ed una criminalità organizzata molto influente (soprattutto la Yakuza in questo caso).

Ma lo stimolo di riflessione davvero interessante sta nell’evoluzione che le convinzioni dei singoli personaggi hanno, man mano che i fatti si dipanano e che questi fanno esperienza.

Verso la fine, persino il gerarca nazista  dalla folgorante e brillante ascesa,  vede la sua famiglia andare in rovina a causa delle convinzioni  che stanno alla base del suo apparente successo personale e che propina ai suoi sottoposti.  Pian piano, nascondendolo in parte forse anche a se stesso, comincia a riflettere e capire che, nonostante tutto, quello non è il mondo migliore possibile.  Perfino lui comincia a mettere in discussione i propri “ancoraggi mentali di riferimento” e comincia a capire che deve iniziare a lavorare per un mondo diverso, cambiando anche le proprie intime convinzioni e quindi la percezione che ha di sé.

Significativa anche la figura del ministro del commercio giapponese, permeato dal vero pacifismo di chi ha perso i propri cari in guerra, unica figura davvero positiva in un governo giapponese militarista e dispotico, dove i generali dalla visione limitata, forzano la mano perfino all’imperatore.

E’ una storia di mutazione degli schemi mentali di riferimento di numerose persone e, con un certo ritardo, anche  degli stessi popoli.  Poco a poco che le puntate si susseguono, lo spettatore accorto si rende conto che qualunque sistema dispotico che garantisca eccessivo “ordine” comporta un prezzo da pagare talmente grande da renderlo controproducente addirittura per i suoi stessi sostenitori!

Di recente  è disponibile (servizio di streaming di Amazon Prime), anche  la terza stagione di questa saga “The man in the High Castle”, con la regia di Ridley Scott  (lo stesso di Blade Runner e di molti altri successi del cinema mondiale) . Come dicevamo questa serie tv è tratta dall’omonimo libro di Philip K. Dick che in Italia è intitolato “La Svastica sul Sole” . Questa è un opera che presenta molte analogie con “1984” di Orwell, tanto che viene da chiedersi come mai non sia altrettanto famoso.

Sia nel libro di Dick  che di  Orwell , il mondo è dominato da stati totalitari che limitano fortemente la libertà individuale , nel primo caso da destra nel secondo da sinistra.   Comunque in entrambi i casi la qualità della vita dei popoli e lo sfruttamento dell’ambiente non è certo, il migliore possibile.

Si fa accenno, verso la fine,  anche all’esistenza di “realtà parallele” dove la storia ha avuto altri corsi , tra cui la nostra realtà . E’ dall’interazione, limitata ma potente, tra queste diverse realtà che i mondi avrebbero la possibilità di migliorarsi a vicenda.

Dopo una potentissima azione di denuncia e riflessione , quello che forse manca a questa opera è l’assenza di una vera speranza , di una proposta concreta e positiva per costruire una realtà migliore.

Noi con la nostra associazione culturale  crediamo di aver trovato almeno l’embrione di quello che servirebbe  e ci permettiamo, a corredo della presente recensione, di proporvelo .  Chissà se mai una produzione intelligente vorrà incaricare qualche sceneggiatore che, in una quarta serie, metta in contatto -attraverso  il portale verso le altre realtà, visto nelle ultime puntate –  i nostri eroi  con un mondo parallelo dove sia stata messa in pratica la teoria che proponiamo (“Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”, più recentemente rinominata “Teoria del Bene Comune”).

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

Certo in quel caso ne vedremo delle belle!

Ermanno Cavallini

UNO DEI PUNTI CHIAVE PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE

Ognuno di noi prima o poi si è chiesto  se, e nel caso  come,  è possibile costruire un mondo migliore.

Molti addirittura, evitano il problema auto convincendosi di essere in balia degli eventi; è questo in realtà un facile modo per evitare la responsabilità di fare sforzi in questa direzione.

Altri, pur cercando attivamente una strada, di fronte alla difficoltà della sfida, si arroccano su convinzioni più o meno dogmatiche, legate a qualche eccessiva semplificazione della realtà.

Altri ancora, pur continuando tra alti e bassi la loro ricerca, si trovano smarriti dalla crescente interconnessione di eventi , nazioni e popoli; e si scontrano con il problema di riuscire ad avere una visione d’insieme sufficiente in un mondo obiettivamente, ogni giorno sempre più complesso.

Un problema che tutti si trovano a vivere è quello di una qualità della vita sempre meno determinata dalle proprie scelte individuali e sempre più dipendente da scelte fatte da enti, aziende o persone, spesso molto lontani da loro.

La crisi economica, con la dilagante sottoccupazione o l’immigrazione di massa,  i cambiamenti climatici o la quarta rivoluzione industriale – che rischia di aumentare, invece che diminuire, la distanza tra ricchi e poveri – sono solo alcuni degli eventi a cui siamo esposti, ma su cui noi come individui abbiamo un controllo diretto pressoché nullo.

Tuttavia, gli orientamenti di massa e l’inconscio collettivo hanno ancora un grandissimo peso sulle scelte di chi decide, siano essi governi, parlamenti o grandi multinazionali. In questo senso, noi individui come cellule di un “corpo sociale” molto più vasto abbiamo un potere superiore a quello che normalmente si pensa.

In fisica le ricerche sulla Teoria del Caos ci hanno insegnato come in un sistema dinamico complesso (come appunto la nostra realtà), anche una variazione minima iniziale,  potrebbe dar vita ad un processo esponenziale che di fatto porti enormi cambiamenti all’intero sistema.

Il sistema in questo caso è il mondo e ognuno di noi potrebbe dare il via all’  “Effetto Farfalla” ipotizzato dalla teoria in oggetto.

Un grande cambiamento anche in un singolo uomo potrebbe, grazie ad una fitta rete di interazioni,  indurre al cambiamento molte altre persone,  e portando alla fine al cambiamento di tutta l’umanità.

Questo ovviamente può verificarsi sia nel bene che nel male, ma la buona notizia è che noi non siamo completamente impotenti di fronte alla trasformazione sempre più veloce del mondo, ma anzi insieme a molti altri , pur in una interazione complessa, ne siamo gli artefici.

A questo punto rimane da affrontare il problema di come mai normalmente prevalga ciò che ci divide piuttosto che ciò che ci unisce.  Eppure le cose che abbiamo in comune col nostro prossimo sono davvero tante. Ciononostante,  in ogni partito, religione o azione collettiva nascono presto numerosi distinguo e infine scismi e fratture.

Dopo molto riflettere e sperimentare, sono giunto alla conclusione che, se non l’unico , un punto cruciale siano gli ancoraggi mentali che ognuno di noi si sceglie per vivere la propria vita. Sappiamo tutti che nessun essere umano è in grado di gestire in tempo reale la vasta complessità dell’universo in cui viviamo. Ecco allora che l’evoluzione ci ha donato la possibilità di vivere intorno ad una semplificazione della realtà, che ci scegliamo in funzione di ciò che percepiamo nelle nostre immediate vicinanze.

In pratica ognuno di noi si è costruito una visione della realtà in qualche modo più semplice dell’effettiva complessità intorno a noi. Una complessità in crescita sempre più accelerata che rischia, anche grazie al progresso tecnologico, di correre più  delle nostre capacità di adattarvisi.

Naturalmente molti di noi fanno eccezione in diversi settori, ma complessivamente questo è un effetto che,  più o meno, ci investe tutti.   Il primo passo per superare questa voglia di non vedere i problemi e mettere la testa sotto la sabbia, è accettare il problema e cercare delle soluzioni.

Socrate oltre duemila  anni fa disse ,La vera saggezza sta in colui che sa di non sapere; perché io so di sapere più di te, che pensi di sapere”  Il bilanciamento  tra la fiducia nella ragione e la profonda consapevolezza della propria ignoranza è uno dei doni più preziosi che il filosofo greco ha lasciato in eredità all’umanità intera. E’ su questa consapevolezza che, secoli dopo, è nato con Galileo Galilei ed altri  il  Metodo scientifico e da esso la tecnologia ed il nostro odierno benessere con la sua, allora impensabile, abbondante disponibilità di beni e servizi.

Ma questa consapevolezza nell’era della comunicazione totale,  presenta un problema inedito per il cittadino medio. Ammettere di non sapere vuol dire sentirsi manipolabili e quindi insicuri, e questo per molti risulta inaccettabile. Ecco allora che il nostro inconscio sia individuale che collettivo,  attiva delle risposte difensive, purtroppo non sempre adeguate che rischiano appunto di  “buttare via il bambino con l’acqua sporca” come recita un vecchio detto contadino.

E’ innegabile che oggi la saturazione comunicativa ci bombarda di affermazioni multiple ed ognuna di queste contiene in sé la presunzione di verità; esattamente l’opposto quindi, della tesi di Socrate.  Ma non dobbiamo cadere nel tranello di una eccessiva semplificazione e cercare al nostro meglio, di gestire la complessità della realtà in tutte le sue innumerevoli sfaccettature.

Da alcuni anni coordino un esperimento di  intelligenza collettiva che coinvolge un migliaio abbondante di persone via internet. Un gruppo dinamico, volto a mettere a punto una nuova teoria economica e sociale per aiutare la creazione di un mondo realmente migliore. Anche noi abbiamo la nostra proposta,  e anche noi abbiamo corso, in diverse fasi, il rischio di arroccarci sulla nostra proposta. Ma abbiamo capito alla fine che nessuna proposta può essere considerata la migliore con certezza assoluta. Abbiamo concluso però che questo non debba assolutamente frenarci nello sperimentare nuove soluzioni, a volte anche guardando gli stessi problemi con occhi nuovi .

Siamo qui quindi a presentavi la nostra proposta , non con presunzione di infallibilità , ma con la richiesta di riflettere a vostra volta su questa e se volete anche a dare un vostro contributo, anche critico ma, speriamo, costruttivo alla nostra proposta che abbiamo deciso di chiamare in un primo tempo

Capitalismo a doppia valvola di sicurezza, ma più recentemente “teoria del bene comune”.

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

Un caldo ringraziamento per averci seguito fin qui e ancora uno se vorrete poi postare qui sotto un vostro libero pensiero.

Ermanno Cavallini

L’ATTENTATO DI STRASBURGO E ALCUNE INEVITABILI CONSIDERAZIONI

In Francia sui gruppi social dei gilets gialli , imperversa contagiosa, la convinzione che l’attentato di Strasburgo sia in realtà un   “Arma di distrazione di massa”    organizzata a tavolino da una parte deviata, dei servizi segreti non solo francesi.  Apparati, controllati dietro le quinte, da una elites politico-finanziaria di cui lo stesso Macron sarebbe solo poco più di un burattino.

Il governo e una parte di intellettuali suoi fiancheggiatori, risponde che   “non ci sono prove per questa teoria complottista”,  il che ovviamente,  è vero.

Come è vero però che ci sono alcuni indizi, e che questo non esclude a priori che la teoria abbia una sua logica e forse un suo fondamento.

In effetti questo attentato è avvenuto per tempistica e esecuzione, in una modalità perfetta per distogliere l’attenzione di quello che stava succedendo con i movimenti dei gilets gialli.

Qualcuno addirittura suggerisce che una parte deviata dei servizi abbia preparato e messo in stand-by, tutta una serie di   “Terroristi dormienti”  ,  sapientemente allevati (in qualche caso  anche a loro insaputa), da poter utilizzare  in situazioni in cui servisse qualcosa per distogliere la pubblica opinione da derive dannose a certi gruppi di potere economico-finanziari.

Questo spiegherebbe l’apparente inettitudine di un apparato delle forze dell’ordine francesi nel catturare un singolo lupo solitario; che non appare nemmeno particolarmente preparato per sparire cosi efficacemente ad un apparato teoricamente, così imponente.

Qualcuno già ipotizza che se sarà preso, non avrà modo di parlare perché in qualche modo, non rimarrà in vita.

Ora, a prescindere dalla fondatezza o meno di questi “rumors”,  la storia insegna che qualunque gruppo di potere che desideri “tenere buone” le masse, soprattutto quando richiedono maggior democrazia, sia di focalizzare l’attenzione verso veri o presunti “nemici esterni”.

Questo è un meccanismo psicologico molto conosciuto, addirittura nei branchi animali da cui noi discendiamo, dove di fronte al “nemico esterno” tutti i dissidi interni vengono sospesi .

Il trucco sta nel procastinare questa condizione alla bisogna, in modo da garantire il predominio (percepibile o meno) di una èlite su una popolazione enormemente più vasta.

E’ successo nell’argentina della dittatura, che non contenta dei   Desparecidos , attaccò, altrimenti senza un vero motivo, le isole falklansd/Malvine ; e in mille altri casi simili che  la storia ci insegna.

Quindi è importante ricordare che obbiettivamente, l’assenza di prove non esclude comunque che queste dinamiche siano possibili o addirittura reali.

Ora, io mi auguro che il processo di consapevolezza collettiva spontanea in divenire non si arresti, e anzi, si allarghi ad altri paesi.  Paesi dove la molla della differenza tra poveri e ricchi si sta caricando (vedi rapporto Oxfam ) , e per scattare richiede forse solo un qualche catalizzatore come lo è stata la tassa sui carburanti  in Francia.

Tuttavia questo crescente disagio in una classe media sempre più impoverita, rischia di emergere in modo si spontaneo, ma non coordinato e a volte perfino contraddittorio.

Indice di Contrasto alla Disuguaglianza 2018

A questo punto serve un idea che con la giusta visione d’insieme e coerenza interna, agisca da polo aggregante di istanze altrimenti frammentate e quindi inefficaci.

La nostra associazione “Nuovo orientamento culturale” lavora ormai da anni proprio per partorire una simile idea. Per tentare questo difficilissimo compito abbiamo messo su un laboratorio di “intelligenza collettiva” a cui, a vario titolo, hanno contribuito ormai circa 1700 persone molto diverse tra loro.

Dopo tre anni di lavoro siamo giunti a proporre la nuova teoria economica e sociale del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza ”  poi ribattezzata in “Teoria del bene comune  “.

Una teoria che in qualche modo si pone al di sopra della politica convenzionale e viene proposta a chiunque la senta utile.

Abbiamo anche deciso per renderla fruibile a chi, sempre più spesso, si trova in difficoltà economica;  di rendere scaricabile in modo ASSOLUTAMENTE GRATUITO  il file PDF del nostro libro che è in continua evoluzione al seguente link:

http://www.nuovorientamentoculturale.it/wp-content/uploads/2017/01/CADVS-shareware-vers-1_41.pdf

A questo punto è necessario diffondere l’idea in modo che possa fungere da “Meme”,  “ancoraggio mentale”, catalizzatore e coordinatore,  di un disagio sociale ormai sempre più vasto quanto inespresso.

 

Ermanno Cavallini

LA PROTESTA DEI GILET GIALLI, tra bene e male, un altro passo verso una nuova consapevolezza condivisa.

Il fenomeno della protesta francese dei gilet  gialli francesi,  è giunta inaspettata non solo al mondo politico, che è stato snobbato perfino nella componente delle opposizioni, ma anche alle elites politico finanziarie dominanti, che di fatto condizionano in buona misura l’operato sia dell’ Europa che di molti governi in tutto il mondo.https://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_di_Easterlin

Come disse Aristotele “Ogni popolo ha il governo che si merita”; e noi popolo, dobbiamo cercare di meritarci prima un governo e poi un mondo migliore.

Forse , anche se con tre passi avanti e due indietro, anche i popoli europei stanno in qualche modo accelerando il cammino verso la costruzione di un nuovo livello di consapevolezza.

In particolare è interessante notare come accanto alle prime, scatenanti, rivendicazioni per i costi dei carburanti, si stiano man mano, allargando le richieste , fino a giungere;  cosa inedita in una protesta spontanea,  alla richiesta sia di uno stipendio o pensione minima che (cosa inaudita),  di uno stipendio massimo , quantificato in questo caso a 15.000 euro.

Questi sono importanti segnali di una consapevolezza che lentamente, e nonostante i condizionamenti,  sta emergendo.

Una consapevolezza che va nella direzione di proposte come quella della teoria economica e sociale del “Bene comune” già  “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”  .

Una teoria non certo nata nelle università o nelle stanze del potere , ma dalla base di una classe media impoverita ma ancora pensante, che cerca di mettere al centro della vita non più il raggiungimento della massima ricchezza personale possibile , ma della MASSIMA QUALITÀ DELLA VITA .

Due  obbiettivi di vita solo superficialmente coincidenti, in quanto molti studi a cominciare da quelli degli anni 70 del  professor Easterlin , dimostrano come all’aumentare del reddito la felicità descriva una curva a campana ;  crescendo quindi solo in una prima fase , poi brevemente stabilizzandosi ,  e infine  precipitando per grandissimi redditi raggiunti , in una sorta di “tossicodipendenza da potere”,  descritta anche dallo psichiatra ed ex politico inglese Lord Owen  nel suo libro “la sindrome Hubris”.

Certamente uno dei maggiori ostacoli per costruire un mondo realmente migliore sono i rispettivi “ancoraggi mentali”, che portano ancora troppe persone a ignorare le vere radici dei problemi e in alcuni casi estremi, perfino a negare  l’evidenza.

Tutto questo si spiega con la necessità psicologica inconscia, di non mettere in discussione le certezze di una vita su cui, chi più chi meno, ha costruito il proprio equilibrio psicologico interno.

Per aggiornare questi “ancoraggi mentali” serve tempo, sforzo e a volte anche un po di dolore, ma è un processo naturale che rischia però di non tenere più il passo con i rapidi cambiamenti che avvengono sotto i nostri piedi.

C’è chi dice che la gente è succube dei media che li vuole superficiali e manipolabili.

Personalmente credo che le persone possano e debbano, cambiarsi la testa da soli.  Solo che questo è un processo molto lungo che passa attraverso una serie di sbagli e successivo dolore ( individuale e di gruppo ). A mio avviso, il compito di quelli nel popolo più consapevoli è di accelerare il processo, evitando, anche il maggior numero di errori possibile a parità di consapevolezza raggiunta.

Da questo punto di vista si può parlare di efficienza ( costo/efficacia) della maturazione civica. Ed è esattamente quello che, nel mio piccolo cerco di fare, insieme all’associazione “Nuovo orientamento culturale” che ho l’onore di coordinare.

Ma la cosa davvero molto importante nell’immediato, non è solo di aiutare il prossimo ad “arrivarci da solo” , ma soprattutto a chiedere a chi fosse giunto a una sufficiente consapevolezza, di fare altrettanto!

Questo per innescare un effetto a catena esponenziale che, come suggerito anche da alcuni aspetti della  Teoria del Caos teoria del caos, permette di surclassare qualunque potere dei media manipolati o meno che siano,  da qualunque élite.

Ermanno Cavallini

 

 

UNA PERICOLOSA DINAMICA COLLETTIVA DA DISINNESCARE, AIUTATECI AD AIUTARCI.

Ormai moltissimi cittadini hanno capito che qualcosa nella nostra società non va più bene, anche se in pochi sembrano avere le idee davvero chiare sui problemi in gioco e come risolverli.

Cercando di analizzare le varie proposte fatte in rete per risolvere la situazione di malessere dilagante per il paese, ho notato che i vari proponenti, sembrano barricarsi ognuno sulle proprie proposte, vanificando una reciproca interazione e un processo di intelligenza collettiva che invece potrebbe dare grandissimi benefici per tutti.

Anche nelle varie discussioni, relative alle varie proposte, pur tra mille differenze, sembra però emergere una dinamica comune.

La dinamica in esame, vede persone anche intelligenti e in qualche caso anche preparate, arrivare a negare perfino l’evidenza per non mettere in gioco gli ancoraggi mentali preesistenti su cui costruiscono il loro equilibrio psicologico.

Si assiste a una sorta di difesa psicologica perversa, che tenta di difendere vecchi schemi mentali di riferimento su cui l’individuo ha costruito un ormai divenuto precario equilibrio.

Il problema è che la terra è cambiata sotto ai nostri piedi più velocemente di quanto riescano ad adattarsi gli ancoraggi mentali di moltissime persone.

Questo crea un effetto di “limitata stupidità auto indotta” in molte persone che si impediscono così di vedere la realtà per quello che è.

La nostra società si sta impoverendo e il divario tra ricchi e poveri aumenta ogni anno come tendono a sottolineare molti autorevoli rapporti tra cui anche quelli di Oxfam italia.

Nel mondo L’82% dell’incremento di ricchezza globale registrato l’anno scorso è finito nelle casseforti dell’1% più ricca della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%.

In Italia a metà 2017, il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta. Nel periodo 2006-2016, il reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuito del 23,1%.

Molti sembrano non voler vedere la realtà sottolineata da questi dati, e se in qualche caso si può parlare di interesse personale, in moltissimi altri la cosa si spiega solo con la mancanza di disponibilità a mettersi in gioco e ammettere , prima di tutto a se stessi, che il mondo sta cambiando e le vecchie convinzioni non sono più adatte al mutato contesto.

Questa dinamica, impedisce che il cittadino medio abbia una piena consapevolezza della situazione, e che attivi quindi una mobilitazione personale commisurata all’entità del problema.

Il primo passo è riconoscere il problema, il successivo è cercare delle soluzioni, prima che sia troppo tardi e si generino ancora ulteriori danni.

Mi appello a chiunque leggerà la presente per proporre di seguito proprie riflessioni in modo da attivare un processo di intelligenza collettiva.

Ermanno Cavallini

Rappresentante ass. “Nuovo Orientamento Culturale”

RICOSTRUIRE LA SOCIETÀ INTORNO ALLA QUALITÀ DELLA VITA.

Molti si chiedono il perché di tanti squilibri, malattie e disfunzioni nella nostra società, pur registrando possibilità enormi che il progresso tecnologico e umano ci ha messo a disposizione.

Una delle cause principali è che ancora oggi, risulta diffuso a livello di massa, il negativo concetto per cui la massima felicità nella vita corrisponde alla massima ricchezza economica, cosa che come ormai dimostrato dagli studi scientifici del professor Easterlin e di tutti i suoi successori, è fondamentalmente falso.

Il punto di riferimento sano, invece è puntare alla massima qualità della vita, concetto più complesso ma riassumibile nella adeguata disponibilità di beni , servizi, buone relazioni sociali e con l’ambiente, di cui ogni cittadino deve poter godere.

Anche se questa definizione è utile come nuovo “ancoraggio mentale di riferimento”, funzionale a sostituire quelli ormai divenuti obsoleti, approfondendo dobbiamo ricordare che la qualità della vita è un argomento assolutamente trasversale, multidisciplinare e complesso, che investe, coinvolgendole (consapevoli o meno) tutte le persone, a prescindere dalla loro razza, appartenenza politica o credo religioso.

Il problema è che il comune cittadino non è oggi ancora sufficientemente allenato a concepire e valutare sistemi complessi quale è la nostra realtà, ed è sempre in cerca di eccessive semplificazioni o slogan che però spesso ci inducono in tragico errore.

A tal fine, l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), dopo una lunga ricerca condotta nei 34 paesi ha messo a punto un indice per la misurazione del benessere, denominato ‘Better life index’ (BLI),  che si basa su una lunga lista di indicatori, raggruppati in undici gruppi tematici. Il BLI si propone come superamento del concetto di PIL, che si è dimostrato ormai superato come parametro di riferimento per valutare il grado di salute economica di uno Stato e le condizioni di vita dei suoi abitanti. Il BLI prende in esame 11 indicatori: abitazione, reddito, lavoro, partecipazione civile, istruzione, ambiente, governance, salute, soddisfazione personale, sicurezza, equilibrio vita/lavoro. Una serie di parametri che vuole tener conto allo stesso tempo del benessere materiale, della qualità della vita (reale e percepita) e della sostenibilità ambientale.

Il segretario generale dell’ Ocse, Angel Guria, ha dichiarato: In tutto il mondo molti cittadini chiedevano di andare oltre il PIL. Questo indicatore è indirizzato a loro ed ha un potenziale straordinario per aiutarci a proporre politiche migliori per una vita migliore”.

Analizzando le schede paese presentate dall’ Ocse, si rileva che la media dei ‘soddisfatti’ raggiunge il 59%. Maggiormente soddisfatti della qualità della loro vita si sono dichiarati i Canadesi (91%) e i Danesi (90%). L’ indice di soddisfazione è più basso in Estonia (24%), in Slovacchia (27%) e in Turchia (28%). L‘ Italia è collocata un po’ al di sotto della media Ocse (54%), insieme ad altri paesi europei come la Spagna (49%), la Francia (51%), la Germania (56%). Esistono anche altri tentativi di misurare in modo scientifico la qualita della vita, di cui forse i due più importanti sono GNH (Gross National Happiness) ed il NHI (National Happiness Indicator) , ma molte altre università e organizzazioni ne stanno proponendo di nuovi.

Dall’analisi di questi studi e di come sta evolvendo sempre più velocemente la nostra realtà risulta evidente come deve cambiare l’oggetto delle nostre aspirazioni , transitando dalla massima ricchezza personale possibile alla massima qualità della vita possibile.

Per garantire la massima qualità della vita possibile ad un maggior numero di persone possibili serve che la forbice sociale tra ricchi e poveri non superi un certo valore, anche per evitare che le dinamiche della crescente automazione e robotizzazione in arrivo (quarta rivoluzione industriale) aumenti ancora di più il divario, facendo precipitare una situazione di per se già esplosiva.

Un recente studio di De Masi, commissionato da alcuni parlamentari italiani, ci rivela che entro il 2025 a causa della “industria 4.0” si perderanno circa 5 milioni di posti di lavoro a parità di produzione.

Se non si introdurrà un sistema analogo a quello proposto dal “capitalismo a doppia valvola di sicurezza” , si rischia fortemente che la maggiore efficienza produttiva ottenuta grazie ai robot, invece di restituire benefici per tutti, concentri ancora di più il potere economico in ancora minori mani, aprendo la strada a una sorta di nuovo medio evo tecnologico in cui pochi potranno di fatto controllare intere popolazioni; realizzando una involuzione oligarchica che è l’opposto di qualunque democrazia auspicabile.

Per scongiurare questa grave situazione, dobbiamo sostituire i vecchi “schemi mentali di riferimento” che ci portano a perseguire la massima ricchezza personale possibile, con altri nuovi che ci portano a perseguire invece la massima qualità della vita possibile.

Proprio intorno a quest’ultima è nata la teoria economica e sociale del “Bene comune” già “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” che l’associazione “Nuovo orientamento culturale” propone a tutti gli italiani per costruire un mondo rispettoso dell’ambiente e davvero migliore per tutti.

Ermanno Cavallini

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

COME PRENDIAMO LE NOSTRE DECISIONI, LE ULTIME SCOPERTE SCIENTIFICHE IN MERITO.

Per molti anni e ancora oggi nell’immaginario collettivo, si è diffusa l’idea che le decisioni che prendiamo ogni giorno, siano dettate da un tentativo di essere razionali. Secondo questo modo di pensare, le decisioni che poi si rivelano sbagliate sarebbero da imputare a una base di conoscenze incompleta o addirittura non veritiera, ma la scienza ci dice oggi che le cose stanno diversamente.

Tecniche relativamente recenti, come il Brain Imaging o il Neuroimaging, integrano diversi strumenti di indagine tra cui : la risonanza magnetica nucleare (RMN), la risonanza magnetica funzionale (RMF), la tomografia assiale computerizzata (TAC) , la tomografia computerizzata ad emissione di fotoni singoli (SPECT) e la tomografia ad emissione di positroni (PET).

I supporti tecnici utilizzati dalle diverse tecniche sono disparati, ma lo scopo è unico: indagare la fisiologia cerebrale, scoprire come il cervello pensa, come agisce, come reagisce e come elabora informazioni.

Attraverso questi metodi di visualizzazione si sono potute capire le relazioni anatomo-funzionali dell’attività cerebrale, fornendo così, finalmente, una base scientifica molto più solida per le neuroscienze ed anche per la neonata neuroeconomia.

Grazie all’integrazione di queste nuove tecniche non invasive, è ora possibile scoprire aree e funzioni del cervello finora sconosciute o meramente ipotizzate dagli scienziati.

Il cervello umano, nelle ultime migliaia di anni, si è evoluto per adattarsi alle esigenze dell’ambiente e rispondere in maniera migliore alle esigenze di sopravvivenza dell’uomo.

L’evoluzione è stata tale che a livello neurofisiologico non sarebbe più corretto parlare di “un cervello”, bensì di “più cervelli”. In effetti, le tecniche di brain imaging hanno permesso di evidenziare nel cervello la presenza di tre aree ben distinte che influenzano in maniera diversa i processi decisionali dell’uomo:

  • il cervello rettile (o antico)
  • il cervello intermedio
  • il cervello recente (o corticale).

I cervelli rettile e intermedio assolvono alla funzione di soddisfazione di bisogni primari quali la fame, la sete, la paura, il desiderio, la rabbia, essi rappresentano per così dire la parte istintiva del cervello. Diversamente, il cervello recente espleta una funzione differente: è infatti preposto all’elaborazione di informazioni, all’apprendimento, all’attribuzione di significati, al riconoscimento di oggetti e persone. È dunque la parte più razionale del cervello.

Recentemente si è scoperto che le tre aree del cervello, non sempre agiscono in maniera sinergica e nella stessa direzione. Vengono così a crearsi effetti imprevisti e contraddittori nel corso di un processo decisionale, dovuti alla compartimentazione funzionale del cervello. È anche a causa di questa scoperta che le basi dell’economia classica, che vede l’individuo ragionevole e razionale come protagonista dei processi di decision making, sono state messe in discussione.

Infatti, se non possiamo essere certi di come stiamo prendendo decisioni, come possiamo affermare che il processo decisionale avvenga in modo razionale e controllato? In effetti non possiamo dirlo.

Inoltre, a seconda dei processi che attiviamo nel nostro cervello nella presa di decisioni– processi di tipo automatico (condizionati da parti del cervello più antico, come l’amigdala o il nucleo accumbens) oppure processi razionali (condizionati dal cervello recente) – cambia il carattere delle nostre decisioni, che saranno istintive, emotive e prive di una base razionale nel primo caso, oppure analitiche, controllate e coerenti nel secondo.

Una decisione influenzata da un processo automatico, che riesce a bypassare i processi controllati e consapevoli del nostro cervello, genera infatti una scelta non corretta.

La neuroeconomia  ci racconta che è l’interazione di questi tre “cervelli” a determinare l’esito delle decisioni e non solo l’aspetto razionale come fino ad oggi si pensava.

La ricerca, però, ci dice che non possediamo solo tre cervelli, possediamo anche quattro quadranti, quattro aree logiche. C’è differenza tra processi controllati e processi automatici che si attivano nelle diverse aree del cervello umano: i primi volontari, seriali e costosi in termini di dispendio di energie cognitive; i secondi inconsapevoli, spontanei e più “economici”. Come si è visto, tale distinzione tra processi rispecchia una suddivisione di compiti all’interno del cervello umano.

In proposito, gli studi hanno evidenziato come il numero di processi automatici che si attivano nel nostro cervello sia notevolmente maggiore rispetto a quelli controllati. Ciò si deve all’eccessiva quantità di stimoli ed informazioni a cui ogni giorno è sottoposto il nostro cervello: per risparmiare risorse cognitive ed accelerare i processi di ragionamento, infatti, di fonte ad uno stimolo il cervello preferisce attivare processi di tipo automatico, quindi elaborare informazioni con il minimo sforzo.

Gli studi del Professor Colin Camerer   hanno dimostrato come il numero di processi automatici che si attivano nel nostro cervello sia notevolmente maggiore rispetto a quelli controllati. Ciò si deve all’eccessiva quantità di stimoli ed informazioni a cui ogni giorno è sottoposto il nostro cervello: per risparmiare risorse cognitive ed accelerare i processi di ragionamento, infatti, di fonte ad uno stimolo il cervello preferisce attivare processi di tipo automatico, quindi elaborare informazioni con il minimo sforzo.

E’ necessario quindi introdurre un’ulteriore distinzione: quella tra  Processi cognitivi  , che coinvolgono la ragione, e  Processi affettivi, che diversamente hanno a che fare con le emozioni.

Questi quattro tipi di processi (controllati/automatici – cognitivi/affettivi) possono essere rappresentati da 4 quadranti, ognuno dei quali regola il nostro comportamento e le nostre azioni, quindi anche le nostre decisioni, vediamoli insieme:

  • 1° Quadrante: Processi Controllati Cognitivi

Sono i processi cognitivi consapevoli che vengono attivati sotto la volontà del soggetto, pertanto sono accessibili introspettivamente (es: il ragionamento che sottende alla valutazione della bontà d’acquisto di una nuova macchina). È il quadrante in cui l’attivazione del processo decisionale avviene in maniera deliberata, ma in cui lo sforzo cognitivo percepito è elevatissimo.

  • 2° Quadrante: Processi Controllati Affettivi

Sono processi controllati relativi alle emozioni. Lo stesso Camerer ha evidenziato la difficoltà legata all’attivazione di tali processi, che sono improbabili proprio perché legati alla riproduzione consapevole e deliberata di intere porzioni di vita emotiva.

  • 3° Quadrante: Processi Automatici Cognitivi

In questo quadrante si trova tutto ciò che il cervello automatico ha appreso dalle esperienze cognitive pregresse. Ad esempio, lo sciatore che cambia improvvisamente direzione per aggirare un ostacolo sulla pista mette in atto un processo di questo tipo.

  • 4° Quadrante: Processi Automatici Affettivi

Il quarto quadrante si contrappone al primo in quanto i processi che lo caratterizzano non solo avvengono in maniera inconsapevole, ma sono anche privi di una base cognitivo-razionale.

I processi automatici affettivi influenzano in maniera preponderante le nostre decisioni, percezioni e comportamenti.

L’esistenza dei processi automatici, insieme alla scoperta del cervello rettile e del cervello intermedio, dimostrano che spesso l’uomo non solo non ha la percezione di aver deciso una certa cosa, ma non sa neanche su quali basi abbia preso tale decisione!

Questo nuovo tipo di consapevolezza non può più essere trascurato oggi anche nella valutazione di sistemi di scelta per una ipotetica democrazia diretta o anche solo in merito alle attuali votazioni politiche per eleggere dei rappresentanti al senato o al parlamento.

In pratica dobbiamo considerare che la risultante sia dei sondaggi che delle votazioni, anche in politica, non sarà conseguenza di un solo processo logico ma dell’interazione complessa di questi tre cervelli e di questi 4 quadranti, integrando elementi sia logici che istintivi ed emozionali.

Anche da questo nuovo livello di consapevolezza, nasce la nuova teoria economica e sociale del BENE COMUNE già nota come  “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”   .

La nuova teoria nasce infatti dalla constatazione che è oggi necessario correggere alcuni grandi errori strutturali su cui sono state le teorie economiche del passato e cioè che sia desiderabile la massima ricchezza personale possibile.

il “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”  invece è costruito sull’assunto che sia desiderabile  il massimo benessere personale possibile che non corrisponde con la ricchezza  che fino ad un valore ottimale come emerso dagli studi degli anni 70 del   Professor Richard Easterlin.

Rispettosa dell’ambiente, questa nuova teoria è incentrata su una opportuna catena di “retroazioni” innescate da una nuova interpretazione dell’ Articolo n. 53 della costituzione Italiana  che riguarda la tassazione delle persone fisiche.  Si propone una apertura della forbice sociale tra ricchi e poveri (ne troppo ampia ne troppo stretta), per ripristinare il primato dell’economia reale su quella speculativa, mettendo l’economia al servizio dell’uomo e non il contrario come avviene oggi.

Per approfondimenti vedi il link:

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

 

Ermanno Cavallini

E’ POSSIBILE UNIRE DIVERSE ESPERIENZE PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE ?

Molti ricercatori oggi si chiedono se possa esistere un modo per unire i membri di un qualunque gruppo, professanti idee diverse ed in particolare  cittadini di una stessa nazione.

Dopo molte esperienze, ricerca e riflessione, penso che una risposta, se non assolutamente certa almeno altamente probabile, esista.

Questa consiste nella  promozione di un particolare “schema mentale di riferimento” o, se si preferisce, di un opportuno “ancoraggio mentale ”.

Naturalmente questo, per poter assolvere al suo compito, deve arrivare a coinvolgere almeno una maggioranza relativa dei componenti del gruppo in esame e soprattutto non deve essere né troppo rigido, né troppo vago, per poter

Città futura Neoliberista

creare quell’effetto sinergico necessario a portare avanti una strategia complessa a medio/lungo termine. Strategia quantomai necessaria a non lasciarci in balia di un incontrollato e caotico divenire della nostra realtà alla Blade Runner per intenderci,  ma a costruire invece un mondo realmente migliore per tutti e rispettoso dell’ambiente.

Città del mondo migliore

Questo “ancoraggio mentale” deve essere però solo uno schema di massima che lasci il necessario spazio al suo interno per poter creare diverse declinazioni che portino a vedere i problemi da innumerevoli punti di vista e a ideare quindi continuamente nuove soluzioni alle problematiche, spesso non prevedibili, che il nostro cammino verso un mondo migliore, inevitabilmente ci chiamerà a risolvere.

Questo “ancoraggio mentale” inoltre non andrà inteso come uno statico dogma , ma come un dinamico obbiettivo da aggiornare durante il percorso.

Gli aggiornamenti dovranno essere operati possibilmente in un contesto di intelligenza collettiva, dopo ogni sperimentazione sul campo, seguendo i dettami ispirati dal metodo scientifico ideato da Galileo Galilei nel 1600.

Questo metodo si sintetizza, nel nostro caso,  in quattro fasi: formulazione di una teoria, sperimentazione sul campo, analisi dei risultati e riformulazione (o conferma fino a prova contraria) di una nuova teoria secondo cui riconciare in un ciclo infinito.

E’ quindi fondamentale che questo “schema mentale di riferimento” non sia un dogma ma sia costantemente aggiornato in funzione delle esperienze e delle conoscenze fatte.

Come scrisse Albert Einstein in una lettera a Max Born “Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; ma un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato.”

Se lo “schema mentale di riferimento” (che è sempre relativo e mai assoluto) proposto, viene adottato (almeno di massima) da un certo numero di persone, su queste tenderà  a formarsi una forma di  collante sociale che porta poi ad una ulteriore sinergia dalle grandi potenzialità.

La strategia comunicativa, in questo caso, ha lo scopo principale di diffondere l’ “ancoraggio mentale “, un po’ come fosse un “meme” o seme che poi germoglia ed evolve in modo diverso (ma con una base comune)  in persone diverse .

Studiando i sistemi complessi ho scoperto che questi sono “vivi” in una fase intermedia tra l’assoluto ordine e l’assoluto caos; due estremi che rappresentano entrambi la morte del sistema. In questa ottica propongo un nuovo schema mentale di riferimento che sia capace al tempo stesso di mettere in sinergia molte persone, lasciandole però libere di analizzare gli stessi problemi da molteplici punti di vista e quindi proporre soluzioni diverse tra loro.  Queste poi influenzeranno l’ulteriore evolversi dello schema mentale originale che si comporta a questo punto come un sistema in continua evoluzione.  Assolutamente non  statico ma vivo e dinamico, questo “ancoraggio mentale” sarà in  evoluzione continua  proprio come un essere vivente, una sorta di “figlio” i cui padri ideatori  sanno già  che potrebbe evolvere anche in direzioni da loro impreviste e in una certa misura,  incontrollabili. Credo che in questo si debba dimostrare fiducia in chi  prenderà il nostro testimone  sulla strada del progresso tecnologico ma soprattutto umano e sociale.

Questo “schema mentale di riferimento” è, per la nostra associazione,  la teoria del “BENE COMUNE” già Capitalismo a doppia valvola di sicurezza , che se volete potete ormai trovare con qualunque motore di ricerca o se preferite leggere in questo piccolo libro, concepito espressamente a fini divulgativi che rendiamo nella forma PDF liberamente e gratuitamente scaricabile al seguente link:

Scarica Gratis il nostro libro.

Sperando di aver proposto un interessante stimolo di riflessione, porgo a tutti noi l’augurio di vedere effettivamente l’aurora di un mondo migliore.

Ermanno Cavallini

REDDITO DI CITTADINANZA , QUESTO SCONOSCIUTO

Ancora un certo numero di cittadini è contrario a qualunque forma di reddito di cittadinanza.

le motivazioni di questa avversione sono diverse ma  principalmente due:  la mancanza (vera o presunta) di copertura finanziaria; e la convinzione che sia una misura assistenzialista e per questo nociva sia all’economia che all’individuo.  Individuo che secondo queste persone, sarebbe portato a “dormire sugli allori” .

Vediamo di riflettere insieme almeno su questi due aspetti :

Per quanto riguarda la copertura finanziaria, qualcuno sostiene che è possibile recuperarla dagli sprechi e dai tagli alla politica. Forse per il prossimo anno potrebbe essere vero, oppure no, lo vedremo…

Ma una cosa è certa, se non si crea un meccanismo matematico automatico, legato al gettito fiscale complessivo, ogni anno saremo alle stesse polemiche, senza risolvere veramente il problema. Questo meccanismo è  previsto dalla teoria economica e sociale del “bene comune”, già   “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” .

Per la seconda questione e cioè il fatto sia una misura assistenzialista,  possiamo dire che comunque verrebbe erogata solo a condizioni particolari;  tra queste,   impegnarsi a formarsi e ad accettare almeno una delle prime tre proposte di lavoro che gli verranno presentate dal centro per l’impiego. Per beneficiare del reddito di cittadinanza bisognerà partecipare ad un piano di reinserimento nel mondo del lavoro, si dovrà dimostrare che si impegnano almeno due ore al giorno per la ricerca di un lavoro e sarà necessario offrire la propria disponibilità per la partecipazione a progetti utili alla collettività, per un totale di 8 ore a settimana.  Tutto questo dopo una profonda riforma  dei centri per l’impiego, che oggi non sono certo in grado di assolvere alla funzione centrale che questo meccanismo prevede. Per ultimo è previsto addirittura il carcere per coloro che si approprieranno del reddito di cittadinanza impropriamente.

Detto questo dobbiamo però fare una riflessione più ampia e approfondita per capire veramente la questione.

Molti Credono ad una “meritocrazia apparente”, che in sostanza si traduce nel ragionamento per cui se uno è ricco comunque vuol dire che in qualche modo, ne ha merito;  cosa che in realtà non corrisponde al vero.

Certo, alcuni ricchi ne hanno effettivamente merito, ne la ricchezza è disdicevole in se. Ma è anche vero che molte ricchezze personali derivano da logiche di clan o baronie varie, Oppure perché figli o comunque parenti di altri ricchi,  o ancora perché in qualche modo si sono arricchiti (in parte o in tutto) in modo illecito. Quindi possiamo direabbiamo una ricchezza che sappiamo senza timore di smentita che la ricchezza , soprattutto la grandissima ricchezza,  non è sempre eticamente legittima. Inoltre molti considerano il merito di un successo economico esclusivamente attribuibile all’individuo. Anche questo è falso , perché se è vero che molte ricchezze piccole o grandi, sono anche il frutto di talenti e del lavoro individuale; dall’altro è altrettanto vero che questi individui hanno potuto esprimere i propri talenti esclusivamente perché sono inseriti in una civiltà complessa, che permette di valorizzare questi talenti.

Per fare un esempio pensate al più grande capitano d’industria che conoscete, ora immaginatelo invece che nato ai nostri tempi, nato in una cultura preistorica, diciamo 10.000 anni fa, è certo che non avrebbe potuto valorizzare i suoi talenti se non quelli legati all’immediata sopravvivenza.

E quindi possiamo dire che una buona parte del successo di ogni “ricco” è da attribuirsi non solo a lui. ma soprattutto alla società intera in cui vive e lavora.

Da questa semplice riflessione si capisce come ogni “egoista” che sia sufficientemente intelligente e lungimirante non può che evolversi in altruista.

Altruista nel senso che anche per il suo bene, deve preoccuparsi del buon funzionamento e dell’efficienza dell’intero sistema sociale e non solo di chi è nelle sue immediate vicinanze.

In questa ottica il reddito di cittadinanza assume un valore strategico di una vera manovra economica.

Il motivo è che da un lato impedisce che cali la domanda di beni e servizi interni, con conseguente chiusura o riduzione di altre aziende dell’economia reale, dall’altro evita che si crei una casta di emarginati che ces

sarebbero in buona parte di dare un contributo attivo alla crescita culturale dell’intero “corpo sociale” e diventerebbero invece sia pur indirettamente una zavorra.

Aggiungiamoci poi che la quarta rivoluzione industriale, già in atto, da un lato aumenterà la disponibilità di beni e servizi, ma dall’altra creerà una percentuale crescente di “disoccupati sistemici”.

Questo per il motivo che serviranno sempre meno posti e ore di lavoro umano per produrre gli stessi beni e servizi, senza pensare poi, alle “buone relazioni sociali” che sono parte integrante della qualità della vita di ognuno di noi.

Questa è una terremoto culturale e psicologico in arrivo, di cui in molti ancora non si rendono conto, ma che dovrà necessariamente vedere ripensati molti concetti oggi dati per scontati, come ad esempio, l’identità e l’autostima dell’individuo legata al lavoro che fa, o la motivazione a creare contenuti costruttivi a favore dell’intera società.

Ci sarebbe ancora molto altro da dire, ma certe riflessioni per alcuni sono forse troppo dense , per cui al momento fermiamoci qui.

Invito chiunque legga questo breve articolo a lasciare qui sotto un suo libero commento o se crede anche una critica.

Vi invito anche a visitare la pagina della teoria del “bene comune” (gia Capitalismo a doppia valvola di sicurezza) al link qui sotto:

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”

Un augurio di buona fortuna a tutti noi

Ermanno Cavallini

DAL CROLLO DI GENOVA LA NASCITA DI UNA NUOVA CONSAPEVOLEZZA

Il crollo del ponte di Genova sembra scuotere coscienze rimaste a lungo inerti e, al di là delle comprensibili polemiche sugli aspetti immediati di aiuto e ricostruzione,  si scorgono i primi segni di un possibile cambiamento di tanti ancoraggi mentali fino ad oggi orientati al solo tornaconto economico.

Nel momento stesso  che si ventilano pubblicamente da parte del governo, possibili nazionalizzazioni di interi settori strategici per il bene comune, di fatto si inverte la tendenza che è stata preponderante negli ultimi decenni che ha visto cedere, a volte a prezzi stracciati, aziende e servizi pubblici al settore privato.

Se però da un lato ci si sta accorgendo che non sempre , almeno in alcuni settori, “privato è bello” , dall’altro dobbiamo prepararci per tempo alla buona gestione di una serie di servizi strategici che dovessero ritornare sotto il controllo pubblico.

Tutti ricordiamo bene la mala gestione di tante aziende pubbliche legate alla lottizzazione della vecchia politica; un rischio effettivamente ancora latente  che può essere disinnescato solo ed esclusivamente con una maggiore attenzione del cittadino medio verso tutto ciò che è pubblico e soprattutto verso i processi decisionali che si realizzano non solo nel governo e nelle camere ma in tutto il settore pubblico gestito da una miriade di funzionari “tecnici” ad ogni livello.

Solo se il comune cittadino sarà disponibile a dedicare almeno un po’ di tempo ogni giorno a tenersi aggiornato e approfondire le questioni pubbliche, potremo sperare in un governo migliore a lungo termine.

Come diceva Aristotele, infatti, “ogni popolo ha il governo che si merita”  e, anche avendo ipoteticamente un governo e un parlamento fatto da persone integerrime, questi in qualche modo verrebbero influenzati dal livello di consapevolezza popolare.

Quindi non abbiamo altra via d’uscita: se vogliamo costruire un mondo migliore dobbiamo elevare il livello  culturale e di consapevolezza del cittadino medio nostro vicino di casa.

Questa è un’ opera titanica quanto indispensabile  e a chi obbietta che non può dare risultati a breve , è forse il caso di ricordare che prima e meglio si piantano buoni semi e prima ne potremo vedere i frutti.

Quindi pieno rispetto e ammirazione per quei pochi che oggi si impegnano, con visione strategica, a innalzare il livello del cittadino medio italiano e del mondo.

Anche se oltre al rispetto, si dovrebbe contare su un effetto “contagio” che possa vedere  allargarsi per imitazione queste buone pratiche.

Come contributo della nostra associazione “nuovo orientamento culturale” a questo irrinunciabile impegno, permetteteci di donarvi  scaricabile al link :    Libro In omaggio ,     un piccolo libro dal taglio divulgativo che condensa una proposta per un mondo migliore  che, al di là della sua realizzazione o meno , è  anche e soprattutto  un ottimo strumento di riflessione e crescita del libero pensiero e della libera (ma indispensabile) partecipazione.

Ricordando che “la libertà non è star sopra ad un albero ma è partecipazione” un cordiale  augurio di buon impegno sociale a tutti noi.

Ermanno Cavallini

 

L’IMPORTANZA DI UN IMPEGNO PERSONALE PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE

Molti sono scontenti della realtà che viviamo e vorrebbero che si realizzasse un mondo migliore con un maggior grado di benessere psico-fisico per tutti. Molti meno sono quelli tra questi, che facendosi parte attiva del cambiamento, sono disposti a metterci del proprio perché questo mondo migliore si realizzi effettivamente.  Purtroppo oggi è molto diffusa l’ipocrisia di chi pensa che le cose miglioreranno da sole e non si impegna per contribuire in prima persona a far si che l’inevitabile divenire delle cose sia guidato verso un miglioramento effettivo.

Anche tra quei pochi che combattono in prima persona si assiste al problema dell’innamoramento  a priori per la soluzione che l’individuo ha escogitato e che logicamente pensa sia la migliore.

Pochissimi sono disponibili a mettersi in gioco partecipando ad un processo di intelligenza collettiva che, sebbene dalle potenzialità enormi, prevede che si sia disposti a superare e lasciarsi alle spalle,  ancoraggi psicologici che si dimostrassero superati o inadeguati.

Altri puntano l’indice sui rischi che qualunque cambiamento inevitabilmente un minimo comporterebbe, scordando che in un mondo ormai divenuto un “sistema complesso”,  di certezze totali assolute semplicemente non se ne possono avere.

Ecco allora che diventa importante per non cadere in un colpevole immobilismo, scegliere tra le varie proposte quella che comporta il miglior miglioramento del sistema  correndo il minimo rischio e garantendo la massima compatibilità con l’attuale condizione di partenza.

Dopo molti anni di studi e confronto  è  da un processo di intelligenza collettiva , se pure in embrione, è nata la teoria economica e sociale del  “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” detta anche del “Bene comune” di cui vi invito a prendere visione anche con l’ausilio di qualunque motore di ricerca.

Una teoria che se bene è stata concepita con l’obbiettivo di essere al momento la migliore ,  già prevede che dovrà ulteriormente essere aggiustata in corso d’opera per le stesse caratteristiche del nostro mondo con la sempre più fitta rete di interazioni che presenta.

Se volete potete scaricare a questo link una copia gratuita del piccolo libro divulgativo di riferimento :   premi qui per scaricare una copia gratuita

Riassumendo, chi fa rischia inevitabilmente di sbagliare , ma chi attende inerte senza far nulla, o peggio pensa esclusivamente al suo bene più immediato, sicuramente sarà corresponsabile di ogni bruttura del mondo presente e futuro.

Un augurio a tutti noi di saper fare la scelta migliore

Ermanno Cavallini

IL PROBLEMA DELLA LIBERTÀ E DEL SANO CONFRONTO DIALETTICO

Come è naturale esistono tanti punti di vista da cui osservare il concetto di libertà, forse addirittura uno per ogni persona vivente.
Ma cercheremo qui, di analizzare insieme le dinamiche di maggior interesse comune.
Da un punto di vista sociale la libertà totale è possibile solo quando si vive da eremiti,  senza contatti con gli altri esseri umani. Ma in questo caso la qualità della vita è molto scarsa.
Se si vive in una qualunque società invece, dovrà necessariamente esistere un minimo di cessione di libertà personale alla collettività.  Questo  per ottenere in cambio una alta qualità della vita, che potremmo sintetizzare come la massima disponibilità beni, servizi e buone relazioni umane, possibile.
Il vero problema a questo punto,  è il livello di efficienza di questo rapporto; che è molto basso nei sistemi dittatoriali o dove ci sono pochi ricchi e tanti poveri ed è alto nelle situazioni opposte.
Questo per il semplice motivo che l’economia reale si  sviluppata al meglio la dove è  maggiore è la percentuale della classe media tra tutti i cittadini.
Il motivo, a sua volta,  è ché  la classe media è quella che  sia che compra, che genera maggiormente,  beni e servizi.
Credo che un nostro obbiettivo debba essere ottenere il massimo in beni , servizi e buone relazioni umane, dando in cambio il minimo di limitazione della libertà personale.

Forse il rapporto ottimale prevede che tra le limitazioni esista anche una limitazione alla ricchezza, e quindi al potere sugli altri, o perfino, oltre grandi valori,  su governi  parlamenti, e le decisioni relative al bene comune.
Il problema è che in troppi, oggi, senza una necessaria visione d’insieme, ritengono invece questa limitazione troppo gravosa. Questi non considerano che avremmo invece, in cambio, un tale aumento di efficienza dell’intero sistema, da avviare una nuova età dell’oro, con enormi dividendi per tutti!
Alcuni addirittura, sono convinti che il super ricco sia utile alla la collettività, anche se questo è un grave errore.  Il  motivo è che questo, dopo che ha esaurito le spese necessarie al suo benessere , investe le restanti notevolissime risorse, non più nell’economia reale, ma in quella finanziario-speculativa, perché ad oggi, questa è di gran lunga più remunerativa.
inoltre, il lettore mi permetta, di farlo riflettere che limitare i redditi (tutti e di qualunque natura) come propone la teoria del “Bene comune” (  ex   “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”), crea la precondizione per cui i detentori rilascino volontariamente sul mercato le attuali eccessive concentrazioni di ricchezza. E’ necessario di insistere perché questo è un punto davvero molto importante. Se come proponiamo, per un nuovo regime di tassazione IRPEF, non fosse possibile guadagnare più di un massimo (mettiamo 40.000 euro al mese); chi attualmente gestisce patrimoni importanti dopo breve si accorgerebbe che sarebbe sommerso dai costi e dal tempo speso per la gestione senza più averne proporzionati guadagni! 
Mettiamo il caso, ad esempio,  di un ipotetico  palazzinaro  che riscuote ogni mese un milione di euro dagli affitti dei suoi 1000 appartamenti, se di colpo non potesse guadagnare più di 40.000 euro al mese, non gli converrebbe più accollarsi le problematiche di 1000 appartamenti quando lo stesso identico reddito lo potrebbe ottenere con solo 10 appartamenti. Dopo una contrarietà iniziale,  gli converrebbe vendere 990 dei suoi appartamenti , che per lo stesso meccanismo andrebbero a raggrupparsi in gruppi di 10 a 100 nuovi piccoli/medi imprenditori.
il tutto genererebbe una crescita dell’economia reale per il semplice motivo che lo stesso guadagno attualmente concentrato in un unico imprenditore sarebbe suddiviso in 100 o più, aumentando i beni e servizi che questi richiedono al mercato dell’economia reale. attualmente l’unico imprenditore super ricco , quando ha comprato tutti i beni che gli servono , investe l’eccedenza nella finanza speculativa che come sappiamo aumenta in modo eccessivo e tossico la massa monetaria, creando un meccanismo di “drenaggio di valore” alla fonte che cosi verrebbe magistralmente contrastato!
Naturalmente questo non è che solo uno degli “effetti domino a catena” calcolati dalla nuova teoria economica e sociale, ma credo che anche questo sia un aspetto che molti non abbiano mai considerato e che concorre a creare la “visione d’insieme” necessaria per costruire insieme un mondo migliore.
Un abbraccio a chi mi legge.
Ermanno Cavallini

TREVI 2018, UN’OCCASIONE DI INCONTRO UNICA PER CHI VUOLE COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE

Dal 1 al 6 luglio 2018 si è svolto a Trevi in umbria , il seminario annuale dell’associazione   Aleph Umanistica , presieduta dal noto professore universitario    Mauro Scardovelli  .

Al seminario, in una sorta di alleanza tra diverse associazioni volte a costruire un mondo migliore, sia pur da diversi punti di vista, hanno partecipato anche l’associazione  “Darsi Pace”  presieduta dall’intellettuale di area cattolico-progressista Marco Guzzi, e l’associazione      “Attuare la costituzione”    del  presidente emerito della corte costituzionale Paolo Maddalena .

Anche io ho partecipato a questo evento che ho trovato estremamente interessante e piacevole sia per i temi trattati che per l’occasione d’incontro a livello nazionale con relatori di spessore e persone impegnate, nei modi più diversi, a costruire un mondo migliore.

All’inizio di ogni mattina dalle 07.30 alle 08.30 si è tenuta una sessione di gruppo di ginnastica biodinamica.

La pratica ha visto un gruppo variabile dalle 150 alle 200 persone lavorare su vari aspetti di se dalla capacità di dire no, all’incontro con il maschile ed il femminile sano, attraverso lavori corporei di gruppo da soli o piu spesso in gruppo.

Molto bella a questo proposito la pratica degli abbracci che ho trovato particolarmente indicata a creare la giusta energia per seguire al meglio le altre attività.

Dalle 09.30 alle 13.00 circa s è tenuta ogni mattina una conferenza interattiva con diversi relatori su diversi aspetti del processo per costruire un mondo migliore.

In particolar modo ho trovato particolarmente interessante il lavoro sui conflitti che ha permesso a tutti di sperimentare in diretta come è possibile superarli a favore di una elaborazione collettiva quantomai indispensabile per costruire un futuro positivo.

Si è parlato poi di salute, di approcci olistici, di filosofia, degli aspetti giuridici e costituzionali e di come operare per cambiare una società che ci propone oggi spesso modelli insani anche dal punto di vista psicologico.

Una settimana davvero intensa, con molto studio conclusasi l’ultima sera con una serata musicale in cui chi ha voluto si è potuto scatenare anche ballando.

Ma soprattutto è stata una occasione d’incontro con oltre 300 persone provenienti da Trento a Palermo che ha permesso a tutti di scambiare esperienze e opinioni volte a fornire una reale “visione d’insieme” della grande voglia di cambiamento a tutti i livelli oggi esistente in Italia.

Ermanno Cavallini

link, utili :

Associazione “DARSI PACE”

 

Associazione “ATTUARE LA COSTITUZIONE”

 

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Byoblu Video | Claudio Messora in dialogo con Mauro Scardovelli, Marco Guzzi e Paolo Maddalena

MOVIMENTO 5 STELLE, le sfide del futuro imminente.

Nessuno può negare che Il movimento 5 stelle, abbia compiuto un cammino straordinario,  superando i vecchi schemi mentali di riferimento e dimostrando concretamente che nuove vie per fare politica sono percorribili.

Grazie alla formidabile spinta iniziale di Grillo e  Gianroberto Casaleggio è passato in soli 10 anni, da deriso ed eccentrico movimento di piazza a rispettata e autorevole forza di governo.

Tuttavia le prove che dovrà affrontare non sono certo concluse  ed anzi se  al suo interno non si opererà con saggezza e prontezza, potrebbe paradossalmente rimanere vittima del suo stesso successo.

Il motivo è che fino ad ora il principale collante che ha tenuto insieme attivisti ed elettori provenienti dalle macerie delle vecchie ideologie è stata la critica ad un sistema che non è più a misura d’uomo ne funzionale al bene comune.

Ora che è arrivato al governo però, nasce la necessità di aggregare soprattutto  intorno ad una propositiva e coerente  visone di un mondo migliore da realizzare a medio-lungo termine.

Se non si riuscirà a fare questo passaggio, il rischio è che alla prima decisione difficile che inevitabilmente il governo dovrà prendere , una fetta importante di attivisti ed elettori che era focalizzata “contro” qualcosa o qualcuno, gli volti le spalle.

Da circa 6 anni sono iscritto alla piattaforma Rousseau e ho partecipato a numerose riunioni di attivisti sia a livello locale che provinciale e regionale.

In questi contesti  ho dovuto onestamente constatare, mio malgrado, come molti gruppi locali si comportino più come una lista civica che opera sotto l’ombrello mediatico del 5 stelle nazionale, che come una parte organica di un movimento di crescita culturale globale univoco, quale a detta degli stessi fondatori, il movimento 5 stelle dovrebbe tornare ad essere.

Spero con tutto il cuore che chi ha un potere reale (quasi mai  sempre visibile) nei gruppi locali, capisca e appoggi questa necessità, facendo e facendo fare, un passo indietro nelle prossime candidature,  a tutte le persone che pur brave sotto molti aspetti non hanno la sufficiente visone d’insieme, oggi indispensabile per una vera rivoluzione culturale.

Spero vivamente che abbiano al più presto fine le logiche da “cordata di amicizie” tanto care alla vecchia politica e che sono più funzionali a raggiungere e mantenere poltrone, che per dispiegare una vera rivoluzione culturale.

Queste dinamiche, connaturate al vecchio modo di far politica, rischiano oggi di avvelenare anche il movimento 5 stelle e snaturare il  suo ulteriore cammino.

Partendo da oggi, spero vivamente che tutti quelli che sono già stati eletti alla camera o al senato si rendano più visibili, cercando un contatto intenso e costante con la base che, attualmente,  non è purtroppo più quello del passato.

Scrivo queste cose perché semplicemente qualcuno all’interno del movimento ha il dovere di dirle e di proporre una autocritica costruttiva che, al di la delle facili tifoserie,  sarà sempre e comunque indispensabile, se vogliamo compiere un cammino di reale progresso e non replicare alla lunga dinamiche del passato.

Ermanno Cavallini

 

 

MIGLIORARE LA SOCIETÀ, le sfide che dovrà vincere il governo 5 stelle-lega per i prossimi anni.

Sebbene quello attuale non sia un governo esclusivamente del movimento 5 stelle, le aspettative di tantissimi italiani nei suoi confronti, sono elevatissime. Per non mandare deluse queste aspettative e creare un terribile effetto di disillusione che allontanerebbe ulteriormente i cittadini dalla politica, il governo dovrà necessariamente avviare dei cambiamenti strutturali, pensati per migliorare la società non solo a breve, ma soprattutto a medio e lungo termine.

Per realizzare un mondo migliore con una visione davvero, lungimirante serve adesso avere un “collante” che tenga insieme, e anzi rafforzi nel tempo, tutti quelli che oggi hanno votato il movimento 5 stelle. Un collante che non può più essere la sola, pur legittima, critica ai vecchi partiti o il pur necessario concetto di onestà, ma deve evolvere in una visione coerente di un mondo migliore.

Questo collante potrebbe essere la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” già   “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”che raccoglie l’eredità di Olivetti, gli spunti di Stiglitz, di Papa Francesco e di diversi altri, formulando una nuova e inedita proposta organica, per una economia al servizio dell’uomo e non viceversa.

La proposta che è in realtà molto articolata, si basa sul concetto di “forbice sociale” (differenza tra ricchi e poveri) ad apertura variabile entro due “valvole di sicurezza” che ne evitano sia l’appiattimento che gli eccessi.

Questa “forbice sociale” secondo la teoria, non deve essere né troppo stretta (per non incorrere negli errori già sperimentati con i piani quinquennali di stalinista memoria), né troppo ampi (per evitare che le persone e i loro valori diventino esse stesse merci).

Cuore “tecnico” della proposta è un meccanismo matematico automatico che garantisce, attraverso un novo regime di tassazione delle persone fisiche (ex IRPEF) e una forma di reddito di cittadinanza, sempre e comunque in pareggio di bilancio della legge finanziaria che è stato inserito nella costituzione.

In questo modo il “pareggio di bilancio” da condizione limitante e prevalentemente negativa, si trasformerebbe finalmente in qualcosa di positivo.

Questa soluzione tra i tanti vantaggi, avrebbe anche quello di non produrre più ulteriore debito pubblico e, non ultimo, di creare un meccanismo “motivante” per l’intera classe dirigente del paese, che risulterebbe spinta a garantire anche il miglior benessere di tutti gli altri.

Un altro cardine basilare della nuova teoria è costruire una azione politica non più basata sulla massima ricchezza individuale raggiungibile e sul PIL, ma sulla massima qualità della vita e su indicatori come il Better Life Index dell’ OCSE.

Anche la tecnologia e in particolare la quarta rivoluzione industriale già in divenire, avrà un ruolo importante sul nostro prossimo futuro, e anche qui un governo a 5 stelle sarà chiamato, per non tradire se stesso, a prendere scelte strategiche.

Negli scenari anticipati dal Word Economic Forum, nei prossimi 10-20 anni sorgeranno delle megalopoli, agglomerati urbani dell’ordine di decine di milioni di persone, dando alle città una importanza vicino a quella di una nazione poiché la quantità di persone che le abiterà sarà tale da giustificarne la necessità. I territori si prevede che si riorganizzeranno favorendo una nuova migrazione dalla campagna alla grande città. Quindi una megalopoli connessa e con IOT diventa una Smart City che entra in un circuito di governance più ampio.

Ogni singola intelligenza contribuirebbe al bene comune, ma con un vigile che potrebbe essere una IA governativa. Ci sarebbe tantissimo da scrivere, è una visione politica completa che guarda gli scenari nazionali e mondiali sia nell’immediato che nel lungo periodo.

Il transumanesimo democratico o Tecnoumanesimo è un pensiero che spinge appunto a riflettere in questa direzione.

Il movimento 5 stelle non dovrà dimenticare inoltre, che non potrà esserci “Bene comune” finché continueranno a esistere persone dipendenti economicamente e mentalmente, perciò dovrà adoperarsi al fine di creare condizioni atte a formare cittadini autonomi economicamente e mentalmente.

L’AUTONOMIA ECONOMICA dovrebbe comprendere due tipi di beni:

1. Reddito di cittadinanza, il cui ammontare è stato quantificato in 780 euro, ma che, secondo noi, merita ulteriori studi e valutazioni.

B. Servizi minimi (casa, utenze, farmaci, cure mediche, supporto sociale), anche questi da definire.

L’AUTONOMIA MENTALE dovrebbe comprendere tre tipi di beni.

1. Istruzione di base permanente accessibile ad ogni cittadino e ad ogni età.

2. Servizi pubblici di informazione da attivare in tutti i comuni, dove i cittadini potrebbero portare proprie informazioni di qualsiasi tipo o chiedere informazioni di qualsiasi tipo.

3. Educazione all’autonomia personale: a partire dalla scuola materna, tutti i cittadini dovrebbero essere educati e incentivati a tenere in ordine la propria persona e il proprio spazio e a fare sempre più cose in autonomia.

Per concludere, Pensiamo che veramente questo nuovo orientamento culturale potrebbe avere un ruolo strategico determinante nel velocizzare la realizzazione di un mondo davvero migliore per tutti, che è poi lo scopo finale legittimo di ogni forza politica, tanto più del movimento 5 stelle.

Se pensiamo poi all’eterogeneità di provenienza sia degli attivisti che degli elettori del movimento, capiamo come senza un “collante univoco a lungo termine” questi rischino di dividersi di fronte alle inevitabili decisioni difficili che un governo a 5 stelle dovrà prendere per tenere fede alle sue stesse premesse.

Ermanno Cavallini

Pietro Muni

Maximiliano Gambardella.

la teoria economica e sociale del “BENE COMUNE” conosciuta anche come “CAPITALISMO A DOPPIA VALVOLA DI SICUREZZA”