UNA PROPOSTA PER CONTRASTARE EFFICACEMENTE L’EMERGENZA CORONA-VIRUS

In questo momento è indispensabile che giungano ai cittadini, rinchiusi nelle loro case a causa della quarantena, fondi sufficienti a garantire una vita dignitosa. Se questo non avverrà, andremo incontro a gravi problemi di ordine pubblico, su cui soffieranno anche le varie forme di malavita organizzata. I primi accenni di questo, li possiamo già vedere nei blindati della polizia che devono presidiare i supermercati di alcune città del sud Italia.

Ma dove prendere questa ingentissima massa di denaro, senza creare un problema di debito pubblico talmente grande da schiacciarci drammaticamente negli anni a venire? La soluzione consiste nel chiedere all’ Europa di modificare le regole con cui, già oggi, viene stampato denaro senza alcun sottostante.

E’ noto che, ormai dall’abbandono del “Gold Standard” negli anni 70′, gran parte delle monete ufficiali, tra cui anche l’euro e il dollaro, vengono in pratica stampate da zero, senza alcuna contropartita in oro o altri beni a garantirne il valore. Il valore di queste monete è garantito, in pratica, solo dal fatto che gli Stati le usano per riscuotere le tasse dai cittadini. Questo, per effetto a catena, le rende convenienti da accettare per tutti.

Ma attualmente, gli euro che la BCE stampa da zero, anche in enormi quantità (vedi il famoso bazooka di Draghi), non viene dato ai governi per far fronte alle necessità dei cittadini, ma viene invece dato alle banche per prestarli , generando a catena un interesse che si tramuta in “drenaggio di valore”, dall’economia reale verso quella finanziario-speculativa, che non è altro poi, in prevalenza, che il mondo delle borse finanziarie.

Oggi, in questo stato di emergenza, occorre modificare questo meccanismo e fare in modo che i nuovi euro generati non passino più dalla finanza, ma vadano, attraverso i governi, direttamente nelle tasche dei cittadini, per evitare disastri ancora più grandi.

La proposta che rilanciamo anche in questo articolo, è che il governo italiano chieda

all’Europa questo cambiamento di regole. Se questo non dovesse realizzarsi, esiste la possibilità, per il governo italiano, di emettere dei buoni in varia forma (minibond, certificati di credito fiscale, mini-titoli al portatore etc.) stampati in forma di banconote. La storia insegna che se accettati in pagamento di tasse e bollette, funzionerebbero egregiamente a beneficio dell’economia reale.

In questo momento dobbiamo privilegiare l’economia reale, anche per dare, nell’immediato, gli strumenti ai cittadini per rispettare bene la quarantena e quindi accellerare il processo di guarigione collettivo. Ci sarà poi un periodo di 3, 4, 5 o forse anche 6 mesi dopo il “cessato pericolo sanitario” in cui si dovrà far ripartire l’economia reale, il che non permetterà di sostenere l’attuale “drenaggio di valore” che la finanza speculativa compie sull’economia reale.

Molti comuni cittadini purtroppo non sono consapevoli che, attualmente, meno di un decimo dell’intera massa monetaria esistente circola nell’economia reale. Questo non è più sostenibile in uno stato di emergenza come quello attuale. Tra le misure che proponiamo, la chiusura delle borse fino a fine emergenza, questo sempre per evitare i drenaggi di valore causati dalla speculazione finanziaria.

Infine, lanciamo un appello a tutti i comuni cittadini sufficientemente consapevoli che si trovassero d’accordo con questa proposta, a rilanciarla con ogni mezzo verso altri comuni cittadini a cominciare dai propri familiari, amici e colleghi. Questo perché anche il migliore dei governi, senza una adeguata “massa critica” di sostegno popolare, non potrà portare avanti queste fondamentali misure di contenimento dell’emergenza.

Quindi, in definitiva, dipende tutto da noi, da ciascuno di noi, comuni cittadini che stiamo leggendo in questo momento.

Se il passa parola sarà efficace e condurrà a raggiungere la sufficiente “massa critica” minima, necessaria perché questi provvedimenti diventino realtà, allora tutto andrà bene; ma se questo non avverrà, temiamo che il dopo corona-virus possa concretizzarsi in una terribile crisi finanziaria molto superiore a quelle purtroppo già conosciute in passato.

A noi, se fare un passo avanti o uno, terribile, indietro.

Ermanno Cavallini

UN GIORNO DI LAVORO AL TEMPO DELLA QUARANTENA COVID 19

Oggi 24 marzo 2020 per lavoro, ho dovuto percorrere circa 200 km tra autostrada e percorsi cittadini in un Italia che si stenta a riconoscere. Il mio lavoro di operatore del pronto intervento sociale, mi costringe a guidare con guanti e mascherina, il che complica non poco la guida. Se non si pone una particolare attenzione la mascherina ti appanna gli occhiali e i guanti in lattice rendono la presa del volante meno salda. Ma in auto avevo dei soggetti a rischio, per di più alcuni minori, e questo ovviamente, rende ancor più intransigenti sulle misure, non solo di protezione mia, ma soprattutto di protezione dei trasportati; Questo nell’ipotesi che anche io fossi inconsapevolmente uno dei tanti positivi asintomatici esistenti sul territorio.

Tra i vari negozi, aperte solo farmacie supermercati e le tabaccherie. In giro per le strade spettrali solo furgoni delle squadre di manutenzione, camion e pattuglie delle forze dell’ordine. Al ritorno, mi fermo in un autogrill per andare in bagno e lo trovo surreale con il ristorante chiuso, un unica barista che ti serve il caffè da ben oltre un metro con bicchierini di carta passati esattamente sulla X rossa tracciata sul grande bancone ora spoglio; nel grande locale normalmente affollato, solo due persone. In una autostrada praticamente vuota, corrono quasi esclusivamente, grossi camion a lunga percorrenza. Sono immagini che sembrano di un film distopico.

Tutto questo, a parte gli oggettivi problemi sanitari, ha l’effetto di un sonoro schiaffo a molte nostre certezze di solo un mese fa. Ma forse, penso, quando sarà finita, sarà anche l’occasione per ripartire su nuove basi. L’enorme debito pubblico che non solo il nostro paese sta incrementando, per fronteggiare per le spese eccezionali, in qualche modo porrà un nuovo problema a livello europeo e mondiale che dovrà essere risolto in vari modi possibili.

Come sarà possibile restituire tutti i miliardi necessari a fronteggiare la crisi? Forse solo cambiando sistema e introducendo dei correttivi, in una economia ultra competitiva e scarsamente collaborativa che vede, oggi, arrivare al pettine molti dei suoi nodi.

Forse questa sarà l’occasione per far conoscere e poi applicare una nuova teoria economica e sociale che io e la mia associazione portiamo avanti ormai da un 2016 che sembra lontanissimo nel tempo. Un’idea, in fondo, semplice, che potrebbe veramente risolvere la situazione e contribuire a creare un mondo davvero migliore per tutti.

Cari amici, permettetemi in questa occasione, di farvi dono di una copia in PDF del piccolo libro dal taglio volutamente divulgativo che la descrive:

Clicca qui per scaricare gratuitamente il libro:

Un caro saluto a tutti e un incoraggiamento reciproco per far fronte alle innegabili difficoltà.

Ermanno Cavallini

COME È POSSIBILE AZZERARE IL DEBITO PUBBLICO NONOSTANTE LA CRISI DA COVID 19

Mentre scrivo impazza la quarantena da COVID 19; in occasione di questa il governo inevitabilmente genererà, per le misure di emergenza, un supplemento di debito pubblico, che di conseguenza raggiungerà soglie mai viste in Italia fino ad oggi. E’ importante, di conseguenza, cercare fin da oggi di capire che ricadute negative ci potrebbero essere e come disinnescarle nel modo più efficiente giocando, se possibile, d’anticipo.

E’ noto che il debito pubblico corrisponde, in sostanza, alla cifra che manca , ogni anno, al bilancio dello stato per finire in pareggio. Questa somma viene fornita emettendo titoli di stato. Ma una parte dei costi, che uno stato deve sostenere, sono anche gli interessi sui titoli di stato emessi. Questi titoli inoltre vengono venduti e scambiati nelle borse come altre merci, alzando e abbassando quindi il loro prezzo in funzione delle dinamiche di mercato.

Da tutto questo ne consegue che circa un quinto di tutti i costi, che un governo deve pagare in un anno, sono dovuti alla somma delle restituzioni e degli interessi dei titoli emessi precedentemente. In altre parole, potremmo dire che per ogni 5 euro di tasse pagate da ogni cittadino ogni anno, uno va ai mercati finanziari. Mercati che sono composti solo in minima parte da piccoli investitori della stessa nazione che genera il debito. Per la maggior parte i mercati, che assorbono questi ingenti fondi, sono composti da fondi di investimento, banche o altri soggetti dietro cui si nascondono poche centinaia di migliaia di grandi ricchi dell’intero globo (intorno all’0,01% della popolazione mondiale). Questi grandi players, usano come scudo umano i piccoli investitori per ottenere consenso e far passare norme e regole che avvantaggiano il mercato, in realtà da loro maggiormente composto. Ecco come intere nazioni sono da tempo divenute fonte di “drenaggio di valore” da parte di relativamente pochi soggetti ricchissimi.

Essendo un meccanismo indiretto, questo non è chiaro purtroppo a molte persone, che finiscono alla fine per battersi, inconsapevolmente, a favore di questo “drenaggio di valore” operato attraverso i mercati dallo 0,01% di ricchissimi .

Con l’avanzare della tecnologia, la componente di lavoro umano per produrre ogni bene o servizio si abbassa ogni giorno. Questo fa si che si possa produrre tutto quello che serve, senza che sia più necessario lo stesso numero di ore di lavoro umano che ci voleva prima. Questa dinamica, che dovrebbe determinare vantaggi, paradossalmente invece, in presenza del “drenaggio di valore” sopra descritto, rischia di non generare solo un maggiore benessere condiviso, ma, se non metteremo dei limiti , anche e soprattutto una ulteriore concentrazione di potere nelle mani di pochi grandi ricchi che, lo ricordo, nessuno ha eletto a esercitare questo enorme, crescente e condizionante potere verso interi stati.

Per disinnescare questa pericolosa dinamica, la teoria del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” propone di diminuire gradualmente, in 10 anni, l’emissione di questi titoli di stato. Per ogni anno, dall’eventuale adozione del “capitalismo a doppia valvola di sicurezza”, un decimo del debito rimanente durante il conteggio della finanziaria, invece che essere, come oggi, fornito dall’emissione di ulteriori titoli di stato che poi portano anche nuovo debito, sarà invece fornita da un momentaneo abbassamento della “seconda valvola di sicurezza” che è in definitiva un tetto massimo ai guadagni delle persone fisiche e delle società con personalità giuridica.

Così si ridurrà progressivamente il debito pubblico e, alla fine dei 10 anni, rimarrà di esso da pagare solo gli interessi sui titoli di stato in scadenza successiva. Per poi ridurre a zero anche questi, con lo stesso metodo in pochi anni.

Questo, oltre che far diminuire le tasse di un quinto netto per ogni cittadino, costituirà anche una valida motivazione per spingere l’intera classe dirigente a compiere scelte che non vadano più nel prevalente interesse personale ma, in maniera paritaria, anche nell’interesse dei conti dello Stato da cui dipende, appunto, la “seconda valvola di sicurezza” e quindi il tetto massimo che i loro guadagni potrà raggiungere.

Come alla fine di ogni nostro articolo, offro in omaggio ai nostri lettori, una copia del piccolo libro che illustra la nuova teoria economica e sociale del “capitalismo a doppia valvola di sicurezza” che la nostra associazione porta avanti per costruire un mondo migliore per tutti:

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Ermanno Cavallini

L’ esperimento di moneta complementare locale di Fano, i “BILLI”

Nel 2012 mi trovavo ad essere presidente dell’associazione disoccupati provinciale, come tale, strinsi una collaborazione con la cooperativa Gerico di Fano.

Con questa cooperativa abbiamo fatto un esperimento , pienamente riuscito, di moneta complementare locale. I nostri disoccupati, presidente in testa, lavoravano da braccianti agricoli a chiamata , nella rete di piccoli produttori agricoli che riforniva la Gerico che aveva a sua volta, un supermercato di generi alimentari biologici e a km zero.

In breve i disoccupati venivano pagati regolarmente, ma poi liberamente ricompravano con metà dello stipendio ricevuto ( il presidente per dare l’esempio il 100%) , altrettanti buoni pasto della cooperativa, spendibili presso il loro supermercato. in due anni di funzionamento sono stati stampati 200 “buoni pasto” aventi modi di funzionamento che in pratica li facevano diventare una moneta complementare locale.

il valore era di 10 euro per ogni buono da 10 “billi” .

Dopo una prima fase in cui la gente era scettica e grazie a una discreta campagna mediatica, in breve anche soggetti terzi (parrucchiere, giardinieri etc..) accettavano i buoni in pagamento; in quel momento il “buono pasto ” diventava una vera moneta complementare locale.

I buoni avevano una velocità di circolazione molto alta e venivano comprati alla cassa della cooperativa anche per fare regali di compleanno e vari. In breve sono apparsi i primi falsari, tanto che abbiamo dovuto numerare e punzonare ogni singolo buono circolante.

Abbiamo avuto anche dei controlli della guardia di finanza, che hanno confermato come se pur di poco , fossimo nella piena legalità.

Da considerare che con soli 2000 “billi” circolanti, si riusciva a sostenere tre posti di bracciante agricolo a chiamata (circa 500 euro al mese) , e questo grazie alla veloce circolazione nell’economia reale.

Dopo due anni , la fase 2 prevedeva la stampa di un valore equivalente a 2 milioni di euro, ma la sola cooperativa non si è sentita di impegnarsi per un tale livello, richiedendo di coinvolgere almeno altre 20 aziende locali nell’esperimento. Le aziende non si sono trovate e l’esperimento dopo 2 anni e mezzo si è concluso.

L’insegnamento che personalmente ho appreso da questa esperienza è che la sola moneta non basta, è necessario disinnescare la funzione di “drenaggio di valore” presente nella attuale moneta di stato.

Questo perché l’euro ( e ogni altra moneta di stato oggi esistente) non è più vincolato ad un corrispettivo in oro ne ad altro tipo di valore reale.

Proprio per questo è nata la teoria economica e sociale del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” che risolve in maniera molto migliore il problema di mettere l’economia al servizio dell’uomo. Il mettere due “valvole di sicurezza” infatti non è che un innesco per operare attraverso una serie di meccanismi a catena una trasformazione dell’economia ( e del modo di pensare) , spostandone il focus dal livello di ricchezza al livello di benessere.

Come alla fine di ogni nostro articolo, offro in omaggio ai nostri lettori, una copia del piccolo libro che illustra la nuova teoria economica e sociale che la nostra associazione porta avanti per costruire un mondo migliore per tutti:

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Ermanno Cavallini

LE PROSPETTIVE CHE CI ASPETTANO DOPO IL CORONA-VIRUS

Molti si chiedono come cambierà il nostro mondo dopo l’esperienza del COVID-19, probabilmente non è possibile prevederlo con esattezza, perché la realtà in cui viviamo è diventata, sempre di più, un “sistema complesso” in cui le nazioni del mondo sono sempre più fittamente interconnesse e quindi interdipendenti. Ma alcune considerazioni hanno comunque una loro validità, tra cui quella per cui, una volta passata l’emergenza, ci si concentrerà ancora di più a capire l’origine e le eventuali responsabilità che stanno dietro a questa pandemia, e come ripensare la nostra economia per evitare i guai di oggi.

Tralasciando le tesi per cui la pandemia sia stata volutamente seminata per motivi competitivi (possibile ma, ad oggi, non provata), è, comunque, interessante riflettere insieme su quale logica e quale etica ci sia dietro alle scelte fatte dai diversi paesi nella lotta a questo contagio.

L’ Inghilterra, come in una certa misura gli Stati Uniti, ad esempio, stanno seguendo una strategia che prevede un più alto numero di morti nella popolazione, in favore di una maggiore salvaguardia del loro vantaggio competitivo in economia.

Questa strategia è basata su una visione del mondo datata, che vede ancora la ricchezza e non il benessere come fulcro intorno a cui costruire l’economia. Credo che la leadership di questi paesi cada in un facile tranello, quello di pensare che il capitalismo di oggi possa avere la stessa funzione che ebbe il capitalismo per tutto l’800 e fino a metà 900′ . Allora, in effetti, il capitalismo motivava a produrre beni e servizi, con una benefica ricaduta sulla collettività. Ma oggi la situazione è molto diversa, la quarta rivoluzione industriale sta rendendo inutili, se non obsoleti, molti lavori e le ore di lavoro umano per bene prodotto, si sono abbattute di mille volte rispetto ai tempi d’oro del capitalismo classico. La verità è che tra poco, semplicemente, non ci sarà abbastanza lavoro per tutti. E’ necessario quindi transitare gradualmente, dalla logica del profitto a quella del benessere, da non confondere assolutamente con quella del comunismo di stampo stalinista che ha fatto i danni che la storia ci consegna.

Spostare il perno dell’economia dal massimo profitto al massimo benessere non è certo cosa banale, ma è necessaria per adattarsi al nuovo contesto che si è venuto a creare. Oggi viviamo in un mondo in cui le grandi ricchezze non vengono più prevalentemente riversate nella produzione di beni e servizi, ma, in crescente misura, nella finanza speculativa che genera masse di denaro enormi, non più connesse in alcun modo con i reali beni e servizi prodotti. Inoltre, se non mettiamo un qualche limite alla ricchezza individuale, rischiamo che i benefici del progresso tecnologico siano utilizzati più per mantenere l’agognato vantaggio competitivo che per il benessere e il progresso dell’umanità nel suo insieme.

La tecnologia, infatti, di per sé, è solo uno strumento che può essere utilizzato per fini sia positivi che negativi . Quello che è determinante è quale consapevolezza starà dietro l’uso dei nuovi strumenti tecnologici e, di certo, una logica competitiva tenderà ad aumentare lo scontro e rallentare la cooperazione e i processi di intelligenza collettiva che tanto potrebbero darci in termine di benessere condiviso.

Se, finita l’emergenza, dovesse scoprirsi che la pandemia è stata seminata per fini competitivi ad esempio, ne dovremmo trarre la conclusione che questa competizione, se pur non abolita va almeno limitata. Ci sarebbero molte altre considerazioni da fare , ma al momento mi fermo qui perché già le tesi fin qui esposte richiedono tempo per poter essere metabolizzate.

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Ermanno Cavallini

Il ministro cinese accusa gli USA, avete portato voi il virus con gli atleti militari a ottobre a Wuhan.

Stupisce come vari telegiornali sminuiscano, per non dire tacciano le parole del portavoce cinese che, a prescindere dalla loro fondatezza, sono comunque assai rilevanti per le conseguenze future che potrebbe avere.

“Il coronavirus lo ha portato l’esercito Usa”, così la Cina accusa la leadership americana.

Zhao Lijian, portavoce del governo cinese scrive su Twitter “Gli Stati Uniti devono essere trasparenti! E devono pubblicare i loro dati! Gli Stati Uniti devono darci una spiegazione”.   All’inizio si pensava che il coronavirus fosse apparso in un mercato nella città di Wuhan. Ma nelle ultime settimane, Zhong Nanshan, un virologo cinese e veterano nella lotta contro l’epidemia di Sars del 2002-2003, ha sollevato la possibilità che la fonte del virus responsabile di Covid-19 potrebbe in realtà non essere la Cina.“

In un primo momento si era pensato addirittura si trattasse di una fake news, ma poi importanti agenzie di stampa la hanno confermata, tra cui la stessa CNN americana. Alcuni pensano che si tratti di un altra mossa mediatica dei cinesi nella lunga guerra commerciale con gli USA, ma emergono altre possibilità.

La prima è che in effetti sia vero che in Cina il virus lo abbiano portato gli atleti militari americani, ma inconsapevolmente. Questo sarebbe il frutto di una sottovalutazione delle numerose morti per influenza verificatesi proprio intorno all’ ottobre 2019 in USA, considerate per superficialità come da attribuire a “normale influenza”, da una leadership americana, colpevole in questo caso, di essere accecata da una eccessiva protezione della propria supremazia.

La seconda, assai più grave, è che il virus sia stato introdotto volontariamente, come arma biologica a basso impatto (vista la bassa mortalità) , nel tentativo di rallentare una economia cinese che molti americani vivono come aggressiva. In questo caso si accoppierebbe una mutevolezza del virus non prevista che renderebbe non solo criminalmente colpevoli ma anche estremamente stupidi, quelli che la avessero decisa.

Se la cosa ( Dio non voglia ), si dimostrasse vera inoltre, darebbe tutto diritto alla Cina, se non di scatenare una guerra, almeno di pretendere il processo di una corte internazionale per crimini contro l’umanità, di tutta la leadership responsabile, in maniera simile a quanto già fatto per i criminali di guerra o i responsabili dei campi di concentramento della seconda guerra mondiale.

Alla base di ogni potesi comunque, sta una bassa consapevolezza della complessità e del’ interconnessione che oramai, nel bene e nel male, la nostra società globale ha raggiunto.

Credo che ognuno di noi anche come semplici cittadini, debba aumentare il proprio livello di consapevolezza, giungendo a capire pienamente, che solo un opportuno equilibrio tra interessi del’ individuo e della collettività può essere la giusta linea guida per il futuro dell’umanità.

A questo fine, permetteteci ancora una volta di fare dono a chi ci legge, del breve libro che descrive la nuova teoria economica e sociale per realizzare un mondo migliore, che la nostra associazione porta avanti:

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Ermanno Cavallini

Corona-virus, Una calamità ma anche una opportunità per divenire migliori.

Ora che anche qui in Italia l’emergenza sta scoppiando in tutta la sua gravità, in molti si chiedono se per il COVID-19 si poteva fare di più.

Se si sia fatto troppo o troppo poco, nessuno può dirlo con certezza e le opposte fazioni non avranno forse mai l’opportunità di confrontarsi con dei dati oggettivi.
Personalmente credo che, in un sistema complesso come la nostra società, tutto è frutto (sia nel bene che nel male) di una complessa interazione.
Interazione in cui si raggiunge un equilibrio tra esigenze diverse e a volte anche contrapposte.
E’ evidente che gran parte delle capacità di reazione a specifiche emergenze, richiedono tempo per essere sviluppate (sia in denaro che capacità professionali adatte).

Direi che la cosa migliore, come sistema paese, è mantenere una capacità minima in ogni settore, in funzione del peso che questo ha nel nostro quotidiano; poi dimensionarci seriamente per sviluppare e approfondire, nel minor tempo possibile, la risposta ad ogni possibile minaccia di volta in volta in arrivo.

Minaccia a dire il vero, estremamente varia, che va dalla guerra , alla pandemia, passando per il terremoto, il terrorismo e la crisi economica.
Questa velocità di auto-formazione e adattamento, a mio avviso, è il parametro da cui dipende la nostra massima capacità di sopravvivenza e qualità della vita.

Una importante riflessione da fare è che nessuna abilità o risorsa individuale ci blinda da ogni possibile minaccia.
E questo semplicemente perché non è oggi, in nostro potere, fronteggiare ogni possibile catastrofe che la stupidità umana o l’universo volesse inviarci.
Ad esempio, se arrivasse un asteroide abbastanza grande, non c’è un granché che obbiettivamente possiamo fare….


Ma attenti! Questo non ci esime da dover fare il massimo per quello che è oggi in nostro potere e dovere di fare! Direi anzi che questa è per noi una grande opportunità di crescita e maturazione ulteriore.

Fino a ieri la gran parte di noi dava la precedenza all’io o al sé; comunque all’aspetto individuale della nostra esistenza.

Oggi forse stiamo riscoprendo di essere come cellula vivente di un organismo molto più vasto, la collettività.

Una collettività certo complessa e a volte anche contraddittoria, ma senza la quale non potremmo avere la alta qualità della vita che sperimentiamo anche solo rispetto ai nostri bisnonni.

Possiamo dire che se all’individuo appartiene certo il talento e la voglia di lavorare, alla collettività appartiene la produzione di beni, servizi e relazioni sociali, condizioni senza le quali nessun talento o lavoro individuale potrebbe dare i suoi frutti. Da questo capiamo come l’aspetto individuale sia, oggi, intimamente connesso a quello collettivo e come anche un egoista, quando abbastanza intelligente e consapevole, non possa che volere il bene della collettività e diventi nei fatti, altruista, paradossalmente, anche solo per “egoismo illuminato”.

Sinceramente spero che alla fine di tutto questo, ci ritroveremo un poco meno individualisti e un poco più parte di qualcosa di più grande.

Ermanno Cavallini

DI MAIO OGGI LASCIA LA FUNZIONE DI CAPO POLITICO DEL MOVIMENTO 5 STELLE , E DOPO?

Oggi tutti i giornali Annunciano con gran clamore che Luigi di Maio si dimetterà volontariamente dal ruolo di capo politico del movimento 5 stelle. Credo che sia doverosa e responsabile una riflessione per ogni persona che, nel presente o nel passato, ha anche solo votato il movimento 5 stelle.

A prescindere dalla Persona , che personalmente stimo molto, il ruolo di “capo politico” da quando è stato definito è equivalso ad una “missione impossibile” per chiunque lo avesse ricoperto.

Troppe le decisioni da prendere senza una vera struttura articolata sui territori e per specifiche competenze.

Il capo politico si è trovato solo, nel bene e nel male, a dover prendere decisioni che spaziavano da dimensioni strategiche strutturali a una minuta ordinaria amministrazione di cui sarebbe stato forse più opportuno fossero stati livelli intermedi inesistenti ad occuparsi.

Ora che su Rousseau è stata votata la struttura dei facilitatori nazionali e regionali, almeno questo problema, speriamo, dovrebbe essere col tempo superato.

Rimane un altro grandissimo problema a livello strutturale, per una forza che voglia essere di governo; Il collante che tiene insieme le varie anime del movimento, per arrivare a fine mandato e mantenere un consenso che oggi sembra calare ogni giorno.

Se si studia la storia recente, si vede bene come questo collante in passato, è stato fornito dalle vecchie ideologie di destra di centro e di sinistra. Queste, come tutte le cose della vita, sono sempre medaglie a due facce. Se da un lato possono portare a pericolosi eccessi ed estremismi, dall’altro fungono da collante per tenere insieme una qualunque forza politica che aspiri ad essere veramente tale.

Forse abbiamo sbagliato come movimento 5 stelle a definirci post ideologici. Forse avevamo il dovere invece di costruirci una nostra nuova “non ideologia”, una ideologia 2.0 di nuova generazione, che fungesse si da faro sinergizzànte per gli inevitabili personalismi, ma che contenesse in se anche elementi di autoregolazione per evitare eccessi ed estremismi futuri.

Onestamente credo che se non ce ne costruiremo velocemente una, la nostra parabola come movimento 5 stelle non potrà che essere discendente. E se non spariremo, rimarremo comunque relegati a ruoli di opposizione, per cui il collante della sola l’Onestà è forse sufficiente.

Al punto a cui siamo arrivati, non è nemmeno tanto importante quale sia questa “nonideologia”; basta che se ne scelga una!

Ci sarà poi il tempo per una serie infinita di aggiustamenti grazie ad un fondamentale e infinito, processo di intelligenza collettiva che a mio avviso ci deve caratterizzare.

Processo di intelligenza collettiva che potrebbe benissimo essere aiutato, incentivato e strutturato dalla nuova piattaforma Rousseau, a cui dobbiamo chiedere di iscriversi veramente tutti i nostri sostenitori.

Come chi ci legge da tempo sa ormai bene, Noi come ass. “Nuovo orientamento culturale”, abbiamo fin dal 2016 , sviluppato pensando proprio al movimento 5 stelle, una nuova teoria economica e sociale ribattezzata recentemente “Teoria del bene comune” , ma assai più nota con il vecchio nome di “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”.

Questa in sintesi, si basa sui tre grandi pilastri del pensiero di Adriano Olivetti, sull’enciclica “laudato si” di Papa Francesco e sul pensiero del premio nobel per l’economia Joseph Stiglitz .

Sperando con tutto il cuore che possa servire a salvare il movimento 5 stelle, vogliamo farvi omaggio di una copia in PDF (in libreria costa 12 euro) del piccolo libro dal taglio volutamente divulgativo che oltre 1700 di noi hanno contribuito a mettere a punto in anni di lavoro.

Se volete bene al movimento 5 stelle , per favore leggetelo.

Se poi invece che semplici sostenitori, siete attivisti o meglio ancora portavoce , forse è ancora più importante che si aggiunga al vostro bagaglio, se non altro , per criticarlo e andare oltre, costruendo qualcosa di ancora migliore.

Clikare qui per scaricare gratuitamente una copia in PDF:

http://www.nuovorientamentoculturale.it/wp-content/uploads/2017/01/CADVS-shareware-vers-1_41.pdf

Ermanno Cavallini

Portavoce Ass. “Nuovo orientamento culturale”

M5S , Appello alle nostre coscienze prima che sia troppo tardi.

Ormai da qualche tempo si assiste a continue defezioni e distinguo tra i parlamentari del movimento 5 stelle , e anche la base onestamente, ne è disorientata.

Tutto sembra scivolare verso una parabola discendente , che salvo vistosi cambi di rotta ,(più che di leadership) , difficilmente potrà vedere un secondo governo 5 stelle dopo questi tre anni.

Ed è un vero peccato perché il movimento 5 stelle è indubbiamente stata la migliore e più potente novità sul panorama politico non solo italiano dell’ultimo decennio.

Urge trovare quel collante ideale che, passati dall’opposizione al governo, sembra ormai smarrito.

Già in tempi non sospetti, diversi di noi attivisti, riuniti nell’associazione “nuovo orientamento culturale”, avevano messo in guardia i vertici, circa l’errore comprensibile, ma alla lunga fatale, di definirsi un movimento post ideologico.

La verità è che noi abbiamo assolutamente bisogno di una nuova ideologia che funga da collante oltre le comprensibili diversità e le amicizie o le inimicizie personali.

Certo non ci serve una riedizione delle vecchie ideologie che tanti danni hanno fatto in passato, ma qualcosa di completamente nuovo e capace di limitare alla fonte gli eccessi sempre possibili.

Qualcosa però che funga da collante tra le varie anime, oggi sempre meno unite, del movimento 5 stelle.

Esattamente serve qualcosa che dia una visione coordinata e coerente del mondo migliore che vogliamo realizzare, diciamo che ci serve una ideologia 2.0 auto-regolante e auto-evolvente.

Un faro unico che nel breve e medio termine ci tenga tutti uniti.

Naturalmente non vuole essere un credo cieco, ed è perfino scontato che numerose correzioni saranno necessarie in corso d’opera, come per ogni vera innovazione che si rispetti. Ma è qualcosa che potrà tenere unito l’equipaggio della nave a 5 stelle, lungo una navigazione che non può che essere densa di difficoltà.

Sperando che non sia ormai troppo tardi , sono a riproporre con forza questa idea.

Naturalmente sono tante le “ideologie 2.0” che potremmo adottare , ma a questo punto la cosa più importante è averne una utilizzabile subito, piuttosto che avere quella perfetta quando ormai sarà troppo tardi.

Per questo motivo, mettendoci la faccia, sono a riproporre la teoria economica e sociale del “Bene comune” (già capitalismo a doppia valvola di sicurezza) che un gruppo di circa 2000 attivisti ha concepito appositamente pensando alle necessità del movimento 5 stelle e dell’Italia in questo difficile momento storico di veloci e a volte imprevedibili cambiamenti.

Permettetemi di far dono a chiunque ci stia leggendo, di un piccolo libro, dal taglio volutamente divulgativo,. Il frutto di una elaborazione collettiva che alcuni di noi ormai portano avanti da oltre 10 anni.

Qui sotto il link da cui ognuno di voi può scaricare del tutto gratuitamente una versione in PDF, o in alternativa, ordinare al solo prezzo di costo, una copia cartacea su diverse piattaforme online :

nel caso di copia cartacea voglio precisare che questa sarà stampata solo dopo il vostro ordine in modo da avere il minimo impatto ambientale possibile.

Questo appello non è rivolto solo ai vertici, ma soprattutto a chi è o è stato, un normale elettore del movimento 5 stelle, perché in fondo tutto dipende da noi, da ciascuno di noi, e partendo da adesso.

Ermanno Cavallini

Recensione: L’UOMO NELL’ALTO CASTELLO 4° stagione conclusiva.

Consiglio a tutti la visione di questa serie TV prodotta dagli amazon studios.

Molto valida sia come regia che per il cast degli attori , ha il suo punto di ulteriore forza nella sceneggiatura che alterna momenti di azione con altri di approfondimento introspettivo molto efficaci.

La storia ci narra di un universo parallelo che ha visto l’Asse come vincitore della seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti sono, in quel mondo, divisi tra la parte occidentale nazista, una zona neutrale e la costa orientale governata dal regime del sol levante giapponese.

Su questo sfondo si tessono le storie di diversi personaggi , appartenenti a tutte le fazioni in gioco.

Personaggi che l’evolvere degli eventi costringe spesso a considerare punti di vista molto distanti dal loro.

Il tutto è un viaggio che conduce perfino i leader delle varie fazioni dittatoriali a comprendere che la loro vita è assai misera anche se sono in posizioni di comando.

Ma la varietà sia dei personaggi che delle situazioni, ( spesso inusuali, ma sempre assolutamente verosimili) è davvero notevole e offre una “visione d’insieme” che raramente è presente in una produzione televisiva.

Il messaggio finale è che ogni soluzione “facile” è in realtà solo un ulteriore passo verso l’infelicità, sia collettiva che personale. La miglior strada sta non solo nell’accettare, ma nell’apprezzare la diversità (e in una certa misura anche i fastidi) che una società eterogenea e in continua mutazione ci offre.

E questo perché anche se non ce ne rendiamo sempre conto, gli aspetti positivi sono sempre maggiori di quelli di soluzioni più autoritarie o egoistiche.

Emblematici e profondi alcuni dialoghi come quello durante un incontro tra i due gerarchi, nazista e giapponese, quando il secondo ricorda al primo che ” i due imperi per cui adesso combattiamo, sono poco più che castelli di sabbia; solo la marea è eterna”.

E ancor più la scena finale, in cui il gerarca nazista si confronta con la moglie ed emerge il totale fallimento del motivo per cui lui aveva intrapreso quella strada di orrori celati, che era “proteggere la mia famiglia”. Una famiglia che invece ha distrutto in modo irrecuperabile.

Un ruolo importante è svolto dalla concezione di diversi universi paralleli in cui gli eventi seguono diverse strade.

Universi di solito ben divisi ma che in qualche caso, per cause mistiche o tecnologiche, permettono a vari personaggi dei passaggi dall’uno all’altro. Personaggi che possono così sperimentare come sarebbe stata la loro vita in un diverso contesto o se avessero fatto scelte differenti.

Il contatto tra il loro universo ed il nostro sta alla base della narrazione e permette di fare delle riflessioni non certo banali, rendendo tutta la storia assai verosimile.

Il messaggio finale (almeno quello che io credo di avervi visto) è che ognuno deve percorrere il suo cammino, stando ben attento a non scegliere “scorciatoie” che alla lunga lo imprigioneranno in un ruolo che lo porterà all’infelicità e a danneggiare le persone a lui care.

Personalmente trovo che sia una serie TV perfettamente in linea con la teoria economica e sociale del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” che la nostra associazione porta avanti per costruire un mondo migliore per tutti.

Giudizio finale 5 stelle su cinque, ne consigliamo la visione attenta e senza distrazioni.

Ermanno Cavallini

RIFLETTERE INSIEME SULLE COSE IMPORTANTI

Oggi iniziamo un piccolo esperimento. Invece dei soliti articoli di approfondimento , abbiamo deciso di proporre solo degli stimoli di riflessione per attivare, se possibile, un processo di intelligenza collettiva, che è poi uno degli scopi principali della nostra associazione.

Ovviamente la partecipazione di chi ci sta leggendo è fondamentale per la riuscita dell’esperimento, per cui prego il lettore di esprimere liberamente, anche in dissenso, il proprio pensiero, argomentandolo.

Iniziamo dalla parola felicità.

Forse non è possibile definire cosa sia la felicità a livello individuale, ma sicuramente è possibile arrivare a definire cosa sia la felicità almeno per la media di una intera popolazione. Personalmente ritengo che richieda almeno tre requisiti, anche se potrebbero sfuggirmene altri. Questi sono: una buona disponibilità di beni e servizi, buone relazioni sociali, tempo libero adeguati per goderne.

Il sistema di leggi, regole ed economia, si giudicano più o meno buoni nella misura in cui permettono di raggiungere questi fini. Attualmente non mi sembra che questi strumenti siano tarati al meglio in questa direzione. Ma, d’altra parte, capisco che non lo potranno mai essere finché una sufficiente quantità di cittadini non avrà ben chiaro per cosa lottare (in modo non violento naturalmente) .

Gradirei molto sapere voi che leggete cosa ne pensate.

Ermanno Cavallini

APPROFONDIMENTI A 5 STELLE.

SFATARE GLI EQUIVOCI SU COSA VUOL DIRE ESSERE POST IDEOLOGICI.

Fin dall’inizio il movimento 5 stelle si è autodefinito, né di destra né di sinistra e comunque post ideologico. Nel tempo, però, molti – sia dentro che fuori al movimento- hanno equivocato questo importante concetto; proviamo a rifletterci un attimo insieme.

Tutti sappiamo che per migliorare noi stessi e i gruppi a cui apparteniamo, è necessario compiere un percorso che ci faccia fare delle esperienze in base alle quali possiamo sperimentare, crescere e migliorarci. Alcuni addirittura, arrivano a pensare che sia questo uno degli scopi principali della nostra vita, o (per chi ci crede) anche della nostra anima.

Il percorso della nostra vita, ci fa vivere, inevitabilmente, sia gioie che dolori di varia gradazione. Capita che queste esperienze vissute, a volte, ci facciano anche cambiare idea su alcune cose, piccole o grandi che siano.

E questo, anche se costa momentaneo squilibrio, è un bene perché ci rende, ogni giorno vissuto, di un passo più vicini alla verità delle cose. Anche il metodo scientifico, in definitiva, si basa sul concetto per cui, si postula una ipotesi, poi si sperimenta e, se la sperimentazione non si accorda con quanto postulato, si cambia idea (l’ipotesi) , in un processo infinito che, in definitiva, ci ha donato tutte le scoperte scientifiche di cui oggi godiamo e una qualità della vita che i nostri avi nemmeno potevano immaginare.

Questa dinamica agisce in numerosi ambiti della nostra vita, sia individuale che collettiva e ha forse uno dei suoi più importanti aspetti anche nella politica.

Il movimento 5 stelle, ad esempio,è nato, sconfessando le ideologie sia di destra che di sinistra e utilizzando come aggregante o ancoraggio mentale, il concetto di onestà e implicitamente , anche buon senso nell’interesse collettivo.

Un qualche ancoraggio mentale, aggregante (o come lo si voglia chiamare), è infatti indispensabile per raggruppare un sufficiente numero di cittadini al fine di ottenere un qualunque effetto di cambiamento sulla nostra società.

Nel movimento 5 stelle, fin dagli albori dei vaffa-day di Beppe Grillo questo aggregante che potremo chiamare (inspirandosi al non-statuto), anche “non ideale” , è stato costituito dal concetto di Onestà inteso nel’ interesse della collettività. E’ questo che ha permesso a ciascun attivista di dichiararsi “post ideologico”. In realtà questo aggregante, pur innovativo e costruttivo è risultato sufficiente solo finché la scalata al potere del movimento non lo ha portato in posizioni di governo. Situazione in cui questo aggregante, pur fondamentale, da solo non basta più. Il motivo è che durante una positiva azione di governo, è spesso necessario, prendere decisioni difficili che possono allontanare una parte importante della base del movimento che, a torto o a ragione , si sente tradita.

Per portare a termine riforme strutturali importanti, serve un consenso duraturo di un numero sufficientemente grande di comuni cittadini. Ma, per “resistere” tanto da fare il bene della nazione, serve un “collante” che tenga insieme l’elettorato e gli attivisti in numero sufficiente. Nei vecchi partiti questo ruolo di collante era svolto dalle ideologie , in nome delle quali si rimaneva uniti. Tuttavia è indubbiamente vero che una fede troppo cieca nelle ideologie ha storicamente generato mostri assolutisti.

Lo studio della biologia ci insegna che un corpo fatto da innumerevoli cellule viventi è “vivo” quando è in un equilibrio dinamico tra i due estremi di assoluto ordine e assoluto caos, che costituiscono, se raggiunti, entrambi la morte del sistema.

Così anche in politica, dove una importanza troppo grande, ma anche troppo piccola, data all’ideologia ( o all’aggregante) del momento impedisce di raggiungere risultati duraturi nel tempo e di realizzare un vero salto evolutivo della nostra società.

Tuttavia, se un “obbiettivo verso cui navigare” è necessario per avere la forza di compiere un percorso e rimanere uniti, è indubbiamente vero che le vecchie ideologie, sia di destra che di sinistra, risultano ormai superate se non obsolete. E’ dunque necessario costruire una nuova “non ideologia” che funga però da collante nel tempo e proponga una visione coerente e coordinata di un possibile mondo migliore che vogliamo realizzare per il bene di tutti.

Naturalmente è fondamentale non compiere gli errori delle vecchie ideologie e non assumere questo nuovo ancoraggio mentale come una fede cieca che ci impedisca di compiere gli inevitabili aggiustamenti del caso. Aggiustamenti che anche durante un percorso positivo sicuramente si renderanno necessari.

Per fare un paragone è un po’ come se il movimento 5 stelle fosse una nave in mezzo al mare che per arrivare al giusto porto ha bisogno di un obbiettivo verso cui navigare e dirigere le forze. Nonostante la buona fede dell’intento e l’accuratezza delle scelte , mettiamo in conto che l’obbiettivo scelto si possa dimostrare, durante il percorso, non corretto. Sarà allora necessario correggere la rotta anche più volte; fino alla fine, a raggiungere il giusto porto e realizzare lo scopo che ci eravamo posti all’inizio. Comunque l’avere una chiara meta ci avrà tenuti in moto e l’attingere continuamente a un processo di “intelligenza collettiva” ci avrà fornito le correzioni di rotta necessarie.

In sintesi diciamo che al movimento 5 stelle, per una proficua e duratura azione di governo, serve adesso un ‘non-ideale’ che eviti i fanatismi e sia capace di auto correggersi in corso d’opera con un fondamentale e sempre migliorato, processo di intelligenza collettiva.

Questo è effettivamente un elevato salto qualitativo che richiede lo sforzo, non certo di poche centinaia di parlamentari, ma di una vasta fetta di popolo.

Noi dell’associazione “Nuovo orientamento culturale”, pensiamo che questo ‘non- ideale’ possa essere la teoria economica e sociale del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” ormai pubblicata fin dal 2016.

Ma, se anche questa non fosse condivisibile per una maggioranza di persone, l’importante è che si scelga una qualunque visione coerente di un mondo migliore da realizzare a lungo termine, che funga appunto da “collante” e tenga insieme il movimento, fino a raggiungimento del vero risultato: costruire un mondo migliore.

Molti pensano che il semplice concetto di Onestà sia sufficiente; ma purtroppo questo non è vero. Il motivo è che anche da ricerche universitarie, è risultato che questi tre concetti sono assai relativi e persone diverse ne hanno spesso concetti molto diversi.

Ad esempio una ampia ricerca su migliaia di persone della Brunel University in Gran Bretagna; ci racconta che il 31% delle persone intervistate considera disonesto raccogliere dei soldi trovati per strada, ma solo l’8% sarebbe capace di accusare qualcuno di un simile reato. Per non parlare della musica a pagamento di cui il 97% ritiene disonesto appropriarsi senza pagare, ma che poi il 58% ammette di scaricare da siti pirata gratuitamente. Per continuare col furto sul lavoro di penne e carta, che il 66% ammette di aver fatto, cosa che l’82% ritiene però disonesta, o credere disonesto (43% del campione) corrompere un parente anziano per farsi nominare beneficiario dell’eredità, cosa che invece farebbe il 21% dei partecipanti, e cosi via……

Recentemente, un’altra ricerca ha dimostrato che l’onestà è qualcosa di genetico o innato nel cervello e chi ne è dotato non ha bisogno di trattenersi dall’imbrogliare ma si comporta in modo naturalmente corretto, senza sforzi. Lo studio di Joshua Greene e Joseph Paxton della Harvard University di Boston, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ha persino permesso di mettere a punto un “test dell’onestà” per capire (se bene solo indicativamente) chi è onesto di indole e chi invece, tende a imbrogliare. Ma a quanto pare la soggettività dell’essere umano è molto più forte dell’oggettività della chimica neuronale. E questo solo per fare qualche esempio.

In definitiva l’onestà come aggregante, andava bene quando il movimento 5 stelle era all’opposizione; ma ora che è al governo , la sola onestà (anche se comunque indispensabile) non è più sufficiente. All’onestà va affiancata una visione coerente e coordinata di un mondo migliore da realizzare a lunga scadenza. Questa , a nostra proposta, potrebbe essere la teoria economica e sociale del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” teoria facilmente reperibile su internet con qualunque motore di ricerca.

Per chi volesse ulteriormente approfondire anche solo qualcuno di questi concetti, suggeriamo un nostro precedente articolo del gennaio 2019 al seguente link :

http://www.nuovorientamentoculturale.it/2019/01/07/uno-dei-punti-chiave-per-costruire-un-mondo-migliore/

Sperando di non avervi annoiato e di poter aver contribuito ad una crescita collettiva,

Ermanno Cavallini

RECENSIONE SERIE TV COLONY (voto 8,5/10)

Con un indice di gradimento del pubblico che si attesta oltre l’80%, parliamo oggi della serie tv Colony distribuita nelle sue due prime stagioni da netflix in Italia nel 2019.

Ideata da Carlton Cuse e Ryan J. Condal, la serie è ambientata in un presente alternativo dove una razza di alieni (poco visibile e distante), attraverso un regime umano di collaborazionisti; occupa una terra divisa in blocchi da altissimi muri zeppi di micidiali difese che creano un isolamento quasi totale tra le varie città.

L’occupazione è stata realizzata con la complicità di una parte della nostra stessa classe dirigente odierna, che ha ottenuto cosi ulteriori privilegi e potere. Tuttavia Questo regime di occupazione collaborazionista, se bene abbia un potere di vita o di morte su ogni singolo cittadino, è considerato solo uno strumento “sacrificabile” dagli stessi alieni.

Ma in realtà, questo contesto narrativo è forse la parte meno importante, che serve solo da cornice per analizzare invece, attualissimi conflitti umani che ognuno di noi può trovarsi a vivere, se pure in diverse e più attuali circostanze.

Il tema vero un po’ di tutta la serie è l’inganno; sia a livello di strumento di governo delle masse, sia a livello di gestione dei conflitti personali in scelte di tipo etico e quotidiano.

Molto interessante e realistica la trattazione dei profili psicologici dei vari personaggi, impreziosita anche dal’ interpretazione di un cast di tutto rispetto che vede come protagonisti Josh Holloway e Sarah Wayne Callies; nei panni di una coppia con tre figli costretta da un veloce mutare del contesto sociale a profondi cambiamenti e indesiderate maturazioni di nuove consapevolezze.

Notevole anche il livello di recitazione dei protagonisti secondari ( Peter Jacobson: Alan Snyder Amanda Righetti: Madeline Kenner Tory Kittles: Broussard Alex Neustaedter: Bram Bowman Isabella Crovetti-Cramp: Gracie ) che ci mostrano i vari punti di vista da cui si può vivere una manipolazione dell’immaginario collettivo di una intera collettività e le dinamiche psicologiche ad esso associate.

Insomma la fantascienza usata, in questo caso, come uno stratagemma (gli alieni praticamente non si vedono mai); per un importante stimolo di riflessione che aiuta a costruire un mondo migliore ed evitare pericolose involuzioni anche verso “dittature morbide ” antidemocratiche istituite poco a poco con la stessa nostra inconsapevole complicità .

Nella serie TV si mostra molto bene come una visione da “isola umana”, stimolata ad arte dal potere sulla massa dei cittadini, grazie a una visione solo nelle immediate vicinanze dell’individuo e proiettata assai a breve termine nel futuro, porti a un graduale totalitarismo e a una involuzione della nostra civiltà. Ed in fine anche al peggioramento della qualità della vita degli stessi oppressori che si ritrovano alla fine vittime pure loro dello stesso sistema che hanno contribuito a costruire.

Per finire, consigliando vivamente la visione di questa serie (il nostro voto è 8,5 su 10), vi ricordiamo il tentativo di costruire un mondo migliore attraverso la divulgazione verso la base dei comuni cittadini, della teoria economica e sociale del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” scopo principale della nostra associazione “Nuovo orientamento culturale”, che ci motiva anche a proporvi queste “recensioni scelte”.

Clicckando su questo link, potrete scaricare una copia omaggio del breve libro dal taglio volutamente divulgativo oggetto del nostro sforzo a favore del bene comune, in cui noi crediamo davvero moltissimo.

Ovviamente sarà gradita una vostra valutazione anche critica (ma speriamo costruttiva) del nostro lavoro.

Un augurio di buona visione e speriamo, successiva riflessione .

Ermanno Cavallini.

MOVIMENTO 5 STELLE, DI CHI FIDARSI E FINO A CHE PUNTO.

Alessandro Di Battista pur non avendo più alcun ruolo ufficiale nel movimento 5 stelle è sicuramente molto seguito tra la base e forse non solo. Oggi con un post su facebook, lui che per sua stessa ammissione “viene da sinistra”, ha esortato gli ex colleghi a “non fidarsi” del PD. Lo fa perché considera il PD “il partito più ipocrita d’Europa” e forse non c’è solo lui a pensarlo, soprattutto dopo il voto dei numerosi “franc

Ma, visto che il movimento, in questo momento storico, è al governo proprio con il PD, è davvero molto importante che non solo ogni sostenitore del movimento, ma a questo punto anche i semplici cittadini, si chiedano come gestire questa situazione che rischia di avere una importante ricaduta sulla qualità della vita di tutti.

C’è chi sostiene che basterà “tenere il fucile puntato”, ma personalmente non credo che sia né opportuno, né sufficiente. Forse serve una maggiore comprensione delle dinamiche che si sono venute a creare, per mettere in atto la migliore strategia possibile.

Come dice anche Di Battista, esiste un problema di “ipocrisia latente” che non è solo dei funzionari di un partito, ma di una vasta fascia di cittadini che li sostiene. Questi hanno l’illusione di essere “isole umane” che non subiranno gli effetti delle scelte sbagliate da loro fatte o sostenute per il bene comune. Ma non è cosi; la verità è che la nostra civiltà è in una trasformazione sempre più veloce e ogni giorno aumentano le interconnessioni ad ogni livello che fanno sì che il benessere individuale dipenda, molto più che in passato, dal buon funzionamento della collettività nel suo insieme.

Partendo dal riscaldamento globale, per passare all’ecologia e finire alle regole che regolano l’economia, ci rendiamo gradualmente conto come questi “grandi temi”, che sembrano molto lontani dal nostro quotidiano, determinino, invece, una diminuzione della qualità della nostra vita di tutti i giorni con tempi molto più brevi che in passato.

Se questa è la malattia, quale è la cura? Purtroppo, come diceva Aristotele “Ogni popolo ha il governo che si merita”, quindi la cura vera – a prescindere da limitate azioni di “pronto soccorso” – è aumentare la consapevolezza del cittadino medio. Maggiore sarà il livello di maturità , consapevolezza e partecipazione del cittadino medio, maggiore sarà la qualità di quello che chiederà ai propri leader per votarli; e questo a prescindere dal partito per il quale si decida di votare.

Questo è anche lo scopo del presente articolo e di tutta una serie di attività che la nostra associazione “Nuovo orientamento culturale” mette in campo continuamente, per contribuire a costruire un mondo migliore per tutti.

il contributo di oggi , vista la situazione, sarà :

Il ruolo giocato dalla psicologia sociale sulle scelte che facciamo

La mente umana, semplicemente, non è in grado di percepire l’intera complessità dell’universo intorno a noi: ecco allora che la natura ci ha dotato di un meccanismo che ci permette di prendere decisioni, generalmente giuste, pur in presenza di una comprensione solo parziale di ciò che ci circonda. Questo meccanismo prevalentemente euristico, si basa, perlopiù, sull’ancoraggio ad uno ‘schema mentale di riferimento’ che ognuno di noi si sceglie, in base alle più diverse esigenze e capacità.

Consiste in una base di convinzioni non solo etiche, una semplificazione di un mondo assai più complesso, modellata anche sul grado di percezione delle cose intorno a noi, che varia da individuo a individuo e da situazione a situazione.

Questo ‘schema mentale di riferimento’, naturalmente, in alcuni è più rigido in altri molto più elastico, ma comunque ha una capacità di aggiornarsi e adattarsi non illimitata. Come, d’altra parte, è limitata la velocità di adattamento che rischia, in alcuni casi, di non tenere il passo con cambiamenti sempre più veloci della realtà in cui siamo immersi.

Forse, oggi, la sfida più grande sta proprio nel riuscire ad adattare il proprio ‘schema mentale di riferimento’ alle diverse e inedite condizioni che si stanno verificando, con sempre crescente velocità, nel nostro mondo.

Questo compito non è però affatto facile, visto che cambiare anche solo parte delle proprie convinzioni profonde, pur in presenza dell’evidenza dei fatti, costa all’individuo un considerevole “dolore psicologico”, perlopiù inconscio. Ciò anche perché il cambiamento, quanto è più profondo, tanto più crea un intenso, anche se temporaneo, disequilibrio psicologico, con dubbi e disorientamenti interni per niente gradevoli.

Questa condizione, però, è spesso necessaria per giungere, nel tempo, ad un superiore, nuovo livello di equilibrio interno. Albert Einstein ci ha indicato che:

sta proprio nel riuscire ad avere un pensiero diverso da quello che ha creato i problemi, il segreto per risolverli”.

Passando in rassegna alcuni sviluppi della psicologia sociale1, citerò molto sinteticamente alcune teorie e concetti che si riferiscono e interpretano appunto queste dinamiche.

Nel 1955, lo psicologo, matematico e pedagogista americano George Alexander Kelly, ideò la “Psicologia dei Costrutti Personali”2 che considera ogni persona componente la società, come una sorta di “scienziato ingenuo” che formula teorie cercandone nell’esperienza pratica una verifica o meno, ed eventualmente riformulando in modo da adattare la sua percezione del mondo alla realtà da lui osservata direttamente. Questa teoria si fonda sul riconoscimento del fatto che la realtà con cui abbiamo a che fare è tale perché noi l’abbiamo interpretata così, anche se spesso finiamo per dimenticarci di averlo fatto e ci neghiamo così la possibilità di vedere delle alternative.

Qualche anno dopo, nel 1958, lo psicologo austriaco Fritz Heider, pubblicava per la prima volta la “Teoria dell’attribuzione”3 , ancor oggi uno dei cardini della disciplina. In essa spiega come le persone interpretano le ragioni degli avvenimenti che gli accadono intorno, come percepiscono il proprio comportamento e quello degli altri: un aspetto fondamentale che emerge è la tendenza ad assegnare a fattori esterni i propri fallimenti e gli altrui successi, assegnando, viceversa, a fattori personali (interni), i propri successi e i fallimenti degli altri. Questo studio indaga, inoltre, il motivo per cui tendiamo a vedere nelle persone e anche in soggetti giuridici come istituzioni o grandi aziende, caratteristiche che si mantengono costanti, al di là del variare effettivo del loro reale comportamento.

Secondo questa teoria, infatti, l’individuo si sente a disagio ogni qualvolta faccia esperienza di incoerenza tra il suo “schema mentale di riferimento” (convinzioni interne) e sentimenti che prova e sia spinto, appunto, da questo disagio a correggere le sue convinzioni interne.

Studi successivi evidenziarono quel modo sistematico di distorcere la realtà nell’interpretare il comportamento altrui, che dal sociologo americano Lee D.Ross fu indicato, nel 1977, come errore fondamentale di attribuzione, che spiega, sia nel bene che nel male, in che modo siamo portati a giudicare il nostro comportamento come relativo a particolari situazioni esterne e invece quello altrui come conseguente a scelte o carenze individuali.

Nel 1991, Shelley Elizabeth Taylor, consolida il concetto, ormai universalmente accettato, di ‘economizzatore di risorse cognitive’4, secondo cui le persone tendono ad economizzare, appunto, il più possibile le proprie risorse cognitive ed a prendere decisioni, anche su problemi complessi, utilizzando una procedura euristica, che consiste appunto nello sfruttare al meglio possibile la limitata capacità umana di valutare sistemi complessi, semplificandoli al massimo possibile e tralasciando una parte dei dati analizzabili. Se da un punto di vista statistico e probabilistico questa si rivela una buona strategia, in molti casi specifici però induce in errori spesso anche molto gravi di valutazione o addirittura fatali, per cui molto dipende dal livello d’importanza che l’individuo attribuisce a quel particolare processo decisionale in esame.

Tutto questo per ricordarci che non possiamo aspettarci, dalla maggior parte delle persone, sempre una valutazione attenta e al massimo delle loro capacità su dinamiche o problemi che non sentono di loro immediato interesse. Ciò spiega come mai si compiano, in alcuni casi anche a livello di percezione di massa, clamorosi errori di valutazione. Questi errori di valutazione sono sfruttati da tecniche di manipolazione di massa come “The Overton window”5 o quella rappresentata dal “Principio della rana bollita” di Noam Chomsky: tecniche di persuasione di massa che, attraverso un graduale e pilotato cambiamento degli stimoli, portano potenzialmente intere masse popolari ad accettare come normale ciò che all’inizio sarebbe risultato inaccettabile.

Sperando di aver piantato un altro piccolo seme di quella che diventerà una grande foresta, vi ringrazio della vostra attenzione e vi do’ appuntamento al prossimo “stimolo di riflessione per creare un mondo migliore” , sempre su questo blog.

Ermanno Cavallini

NOTE:

1) Disciplina che studia l’interazione tra individuo e gruppi;

2) G.A.Kelly, “The Psychology of Personal Constructs” (1955);

3) In “The Psychology of Interpersonal Relationships” (1958);

4) In: Fiske S.T. e Taylor S.E. “Social Cognition” (1991) ;

5) Modello elaborato negli anni ‘90 da Joseph Overton (1960-2003), vicepresidente del Centro di analisi americano per le politiche pubbliche (il Mackinac Center for Public Policy.

.

M5S CAPIRE COSA CI STA SUCCEDENDO IN QUESTA FASE STORICA.

Indubbiamente e nonostante la fermezza dei nostri principi, stiamo assistendo ad un adattamento degli ancoraggi mentali anche dentro il movimento 5 stelle, vediamo di riflettere insieme sulla dinamica in atto.

Con il governo giallo-verde anche la base del movimento, sia pure in modo non omogeneo, aveva interagito con gli ideali portati avanti dalla lega generando una qualche influenza reciproca con la base leghista. Si era compiuto un percorso che aveva portato a generare un nuovo ancoraggio mentale di riferimento sia in una base che nell’ altra, avvicinando due visioni del mondo che pure sono rimaste molto diverse. Un simile processo sta avvenendo adesso con il partito democratico e la sua base.

Credo che sia molto importante essere ben consci di questa influenza reciproca, che nel bene e nel male non potrà che influenzare il voto sia dentro la piattaforma Rousseau che, più in generale, nelle prossime elezioni anche locali.

Questo in cui si passa dal vecchio al nuovo “ancoraggio mentale” è un momento delicato e importante, dove le persone alla base investono una notevole energia psicologica ad elaborare la nuova situazione e, in qualche modo, a costruire un nuovo e inedito schema mentale di riferimento, che dia coerenza a una situazione divenuta psicologicamente destabilizzante.

Giustificare ed elaborare una collaborazione che rischia, anche involontariamente, di essere vissuta come una vera alleanza, costa uno sforzo psicologico assai notevole a molti.

Ovviamente in entrambe le basi ci sono dei “duri e puri” che rifiutano la nuova situazione e fuoriescono dai due soggetti politici, ma la maggioranza compie questo sforzo di adattamento su nuovi parametri.

Questo è il momento opportuno per proporre un ancoraggio mentale che potrebbe integrare le visioni, se non di tutti i vertici, almeno della base dei due soggetti politici.

Una integrazione dal cui successo dipende buona parte della governabilità del paese e della possibilità di portare a termine la legislatura senza premature elezioni.

Questo “uovo di colombo” o ‘quadra’, che dir si voglia, potrebbe seriamente essere la teoria economica e sociale del “capitalismo a doppia valvola di sicurezza” sostenuta anche da quella parte del mondo cattolico che si rifà a Papa Francesco e alla sua enciclica “Laudato si”, dove si propone un economia al servizio dell’uomo e non viceversa.

L’adozione di questa teoria che prevede un incentivo all’economia reale e una limitazione alla grande finanza speculativa, che attualmente condiziona governi e parlamenti, potrebbe davvero creare una unità d’intenti, necessaria ad una omogenea azione di governo ed al consenso di cui questa necessita.

Naturalmente in una prima fase è necessario che questo nuovo orientamento culturale sia conosciuto e sviscerato da una elaborazione collettiva nelle rispettive basi elettorali e, soprattutto, dalla massa di cittadini che non sono andati a votare.

Questa nuova teoria che trae le origini dal pensiero di molti importanti personaggi sia del passato che del presente come Adriano olivetti, il premio nobel per l’economia Joseph Stiglitz o lo stesso Papa Francesco, in sintesi propone di aggirare il meccanismo di drenaggio monetario, in atto non solo nel nostro pese, modificando la legge sulla tassazione delle persone fisiche che per calcolato effetto a catena,comporterebbe nell’arco di pochi anni, dei cambiamenti strutturali tali da migliorare la qualità della vita di tutti, paradossalmente non solo di chi sta peggio e della classe media, ma anche dei cittadini italiani più facoltosi.

A questo fine abbiamo deciso di rendere gratuitamente scaricabile il breve testo sintetico di riferimento che è stato pensato con un taglio volutamente divulgativo, senza troppe formule per essere compreso veramente da tutti. Potrete trovarlo, scegliendo dal menù di questo sito la pagina “scarica gratis il nostro libro”.

Speriamo con questo di aver dato un importante contributo al futuro del Paese che ha bisogno, oggi più che mai, di una rotta chiara verso cui far veleggiare una azione di governo che sarebbe tragico trovare contraddittoria.

Ermanno Cavallini

portavoce dell’associazione “Nuovo orientamento culturale”.