LOTTARE PER UNA ECONOMIA CHE RISPETTI L’UOMO E L’AMBIENTE

Riguardo alla nuova teoria economica e sociale del  “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”  , nel divenire continuo del processo di  “intelligenza collettiva”  che cerco personalmente di promuovere, mi capita spesso di avere confronti di varia intensità con una vasta gamma di persone. Naturalmente sono il primo che cerca questi confronti, con la consapevolezza che “nessuno sa tutto ma ognuno sa qualcosa”  e nella convinzione profonda  che dall’interazione tra diversi,  può nascere qualcosa che è molto di più della somma delle sue parti.

In questo percorso, molte persone con cui mi trovo ad interagire, non avevano mai riflettuto seriamente sul tema; nella maggior parte dei casi  sono persone che hanno deciso di delegare ogni scelta in merito a  “esperti diversi da sé”. Molto piu raramente capita di confrontarsi con chi, magari da anni, porta avanti una sua precisa proposta. In questi rari casi, mi  trovo di solito  ad interagire con persone molto attive, entusiaste e  talvolta anche dotate di alcune ottime competenze in alcuni specifici settori. Quasi sempre però, la loro proposta è  limitata al solo aspetto economico, mancando della necessaria  “visione d’insieme”.  Questi in genere  non considerano che ogni giorno sempre più, viviamo integrati in un  “sistema complesso”   in cui settori e dinamiche, anche molto diverse tra loro,  interagiscono l’uno sull’altra  fino a creare la realtà che sprimentiamo ogni giorno e che sempre più risponde a dinamiche simili a quelle descritte dalla “Teoria del caos”.

Cresce e si divarica sempre più la forbice delle disuguaglianze sociali. I dati dello studio sui salari della Fisac CGIL

Capita che durante questi confronti,  nonostante un’analisi della situazione pressoché concorde  e anche quando si trovi una convergenza su tutte le misure concrete da prendere a breve-medio termine, si riscontri un grande irrigidimento e una grande chiusura quando si tocca il problema di dover porre un qualche limite alle differenze di reddito e quindi alla  “forbice sociale” .

A prescindere dalla posizione “pubblica”, nel profondo ognuno di noi sa che l’arricchimento personale, oltre certi grandi valori, si trasforma inevitabilmente da un legittimo cammino verso il benessere, ad una corsa alla conquista del potere sul nostro prossimo. Oltretutto questa “corsa al potere”, quando riesce, spesso “dà alla testa” .

Secondo Dacher Keltner, psicologo dell’Università di Berkeley,  che da 20 anni fa ricerca su questo tema, il potere può avere sul cervello le stesse conseguenze di una lesione traumatica: maggiore impulsività, sprezzo del pericolo e incapacità di mettersi nei panni dell’altro. Keltner lo chiama “paradosso del potere”: una volta raggiunta un’alta carica o una grande ricchezza, si perdono molte  caratteristiche che si avevano in partenza. Altri studi evidenziano come questo “paradosso del potere”   generi nelle persone che lo sperimentano, disturbi e dipendenze psicologiche  molto simili a quelle generate dal gioco d’azzardo.  Queste persone in genere, sono portate ad avere autostima solo in quanto “possiedono” e non in quanto “sono”.
Da questo  “errore fondamentale di attribuzione”  su cui purtroppo vengono basate erroneamente  molte vite, si generano a cascata  moltissimi altri mali tra cui la corruzione, la maggior parte delle guerre, il terrorismo e, non ultimo, lo sfruttamento smodato e insensato delle risorse del pianeta e del nostro habitat naturale.  Tutti effetti causati da un nocivo quanto, nella stragrande maggioranza dei casi,  chimerico  mito della corsa al potere (dunque alla ricchezza), illimitato. Valore  purtroppo oggi universalmente proposto ad ogni livello della scala sociale.

Devo ringraziare queste persone, perché grazie al confronto che mi hanno concesso, ho capito in maniera ancora più approfondita, quanto  importante e fondamentale  sia la battaglia etica che insieme stiamo portando avanti.
Molti di questi cercano ancora purtroppo, solo di ristabilire un’economia simile a quella che avevamo negli anni ’70. Economia  che se fosse possibile ricreare, non sarebbe oggi comunque  più sostenibile per gli oltre 7 miliardi di persone che popolano il pianeta.
L’economia che alcuni di loro vorrebbero ricreare, se pur in molti casi punti a diminuire l’attuale accentramento di ricchezza in poche mani, si basa in egual misura su una logica consumistica che ha  una azione molto negativa sull’ecosistema nel suo complesso.
Inoltre, il modello economico proposto da queste persone non tiene conto degli effetti della quarta rivoluzione industriale in arrivo, che spazzerà via molti più posti di lavoro di quanto riuscirà a crearne e questo, paradossalmente,  pur innalzando la qualità e la quantità dei beni e servizi disponibili.

Tuttavia, ho capito che queste  proposte (alcune migliori e alcune peggiori)  non vanno ostacolate, ma anzi  è fondamentale dialogare pubblicamente con chi le porta avanti. E questo per diversi motivi, sia perché comunque aiutano il grande pubblico a  compiere un primo importante passo nella giusta direzione, aumentandone la consapevolezza e quindi modificando positivamente  l’ “immaginario collettivo” , sia perché  dialogando direttamente con questi “promotori”  è possibile anche  potenziarne  l’aumento di consapevolezza, e quindi migliorare le varie soluzioni economiche prospettate.
Forse però ancora più importante, è  essere sempre più presenti in modo possibilmente sinergico e con tutti i mezzi possibili,  presso il grande pubblico  per superare la notevole confusione oggi presente e stimolare un aumento di consapevolezza a mio avviso  indispensabile per raggiungere  un obiettivo più grande e importante, che non si limiti al solo aspetto economico ma che diminuisca la competizione tra persone, aumenti la collaborazione e diminuisca contemporaneamente l’impatto ambientale.
Tutti obiettivi che, come chi ci segue sa bene,  il   “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”   si pone come primari nel suo cammino.

Il nostro mondo, a causa del raggiungimento di alcuni valori di diverse “masse critiche”, sta attraversando una fase inedita nella sua storia. La crisi economica che ha sconvolto gli  ancoraggi psicologici  di molti deve, paradossalmente, essere una occasione per proporre un modello di interazione sociale che spinga molto meno sulla sopraffazione, anche solo economica, del nostro prossimo.
Quando si può fare un grande bene, farne uno piccolo equivale a fare il male, forse dovremmo riflettere molto bene su questo punto…….

Ermanno Cavallini

6 risposte a “LOTTARE PER UNA ECONOMIA CHE RISPETTI L’UOMO E L’AMBIENTE”

  1. Caro Ermanno hai perfettamete ragione. Ma io non rimarrei nell’ottica del Capitalismo il Capitalismo è un Sistema Politicolo pernicioso esso non rappresenta una Evoluzione rispeto ai Sistemi precedenti ma solo una involuzione. Si basa ancora sulle Leggi della Giungla e non ha alcun valore di fondo come queli che tu stesso elenchi. Bisona inevitabilmente passare al Socialismo. Non più competitività ma colaborazione…non più il “fai da te” economico ma la programmazione razionale dell’Economia. La mia proposta che si avvicina molto alla tua è quella di una forbice come dici tu ma che oltre una certa solia taglia completamente consegnando ad una gestione pubblica le Grandi Attività (di produzione e servizi) che poi diventano di esempio guida e sostegno per tutte le altre Attività nel territorio Nazionale. In questo modo abbiamo il vantaggiodi considetare la Nazione come un’Unica Azienda, con gli innumerevoli vantaggi di una tale strutura unificata. PER IL RESTO SONO PERFETTAMENTE D’ACCORDO CON TE.

    1. Caro Michele, ti ringrazio moltissimo per il tuo intervento che mi permette di continuare l’elaborazione condivisa precisando che il “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza”, in effetti da un punto di vista dei meccanismi di funzionamento è una innovativa e inedita forma di socialismo.
      Dopo un lungo e sofferto dibattito in seno al gruppo che mi affianca, riguardo al nome da scegliere per la nuova teoria economica e sociale, Abbiamo alla fine deciso di non usare la parola “socialismo”, e questo perche nell’immaginario collettivo della base dei cittadini, richiama in molti valenze non del tutto positive, provocando pregiudizio di una fetta di popolazione anche verso questa inedita proposta.
      Il termine “capitalismo” è stato usato per diversi motivi. Uno è che comunque richiama anche intuitivamente il “principio attivo” della proposta con le sue due “valvole di sicurezza”. Un altro è che in questo modo si mette al centro della proposta un economia reale e non finanziaria, fatta dai professionisti e dalla piccola e media industria che moltissime volte si autopercepiscono appunto “piccolo capitalismo”. Un ulteriore motivo è che questo nome aiuta a far comprendere subito che si voul partire, mantenendo la piena compatibilità con l’attuale sistema, per poi gestire un cambiamento graduale ma continuo e quindi non traumatico. Per ultimo perche si vuol proporre un nuovo modo di pensare, non piu collegato ai vecchi concetti politici, che al di la delle intenzioni iniziali, si sono prestati a manipolazioni lontane dal bene comune. Voglio pero far riflettere tutti noi, sul fatto che al di la degli “ancoraggi psicologici” di ogni provenienza, questo o qualunque altro sistema si possa immaginare che tolga potere alla grande finanza speculativa internazionale e lo consegni a sistemi realmente democradici, puo funzionare solo e soltanto se una fascia abbastanza grande di comuni cittadini parteciperà attivamente, sentendo il bene comune come cosa propria. Una larga fascia di cittadini dovra necessariamente dedicare de tempo al controllo e a tutte le scelte che la gestione pubblica dovrà fare di questa fetta di potere che vogliamo consegnargli. Se aveva ragione Aristotele quando diceva che “ogni popolo ha i governanti che si merita”, non abbiamo altra scelta che migliorare il livello di partecipazione, consapevolezza e preparazione del popolo stesso! Da questo punto di vista la lettura del breve libro che abbiamo predisposto (scaricabile gratuitamente su altra pagina di questo stesso sito ) serve non tanto a farci propaganda ma soprattutto a stimolare un aumento di consapevolezza e partecipazione, al limite anche attraverso una critica costruttiva ai concetti esposti.
      Grazie ancora Michele Caro per la tua preziosa interazione, che è per quanto mi riguarda, parte di un più vasto processo di intelligenza colletiva.

  2. Gentile Ermanno Cavallini, la convergenza verso il dialogo tra i filoni dell’economia sociale è d’obbligo. Ma è un dibattito già affrontato dall’economista Nicholas Georgescu-Roegen, il quale ha teorizzato ciò nella “bioeconomia”. Tali concetti sono già stati proposti sia dal mondo intellettuale umanistico, Ivan Illich, ad esempio, che da quello tecnico/scientifico alla fine degli anni ’60 e negli anni ’70 con pubblicazioni, ora testimonianze e pietre miliari, come la prima versione del “The Limits to Growth” del MIT (Rapporto sui limiti dello sviluppo” in italiano). Perché non partire dall’esistente, dunque? Oltre ciò utilizzare il termine “capitalismo” significa inserirsi in una delle due correnti di pensiero fallimentari. Alla base dell’ “ideologia” capitalista non è prevista la riduzione degli sprechi e la, ovvia, conseguenza della riduzione del PIL. Sono bestemmie impronunciabili all’interno della visione, se di visione possiamo parlare, capitalista. Utilizzare il contesto del capitalismo per non usare la parola “socialismo”, non più socialmente accettata e cercare di far passare una nuova forma di socialismo, come lei afferma nel commento al suo post, è semplicemente un’assurdità. Una incoerenza di fatto, non fosse che il socialismo con i suoi esempi e tentativi di strutturazione reale, ha egualmente fallito nel rispetto dell’ambiente e dell’uomo. E’ una fase storica conclusa e chiusa.  Se non altro, per chi, all’interno della sinistra, crede realmente nella azione rispettosa dell’ambiente, la marginalizzazione della scuola di Francoforte ha rappresentato un esempio plastico dell’incapacità della sinistra storica del marxismo e socialismo in genere, di proporre un modello di società egualitaria anche nei confronti della terra, dei suoi abitanti umani, delle risorse e degli esseri viventi animali, vegetali (e gli altri regni) che la popolano.

    1. Certo Francesco, la tua riflessione è assolutamente legittima e pertinente, In effetti perché, come tu dici, non partire dall’esistente? Per quello che è il mio sentire, i lavori a cui anche tu fai giustmente riferimento, pur molto importanti e per certi vesri basilari, mancano di un approccio che tenga conto delle numerose e complesse interazioni che la nostra realtà. ogni giorno, sempre di più presenta.
      Ti garantisco che nel nostro caso usare la parola “capitalismo” non s’ignifica minimamente sposarne il concetto che oggi se ne ha. Certo l’ideale sarebbe coniare un nome del tutto nuovo e senza riferimenti alle vecchie ideologie, ma aimè ,ne io ,ne tutto il grupo che mi supporta è riuscito in questo intento.
      Alla fine di una lunga discussione si è deciso di lasciare il vecchio nome come “male minore”. Se però tu vuoi avanzare delle proposte, la cosa ci è gradita e ti assicuro che saranno vagliate con attenzione come già tutte le altre in passato.
      il ragionamento che ci ha portato a lasciare quel nome è più o meno questo:
      Sia la parola “socialismo” che “capitalismo” hanno assunto un significato ormai concepito come negativo nell’immaginario collettivo della grande massa di cittadini grosso modo riconducibile all’astensionismo. ma siccome uno “schema mentale di rifermineto” pur serve per sinergizare persone diverse verso un progetto comune di mondo mgliore, ecco che il “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” ( che una volta compreso finisce per esere qualcosa di nuovoe inedito molto differente dal capitalimo negativo oggi concepito) puo èssere un tentativo in questa direzione! Grazie moltissimo della tua interazione che insieme a molte altre ci permette di compiere un percorso di continuo miglioramento.

      1. Caro Ermanno. Capisco la difficoltà al distacco da parametri (mi permetto di darti del tu come risposta allo stesso livello confidenziale della tua) e strutture riconoscibili. Ma tu stesso affermi che “socialismo” e “capitalismo” hanno assunto un significato negativo nell’immaginario collettivo. Aggiungo, non solo hanno assunto questo evidente livello di percezione, ma rappresentano due facce dello stesso fallimento. Il buco nell’acqua che hanno fatto tutti e due i sistemi nel pensare che la terra avesse risorse infinite. Ciò è avvenuto nel socialismo reale allo stesso modo che nei paesi capitalisti. Cuba, tanto per fare un esempio, prima della caduta del muro, era uno dei paesi più inquinati d’America. La necessità di creare la classe operaia in un paese contadino come l’Unione Sovietica ha provocato deportazioni di massa. Ecc. ecc. ecc. Se non avete la forza di staccarvi dai concetti otto-novecenteschi, vuol dire che anche il gruppo la pensa con criteri datati e che non favoriranno ne aggregazione, ne interesse. Sono gli stessi presupposti che hanno portato al disastro che ora abbiamo d’innanzi agli occhi. Concetti nuovi, ma veri possono essere quelli veicolati dalla decrescita, ovvero una riduzione controllata e programmata dei beni di spreco, detta in una formula restrittiva ma comprensibile. Non ho consigli o suggerimenti, se non leggere qualche pubblicazione a riguardo, assieme al vostro gruppo, quali “Destra Sinistra Addio” di Maurizio Pallante, L’economia del bene comune Un modello economico che ha futuro di Christian Felber, “La Decrescita Felice” di Pallante, “La Decrescita Serena” di Serge Latouche. Un’ approfondimento, seppur parziale, sono le tesi della scuola di Francoforte (Theodor Adorno, Max Horkheimer, Herbert Marcuse, Alfred Sohn-Rethel, Leo Löwenthal, Franz Neumann, Franz Oppenheimer, Friedrich Pollock, Erich Fromm, Alfred Schmidt, Jürgen Habermas, Oskar Negt, Karl A. Wittfogel, Susan Buck-Morss
        Axel Honneth, Franz Borkenau, Walter Benjamin). Parziale perché, comunque lo ritengo un pensiero con risvolti ed origine modernista. Ma per un gruppo che viene da quell’ambiente, potrebbe essere interessante.

        1. Ciao Francesco, grazie ancora della tua interazione e dei testi che hai indicato, senza questa nessun processo di “intelligenza collettiva” può progredire. Riguardo alla “decrescita felice”, posso dire che la nostra teoria del “capitalismo a doppia valvola di sicurezza” ne condivide larghissimi strati. L’unico punto con cui non mi trovo d’accordo è la convinzione che mantenendo una bassa “impronta ecologica” a livello personale si stia già facendo tutto il possibile per migliorare il mondo. Conosco persone che si sono ritirate in campagna senza frigo e coltivando la terra ma vivono quasi da asceti, noi invece sosteniamo che se non si opera per raggiungere una opportuna “massa critica”, otterremmo solo il risultato di metterci a posto (falsamente) la coscienza , senza veramente contribuire a costruire un mondo migliore.

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