LA RESPONSABILITA’ DI ESSERE PREPARATI

Oltre alla responsabilità dei politici e di manipolatori vari davanti e dietro le quinte, esiste purtroppo anche una responsabilità di noi singoli cittadini.
La “colpa” se cosi possiamo definirla, sta nel non dedicare un tempo sufficiente all’autoformazione e alla costruzione di una necessaria visione d’insieme della realtà in cui ci troviamo a vivere.
E’ un po come se fossimo tutti passeggeri dello stesso “titanic” diretto verso l’Iceberg che però  troppi non vedono o non vogliono vedere per il dolore di doversi mettere troppo in discussione.
Questo è un lusso che semplicemente oggi, non possiamo piu permetterci.
La nuova sfida e la nuova responsabilità a cui tutti siamo chiamati è conoscere è valutare in coscienza nuove strade possibili al divenire della realà  per costruire un mondo davvero migliore.

ANCHE CHI E’ RICCO, QUANDO LUNGIMIRANTE, DESIDERA IL REDDITO DI CITTADINANZA.

Nel discorso di Mark Elliot Zuckerberg ad Harvard, Perfino il multimiliardario invita tutti, caldamente a riflettere sulla necessita di un reddito di cittadinanza.
Ma non si ferma qui!

Ribadisce la necessità di ridefinire uno scopo per tutti,  in un mondo che offrirà a causa della crescente automazione, sempre meno e più mutevoli lavori da svolgere.
Un cambiamento di paradigma culturale che vede anche come sua parte essenziale ( ma non sufficiente) , una redistribuzione più uniforme delle ricchezze disponibili.
Paradossalmente chi ha davvero una “visione d’insieme” arriva oggi a proporre soluzioni che a molti ancora inconsapevoli, sembrano inconcepibili o utopistiche come la limitazione grazie ad un nuovo sistema fiscale delle ricchezze private tanto grandi da influenzare il processo di formazione delle leggi o comunque il bene comune.

Ovviamente la nostra associazione ha mandato anche a lui una copia del “Capitalismo a doppia valvola di sicurezza” l libro con la nuova teoria economica e sociale che potrebbe davvero cambiare il mondo.

Ermanno Cavallini

 

24 risposte a “LA RESPONSABILITA’ DI ESSERE PREPARATI”

  1. Da un lato la necessità di limitare
    la ricchezza personale in modo da contenerla entro limiti che non consentano a singoli – eccessivamente ricchi – di sottrarre risorse agli altri e dì assumere un potere e un controllo sulla collettività e sulle vite degli altri. Com’è giusto e sacrosanto che sia . D’altro canto l’imminente automazione e sviluppo della intelligenza artificiale offrono una grande occasione: quella di lavorare meno, tutti, producendo la medesima ricchezza e quindi di disporre di maggiore tempo libero migliorando la qualità della vita.

    1. Sono assolutamente d’accordo con te Alberta, il rischio che la produttività aumenti ma gli stipendi calino è concreta, senza contare quella sempre crescente quota di “disoccupati sistemici” con cui dovremmo fare i conti.

    2. Credo sia giusto e conveniente togliere ricchezza ai ricchi disonesti, ma non a quelli onesti. E’ possibile farlo con notevole ponderazione con le sanzioni pecuniarie proporzionate non solo al reato, ma appunto, anche alla ricchezza. Come in Finlandia. Date le dinamiche globalizzate del Potere finanziario, vanno discusse e poi applicate in tutto il mondo.

      1. Grazie del tuo intervento Maurizio che mi permette di tratterebbe un tema molto delicato quanto centrale. In effetti Gli studi di Easterlin dimostrano quanto la ricchezza oltre una certa soglia non dia maggior benessere generale ma anzi uno più basso. Purtroppo oggi invece molti credono erroneamente che sia desiderabile essere il piu’ ricchi possibile. In verità la condizione migliore possibile si raggiunge quando si vive il massimo rapporto tra denaro posseduto, beni e servizi messi a disposizione dalla soceta’e tempo libero per goderseli!. Quindi anche chi raggiungesse onestamente un valore di reddito (e non di ricchezza assoluta) superiore al “Reddito massimo socialmente sostenibile” stabilito per quell’anno, andrebbe limitato sia nel suo che nel collettivo interesse a quel reddito massimo. La stessa misura servirebbe ad impedire che la ricchezza personale superi la soglia entro cui da benessere e debordi nella sfera in cui invece da potere manipolato sul prossimo, e crescendo ancora, potere sui processi decisionali di interesse di tutta la collettivita’.
        Questo e’ un punto chiave su cui riflettere.

  2. Ciao Ermanno,
    prendo alcuni estratti da un articolo che ho pubblicato sul facebook, per commentare il tuo articolo, che è molto interessante.

    ….Tutti noi cerchiamo di portare avanti Il Progetto di un Mondo Migliore. Vogliamo pari opportunità, prosperità, benessere, felicità e amore. Se chiedessimo ai miliardi di persone che popolano il pianeta se anche loro vogliano ciò, tutte ci risponderebbero di si. Anche in passato molti uomini hanno cercato una vita migliore, e come mai non ci sono riusciti?. Essenzialmente perché c’è un problema spirituale e ad oggi non si è riuscito a risolvere. Per fare un cambiamento radicale nella nostra vita e nella società in cui viviamo dobbiamo prima di tutto rispondere con chiarezza ad alcune domande, la cui risposta ci aiuterebbe ad attuare il nostro proposito. Attualmente abbiamo enormi difficoltà a cambiare perché il sistema sociale, religioso e informativo nasconde alla nostra consapevolezza la conoscenza di chi Siamo Realmente per avere la possibilità di manipolare e dirigere la nostra vita a piacimento, attraverso la paura e la separazione.
    Rispondere a queste domande e vivere quotidianamente le risposte che ci arriveranno porterà una duplice risorsa per tutti noi. Ci sarà permesso, oltre che essere informati anche trasformati. Ricorderemo la nostra Vera Identità ed inizieremo a sperimentarla vivendo il processo vitale nella sua completezza.
    La prima domanda che funge da grimaldello da apripista è : CHI SONO?
    La risposta che daremo è il punto di partenza verso la Consapevolezza di Sé.
    La seconda funge da riferimento per la vita : DOVE SONO? La risposta è il nostro punto di vista di risveglio da un sogno.
    Il terzo interrogativo chiarisce tanti accadimenti della propria vita: PERCHE’ SONO DOVE SONO?
    Rispondere a questo quesito porterà serenità alle nostre giornate.
    Infine l’ultima domanda ci da la possibilità di cambiare e fare nuove scelte :
    COSA INTENDO FARE IN PROPOSITO? A questo punto tutto diventerà sempre più interessante e divertente……
    ……………. secondo me,è necessario che il mutamento della società passi attraverso un nuovo paradigma fondamentale e che è strettamente Spirituale, cioè che Siamo Tutto UNO, nonché diversi e che la nostra non è la via migliore ma semplicemente un’altra via. Necessita anche che si passi da un mondo in competizione ad uno in condivisione. Da una umanità separata a una vera fratellanza. Dall’apparire all’ Essere . ……….. essere i primi a cercare di rispondere ai quesiti sopra indicati per liberarsi definitivamente dai vecchi paradigmi, perché solo se c’è un cambiamento interiore, questo si manifesterà poi esteriormente. Ognuno di noi imparerà a purificare i propri pensieri e si orienterà sempre di più verso desideri puri e onesti e ad ascoltare l’unica vera guida che ha a disposizione: il proprio cuore e la propria anima.
    Luciano Staffolani

    1. Grazie tantissimo del tuo commento Luciano, in effetti condivido pienamente le cose che tu dici. Il mio libro non in effetti, che un altro punto di vista da cui vedere le stesse dinamiche che tu giustamente descrivi. Spero solo che l’azione mia, tua e di molti altri, riesca a creare quella “massa critica” necessaria ad un vero cambiamento.
      Se non ci riuscissimo l’alternativa temo, sarebbe una sorta di nuvo medioevo dove grazie alla tecnologia pochi oligarchi sarebbero in grado di mantenere le masse nell’illusione e nella povertà.

  3. E indubbio che oggi è necessario rinventare un nuovo modello economico/sociale .
    È necessario trovare un giusto equilibrio fra la dignità della persona che è un diritto di tutti coloro che nascono con la libertà economica che per chi vuole diventa uno strumento che possa garantire una vita più dignitosa ma nn può essere strumento di schiavizzazione delle persone che è il modello che stiamo vivendo.
    Un modello dove concordo sulla prima parte dell’articolo, noi cittadini dobbiamo prenderci le ns colpe quando accettiamo passivamente tutti gli strumenti di massificazione dei cervelli che è fin troppo chiaro che in questo momento li vogliono nn pensanti e vengono continuamente distratti da pseudo tecniche che apparentemente ti fanno sentire padrone del mondo in realtà ti stanno trasportando versi il loro obiettivo.

    1. Grazie Antonio di aver voluto condividere con noi il tuo pensiero, in effetti la tecnologia oggi potrebbe dare a pochi ricchissimi, strumenti in grado di dominare masse enormi. Per impedirlo il metodo migliore è fare in modo che non sia possibile in futuro, avere un potere privato talmente grande da influenzare le decisioni relative al bene comune e all’intera collettività.

    2. Grazie del tuo prezioso intervento Antonio, in effetti come diceva Aristotele “ogni popolo ha il governo che si merita” cerchiamo di lavorare tutti insieme in modo da migliorare la percezione del cittadino medio, fatto questo il popolo eleggerà poi amministratori più onesti e più sani ad ogni livello.

  4. Grazie Ermanno interessante tanto almeno per una curiosona come me, aspettati domande in settimana….!!!!! Per camminare lungo la via la vita mi ha detto che tutto serve. Grazie

  5. Il contrasto e il superamento della competizione come visione unica del mondo possibile, il superamento dell’inutile accumulo delle ricchezze potrebbe rendere possibile quello che il neocapitalismo ha incoronato come utopia assoluta: il comunismo. Il neo-comunismo potrebbe diventare possibile con la rivoluzione dell’industria automatica e robotizzata. Ci attende un futuro pieno di sfide e di pericoli ma sarà bellissimo parteciparvi!

  6. Ciao Ermanno !
    Sono d’accordo con la prima parte del tuo articolo. La “colpa” è nostra, perché accettiamo passivamente il lavaggio del cervello che il potere ci propina. Perché non ci vogliamo informare, non vogliamo essere più responsabili. Preferiamo delegare le responsabilità ad altri, illudendoci che questi prendano le giuste decisioni per noi. Ci sta bene che siano “altri” a decidere per noi. Ma gli “altri”, cioè i politici e chi sta sopra i politici, non faranno mai i nostri interessi. Non condivido la seconda parte. Non è quello il problema, né la soluzione. Alla prossima occasione ne potremo parlare di persona. La Soluzione, l’unica Soluzione che io conosca fino ad oggi è il PROGETTO COEMM !!!
    Bellissimo il commento di Luciano Staffolani, di cui sono onorato di essere amico !

    1. Grazie moltissimo Vilmo di aver voluto condividere il tuo pensiero, ogni interazione è parte di un più vasto processo di crescita collettiva, anche e soprattutto quando ci sono opinioni non completamente concordi.
      In questo senso ti ringrazio ancora di più per la tua onestà che ti fa onore; Conto sul fatto che avremo modo di sviscerare anche il tema su cui oggi non siamo d’accordo, come già è successo una volta a casa tua mostrarti le cose da un ulteriore punto di vista potrebbe stimolare una più vasta “visione d’insieme”, ricordiamoci inoltre che sono importanti i fini che si vogliono raggiungere più di qualunque fazione a prescindere da essi. Un abbraccio grandissimo e a presto per una piacevole chiacchierata su questi ed altri temi.

  7. Mi sono già accorto, in pratica dal mio primo impiego (gestione e programmazione di CNC), di come le macchine possano sollevare ‘gli umani’ dai lavori ripetitivi, alienanti e pericolosi, e svolgerli con maggiore tempismo precisione, con grande vantaggio per le aziende; tuttavia non va dimenticato che dietro una macchina ci sono sempre progettisti, tecnici, programmatori e manutentori… insomma varie professionalità insostituibili. E’ necessario puntualizzare che il progresso tecnologico è possibile solo se la società investe abbastanza in scuola, istruzione e nel passaggio di competenze tra le varie generazioni di professionisti. Professionisti che dovranno percepire sensibilmente di più del semplice operaio che le macchine sono chiamate a sostituire, in modo che il processo sia incentivante per ogni categoria sociale.

    1. Grazie Matteo del tuo intervento, l’esperienza “vissuta sul campo ” di un Giovane ingegnere aerospaziale ti fa giustamente puntualizzare l’importanza del fatto che il lavoro delle macchine vada a vantaggio dell’intera umanità e non solo di un ristretto gruppo di persone!

  8. DISOCCUPATI PICENI
    Ciao Ermanno, sono Luigino dei “Disoccupati Piceni”, sono perfettamente d’accordo con te.
    Io mi sono mosso in questo modo, per primo ho scritto un libro “Smart Cities e processi partecipativi” http://www.montedit.it/scheda-libro,2797/luigino-pignoloni/smart-cities-processi-partecipativi.html una specie di manuale d’istruzione, rivolto a tutti i cittadini volenterosi che decidono di avvicinarsi e partecipare all’attività politica della propria comunità. Bisogna smettere di essere “rassegnati reclamanti” e cominciare pensare a una democrazia partecipata. Secondo me I cittadini e i lavoratori dovrebbero sempre esprimere un giudizio sulle leggi o sui contratti che li riguardano.
    -Poi, insieme ad altri volenterosi, abbiamo creato una libera aggregazione, “Disoccupati Piceni” formata da semplici cittadini, lavoratori ,precari, esodati e disoccupati, per cominciare a parlare di una malattia che si chiama “Disoccupazione, precarietà e povertà”, molto diffusa ma nessuno né parla e cerca realmente di trovare una soluzione. Abbiamo iniziato a sollecitare tutte le forze politiche e sociali del nostro territorio, chiedendo Consigli comunali, con ordine del giorno:
    a)-Come aiutare i Cittadini senza reddito.
    b)-Piano di sviluppo del territorio, riduzione dei stipendi pubblici superiori a 4500 mensili.
    c)-Erogazione di un ammortizzatore in attesa di un’occupazione

    Ovviamente portiamo avanti vari punti, ma le soluzioni più importanti per chi è senza reddito sono:

    1) Un Ammortizzatore, modulato alla precarietà del lavoro, che deve garantire un reddito e contributi.
    Il cittadino senza occupazione e senza reddito, deve essere tutelato come ci ricorda dal 1992, l’Unione Europea.

    2) Dare la possibilità, ai cittadini disoccupati ultracinquantenni, che hanno già versato almeno 25 anni di contributi già depositati presso l’Inps, la possibilità di andare in pensione prima dei fatidici 43 anni contributivi. In pratica, si calcola la somma totale dei contributi versati, e si divide per gli anni dell’aspettativa di vita. Sarebbe un provvedimento a costo zero, perché l’Inps deve solo anticipare quello che abbiamo versato.

    1. Mi sembra una proposta molto interessante Luigino, tuttavia a mio avviso, questa non può che essere un primo passo verso una soluzione ancora più stabile e duratura dei problemi che giustamente tu e la tua associazione mettete in evidenza.
      Sono stato per ben due anni presidente dell’associazione dei disoccupati della provincia di Pesaro e Urbino, e come tale so bene cosa state passando.
      A mio avviso oggi, si è creata una situazione inedita che richiede un cambiamento “sistemico” che salvaguardi la classe media che è la vera produttrice ( e in larga misura anche consumatrice) dei beni e servizi dell’economia reale. Per far questo dobbiamo salvaguardare le piccole e medie aziende, vero nerbo della nostra economia reale e limitare il potere delle aziende “troppo grandi per fallire” che spesso privatizzano gli utili e scaricano sulla collettività quando le cose vanno meno bene, magari traslocando all’estero la produzione.
      Altra forza che va limitata e la speculazione che creando denaro dal denaro e non da beni e servizi reali, aumenta la massa monetaria che poi indirettamente ci impoverisce comprando beni e servizi reali, sottratti a chi ne avrebbe veramente bisogno.

  9. I possessori dei mezzi produttivi hanno buon gioco a controllare politicamente la società poiché essi sono contemporaneamente distributori di una grande quantità di redditi attraverso il pagamento del salario percepito dai lavoratori umani impiegati nelle fabbriche.
    Qualora queste, attraverso gli iperbolici processi di automazione, espellono la mano d’opera umana e quindi una enorme quantità di redditi precedentemente circolanti, grazie ai salari distribuiti, il sistema entra in una enorme contraddizione poiché le merci prodotte non possono essere assorbite dal mercato.
    Il tentativo in corso è quello di aumentare i redditi elitari ma per quanto elevanti non potranno assorbire e consumare tutto cio che viene sfornato come prodotto dalle produzioni automatizzate.

    1. Verissimo Emidio Antonio ! Ed e’proprio per evitare questo che e’ nato il “capitalismo a doppia valvola di sicurezza”, questo altri non e’ che un modo per invertire la tendenza negativa da te, giustamente evidenziata !

  10. La domanda da porsi è: “Come potrà essere la vita di ogni individuo con l’avvento della ‘robotica’? Personalmente credo che possano esserci due possibilità fondamentali. La prima può essere, se prevarrà il buon senso, la concreta riproposizione dell’EDEN. I ‘robot’ svolgono i ‘normali’ lavori utili alla collettività mentre gli uomini scoprono la gioia della socializzazione, dell’umano piacere, della vera solidarietà, della spensieratezza. Il secondo dipende dall’esaltazione della “follia” dei veri “Potenti” che riducono ogni risorsa al proprio esclusivo interesse. In tal caso tutto sarà basato sul forzato cunsumo da parte di una umanità drasticamente ridimensionata e ridotta al totale asservimento (tipo G. Orwell ‘1984’). La storia quotidiana sembra orientta verso questa ‘ipotesi’!

    1. Purtroppo Romolo hai perfettamente ragione.
      Se non prenderemo coscenza di questa necessità di ridistribuzione del reddito poco o nulla sara’ risolvibile, ed e’per questo che dobbiamo impegnarci per trasmettere al nostro prossimo questa consapevolezza.

  11. Io sono molto pessimista.
    No credo che chi ha voglia condividere.
    Questo è avvenuto dal 1917 a metà anni 70 perché le classi dominanti avevano bisogno degli altri contro i totalitarismi, e da questa necessità è nata la più grande classe media della Storia.
    Con l’automazione, l’optimum sarebbe condividere la ricchezza prodotta dalle macchine, ma siccome questo sta accadendo in modo accelerato, non credo ci sia il tempo di creare una società nuova della condivisione, che presuppone una inversione: chi ha dovrebbe smettere di cercare di avere una fetta sempre più grande della torta.
    Ormai sono abituati.

    1. Si Roberto, loro sono abituati èvero, come è vero che sono una minoranza sempre piu ristretta. Qui la scommessa sta nello stimolare la crescita spontanea ma di suo troppo lenta di consapevolezza delle masse di ex classe media. Se faremo tutti del nostro meglio fose una seranza di un effetto di “risonanza positiva” , c’è. dipende da naio , da ciascuno di noi….

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